Il giudice crocefisso

22 01 2010

Mi vergogno sempre piu’ di essere italiana, ogni giorno che passa. Oggi in particolare e’  tale la rabbia che prenderei al volo volentieri la possibilita’ di andarmene, se si affacciasse all’orizzonte.

Penso che la vicenda del giudice Luigi Tosti, quel giudice che da anni si batte per non avere crocifissi nelle aule giudiziarie, sia da ascrivere alle pagine piu’ nere di questo paese. Non a causa delle sue azioni, che al contrario sono encomiabili; ma per quello che il Consiglio Superiore della Magistratura ha deciso: visto che dalla Cassazione non ne era venuto nulla di buono, e che anzi aveva dato ragione al giudice («la presenza del crocifisso è incompatibile con il principio supremo di laicità e con i principi di uguaglianza e di libertà religiosa»>, il Csm ha pensato bene di rimuoverlo dall’ordine giudiziario. Eh gia’: cacciato, rovinato, professionalmente ucciso.

E han voglia di dire che il Csm «non doveva risolvere, e in effetti non ha risolto la questione della legittimità o meno di tenere il Crocifisso in un’aula giudiziaria». Come se non fosse chiaro come il sole quale e’ la vera ragione di quel provvedimento. Ma chi le ha pronunciate quelle parole? Il vicepresidente del Csm[*]. E chi e’ il vicepresidente del Csm? Nicola Mancino, ex democristiano di ferro. Frugando in rete si trova poi un’altra cosa interessante: sembra che la decisione di espellere Tosti sia stata presa “su conforme richiesta del procuratore generale”. Non puo’ che trattarsi del procuratore generale della Corte di Cassazione, membro di diritto del Csm. Attualmente ricopre quella carica Vitaliano Esposito, eletto un anno fa col sostegno dei membri piu’ moderati (centro-destra) del Csm, tra cui lo stesso Mancino. Ma guarda un po’. E il crocifisso non avrebbe niente a che fare con la faccenda, eh? Solo una questione disciplinare, solo di questo si tratta. Si, come no.

Il giudice Tosti tiene fede al suo nome ed e’ animato dalla tipica energia di chi sa di essere nel giusto. Ha gia’ dichiarato che fara’ ricorso prima davanti alle sezioni unite della Cassazione, e poi, se sara’ necessario, davanti alla Corte Europea. Gli auguro di uscirne intero e vincitore, che di persone come lui ce n’e’ veramente bisogno, da queste parti.


[*] Che pero’ a tutti gli effetti svolge le funzioni di presidente; si veda qui.





Precedenti illustri

26 12 2009

Quando bastano poche righe per dire molto: micro-post di Piero Ricca fatto solo di un paio di citazioni [e un video, che pero' e' comparso dopo, quando ho scritto il post non c'era].

“E’ in atto una campagna d’odio contro di me, il fascismo e l’Italia.”
Benito Mussolini, 1932

“Gli ebrei alimentano una campagna d’odio internazionale contro il governo. Gli ebrei di tutto il mondo sappiano: questo governo non è sospeso nel vuoto, ma rappresenta il popolo tedesco.”
Adolf Hitler, 1933





Vittime sacrificali

17 12 2009

Quando ho sentito dell’ennesimo caso di omicidio-suicidio familiare (stavolta un irreprensibile finanziere di 48 anni, che ha fatto secchi moglie e figlio prima di spararsi), mi e’ balzata alla mente l’immagine della sepoltura del cosiddetto “Signore di Sipan”, un nobilotto o reuccio Moche sepolto con un impressionante corredo funebre, che comprendeva tra le altre cose anche un certo numero di (sospetto) riluttanti accompagnatori umani.

Si, si, lo so: il tizio era gravemente malato, gli avra’ dato di volta il cervello, la pressione psicologica e blablabla.

Un par di palle.

Una grave malattia, la vicinanza della morte, ma anche gravi rovesci finanziari e tragedie assortite non possono cambiare completamente la natura di un essere umano, non possono stravolgerla al punto da sostituire all’amorevole padre e marito un perfetto estraneo che ammazza una donna e un ragazzino come se si trattasse di due conigli. Il seme deve essere gia’ presente.

