Sfogo citazionista

“35 miglia a Birmingham” di James Braziel (Urania n°1558) è una cagata pazzesca.

P.s.: con ogni evidenza l’estensore dell’articolo che ho linkato non l’ha letto. Se lo avesse fatto saprebbe che l’incolore protagonista non ha alcuna intenzione di andare a Birmingham – e’ la moglie che vorrebbe andarsene, ma a Chicago, non a Birmingham, che lo pungola a lungo e che alla fine lo molla li’ e se ne va, ettecredo, con uno cosi’ – e che il famoso “viaggio fuori dall’inferno”, l’impresa epica di cui si ciancia in quarta di copertina, semplicemente non esiste. E’ tutto e solo un susseguirsi di flashback e riflessioni del protagonista. Noioso, depressivo, inutile.

Credo sia l’Urania piu’ brutto che io abbia mai letto. E ne ho letto davvero parecchi.

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2 thoughts on “Sfogo citazionista”

  1. Sono d’accordo che l’estensore il romanzo non l’abbia affatto letto, descrivendo in quarta di copertina una storia totalmente differente. Di contro ho trovato il romanzo molto bello, scritto magnificamente, con una forte caratterizzazione dei personaggi ed un senso di angoscia nel pensare al futuro, come nella migliore tradizione distopica catastrofista, un genere che regala sempre meno picchi come questo. Ovviamente bisogna essere amanti di questo genere per apprezzare appieno la storia, agli altri lettori potrebbe non piacere come è successo al “soggetto” che non si è firmato e che l’ha troppo severamente giudicato, forse perchè abituato a leggere storie più leggere e mainstrem. Preck

  2. Se il “soggetto” di cui parli sono io (non si è firmato? eh?) no, non sono abituata a leggere storie “più leggere e mainstream”, è che proprio questo non mi è piaciuto affatto. Ma proprio per niente, eh. Ed è curioso come io abbia interpretato in modo opposto rispetto a te: per esempio per me la caratterizzazione dei personaggi è pessima, cosi’ come la scrittura. La storia è del tutto implausibile, il personaggio principale è psicotico, gli altri lo sono solo poco meno, la “storia” (che in sostanza non c’è) è di una noia mortale e arrivi in fondo che se non eri già depresso di tuo lo sei diventato durante la lettura. Prevenendo una possibile obiezione a questo proposito, non è mia abitudine cercare letture “consolatorie”: tanto per dirne una, l’ultimo libro che ho terminato da poco di (ri)leggere è “I volenterosi carnefici di Hitler” di Daniel J. Goldhagen, quello sì un libro da consigliare, a tutti. E di certo non una lettura consolatoria.

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