Liers, damned liers. And statistics.

Io mi sarei, come dire, un po’ scassata i cabasisi, ecco.

Perchè se nientemeno che il presidente dell’ISTAT, Gian Carlo Blangiardo, che di statistiche dovrebbe saperne qualcosina, se ne esce con una dichiarazione come “Quest’anno supereremo il tetto dei 700mila decessi complessivi, che è un valore preoccupante perché l’ultima volta che siamo andati oltre questo numero è stato nel 1944, durante la guerra”, ben sapendo che questo confronto non ha alcun senso, beh, chi a gh’è quei c’a toca, come dicono dalle mie parti.

Nel ’44 la popolazione italiana era di circa 45 milioni, ora siamo 60 milioni. Nel ’44 il numero totale di morti censiti fu 679.837, che rappresentavano circa il 15 per mille, o 1,5% della popolazione. 700mila morti su 60 milioni fanno l’1,17%. Di cosa stiamo parlando? Per di più, nel ’44 l’età media della popolazione era decisamente più bassa, ma la mortalità infantile era ben più alta (84.112 decessi tra 0 e 1 anno di vita) e, piccolo particolare, c’era una guerra in corso, mentre oggi l’età media è decisamente più alta (e quanto più anziana è una popolazione tanti più morti avrai durante l’anno), mentre la mortalità infantile è decisamente più bassa. Insomma, il confronto tra 2020 e 1944 è totalmente privo di senso.

Altrimenti dovremmo chiederci come mai nel 2015, quando sono morte 647.571 persone, qualcuna in più delle 643.607 morte nel 1942 (altro anno di guerra), nessuno abbia detto ‘bah’. E nessuno ha fiatato nemmeno nel 2017, quando i morti sono stati 649.019.

Un’affermazione così avventata fatta da uno studente di statistica avrebbe quasi certamente sortito una bocciatura all’esame. Fatta dal presidente dell’ISTAT, viene ripetuta a pappagallo da tutti i media, che si guardano bene dall’esercitare anche un minimo di spirito critico. Il risultato è quello di indurre ulteriore stress in una popolazione già stremata, confusa, arrabbiata. E io non riesco a credere che questo risultato non sia voluto.

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