Soumission

Ancora non ci credo del tutto, di aver sentito quella roba a Fahrenheit.

Nel bel mezzo del programma, il conduttore intervista una certa Silvana De Mari – che scopro in seguito essere una scrittrice di libri con dentro draghi ed elfi – chiedendo la sua opinione su una recente notizia che pare arrivare dalla Francia: la ministra dell’istruzione francese avrebbe annunciato la sua intenzione di cancellare dai manuali scolastici alcune delle più famose fiabe, la più citata dai giornalisti italiani è Cappuccetto Rosso, perchè sarebbero sessiste. Nel tipico stile giornalettistico, la notizia viene un tantino esagerata per renderla stuzzicante al palato del lettore medio. In realtà la ministra ha reso pubblico il contenuto di uno studio, che in effetti segnala la propensione dei manuali scolastici francesi a rappresentazioni sessiste, e ha annunciato modificazioni future – tempo un anno – da concordare con gli editori. La notizia – se così vogliamo proprio chiamarla – sui media francesi ha avuto pochissimo spazio, in Italia molto di più, ovviamente nella forma del “i-francesi-vogliono-cancellare-cappuccetto-rosso-oddio-oddio”.

E ci è cascata anche rai3. Vabbè, nessuno è perfetto (sebbene certi scivoloni bigotti ultimamente vi si sprechino). Ma il peggio deve ancora venire. Interpellata sul nulla (ovvero sull’inesistente questione del “si devono eliminare oppure no tutte quelle belle favole?”) la suddetta scrittrice si è lanciata in un’invettiva acidissima e – quella si – totalmente sessista, in cui è riuscita sostenere che:

  • le vecchie favole vanno bene così perchè lì ci sono i ruoli come devono essere
  • se i ruoli maschile e femminile vengono meno, se gli uomini somigliano troppo alle donne (cioè se diventano troppo carini e affettuosi e robe del genere) nella coppia non c’è più abbastanza tensione erotica, quindi non si scopa più
  • se non si scopa più, non si fanno più figli
  • se non si fanno più figli, tra una generazione o due saremo tutti musulmani e tutte le donne dovranno portare il burqa
  • e comunque per la donna la massima realizzazione nella vita è fare figli, lei lo sa perchè ne ha fatto uno
  • quindi, donne, state a casa, siate femminili e fate figli che è la cosa migliore per voi
  • e voi uomini siate forti e protettivi e curate la famiglia
  • etc, etc

Giuro che non sto scherzando. Se avrò abbastanza stomaco per farlo, scaricherò il podcast – se e quando comparirà – e lo trascriverò integralmente a futura memoria (e scorno).

A parte il delirio frustrato e incattivito, come a voler tacitare, con il tono rabbioso di Chi Sa, i propri dubbi e assieme tutte le voci dissonanti, a parte la tristezza di sentire ancora qualcuno che nel 2015 afferma seriamente che per una donna la massima realizzazione sia quella di fare figli (cioè insomma di essere una fattrice, tipo mucca, ecco), a parte l’incazzatura di sentire chi, avendo avuto un’esperienza, pensa di avere il diritto di estenderla al resto del mondo e a tutte le altre donne, che guai se osano pensare che esista di meglio che far figli…

A parte tutto questo, vorrei sapere dalla signora che tanto teme l’islamizzazione della nostra società che differenza c’è tra una donna che sta a casa, fa figli, li alleva, cura il marito e quando esce lo fa a capo scoperto e un’altra che sta a casa, fa figli, li alleva, cura il marito e quando esce si mette il burqa.

Esatto, il burqa.

Giornata-della-Madre-e-del-Fanciullo-XV

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