Opus Rai

4 11 2009

Ho appena terminato la lettura di Vaticano S.p.A. di Gianluigi Nuzzi – saggio un po’ “alla Travaglio”, fitto di nomi, date, documenti, basato per buona parte sull’esplosivo archivio personale di monsignor Dardozzi – e cercando in rete qualche dettaglio in più su un episodio marginale, la tragicomica disavventura di Prandini[*], ho pescato tutt’altro. Una notizia che non merita la prima pagina, a giudicare da Google News, ma che dà decisamente da pensare.

Il nuovo Direttore delle Relazioni Istituzionali e Internazionali della Rai, fresco di nomina, e’ Marco Simeon, un trentaduenne molto vicino all’Opus Dei e inoltre

segretario generale della Fondazione beni e attività artistiche della Chiesa; l’organizzazione, nella Genova di Bagnasco, dei “Cardinal dinners”; referente della National Italian American Foundation per conto della Santa Sede; priore della Fondazione Magistrato di Misericordia, un ente religioso presieduto dall’arcivescovo che amministra lasciti milionari; curatore dei rapporti tra Mediobanca, per cui lavorava, e il Vaticano. Quale mediatore della compravendita del complesso di Viale Romania, appartentente al Vaticano e afferente alle suore dell’ Assunzione, pare abbia ottenuto una parcella di oltre un milione di euro.

Che ci fa un tizio con un simile curriculum, uno che starebbe benissimo tra le pagine di Vaticano S.p.A., in una simile posizione di responsabilità alla Rai? Chi ce l’ha voluto? Perchè?

In confronto a questa, persino la notizia – certamente gradita – del pronunciamento della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sulla questione del crocifisso nelle scuole appare meno importante, quasi una distrazione da qualcosa di ben più serio. Secondo me in Vaticano in questo momento stanno festeggiando il vero successo, passato, com’era più che prevedibile, sotto silenzio[**].


[*] cosi’ come la racconta l’autore, il due volte Ministro dei Lavori Pubblici nei governi Andreotti affido’  i suoi soldi, una somma ingente, alle casse dello Ior – tramite padre Balducci -, somma che quindici anni dopo risultò sparita nel nulla e quindi non più recuperabile.

[**] In realtà con qualche piccolo strascico polemico. Amaramente divertente la replica di Garimberti, per il quale «Le delibere del consiglio di amministrazione della Rai, assunte su proposta del direttore generale, sono legittime». E ci mancherebbe che non lo fossero. Nessuno dubita che in Rai si facciano le cose per benino e secondo le regole formali. Come se il punto fosse questo.





Priorità

5 10 2009

Stavo ascoltando Passatel, una trasmissione di annunci di radiopopolare, e ho sentito un annuncio a cui lì per lì non ho voluto credere. Poi però l’hanno ripetuto e mi sono arresa.
Il tizio dell’annuncio diceva più o meno quanto segue: «La storia si ripete: nostra figlia è tornata a casa e ci ha detto “Aspetto un bambino”. Nostra figlia lavora – anche se da precaria – ma tra nove mesi ci sarà una novità, quindi cerco un tv LCD  HD 32 pollici, uno stereo che legga anche gli mp3, una radio (…)».

Normale, no? Se tua figlia torna a casa dicendo che aspetta un figlio tu come prima cosa pensi a comprarle la tv. E mica una qualunque, no, una “LCD HD 32 pollici”.

Il dramma è che sta gente si riproduce.





Instant karma

21 09 2009




L’aria che tira

19 09 2009

Siparietto enigmistico del week-end: cosa hanno in comune queste tre notizie?





Liberi?

17 09 2009

banner_roma468Volevo spendere un post – che di questi tempi me ne avanzano parecchi inutilizzati – per segnalare la manifestazione in programma per sabato 19 settembre a Roma, Liberi di non credere, organizzata dalla UAAR.
In un paese come il nostro,

«dove i non credenti sono i paria della società, relegati dalla legge (e dal condizionamento sociale) a cittadini di quinta categoria: l’incredulità viene buona ultima, quanto a diritti, dopo la Chiesa cattolica, le confessioni sottoscrittrici di Intesa, i culti ammessi e le confessioni non registrate. Un paese dove si può essere censurati se si tenta di scrivere che Dio non esiste. Un paese dove, in televisione, è impossibile ascoltare una critica alle gerarchie ecclesiastiche»

manifestazioni del genere sono una boccata d’ossigeno. Di sicuro se fossi dalle parti di Roma ci andrei.

