Nei fatti

14 05 2008

Marco Travaglio, a Che tempo che fa, durante la famosa intervista che ha scatenato il putiferio ben noto, aveva detto:

«Schifani ha avuto delle amicizie con dei mafiosi? Io non scrivo che Schifani ha avuto delle amicizie con dei mafiosi perche’ non lo vuole ne’ la destra ne’ la sinistra»
(…) «oggi che nemmeno la sinistra vuole sentir parlare di queste cose, non ne parla piu’ nessuno»

Fin dal giorno dopo praticamente tutti i politici di maggioranza e opposizione sono corsi a dargli ragione confermando nei fatti, e cioe’ con una compattissima manifestazione di solidarieta’ per Schifani e di biasimo per Travaglio, cio’ che Travaglio stesso aveva detto.

Miguel, parlando della recente ondata di odio e di rappresaglie legali e non contro i rom, dice:

«Sono abituato a prendermi ondate di insulti da identitari di sinistra, quando dico che destra e sinistra non significano quasi più nulla.

Ma è così nei fatti.»

Ed elenca, appunto, un discreto numero di fatti, a inequivocabile sostegno dell’assunto.

Nei fatti il clima e’ cambiato non solo tra i politici, ma anche tra la gente comune, che si da’ a pestaggi a rumeni di passaggio (mica rom, rumeni), con massaie che cacciano “nomadi” dal supermercato, con bombe molotov lanciate in mezzo alle baracche dei campi rom (un altro fatto a cui prestare attenzione sarebbe la solerzia con cui verranno perseguite legalmente queste tentate stragi; sarebbe, se i media si degnassero di parlarne). La rabbia popolare, ben nutrita dai media (e dalla camorra) e appena appena contenuta dalle forze dell’ordine (me li vedo, scoglionatissimi, a presiedere controvoglia il perimetro dei campi), e’ in realta’ funzionale al disegno dei politici, disegno che si puo’ riassumere in un “ammucchiamoli tutti in uno stesso posto e/o cacciamoli via”. Terrorizzati da quest’onda montante di odio, li immagino piu’ remissivi e pronti a farsi spostare come pacchetti o rispediti oltrefrontiera.

Nei fatti, questo paese fa sempre piu’ schifo.




Il poeta di Corte

11 05 2008

Che poi, pensandoci… se la Carfagna ministro delle Pari Opportunita’ e’ un insulto a tutte le donne italiane, Sandro Bondi alla Cultura cos’e'?

“Un ossimoro” come risposta non va bene, troppo facile, la butta in ridere e qui invece le cose si fanno tremendamente serie.

Caligola nomino’ senatore il proprio cavallo. Sembra peggio, all’apparenza. In realta’ il cavallo, almeno, non parlava; e di certo non scriveva poesie.




Dipartimento Correzione Realtà

11 05 2008

Qualcuno ha detto che il diavolo sta nei dettagli. In questo caso un dettaglio davvero piccolo, che ai piu’ sarebbe sfuggito, ha permesso a Federico di scoprire un inquietante caso di manipolazione della realta’ da parte, sembra, del Corriere della Sera (o di quotidiano.net). Inquietante sia per l’apparente irrilevanza - che suggerisce livelli di comunicazione subliminali, insidiosi, di quelli che scavalcano la razionalita’ - che per il soggetto.

Visto che e’ stato fatto consapevolmente, e in modo evidentemente sistematico, vien da chiedersi davvero quale fosse lo scopo, e cosa e chi ci sia dietro. Ma temo che se la caveranno con una variante dell’“errore umano” (in questo caso magari un redattore burlone, chissa’). Intanto al Corriere hanno gia’ risistemato le cose, correggendo la correzione (ma nella prima miniatura a sinistra compare ancora il puntolino nero, mentre aprendo l’immagine corrispondente l’orecchino e’ magicamente scomparso; ahi ahi, distrattoni).

La lettura consigliata per far pendant con questa notizia e’ Baol - Una tranquilla notte di regime di Stefano Benni.




Sprezzo del ridicolo

10 05 2008

Accade una cosa che sta tra il ridicolo e il paradossale, con punte di crassa ignoranza: un’associazione che si occupa di tutela dei minori, “Pronto Bambino”, ha pensato bene di denunciare Nonciclopedia per uno dei suoi articoli, quello sugli emo.

Passo indietro: qui sull’isola si era gia’ piu’ volte linkata Nonciclopedia a proposito di bimbiminkia e truzzi. Chiunque sia dotato di due occhi e di un cervello minimamente funzionante capisce al volo che si tratta di un sito satirico, nato con l’intento di ridere di qualsiasi cosa, mettendo alla berlina mode, media, personaggi e via dicendo.