E nella testa di tutti questi uomini – quasi sempre uomini – che azzerano le proprie famiglie quando a loro e’ capitato o sta per capitare qualcosa di tragico deve esserci un piccolo Signore di Sipan acquattato, pronto a svegliarsi al momento opportuno e a pretendere il proprio corredo funebre fatto di sangue.





Opus Rai

4 11 2009

Ho appena terminato la lettura di Vaticano S.p.A. di Gianluigi Nuzzi – saggio un po’ “alla Travaglio”, fitto di nomi, date, documenti, basato per buona parte sull’esplosivo archivio personale di monsignor Dardozzi – e cercando in rete qualche dettaglio in più su un episodio marginale, la tragicomica disavventura di Prandini[*], ho pescato tutt’altro. Una notizia che non merita la prima pagina, a giudicare da Google News, ma che dà decisamente da pensare.

Il nuovo Direttore delle Relazioni Istituzionali e Internazionali della Rai, fresco di nomina, e’ Marco Simeon, un trentaduenne molto vicino all’Opus Dei e inoltre

segretario generale della Fondazione beni e attività artistiche della Chiesa; l’organizzazione, nella Genova di Bagnasco, dei “Cardinal dinners”; referente della National Italian American Foundation per conto della Santa Sede; priore della Fondazione Magistrato di Misericordia, un ente religioso presieduto dall’arcivescovo che amministra lasciti milionari; curatore dei rapporti tra Mediobanca, per cui lavorava, e il Vaticano. Quale mediatore della compravendita del complesso di Viale Romania, appartentente al Vaticano e afferente alle suore dell’ Assunzione, pare abbia ottenuto una parcella di oltre un milione di euro.

Che ci fa un tizio con un simile curriculum, uno che starebbe benissimo tra le pagine di Vaticano S.p.A., in una simile posizione di responsabilità alla Rai? Chi ce l’ha voluto? Perchè?

In confronto a questa, persino la notizia – certamente gradita – del pronunciamento della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sulla questione del crocifisso nelle scuole appare meno importante, quasi una distrazione da qualcosa di ben più serio. Secondo me in Vaticano in questo momento stanno festeggiando il vero successo, passato, com’era più che prevedibile, sotto silenzio[**].


[*] cosi’ come la racconta l’autore, il due volte Ministro dei Lavori Pubblici nei governi Andreotti affido’  i suoi soldi, una somma ingente, alle casse dello Ior – tramite padre Balducci -, somma che quindici anni dopo risultò sparita nel nulla e quindi non più recuperabile.

[**] In realtà con qualche piccolo strascico polemico. Amaramente divertente la replica di Garimberti, per il quale «Le delibere del consiglio di amministrazione della Rai, assunte su proposta del direttore generale, sono legittime». E ci mancherebbe che non lo fossero. Nessuno dubita che in Rai si facciano le cose per benino e secondo le regole formali. Come se il punto fosse questo.





Priorità

5 10 2009

Stavo ascoltando Passatel, una trasmissione di annunci di radiopopolare, e ho sentito un annuncio a cui lì per lì non ho voluto credere. Poi però l’hanno ripetuto e mi sono arresa.
Il tizio dell’annuncio diceva più o meno quanto segue: «La storia si ripete: nostra figlia è tornata a casa e ci ha detto “Aspetto un bambino”. Nostra figlia lavora – anche se da precaria – ma tra nove mesi ci sarà una novità, quindi cerco un tv LCD  HD 32 pollici, uno stereo che legga anche gli mp3, una radio (…)».

Normale, no? Se tua figlia torna a casa dicendo che aspetta un figlio tu come prima cosa pensi a comprarle la tv. E mica una qualunque, no, una “LCD HD 32 pollici”.

Il dramma è che sta gente si riproduce.





Instant karma

21 09 2009




L’aria che tira

19 09 2009

Siparietto enigmistico del week-end: cosa hanno in comune queste tre notizie?





Liberi?

