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Spinelli e cannoni

Come coda velenosa delle recenti elezioni europee sta andando in onda una bagarre che sarebbe comica se non fosse tragica, che ha come protagonisti Barbara Spinelli e la lista Tsipras. Come è noto, la Spinelli ha detto che al seggio europeo non rinuncerà più, come aveva annunciato prima delle votazioni. A rimanere a becco asciutto è Marco Furfaro di Sinistra Ecologia e Libertà, che già si sentiva eurodeputato. Il coordinatore della campagna elettorale di Furfaro, tale Enrico Sitta,  sbrocca e scrive una lettera velenosa (e vergognosa), piena di insulti da bar e scritta in un italiano piuttosto approssimativo, da uno che manco si degna di rileggersi prima di pigiare il tasto Invio. Vale la pena leggersela tutta, ma la perla è questa:

Una persona misera Barbara Spinelli, una borghese piccola piccola, priva della facoltà politica e forse anche umana di intendere e di volere, in mano a dei mascalzoni che hanno sfruttato l’occasione per un unico scopo politico che andava delineandosi fin dall’inizio: fare fuori Sel. Per invidie, vecchi rancori, politicismi, opportunismi d’accatto.

Aaaaaah, uno che le canta chiare. Ora finalmente lo sappiamo: il vero e unico scopo di Alexis Tsipras nella sua avventura europea era quello di far fuori Sel!!! No perchè, se fosse sfuggito a qualcuno – e al Sitta è certamente sfuggito – a chiedere esplicitamente a Barbara Spinelli di tenersi il seggio al Parlamento Europeo è stato lo stesso Tsipras. («Pare che dietro la decisione ci siano forti pressioni dello stesso Alexis Tsipras, il leader greco della vincente Syriza che vorrebbe portare in Europa un nome di peso come quello dell’editorialista di Repubblica e proporla come vicepresidente del Parlamento») Quindi Sitta ha dato del mascalzone a colui in nome della cui lista lui stesso ha fatto campagna elettorale, ha dato del mascalzone all’unico che senza alcun dubbio ha tutti i diritti di esprimersi sulla scelta di chi mandare al Parlamento europeo in suo nome. Non è meraviglioso? non è da mondo alla rovescia? Orwell, anyone?

Che poi varrebbe anche la pena di chiedersi perchè Alexis Tsipras si è sentito in dire la sua su questa questione e di spingere la Spinelli a tenersi il seggio, togliendolo a Furfaro e lasciando quindi Sel senza rappresentanza in Europa. Perchè? Solo perchè la Spinelli è un “nome di peso”? O non è piuttosto perchè Sel si era messa di traverso nella questione dell’adesione dell’Altra Europa – la lista italiana affiliata a Tsipras – al gruppo parlamentare europeo di Tsipras stesso, la Gue/Ngl, preferendo mostrarsi possibilista nei confronti di un’adesione al Pse?

A fare resistenza all’adesione formale al gruppo della Sinistra Unita già nella fase elettorale, nonostante l’intenzione di farlo della gran parte dei candidati de L’Altra Europa, sarebbe stata soprattutto (ma non solo) Sinistra, Ecologia e Libertà. Il leader del partito, Nichi Vendola, a marzo ospite al congresso del Pse aveva dichiarato di considerare Schulz, che è uno degli avversari di Tsipras, “una delle personalità più importanti della scena politica europea” e di voler lavorare perché “la lista Tsipras possa dialogare e immaginare un profilo di alleanza con lui”.

Per dirla più chiaramente: l’intera campagna elettorale dell’Altra Europa con Tsipras ha ruotato attorno all’adesione degli eventuali eletti al gruppo europeo di Tsipras, la Gue/Ngl, ma la lista non ha potuto formalizzare l’adesione alla Gue/Ngl perchè Sel si è opposta, con la scusa di voler lasciare ai propri eletti “le mani libere”. Ovvero, si mettono sotto l’ombrello di Tsipras, ne sfruttano il nome, si prendono i seggi (nelle loro intenzioni) e poi vanno altrove. C’è così da meravigliarsi che Tsipras si sia incazzato e abbia detto la sua a riguardo? E infatti la Spinelli ha dichiarato «accet­terò l’elezione al Par­la­mento euro­peo, dove andrò nel gruppo Gue-Sinistra Euro­pea». Mi pare il minimo.