Ora, non solo quelli di Pronto Bambino non si sono accorti di cio’ - devono aver subito un momento di cecita’ temporanea nel leggere l’articolo, che recita in apertura:

Che c’è, non ti piace quello che è scritto qui?!
Se ti senti ferito nell’orgoglio puoi benissimo andare a piagnucolare dalla mamma oppure gentilmente qui. Qui facciamo dell’ironia su tutto, e se non ti va bene sorridi: presto riceverai un calcio rotante sui denti.

- ma hanno preso tremendamente sul serio cose come l’invito a disegnare una linea tratteggiata sui polsi per tagliarli meglio (Bambini, fatelo ma solo con le forbici con la punta arrotondata, se no rischiate di farvi male), l’ironia sui tipici tagli di capelli (Picchiare qualcuno con questi tipi di pettinature non è considerato reato) e via delirando. Ci si mette pure il “Comitato Scientifico” dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, che blatera di «un sito Internet orientato a promuovere ‘emo’», quando in realta’ l’articolo di Nonciclopedia ha l’intento esattamente opposto, ovvero quello di prendere per i fondelli gli emo e possibilmente farli vergognare un po’.

Non si capisce come mai, nella foga da nuova crociata, non abbiano denunciato anche la corrispondente pagina di Wikipedia, che potrebbe apparire, quella si, apologetica e priva di senso critico sul fenomeno. Proprio su Wikipedia si trova una pagina dedicata alla Nonciclopedia, che dice:

(…) ha il solo scopo di creare un’enciclopedia dai toni satirici, contenendo voci volutamente irrazionali, comiche e talvolta politicamente scorrette.

Le voci di Nonciclopedia si riferiscono solitamente a fatti, luoghi o persone reali, ma vengono descritti in modo parodistico. Il lettore è chiamato quindi a conoscere l’oggetto della parodia per poter fruire appieno del contenuto delle voci.

Insomma, bastava leggere in giro, eh. O magari leggere bene le pagine di Nonciclopedia, prima di partire lancia in resta.

Ci vorrebbe un analogo dei Darwin Awards dedicato alle peggiori figure di palta dell’anno. Sto pensando al nome. Si accettano suggerimenti. Nel frattempo, visto che questo genere di disinformati censori della domenica privi di senso dell’ironia mi irrita profondamente, aggiungo Nonciclopedia ai link. Tie’.




Le donne del Capo

8 05 2008

L’altra volta a una ragazza che gli chiedeva che fare quando manca un lavoro stabile aveva suggerito di sposare il figlio di un milionario.

«Chissa’ se riesce a trovare un modo ancora peggiore per insultare le donne italiane…», mi ero chiesta. L’ha trovato, e ci ha messo anche poco.

Questa volta indica alle donne il modo di guadagnarsi il giusto spazio: essere belle gnocche e sedurre il capo. Il quale capo, poi, vi fara’ ministro. Ministro di cosa? Ma delle pari opportunita’ [*], ovviamente! Non e’ un genio, quest’uomo?


[*] Segnalo questo articolo di Repubblica che Paniscus ha appena recuperato, e che la dice lunga su come la neoministra affrontera’ la questione della famiglia.

Dice che i gay sono “costituzionalmente sterili”, difende “il fondamento della famiglia”, osserva che “per volersi bene il requisito fondamentale è poter procreare“.

Da notare, en passant, come da’ elegantemente della zoccola a Vladimir Luxuria. Che classe.




Uccellacci

6 05 2008

Per il neopresidente della Camera Gianfranco Fini uccidere un ragazzo e’ meno grave che bruciare una bandiera. Nei fatti di Torino ci vede una pericolosa deriva ideologica, nella banda di naziskin che hanno massacrato di botte Nicola, invece, soltanto “dei pazzi criminali”.

Il neosindaco della capitale, da parte sua, si fa paladino della morale bigotta, dichiarando che il Gay Pride - in programma per il 7 giugno - non gli piace mica tanto, no, perche’ si tratta di «esibizionismo sessuale», e annuncia che cerchera’ «una formula che non offenda nessuno». Le offese agli omosessuali non sono comprese nel calcolo.