Poi, ascoltando la solita radiopopolare, ho scoperto (ok, l’ho detto che ultimamente leggo poco, eh?) che il 19 a Roma di manifestazione avrebbe dovuto essercene un’altra, anche questa a tutela di una libertà. Era infatti prevista una manifestazione nazionale in difesa della libertà di stampa, e a giudicare dal numero e dalla qualità di adesioni sarebbe risultata massiccia.

E poi cosa è successo? È successo che un paio di blindati italiani sono saltati in aria a Kabul, durante un attentato, uno dei tanti. Sei morti tra i militari italiani, un tot di altri morti e un fottio di feriti tra i civili – ma questi sono meno importanti – e tutta la classe politica italiana che si sgola ad esprimere il proprio cordoglio (ma in pochissimi a dire “torniamocene a casa”, e tra questi non c’è il PD). Capita, se fai parte della forza di occupazione in un paese che non ti vuole e che fa di tutto per ricacciarti via. È una cosa che ci si può aspettare, no?

E che fa la FNSI, a due giorni dalla manifestazione, quando tutto è stato organizzato e si profila un successone? La annulla. Perchè? Il comunicato della FNSI è un capolavoro di giornalismo peloso, pare scritto da Vespa:

Decisione presa, informa la Fnsi, “con profondo rispetto verso i caduti, nell’espressione di un’autentica, permanente volontà di pace quale condizione indispensabile di una informazione libera e plurale capace di rappresentare degnamente i valori della convivenza civile”. “In un momento tragico come questo – si legge in una nota dei promotori della manifestazione- ci stringiamo attoniti accanto ai nostri morti in Afghanistan. Sono morti  dell’Italia che paga oggi un pesante tributo nella frontiera della sicurezza internazionale e della lotta al terrorismo. Il nostro rispettoso pensiero va subito ai soldati caduti, alle loro famiglie,  alle forze armate che, in un Paese martoriato, rappresentano la nostra comunità in ossequio a risoluzioni dell’Onu, in una complicata ricerca di una via di uscita dell’Afghanistan dal terrore verso la democrazia. I giornalisti, che hanno pagato alti prezzi di sangue per il diritto- dovere di informare  compiutamente i cittadini su dolorose vicende belliche e del terrorismo in ogni parte del mondo, rinnovando la solidarietà e il cordoglio nei confronti di tutti i caduti e delle loro famiglie, riconfermano l’impegno permanente per un’ informazione che dia sempre voce alle ansie, alle speranze, alle idee di tutti.”

Ora, io mi chiedo, che diavolo c’entra una manifestazione per la libertà di stampa con un attentato a Kabul? In che modo il suo svolgimento contrasterebbe con la dichiarata volontà di sostenere “un’autentica, permanente volontà di pace quale condizione indispensabile di una informazione libera e plurale”? Non sarebbe logica, piuttosto, la reazione contraria? Andare tutti in piazza a sostenere la libertà di stampa anche contro chi vorrebbe metterle il bavaglio con la violenza? E quei giornalisti, che hanno pagato alti prezzi di sangue per il diritto- dovere di informare  compiutamente i cittadini su dolorose vicende belliche e del terrorismo in ogni parte del mondo”, non dovrebbero forse essere contenti di andare a manifestare in piazza anche per quanto appena avvenuto, se davvero credono in quello che dichiarano? Dove sta la logica, nell’imbavagliarsi da soli quando si dovrebbe protestare contro i bavagli imposti?

L’impressione è che sia stata colta al volo l’occasione per annullare una manifestazione che avrebbe dato dispiaceri a molti, in alto loco. Questo significa che tra gli stessi giornalisti italiani la volontà di difendere la propria libertà – e, assieme, la libertà dei cittadini di essere informati davvero – è ormai ridotta al lumicino.