E questi farabutti, ora che gli è andato male il giochino all’italiana, hanno pure il coraggio di insultare la Spinelli e Alexis Tsipras stesso, che evidentemente non ha intenzione di farsi strumentalizzare come speravano loro. Ma che schifo di paese.

 

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Calpestati

Quel che hanno in testa questi signori, nell’interezza del loro agire politico e istituzionale, è la nostra totale distruzione. A tale cosa non va opposto più nessun vittimismo, nessuna vuota “lamentela” e neppure nessuna “denuncia”. Non c’è più niente da denunciare e le cose sono oramai chiarissime. Chi non le vede, è soltanto perché si rifiuta di vederle; e se si rifiuta di vederle, è a un brevissimo passo dall’essere loro complice. Passo che certa cosiddetta “sinistra”, peraltro, ha già compiuto da tempo.

Questo e molto altro in un post di quelli che le cantano chiare, da parte di uno dei pochissimi che ancora si ostinano a rimanere lucidi.

 

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Horror Zoo

Sti grandissimi figli di puttana l’hanno fatto di nuovo: questa volta hanno fatto fuori un’intera famiglia di leoni, due adulti e due cuccioli, per far posto a leoni nuovi. Possibile che nessuno sia in grado di fermare questi mostri? o almeno di metterli in gabbia, che loro sì sono belve, e pericolose.

Those f*ing bastards have done it again: this time they have killed an entire family of lions, to make room for a new one. Is it really possible that noone can stop them? or at least put them into cages, ‘cos they’re the real beasts, dangerous beasts.

 
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Pubblicato da su 25 marzo 2014 in abissi, animali, disgusto, ecologia, nuovo medioevo

 

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Ipse dixit

6/11/2012 – Radio 24: “Non farò il segretario del PD. Ci sono persone più brave di me per farlo, credo di essere il meno adatto. Non è nelle mie corde”

21/11/2012- Intervista a Vanity Fair: “Io non voglio un posto al sole e non voglio la mia fettina di potere”

20/05/2013 – Porta a Porta (Rai 1): Non faccio il segretario di partito per non entrare in collisione con Letta

21/06/2013 – intervista al Foglio: “Segretario PD? Lo vorrei fare perché ci tengo al PD”

7/07/2013 – intervista all’Unità: Non farò cadere Letta

23/09/2013 -Omnibus (La7): Non mi interessa fare il premier, voglio cambiare l’Italia. Ed è il PD lo strumento per cambiare l’Italia”

3/12/2013 – Porta a Porta (Rai 1): “Io a Palazzo Chigi? Se avessi voluto il governo non mi sarei candidato alla segreteria del PD

16/01/2014 – alla Direzione del PD: “Io a Palazzo Chigi? No, non voglio prendere il posto di Letta

23/01/2014 – al TG3: “Io a Palazzo Chigi? No faccio un altro mestiere”

30/01/2014- alla Telefonata di Bel Pietro: “Io a Palazzo Chigi? Non mi interessano le poltrone

3/02/2014- a Repubblica: “Io a Palazzo Chigi? No mi occupo di altro”

7/02/2014 – via Twitter: “Io a Palazzo Chigi? No, grazie, voglio passare dalle urne

10/02/2014 – Intervista ad Agorà: smentiva di essere interessato a prendere il posto di Letta: Io a Palazzo Chigi? E chi me lo fa fare?

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13/02/2014 – «Letta è stato sleale, mi aveva assicurato nel colloquio che si sarebbe dimesso, poi ha fatto il contrario»

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Pare incredibile, ma è così: ha avuto il coraggio di dare a Letta del bugiardo. Lui. Che Berlusconi in confronto era un dilettante assoluto.

Mi tocca autocitarmi. A fine novembre 2012 scrivevo:

Questo ha la faccia di uno che farebbe di tutto pur di raggiungere il suo obiettivo. Ha la faccia di uno a cui non affiderei 10€, figuriamoci la leadership della coalizione di centrosinistra, o – gli dei non vogliano – il destino del paese. Ha il tipico sorrisetto sprezzante e autocompiaciuto di chi pensa di essere l’unico furbo – e manco tenta di nasconderlo. E quei suoi sguardi di sbieco, che dedica imparzialmente ad avversari e alleati, mi fanno pensare al lavorio mentale che deve starci dietro, e che immagino si potrebbe riassumere cosi’.

