Silenzio

Grillo urla

Tempo fa avevo quasi smesso di scrivere, mi sembrava che ci fosse già troppo rumore in giro. Da allora è aumentato esponenzialmente e sembra voler continuare ad aumentare. Tutti ossessionati dall’idea di esserci, di farsi vedere, possibilmente in prima fila. “Primo!”, scrive il primo commentatore. E nient’altro, solo “Primo”, il valore sta tutto lì, nessun contributo alla discussione, chissenefrega della discussione, io intanto “sono contento di essere arrivato uno”. Succedeva, magari da qualche parte succede ancora, ma ora c’e’ Twitter e tutti cinguettano, possibilmente per primi, e quando non arrivano primi si ritwittano e ri-ritwittano tra di loro, producendo un’immane massa di bit perlopiù inutili (tranne che al rafforzamento dell’Ego dei cinguettanti, immagino).

Cosi’ come sono perlopiù inutili i commenti ecolalici dei vari grillini che si ergono a difesa del capo. Grillo ha introdotto sdoganato e nobilitato “a sinistra” (a destra c’era già, soprattutto grazie a Bossi) un elemento che nel già ingestibile marasma della comunicazione online sta avendo effetti tremendi: il modello sbraitante. Ho dato un’occhiata al suo blog e c’è da mettersi le mani nei capelli. A parte la questione dei commenti manipolati e fatti sparire, che sulla gestione verticistica e da ducetti del duo la dice molto lunga, è proprio lo stile medio dei commenti che fa impressione: molti paiono cloni del Capo, ne ripetono a pappagallo gli slogan (“Grillo è un megafono!”, ripetono i minifoni) e soprattutto ne hanno adottato lo “stile”, chiamiamolo così, urlante, aggressivo, populista, massimalista.

La forza di attrazione di Grillo sta nell’avere l’aria di un tizio altrimenti ragionevole e pacato, che però è stato portato all’esasperazione da altri e da altro, e quindi urla. Non è così, Grillo ha sempre urlato, è proprio nel suo stile. Però questo gli permette di attirare due categorie molto diverse di persone: persone tranquille, oneste e giustamente esasperate da decenni di vergognosa gestione della cosa pubblica, che vorrebbero poter urlare, qualche volta, e che ora si sentono legittimate a farlo;  e quelli che invece urlano già per conto loro e che magari cominciano ad urlare ancor prima di collegare il cervello. Non è affatto un caso che abbia attirato così tanti ex leghisti: ci hanno ritrovato un’aria di famiglia, col leader che sbraita a loro e loro che si sentono in diritto di sbraitare ad altri. Cosi’ ora la rete è piena di… come definirli? Gente che ha bisogno di imporsi col volume di voce perchè non sa farlo attraverso la forza delle argomentazioni? Onesti e ingenui elettori vittime di una bizzarra forma della sindrome di Stoccolma, che alzano la voce per non sentire la vocina dentro che dice “Hai fatto una cazzata”?

Più in generale, sembra che l’arte dell’ascolto sia morta o moribonda, o quantomeno ampiamente svalutata. La cagnara va di moda e si porta con tutto. Quindi, insomma, la tentazione di tornare nell’ombra c’è. Mi rendo conto che significa darla vinta agli urlatori – chi urla vuole tacitare gli altri, sostanzialmente – e che, se tutti quelli che non sopportano questo clima si chiudessero nel silenzio e restassero solo gli urlatori, sarebbe devastante. Eppure eppure…

«Eppure io credo che se ci fosse un po’ più di silenzio, se tutti facessimo un po’ di silenzio, forse qualcosa potremmo capire»

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2 thoughts on “Silenzio”

  1. Anzi, ottimo, magari il rumore di patatine masticate riesce a coprire un po’ i bercianti. Ed è sicuramente più piacevole.

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