La cosa più divertente – più triste, in realtà – è che invece il campionato di calcio non si ferma affatto. Un minuto di silenzio prima delle partite, il lutto al braccio e buonanotte. Non avrebbero potuto pensare a qualcosa del genere anche per la manifestazione di Roma? No, eh? Meglio annullarla. Forse perchè a un pò di gente avrebbe rovinato la digestione il fatto di manifestare per la libertà di stampa – e di parola e di pensiero, che alla fine è sempre la stessa zuppa, che si tratti di informazione o di credo religioso – con alle spalle sei morti di una guerra non dichiarata e in cui il ruolo dell’Italia e’ chiarissimo, ma non si può dire, non lo si può chiamare con il proprio nome, va chiamata “missione di pace” e guai a chi devia dalla linea.

Ora spero solo che alla UAAR non si facciano intimidire e non decidano una mossa analoga. Che almeno un lumicino di speranza rimanga, in questo cristianissimo paese dimenticato da Dio.





Blasphemous rumours

2 06 2009

Benedetto XVI:

“Ancora ho difficoltà a capire come il Signore possa aver destinato proprio me a questo ministero”

Depeche Mode:

«I don’t want to start any blasphemous rumours
But I think that God’s got a sick sense of humor
And when I die I expect to find Him laughing»






Zia Ida e le papere

20 05 2009

Laddove nulla hanno potuto politica nazionale e internazionale, eventi di cronaca e varie amenità, c’e’ riuscita una bella piccola cacca pestata dai nostri giornali a farmi uscire dal letargo. La cacca in questione e’ fossile, ma non per questo puzza di meno.

zia_idaSecondo l’anonimo estensore di un articoletto di Repubblica e’ stato scoperto nientepopodimeno che l’anello di congiunzione tra scimmia e uomo:

Si chiama Ida e assomigliava a un lemure. E’ il fossile di ‘Adapide’ di 47 milioni di anni (Eocene) mostrato al museo di storia naturale di New York dopo le prime anticipazioni di circa dieci giorni fa. E‘ considerato l’anello di congiunzione mancante tra l’uomo e la scimmia ed e’ stato scoperto in Germania vicino Francoforte.

C’è cascato pure Tgcom – e chissà quanti altri. Deve essere colpa di Google, che oggi ha un’immagine dedicata all’evento legata alla ricerca “missing + link + found”. Nei cervellini a cottimo dei giornalettisti italioti ciò è sufficiente a far scattare riflessi condizionati: il “link” mancante non puo’ che essere quello mitico tra uomo e scimmia,  no? E sì che basterebbe il dato temporale: 47 milioni di anni fa, decisamente troppi. Ma sarebbe bastato anche solo leggere qualcuno degli innumerevoli articoli in inglese dedicati all’argomento; come questo, per esempio:

The lemur-like fossil, thought to be a missing link between today’s primates and distant relatives (…),

che è già un pochino diverso. E circa il grado di parentela non c’e’ concordanza nemmeno tra gli scienziati. Chi ci ha lavorato su afferma entusiasticamente che é

“the closest thing we can get to a direct ancestor” and described its discovery as “a dream come true”

mentre altrove si legge che

Nobody is claiming that it’s a direct ancestor of monkeys and humans, but it provides a good indication of what a long-ago ancestor may have looked like, researchers said at a news conference.

e, insomma, non si tratta proprio di una “zia” ma piu’ probabilmente di una lontana cugina:

Rather than a long-ago aunt, “I would say it’s more like a third cousin (…)”

Ma mica ci si puo’ fare un titolo accattivante, cosi’. «Scoperto lontano cugino degli antenati degli ominidi»? Naaaaa. Non e’ in grado di fermare l’attenzione del pubblico medio nemmeno per un picosecondo. «Scoperto anello di congiunzione tra scimmia e uomo» invece suona molto meglio e vale un’occhiata distratta.

Torno a dormire, va’.





Quale morale

25 03 2009

L’esercito israeliano “è la forza armata piu’ morale che esista al mondo”, dice Barak.