Ecco, in effetti ha fatto davvero di tutto e il suo obiettivo l’ha raggiunto, sembra. E ora gongola:

Per me è un bel momento, ho senz’altro bisogno di auguri”.

Matteino, ti auguro davvero con tutto il cuore di raccogliere di quel che semini.

A noi non rimane che accomodarci in posizione e aspettare l’ombrello. Perchè non c’è alcun dubbio, l’ombrello arriverà.

 

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C’è del marcio in Danimarca

UPDATE 14/02/14: Non posso crederci, vogliono farlo un’altra volta.

Marius

Questo bel giraffino di 18 mesi di nome Marius è stato ucciso con un colpo di pistola alla testa nello zoo di Copenhagen. E mica da un pazzo che girava armato, no, dagli stessi gestori dello zoo. Perchè? Perchè era nato da una relazione tra consanguinei e pare che questo sia “vietato dalle regole degli zoo europei” (regole scritte da quale autorità?). Almeno un altro zoo – lo Yorkshire Wildlife Park – si era offerto di adottarlo, per sottrarlo alla morte. E si poteva anche considerare l’opzione della sterilizzazione: se proprio non si deve riprodurre, va bene, ma almeno lasciatelo vivere. E invece no: un colpo in testa e via. Perchè tanto accanimento? Non avevano proprio altra carne da dare in pasto ai leoni? Non contenti, ne hanno mostrato il corpo a una turba di fotografi e curiosi e pare che l’abbiano pure fatto a pezzi davanti al pubblico. E io che davo dei pazzi ai tedeschi.

 
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Pubblicato da su 9 febbraio 2014 in abissi, animali, disgusto, ecologia, nuovo medioevo

 

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Vampiri

super-ricchi-2

Alessandro Robecchi tira pietre ai super-ricchi (ma tanto stan troppo in alto e non li si becca) sul Fatto Quotidiano.

85 (ottantacinque). Non 85.000 (ottantacinquemila), né 8.500 (ottomilacinquecento), e nemmeno 850 (ottocentocinquanta), che già sarebbe spaventoso. No, no, proprio ottantacinque. Ottantacinque persone su questo affascinante e confortevole (per loro di sicuro) pianetino posseggono una ricchezza pari a quella di 3 miliardi e mezzo di persone, cioè lo 0-virgola-moltissimi-zeri-virgola-uno della popolazione ha un reddito pari a quello del cinquanta per cento più povero. La cifra, diffusa dall’Oxfam, è al di là di ogni immaginazione, provoca una specie di vertigine. In ogni paese del mondo c’è un grafico con due linee ben distinte: uno schizza verso l’alto, ed è la quota di ricchezza dei pochissimi supericchi, l’altra precipita verso il basso, ed è l’aumento della povertà dei moltissimi più poveri. Negli ultimi trent’anni la parte di ricchezza detenuta da pochi è aumentata ovunque e la quota di povertà distribuita tra gli altri è aumentata anche quella. Ovunque. La lotta di classe esiste, insomma, non si ferma un attimo, non dà tregua, e i miliardari hanno vinto quattro a zero, coppa, giro di campo e champagne negli spogliatoi. Come sia stato possibile non è un mistero. Lo smantellamento di qualunque ideologia dell’uguaglianza e la sua applicazione politica (da Reagan alla Thatcher, alle scuole economiche iperliberiste che tanto piacciono a destra, ma anche a sinistra), per dirne una. E poi il potere politico delle multinazionali, per dirne un’altra. Immaginate di essere voi, normali contribuenti, a poter dettare le regole allo Stato in cui operate: abbassami le tasse, abbassami il costo del lavoro, fammi una legislazione comoda, fai pagare la sanità, fai pagare la scuola… Ecco, comodo, no? Voi non potete, un grande marchio sì. Ma la discussione sulle cause (che sono numerose) non deve distrarre da una valutazione degli effetti: in molti casi siamo dalle parti dello schiavismo e in altre invece (i paesi industrializzati), alla proletarizzazione progressiva e costante del ceto medio. Insomma, anche nella ricchezza mondiale vince il bipolarismo, non più un mosaico di condizioni sociali, ma una marcia forzata e continua verso la polarizzazione: ricchi e poveri, e in mezzo poca roba. Tutto questo, si direbbe, rende un po’ ridicole alcune stupidaggini fondamentali che vengono ripetute da decenni. Una: quella che recita che se aumenta la ricchezza diminuisce la povertà. Il ricco darà da lavorare, si dice, e migliorerà le condizioni del poveri. Ecco. Cazzata, come ci dicono le cifre, dato che ovunque i ricchi sono più ricchi e i poveri più poveri e più numerosi. Altro mito di cartone da sfatare, il vecchio sogno delle simpatiche socialdemocrazie nordiche (che anche qui risuona, va di moda, insomma), cioè la famosa frase di Olof Palme, che diceva: “la sinistra non deve combattere la ricchezza ma deve combattere la povertà”. Bello, eh! Suona bene. Ottimo per l’aperitivo! Peccato che sia proprio la ricchezza di pochi a creare la povertà di molti. Tassare i supericchi e le megaimprese, costringerle a rispettare certi oneri sociali, a pagare le tasse, a pagare decentemente i lavoratori, a contribuire al progresso sociale dello Stato in cui operano cosa sarebbe se non “combattere la ricchezza?”. Non si fa, naturalmente, non è bello, non è conforme al pensiero unico che domina ovunque. In ogni angolo del mondo destre voracissime e sinistre pallidissime paiono unite nella lotta: tra i tre miliardi e mezzo ultimi e gli 85 che guidano la classifica, hanno scelto con chi stare.