“La gente gia’ non si ricorda piu’ questo Leone. Chi ha sparato ha fallito il suo scopo, che era quello di farci sentire deboli. La citta’ e’ tranquilla, e quella e’ tornata la zona piu’ tranquilla della citta’ tranquilla. Amen.”
“Quello avra’ fallito il suo scopo, ma il ragazzo l’ha centrato. E il ragazzo non e’ tranquillo, e’ morto.”
“E’ uno solo. Ma se perdiamo il controllo, la gente si sparera’ da finestra a finestra.”
“Lei sa che sotto i nostri occhi si vendono e comprano armi come il pane. Diciamo alla gente di avere paura. Poi di non averla. Saltano in aria e diciamo: saprete. Poi, ci dispiace, non potete sapere. Hanno sempre piu’ paura. Che cazzo di pace e’ questa? Le retate? Le auto corazzate? Queste merdate di processi? I Corpi Speciali per chi occupa le case? Il signor Cornacchia e l’insufficienza di prove? Le trecento telefonate per lasciare stare Sandri?”
Il commissario sospira con particolare impegno. “Lei proprio non ci aiuta. Eppure ho qua davanti il suo prestigioso giornale. Otto pagine di vacanze, vignette, test, galateo. La cucina, la tetta al vento della moglie del presentatore, guardi qua, presa col teleobbiettivo, roba da alto spionaggio. Poi un po’ di canzonette, programmi televisivi e gente importante: successo, successo, successo. Ecco, non succede piu’ niente, e’ tutto successo. Le piace la battuta? Cosa crede, sappiamo scherzare anche noi. Guardi qui che inchiesta scottante: la hit-parade del look degli onorevoli: quale politico porta meglio gli occhiali? Questo ci aiuta. La gente pensa che tutto va avanti bene. Questo fa si’ che spari solo chi di dovere. Questa e’ pace.”
“Si, questa e’ pace,” dice Camaleonte, “ma guai sprecare una riga su una guerra, se abbiamo un’azienda che ci lavora. Cosa crede che interessi di piu’ al mio giornale, una mia inchiesta o prendere una tetta a un chilometro, o la verita’ su un menisco?”
“I giornali hanno dei padroni. Lo stato ha dei governanti. La polizia ha dei capi. Se non vi piacciono, cambiateli. Noi siamo qui apposta per impedirvelo. Amen.”
“Questa e’ una verita’, la sua verita’. Ma con quello che vede qui dentro, e quel ragazzo morto in mezzo al prato, non crede ci sia un’altra meta’ della verita’?”
“Lei cerca una verita’ intera che non esiste!” grida il commissario spazientito. “Qui bisogna scegliere: lei vuole stare o no con il paese che va avanti?”
“‘Avanti’ dove, porcodio”, dice Camaleonte. Poi tace, atterrito. E’ tornato di colpo dieci anni indietro! Alla sterile contrapposizione, all’invettiva non costruttiva, alla molotov verbale.
Il commissario lo guarda minaccioso. Riflesso raddoppiato dal vetro della scrivania, sembra il re di spade. Quale sara’ la sentenza? Squilla il telefono. Il commissario risponde e si illumina di sorrisi. Dice sette volte “carissimo”. Ciondola il capino.
“Benissimo! Grazie della notizia! Buon lavoro anche a te!”
Guarda Carlo con improvvisa bonomia. “Era il suo direttore,” annuncia. “Ciccio Cornacchia e’ sindaco! E’ meglio che lei torni subito al giornale. Fanno due pagine speciali per l’elezione. Questa mi sembra una notizia importante, no? Mica vignette…”
Carlo si alza in silenzio.
“Su,” dice il commissario accompagnandolo fuori, “domani nessuno parlera’ piu’ di Leone. Si fidi. Lei e’ giovane, ma io ne ho viste di tutti i colori, per solutori abili e piu’ che abili. Domani tutti a parlare di Cornacchia, magari per dire che e’ mafioso, ma non parleranno d’altro. Cornacchia e’ il suo futuro. Mi saluti il direttore.”

Stefano Benni, Comici spaventati guerrieri, 1986




Luci della ribalta

2 05 2008

Cosa non si fa per stare sotto i riflettori…

No, non sto pensando a qualche attricetta hollywoodiana, ma al signor Joseph Alois Ratzinger, in arte Benedetto XVI. E’ stato escluso dall’elenco di Time che riporta i nomi dei cento piu’ influenti personaggi contemporanei e in Vaticano se la sono legata al dito. Il Tg1 lo mette nei titoli di apertura (una notiziona, eh), gli alti porporati si producono in commenti stizziti: «Decisione sconcertante», «Una lista che qualsiasi direttore di giornale avrebbe bocciato», con «nomi assolutamente inverosimili», «Mi fa molto piacere che il Papa non ci sia perchè sono stati utilizzati criteri assolutamente estranei a valutazioni sull’autorità religiosa e morale» (trad.: era acerba), e via rosicando.

Che i 100 scelti da Time abbiano o meno ragioni piu’ fondate di stare in quella lista rispetto a quelle che avrebbe avuto Ratzinger non lo so, e a dire il vero non mi interessa nemmeno. Quello che mi fa specie e’ quanto se la sono presi in Vaticano, come se un servizio giornalistico di un settimanale pure importante come il Time avesse davvero peso e potesse cambiare qualcosa. Di sicuro hanno imparato bene la lezione per cui l’esposizione mediatica e’ importante, e intendono metterla in pratica, come qualunque buona azienda. E forse se ne sono accorti anche oltretevere, di quanto questo papa sia poco amato rispetto ai precedenti. In ogni caso, questa reazione scomposta - e decisamente poco “spirituale” - assomiglia pericolosamente a quello che un popolare modo di dire definisce “coda di paglia”.