17 09 2009

banner_roma468Volevo spendere un post – che di questi tempi me ne avanzano parecchi inutilizzati – per segnalare la manifestazione in programma per sabato 19 settembre a Roma, Liberi di non credere, organizzata dalla UAAR.
In un paese come il nostro,

«dove i non credenti sono i paria della società, relegati dalla legge (e dal condizionamento sociale) a cittadini di quinta categoria: l’incredulità viene buona ultima, quanto a diritti, dopo la Chiesa cattolica, le confessioni sottoscrittrici di Intesa, i culti ammessi e le confessioni non registrate. Un paese dove si può essere censurati se si tenta di scrivere che Dio non esiste. Un paese dove, in televisione, è impossibile ascoltare una critica alle gerarchie ecclesiastiche»

manifestazioni del genere sono una boccata d’ossigeno. Di sicuro se fossi dalle parti di Roma ci andrei.

Poi, ascoltando la solita radiopopolare, ho scoperto (ok, l’ho detto che ultimamente leggo poco, eh?) che il 19 a Roma di manifestazione avrebbe dovuto essercene un’altra, anche questa a tutela di una libertà. Era infatti prevista una manifestazione nazionale in difesa della libertà di stampa, e a giudicare dal numero e dalla qualità di adesioni sarebbe risultata massiccia.

E poi cosa è successo? È successo che un paio di blindati italiani sono saltati in aria a Kabul, durante un attentato, uno dei tanti. Sei morti tra i militari italiani, un tot di altri morti e un fottio di feriti tra i civili – ma questi sono meno importanti – e tutta la classe politica italiana che si sgola ad esprimere il proprio cordoglio (ma in pochissimi a dire “torniamocene a casa”, e tra questi non c’è il PD). Capita, se fai parte della forza di occupazione in un paese che non ti vuole e che fa di tutto per ricacciarti via. È una cosa che ci si può aspettare, no?

E che fa la FNSI, a due giorni dalla manifestazione, quando tutto è stato organizzato e si profila un successone? La annulla. Perchè? Il comunicato della FNSI è un capolavoro di giornalismo peloso, pare scritto da Vespa:

Decisione presa, informa la Fnsi, “con profondo rispetto verso i caduti, nell’espressione di un’autentica, permanente volontà di pace quale condizione indispensabile di una informazione libera e plurale capace di rappresentare degnamente i valori della convivenza civile”. “In un momento tragico come questo – si legge in una nota dei promotori della manifestazione- ci stringiamo attoniti accanto ai nostri morti in Afghanistan. Sono morti  dell’Italia che paga oggi un pesante tributo nella frontiera della sicurezza internazionale e della lotta al terrorismo. Il nostro rispettoso pensiero va subito ai soldati caduti, alle loro famiglie,  alle forze armate che, in un Paese martoriato, rappresentano la nostra comunità in ossequio a risoluzioni dell’Onu, in una complicata ricerca di una via di uscita dell’Afghanistan dal terrore verso la democrazia. I giornalisti, che hanno pagato alti prezzi di sangue per il diritto- dovere di informare  compiutamente i cittadini su dolorose vicende belliche e del terrorismo in ogni parte del mondo, rinnovando la solidarietà e il cordoglio nei confronti di tutti i caduti e delle loro famiglie, riconfermano l’impegno permanente per un’ informazione che dia sempre voce alle ansie, alle speranze, alle idee di tutti.”

Ora, io mi chiedo, che diavolo c’entra una manifestazione per la libertà di stampa con un attentato a Kabul? In che modo il suo svolgimento contrasterebbe con la dichiarata volontà di sostenere “un’autentica, permanente volontà di pace quale condizione indispensabile di una informazione libera e plurale”? Non sarebbe logica, piuttosto, la reazione contraria? Andare tutti in piazza a sostenere la libertà di stampa anche contro chi vorrebbe metterle il bavaglio con la violenza? E quei giornalisti, che hanno pagato alti prezzi di sangue per il diritto- dovere di informare  compiutamente i cittadini su dolorose vicende belliche e del terrorismo in ogni parte del mondo”, non dovrebbero forse essere contenti di andare a manifestare in piazza anche per quanto appena avvenuto, se davvero credono in quello che dichiarano? Dove sta la logica, nell’imbavagliarsi da soli quando si dovrebbe protestare contro i bavagli imposti?