I grassetti sono miei.

Mi vien da pensare una cosa. La psiche umana fa miracoli quando decide di nascondersi qualcosa, si sa. Ma è davvero possibile che queste 85 persone non sappiano da dove prendono le loro ricchezze, non sappiano che le sfilano letteralmente delle tasche dei più poveri? Perchè è di questo che si tratta: se da una parte si accrescono i conti in banca e dall’altra si accresce la povertà, significa che c’è un trasferimento – una trasfusione forzata, vampirica – dai tanti ai pochi. E’ proprio come se i Paperoni del mondo andassero in giro a borseggiare i poveracci per comprarsi il prossimo yacht. Siccome non credo possibile che non lo sappiano o non lo capiscano, non mi resta che un’ipotesi: non sono umani.

 

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Cambiamo, forse, ma anche no

Partono tutti rottamatori e fieri,

ma quando arrivano…

… vanno a ripescare il già rottamato, impresentabile, screditato e lo rilegittimano politicamente.

Ecco, per quelli che si erano illusi che Renzi fosse diverso e che davvero pensasse quello che andava dicendo.

renzi_cambiamo

E se servisse un’altra conferma, ecco l’ “Italicum”, concordato con il rottame ripescato. Altro che restituire ai cittadini il diritto di scegliersi i rappresentanti: liste bloccate, come prima. L’avete votato? (segue pernacchia)

 

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Alè!

Festeggiamo la morte fin troppo tardiva di una grandissima carogna, e carogna fino all’ultimo respiro.

Erich Priebke anche nell’ultima intervista-testamento politico, nega l’evidenza dell’Olocausto e rivendica con orgoglio di aver “scelto di essere me stesso”

Non credo che l’Inferno esista, ma spero che facciano un’eccezione per te, incommensurabile bastardo.

“Esistono delle certezze nella religione. Quelli delle Fosse Ardeatine sono degli angeli e si occuperanno di lui per l’eternità. Priebke farà i conti con loro nell’altro mondo”

Rom, Festnahme von Zivilisten     Uccisione     RetataFosseArdeatine-e1327828151899

Vorrei condividere la convinzione di Pacifici, perchè davvero si meriterebbe un simile comitato di benvenuto.

 
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Pubblicato da su 11 ottobre 2013 in disgusto, guerre, Italia, terrorismo

 

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Catastrofi innaturali

La lapide voluta da Luigino Paiola

Cinquant’anni dal disastro del Vajont. Cinquant’anni di ipotesi, accuse, processi, insabbiamenti e ora, a distanza di sicurezza, emerge un ultimo scenario possibile, ben più agghiacciante del semplice “lo sapevano benissimo” (che è ormai assodato da un bel pezzo): è lo scenario del “sono stati loro”.

A pochi giorni dal 50esimo anniversario della tragedia, la Procura di Belluno apre un’indagine preliminare su una lettera che potrebbe riscrivere la storia dell’immane disastro, costato la vita a oltre 1.900 persone.