Specie in via di estinzione

30 04 2008

Per una volta Google ci azzecca, mettendo assieme in prima pagina due notizie apparentemente prive di legame.




Portatori di pace

28 04 2008

Il 1° aprile usciva una notiziola di quelle che si dimenticano in fretta: l’ONU aveva appena prorogato l’embargo sulla vendita di armi alle milizie del Congo, perche’ l’attivita’ di queste milizie continuava a «minacciare la stabilita’ nella regione orientale del Paese».

Mai prendere sul serio qualcosa che arriva il 1° aprile, nemmeno se la fonte e’ cosi’ autorevole. In effetti, stavano scherzando.

E’ notizia di oggi (io l’ho sentita in prima battuta a Esteri, la rubrica quotidiana di radiopopolare) che l’ONU stessa, o meglio un numero imprecisato di “peacekeepers” indiani e pakistani delle forze ONU di stanza in Congo, ha rifornito di armi (e, sembra, pure di droga) due fazioni delle suddette milizie [*], in cambio di oro e avorio. E’ la BBC a rivelarlo, a seguito di un’inchiesta durata 18 mesi e condotta grazie a diverse testimonianze raccolte in loco, anche tra gli stessi miliziani. All’inizio di tutto c’e’ un’indagine interna dell’ONU del 2007, che pero’ finisce in un nulla di fatto. Fonti interne all’ONU sostengono che fu bloccata “per ragioni politiche” [**]. La BBC e’ molto piu’ esplicita dei media nostrani - che in genere accennano appena a questo particolare - e parla di cover up da parte dell’ONU:

«The UN has covered up claims that its troops in Democratic Republic of Congo gave arms to militias and smuggled gold and ivory, the BBC has learned.»

Ciliegina sulla torta, questo non e’ il primo scandalo che coinvolge le truppe ONU in Congo: nel 2006 l’allora segretario generale dell’ONU Kofi Annan affermo’ che le truppe del Marocco erano coinvolte in diffusi episodi di abusi sessuali.

Per chi puo’, l’inchiesta della BBC verra’ trasmessa questa sera su BBC One alle 20.30 (orario GB) all’interno del programma Panorama.


[*] Una delle due milizie, quella “rifornita” dai caschi blu indiani, e’ “responsabile del genocidio in Rwanda”, l’altra, la FNI, e’ stata descritta da Human Rights Watch come composta da “alcuni dei piu’ brutali individui che operano nel Congo dell’est”.

[**] Le “ragioni politiche” consistono nel fatto che il Pakistan e’ il maggior contribuente, in termini di numero di uomini, alle truppe ONU nel mondo, per cui l’ONU non puo’ permettersi di perderne l’appoggio.




Che bella cosa, la famiglia

27 04 2008

Certe storie mi fanno ricredere sul fatto che la pena di morte non sia MAI auspicabile.

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“La paternità di Josef Fritzl è stata chiaramente provata per tutti e sei i figli”, ha annunciato oggi il colonnello di polizia, Franz Polzer. La prova del Dna ha confermato la terribile vicenda d’incesto e segregazione recentemente scoperta nella città austriaca di Amstetten. ll tribunale provinciale ha convalidato per due settimane il fermo dell’ingegnere 72enne, che per 24 anni ha tenuto prigioniera in cantina la figlia Elisabeth, rendendola madre di sette figli. Uno dei piccoli è morto poco dopo la nascita.

Il colonnello Polzer ha spiegato che vi sono prove evidenti che Fritzl avesse costretto la figlia, oggi 42enne, a scrivere false lettere in cui diceva di essere scappata di casa e chiedeva ai genitori di occuparsi dei suoi bambini. “L’uomo non aveva lasciato nulla d’intentato per ingannare tutti -ha detto- e ha preso ogni misura per nascondere l’orribile crimine commesso. Aveva anche organizzato tutto per fingere un eventuale ritorno a casa della figlia”

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E’ infatti emerso che il “mostro” ha ricevuto un sussidio mensile dello Stato per mantenere tre dei sei “figli”, affidatigli dopo che li aveva fatti passare per i nipoti abbandonati dalla figlia Elisabeth scappata di casa.

Per ottenere gli aiuti economici, lui che oltretutto era misteriosamente ricco (cinque case in Bassa Austria, un palazzo ad Amstetten e un camping con trattoria vicino Salisburgo), Fritzl aveva ricevuto per ben 21 volte la visita degli assistenti sociali. Senza che nessuno capisse cosa realmente si nascondeva in quella casa. E senza che nessuno andasse a indagare sul suo passato, tutt’altro che immacolato.