L’impressione è che sia stata colta al volo l’occasione per annullare una manifestazione che avrebbe dato dispiaceri a molti, in alto loco. Questo significa che tra gli stessi giornalisti italiani la volontà di difendere la propria libertà – e, assieme, la libertà dei cittadini di essere informati davvero – è ormai ridotta al lumicino.

La cosa più divertente – più triste, in realtà – è che invece il campionato di calcio non si ferma affatto. Un minuto di silenzio prima delle partite, il lutto al braccio e buonanotte. Non avrebbero potuto pensare a qualcosa del genere anche per la manifestazione di Roma? No, eh? Meglio annullarla. Forse perchè a un pò di gente avrebbe rovinato la digestione il fatto di manifestare per la libertà di stampa – e di parola e di pensiero, che alla fine è sempre la stessa zuppa, che si tratti di informazione o di credo religioso – con alle spalle sei morti di una guerra non dichiarata e in cui il ruolo dell’Italia e’ chiarissimo, ma non si può dire, non lo si può chiamare con il proprio nome, va chiamata “missione di pace” e guai a chi devia dalla linea.

Ora spero solo che alla UAAR non si facciano intimidire e non decidano una mossa analoga. Che almeno un lumicino di speranza rimanga, in questo cristianissimo paese dimenticato da Dio.





Blasphemous rumours

2 06 2009

Benedetto XVI:

“Ancora ho difficoltà a capire come il Signore possa aver destinato proprio me a questo ministero”

Depeche Mode:

«I don’t want to start any blasphemous rumours
But I think that God’s got a sick sense of humor
And when I die I expect to find Him laughing»






Zia Ida e le papere

20 05 2009

Laddove nulla hanno potuto politica nazionale e internazionale, eventi di cronaca e varie amenità, c’e’ riuscita una bella piccola cacca pestata dai nostri giornali a farmi uscire dal letargo. La cacca in questione e’ fossile, ma non per questo puzza di meno.

zia_idaSecondo l’anonimo estensore di un articoletto di Repubblica e’ stato scoperto nientepopodimeno che l’anello di congiunzione tra scimmia e uomo:

Si chiama Ida e assomigliava a un lemure. E’ il fossile di ‘Adapide’ di 47 milioni di anni (Eocene) mostrato al museo di storia naturale di New York dopo le prime anticipazioni di circa dieci giorni fa. E‘ considerato l’anello di congiunzione mancante tra l’uomo e la scimmia ed e’ stato scoperto in Germania vicino Francoforte.

C’è cascato pure Tgcom – e chissà quanti altri. Deve essere colpa di Google, che oggi ha un’immagine dedicata all’evento legata alla ricerca “missing + link + found”. Nei cervellini a cottimo dei giornalettisti italioti ciò è sufficiente a far scattare riflessi condizionati: il “link” mancante non puo’ che essere quello mitico tra uomo e scimmia,  no? E sì che basterebbe il dato temporale: 47 milioni di anni fa, decisamente troppi. Ma sarebbe bastato anche solo leggere qualcuno degli innumerevoli articoli in inglese dedicati all’argomento; come questo, per esempio:

The lemur-like fossil, thought to be a missing link between today’s primates and distant relatives (…),

che è già un pochino diverso. E circa il grado di parentela non c’e’ concordanza nemmeno tra gli scienziati. Chi ci ha lavorato su afferma entusiasticamente che é

“the closest thing we can get to a direct ancestor” and described its discovery as “a dream come true”

mentre altrove si legge che

Nobody is claiming that it’s a direct ancestor of monkeys and humans, but it provides a good indication of what a long-ago ancestor may have looked like, researchers said at a news conference.

e, insomma, non si tratta proprio di una “zia” ma piu’ probabilmente di una lontana cugina:

Rather than a long-ago aunt, “I would say it’s more like a third cousin (…)”

Ma mica ci si puo’ fare un titolo accattivante, cosi’. «Scoperto lontano cugino degli antenati degli ominidi»? Naaaaa. Non e’ in grado di fermare l’attenzione del pubblico medio nemmeno per un picosecondo. «Scoperto anello di congiunzione tra scimmia e uomo» invece suona molto meglio e vale un’occhiata distratta.

Torno a dormire, va’.