Junipero Serra: razzista, schiavista, inquisitore, pazzo… quindi santo.

Bon, il papa Francesco ora se ne esce da questo blog – in particolare, se ne esce quel post quasi entusiasta che avevo scritto, oh me ingenua – all’atto della sua elezione al soglio pontificio. E se ne esce perchè ha fatto l’ennesima cosa francamente imperdonabile: ha santificato un personaggio impresentabile, un frate francescano che nel ‘700 convertì a forza migliaia di nativi americani della penisola californiana, indiani che, una volta convertiti, erano costretti a rimanere alla missione e venivano riacchiappati e ricondotti indietro dai soldati se osavano pensare di andarsene. E li facevano pure sposare a forza, scegliendo per loro le coppie.

Steven W. Hackel, a history professor at the University of California, Riverside, and author of “Junipero Serra: California’s Founding Father,” said that Father Serra “was a man of his age” who considered Indians incapable of governing themselves or, for example, selecting a spouse.

The Franciscans made those decisions for the Indians, Mr. Hackel said. “They were forced to stay or were brought back by soldiers,” he said. “The Indians felt it was a coercive, disruptive form of slavery. The Franciscans saw it in a different light.”

Naturalmente i nativi erano costretti a lavorare per la missione:

Secondo la legge, tutti gli indiani battezzati erano sotto l’autorità dei francescani. Venivano vestiti con uniformi blu, venivano dati loro nomi spagnoli e divenivano schiavi nelle fattorie delle missioni. Chi disobbediva veniva punito con le frustate, marchiato a fuoco, mutilato o ucciso. Se fuggivano dai campi delle missioni venivano inseguiti. L’aspettativa di vita nelle missioni era intorno ai dieci anni.

Lo stesso Serra si preoccupava di ordinare fustigazioni per gli indiani “disobbedienti”. E ci sono le prove:

(…) a letter in which Father Serra ordered whips for disobedient Indians.

Le missioni cattoliche in California furono così amorevoli e ben disposte nei confronti dei nativi che nell’arco di un secolo il loro numero si ridusse a un sesto, dai 310.000 circa che erano quando arrivò la “civiltà” (“ma i missionari portarono l’agricoltura e le scuole, eh”, giustifica l’arcivescovo di San Francisco: che consolazione, per i 50.000 sopravvissuti, ora tutti cattolici, vero?).

The Indians were forced to shed their languages, dress, religion, food and marriage customs. Thousands died from exposure to European diseases to which they had no immunity. Of the approximately 310,000 Indians in 1769 in what is now California, only one-sixth remained a hundred years later, according to a University of California historian.

In una sola di queste missioni, la missione Dolores – mai nome fu più appropriato – ne sono sepolti 5.700, molti dei quali morti prematuramente, oltre che per le frustate anche per le malattie che gli spagnoli portavano in regalo e a cui i nativi, costretti a vivere gomito a gomito coi loro “salvatori”, erano sovraesposti. In un’anonima fossa comune si trovano ancora i resti di 363 nativi che morirono nell’arco di poco tempo a causa di malattie; sopra quella fossa ora ci sono gli uffici della chiesa, una scuola e un parcheggio. Vincent Medina, discendente dei sopravvissuti e vice-curatore del museo della missione, dice senza mezzi termini che canonizzare “il leader del disastroso, genocida sistema californiano della missioni è il modo con cui la chiesa legittima ulteriormente il dolore e la sofferenza degli Ohlone e di innumerevoli altri nativi californiani.” Quando Medina accompagna le scolaresche in visita, suggerisce loro di “immaginare di tornare a casa da scuola e di scoprirvi della gente che vi prende le cose a cui tenete, vi obbliga a cambiare il vostro nome, la vostra religione e la vostra lingua”. Pare che risparmi ai ragazzi le informazioni più crude, per esempio che le ragazze giovani e le donne non sposate venivano strappate alle loro famiglie e costrette a dormire in baracche sovraffollate “finchè non si sposavano”. Trattati come animali da allevamento e da lavoro, insomma. E poi c’è chi si meraviglia che i Nativi Americani siano così incazzati per questa canonizzazione.

E c’è persino di peggio. Se ci si prende la briga di leggere la pagina di Wikipedia su Serra in inglese, si scopre che il frate fu un convinto ed entusiata inquisitore:

He asked that an inquisitor be appointed to preside over the Sierra Gorda. The next day, Inquisition officials appointed Serra himself as inquisitor for the whole region

Ma la cosa più atroce è una lettera – l’unica rimasta su questo tema – in cui, nella sua veste di inquisitore, riporta una denuncia di stregoneria a carico di diverse persone, tra cui due donne, che nomina:

In September 1752, Serra filed a report to the Spanish Inquisition in Mexico City from Jalpan, on “evidences of witchcraft in the Sierra Gorda missions.” He denounced several Christian non-Indians who lived in and around the mission for “the most detestable and horrible crimes of sorcery, witchcraft and devil worship… If it is necessary to specify one of the persons guilty of such crimes, I accuse by name a certain Melchora de los Reyes Acosta, a married mulattress, an inhabitant of the said mission… In these last days a certain Cayetana, a very clever Mexican woman of said mission, married to one Pérez, a mulatto, has confessed — she, being observed and accused of similar crimes, having been held under arrest by us for some days past — that in the mission there is a large congregation of [Christian non-Indians], although some Indians also join them, and that these persons,…flying through the air at night, are in the habit of meeting in a cave on a hill near a ranch called El Saucillo, in the center of said missions, where they worship and make sacrifice to the demons who appear visibly there in the guise of young goats and various other things of that nature… If such evil is not attacked, the horrible corruption will spread among these poor [Indian] neophytes who are in our charge.”

Insomma, una certa Cayetana era stata “osservata e accusata” di praticare la stregoneria; la poveretta, sicuramente sotto tortura, “confessò” che nella missione c’era una “larga congregazione” di persone, per lo più non indiane, che di notte se ne volavano nell’aria per incontrarsi in una caverna a venerare il demonio che appariva in guisa di caprone… tutta la solita demenziale, malata summa di fantasie che quell’orda di sado-masochisti (l’Inquisizione) si portava appresso ovunque andasse. Il “santo” riporta la cosiddetta confessione senza batter ciglio, come fosse una cosa normalissima. Delle due l’una: o era pazzo o era un criminale. In entrambi i casi, ben poco santificabile. E a proposito di sado-masochismo

He wore a sackcloth spiked with bristles, or a coat interwoven with broken pieces of wire, under his gray friar’s outer garment. In his austere cell, Serra kept a chain of sharp pointed iron links hanging on the wall beside his bed, to whip himself at night when sinful thoughts ran through his mind. His nightly self-flagellations at the college of San Fernando caught the ears of some of his fellow friars. (…) During other sermons on the theme of repentance, Serra would hoist a large stone in one hand and, while clutching a crucifix in the other, smash the stone against his chest. (…) While preaching of hell and damnation, Serra would sear his flesh with a four-pronged candle flame.

Normale, eh? E questo sarebbe il “santo”. A France’, ma vaff…

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