Il disastro del Vajont, che il 9 ottobre 1963 causò la morte di 1913 persone, non fu una tragica fatalità e nemmeno il frutto di mancati controlli o errori di progettazione; bensì una “frana pilotata”. A pochi giorni dal cinquantesimo anniversario dell’immane tragedia, un’inquietante ipotesi si propone di riscrivere la storia di quanto accadde. Sulla gigantesca pioggia di acqua, fango e detriti che spazzò via il comune di Longarone è stata infatti aperta una nuova indagine preliminare, basata su una lettera che avvalorerebbe la tesi alternativa. Nella missiva, pubblicata su Il Gazzettino, la figlia del notaio Isidoro Chiarelli, morto 9 anni fa, riferisce di un dialogo avvenuto nello studio notarile tra dirigenti della Sade in cui si parlava di pilotare il 9 ottobre del ’63 il distacco della frana dal monte Toc facendola cadere nell’invaso senza bisogno di avvertire la popolazione.

Ci si può fare un’idea di cosa successe il 9 ottobre 1963 attraverso il racconto di Marco Paolini, in due parti, parte 1 e parte 2. Tanto per capire cosa possa significare questa nuova ipotesi per i sopravvissuti e i familiari delle vittime. Questo frammento dal film “Vajont” di R. Martinelli ricostruisce gli ultimi minuti dei paesi distrutti. Ma la rete è piena di testimonianze, immagini, video. Si trovano cose come questa: l’Enel che manda la Guardia di Finanza a riscuotere da una vittima dell’alluvione… O i racconti dei superstiti e dei soccorritori, che a distanza di 50 anni sono ancora sotto shock per ciò che videro. Molto belle queste tre brevi interviste apparse su Youreporter: uno, due e tre.

Molto lontano dal Vajont, la situazione a Fukushima pare davvero fuori controllo, al punto che il premier giapponese ha chiesto aiuto al resto del mondo. No, dico: il Giappone che chiede aiuto. Orgogliosi come sono, devono essere davvero disperati. Il che significa che la situazione a Fukushima è probabilmente ancora peggio dei peggiori scenari proposti.

Keigo e AtomMa nel bel mezzo della zona rossa c’è Keigo Sakamoto. Si è rifiutato di lasciare la zona evacuata e ha raccolto quanti più cani, gatti e altri animali poteva. Non se ne parla spesso, ma migliaia e migliaia di animali sono stati abbandonati a loro stessi quando la gente è fuggita. Sakamoto ha fatto del salvataggio degli animali abbandonati la sua missione di vita; a rischio della propria, naturalmente.

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Certo che l’umanità è una cosa strana. Chi per sete di guadagni mette in gioco le vite di migliaia di esseri umani, come fecero i responsabili del disastro del Vajont; e chi per salvare la vita degli animali, mette in gioco la propria, come ha fatto e continua a fare questo omino giapponese di 58 anni. E il problema, alla fine, è che di Keigo Sakamoto ce ne sono troppo pochi, mentre di stronzi, ovunque giri lo sguardo, ne trovi quanti ne vuoi.

 

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Donne, vil razza dannata

Nella civilissima – tze’ – Europa del 2013 le donne, a parità di lavoro e capacità professionali, cioè a parità di ricchezza prodotta, vengono tuttora pagate mediamente il 16% in meno degli uomini che svolgono le stesse mansioni.

C’è almeno una giustificazione razionale al perpetuarsi di questa vergogna, anche in paesi civili – tze’ – come Gran Bretagna e Germania? Peraltro il gap retributivo in G.B. e’ del 20,1% e in Germania addirittura del 23%. Più di 1/5 in meno. A parità di lavoro.

È come se le donne, prese nel loro complesso, indipendentemente dalla nazionalità, costituissero una razza inferiore. Tipo i braccianti che vengono dall’Africa a raccogliere pomodori nel nostro sud, per dire. Questo è un esempio estremo, certo, le donne non vengono pagate così poco… ma il principio è quello, ed è un principio razzista.

È anche una forma sottile di oppressione psicologica, un modo per continuare a far sentire a tutte le donne chi è che comanda davvero. “Ok, ti faccio lavorare e ti pago pure, guarda come sono magnanimo.. però ti pago un po’ meno, così ti ricordi di stare al tuo posto…”

Ma una bella rivolta globale delle donne, mai? Siamo la metà del mondo, in fondo. Non una piccola minoranza di un qualche paese, la metà del mondo. Il giorno che davvero le donne decidessero di rivoltarsi, il mondo tremerà dalle fondamenta. E quel giorno sarà troppo tardi.

 

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