PisaPio e “questa famosa città civile”

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“Con gli assessori, invito tutti i milanesi all’iniziativa ‘Nessuno tocchi Milano’ domani alle 16 che avra’ il punto di ritrovo a Cadorna. Insieme possiamo dare un forte segnale di civilta’ e dimostrare il vero volto della nostra citta’ che non si lascia intimorire”.(Giuliano Pisapia)

Non so, saranno paranoie mie, ma a me tutto cio’ puzza di sacrestia.

A partire dallo slogan (ricalcato sul famoso “Nessuno tocchi Caino”, di ovvia ispirazione biblica), passando dal rito collettivo della pulizia delle strade, per arrivare a quella intenzione espressa di “restituire la città ai milanesi” che sembra la riconsacrazione di una chiesa profanata.

Appare quindi quantomai incomprensibile il rifiuto della destra di aderirvi; come se non ne avessero capito il simbolismo. Nel frattempo, e per la gioia della destra (ma anche di Renzi, Farinetti e compagnia)  si sta facendo passare come ovvia l’equivalenza black block = no expo: “Guerriglia dei ‘No Expo’”, titola il Giorno.

Intendiamoci, i milanesi hanno fatto benissimo a scendere in strada a dare una pulita. Hanno fatto quello che avrebbero fatto qui nel mio paesetto di campagna se fosse successa una cosa del genere. Hanno fatto quello che fecero gli emiliani all’indomani del terremoto. Hanno fatto come i genovesi dopo l’ultima alluvione. Con la differenza che altrove prima si scende in strada a pulire e poi, forse, se ne parla sui social, ma non è mica detto. I milanesi, evidentemente, hanno bisogno, oltre che di vedere Milano pulita, anche di dirsi l’un l’altro “Guarda come siamo bravi noi“. Con in sottofondo l’aroma d’incenso.

“voglio vivere in una città
dove all’ora dell’aperitivo
non ci siano spargimenti di sangue
o di detersivo”

P.s. post-manifestazione. Tutti a dire che è stato un successo, chi dice 15 chi 20mila in strada a pulire. Peccato che da pulire fosse rimasto ben poco, giusto solo un po’ di scritte sui muri, perchè nel frattempo i lavoratori dell’AMSA, zitti zitti, avevano già fatto la stragrande parte del lavoro, il vero “lavoro sporco”, per poi lasciare ai “volontari” il palcoscenico, affinchè potessero farsi selfie mentre grattavano pezzettini di scritte.
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