Dato che non specifica a quale morale stia facendo riferimento, forse questo articolo di Gennaro Carotenuto puo’ aiutare a chiarire le idee:

ishot2killsLe magliette di moda nell’esercito israeliano: “meglio ammazzarli da piccoli”

La denuncia scioccante viene dal quotidiano israeliano Haaretz. Ai soldati israeliani piace andare in giro con magliette che superano i classici simbolismi del militarismo per addentrarsi nella guerra del futuro, quella asimmetrica nella quale il protagonista è il cecchino onnipotente con la testa vuota che ammazza civili, meglio se donne e bambini.

E questo si riflette nella moda, nell’abbigliamento dei soldati di Tsahal. Sembra vadano a ruba le magliette con disegni di bambini presi nel mirino, oppure madri piangenti sulle tombe dei figli oppure t-shirt come quella nella foto che mostra una donna palestinese incinta e lo slogan: “con un tiro due piccioni”.

Tutte le scritte sono per “uomini veri”, notevole per un esercito che fa dell’integrazione delle ragazze motivo d’immagine. I riferimenti sessuali, perfino allo stupro, sono continui come sono continui quelli alla maternità “piangeranno, piangeranno”. A una maglietta che mostra un bimbo ammazzato si accompagna un “era meglio se usavano il preservativo”. A quella con un bambino palestinese nel mirino si accompagna un “non importa quando si comincia, dobbiamo farla finita con loro” che suona in italiano come “meglio ammazzarli da piccoli”.

Leggi tutto il reportage di Haaretz qui e conserva questo link per la prossima volta che ti diranno che i palestinesi educano i figli alla cultura dell’odio.





Si fermavano i tram per deridermi

22 03 2009

hello

Ci sono cose piu’ divertenti di quelli che si comprano i piani cucina in vetro.

Sentita per caso su radiopopolare, questa roba mi ha spinto a cercarne il testo. Poi gli altri dell’album, tanto per capire se si trattasse di un fenomeno isolato oppure no. Purtroppo no: e’ sempre la stessa canzone, reiterata ad nauseam, con poche varianti e il titolo cambiato. Un’accozzaglia di frasi a caso, che ruotano attorno alle stesse – poche – situazioni: citta’ fredda e tentacolare, droghe (e tutta la mitologia accessoria, sempre uguale da almeno 40 anni), alienazione, incapacita’ di relazionarsi con gli altri, brandelli di cronaca infilati quale la’. Velleita’ pseudopoetiche, tentativi di imitazione – CCCP, che pure citano, ma anche De Gregori e altri- e un’imbarazzante assenza di genuino talento.

(salverei il verso «e il problema, ripetevi, che sono stati asfaltati i prati e non i preti» che, nonostante la struttura zoppicante, denuncia la presenza di qualche neurone ancora attivo nella testa dell’autore, per il resto ridotta a mero bussolotto in cui shakerare ritagli di pensierini altrui)





Cervelli al macero II – il ritorno

11 03 2009

Datemi pure della fissata, ma mi tocca parlare ancora di cucine a gas.

pianocotturafrankeNel post di un anno e mezzo fa lamentavo la quasi scomparsa delle cucine a gas con il coperchio in metallo, a favore di quelle col coperchio di vetro, scomodo, pericoloso e antieconomico. Mi sembrava gia’ paradossale voler usare un materiale simile per il coperchio, ma ho appena scoperto [1] che hanno fatto di peggio. Ora col vetro ci fanno proprio i piani cottura. E che fanno poi questi piani cottura strafighi lustri lustri in cristallo temperato antiurto antimacchia antitutto? Esplodono. [2] E sembra non si tratti nemmeno di casi isolati.

Saro’ cattiva, ma a me questa sembra una cosa buona e giusta, un caso esemplare di selezione darwiniana, purtroppo non molto efficace in termini di effettiva selezione della specie.


[1] Si si, chissa’ da quanto ci sono, ma io mica passo il mio tempo a guardare cucine a gas, eh.

[2] La pagina e’ presente solo in copia cache, essendo stata – suppongo – cancellata. La cosa divertente e’ che la seconda pagina dello stesso thread e’ ancora li’ al suo posto e contiene qualche interessante dettaglio sul comportamento dei centri assistenza. Altri ancora in questa pagina, in cui si spiega anche come in realta’ siano scomodi da pulire. La mia umile cucina a gas in metallo verniciato si pulisce benissimo.