Quale morale

L’esercito israeliano “è la forza armata piu’ morale che esista al mondo”, dice Barak.

Dato che non specifica a quale morale stia facendo riferimento, forse questo articolo di Gennaro Carotenuto puo’ aiutare a chiarire le idee:

ishot2killsLe magliette di moda nell’esercito israeliano: “meglio ammazzarli da piccoli”

La denuncia scioccante viene dal quotidiano israeliano Haaretz. Ai soldati israeliani piace andare in giro con magliette che superano i classici simbolismi del militarismo per addentrarsi nella guerra del futuro, quella asimmetrica nella quale il protagonista è il cecchino onnipotente con la testa vuota che ammazza civili, meglio se donne e bambini.

E questo si riflette nella moda, nell’abbigliamento dei soldati di Tsahal. Sembra vadano a ruba le magliette con disegni di bambini presi nel mirino, oppure madri piangenti sulle tombe dei figli oppure t-shirt come quella nella foto che mostra una donna palestinese incinta e lo slogan: “con un tiro due piccioni”.

Tutte le scritte sono per “uomini veri”, notevole per un esercito che fa dell’integrazione delle ragazze motivo d’immagine. I riferimenti sessuali, perfino allo stupro, sono continui come sono continui quelli alla maternità “piangeranno, piangeranno”. A una maglietta che mostra un bimbo ammazzato si accompagna un “era meglio se usavano il preservativo”. A quella con un bambino palestinese nel mirino si accompagna un “non importa quando si comincia, dobbiamo farla finita con loro” che suona in italiano come “meglio ammazzarli da piccoli”.

Leggi tutto il reportage di Haaretz qui e conserva questo link per la prossima volta che ti diranno che i palestinesi educano i figli alla cultura dell’odio.

11 thoughts on “Quale morale”

  1. Poi strillano e battono i piedi se si sveglia qualcuno e dice “però forse l’omino con i baffetti non aveva tutti i torti”…

  2. “nella guerra del futuro, quella asimmetrica”
    A me sembra la guerra del passato, un passato grosso modo compreso tra la conquista inglese dell’India e l’invasione americana dell’Iraq, con momento culminante in “battaglie” (rectius: massacri) come quelle di Omdurman o di Amba Aradam.
    Ad ogni modo, andrebbe notato che è un’organo di informazione israeliano a diffondere questa obbrobriosa notizia.

  3. A ben guardare sono poche le guerre non asimmetriche, ma a me pare indubbio che una “guerra” che veda un esercito ipertecnologizzato che spara su una popolazione quasi inerme e chiusa in un enorme ghetto, tipo tiro al bersaglio, sia un po’ piu’ asimmetrica.
    Su Haaretz hai ragione, non e’ la prima volta che pubblica reportages simili. Ma e’ pur sempre un’eccezione.

  4. Sì, sì, parlavo di quel genere di guerre. Come quella tra la Gran Bretagna e gli Ashanti nel 1896, in cui il generale inglese Baden-Powell (sì, quello) si lamentò della resa del nemico senza che fosse sparato un colpo. Semplicemente, non c’era possibilità di resistere, e il re Ashanti l’aveva capito. Va detto però che gli inglesi non puntavano a colonizzare il paese nel senso di insediarvi una popolazione bianca espellendo i nativi.

    Ah, e sì, gli Ashanti stavano alla coscienza civile del tempo come i Talebani stanno alla nostra, praticavano la schiavitù su larga scala e i sacrifici umani ai loro idoli, e altre cose abbastanza sgradevoli.

  5. Beh, niente male. L’attitudine truculenta degli Ashanti – non paragonabile nemmeno alla lontana con il popolo palestinese – non induce comunque gli Inglesi a pensare di cacciarli tutti o sterminarli. Che dei colonizzatori ottocenteschi fossero migliori dell’ “esercito piu’ morale del mondo” mi sembra notevole.

  6. No, sei ottimista. Ci avevano _pensato_ a sterminarli tutti e/o cacciarli, ma
    A) certi convinti che sarebbe bastata la selezione naturale a fare il lavoro sporco (siamo in piena antropologia razziale)
    B) nessun inglese voleva davvero stabilirsi in Ghana
    C) sterminarli o cacciarli tutti costava molto. Molto più semplice sfruttare loro e le risorse del loro paese
    D) Prevalentemente, Israele non vuole seriamente sterminare i palestinesi, e una parte sostanziale dell’opinione pubblica israeliana non vuole nemmeno cacciarli (quelli che sono rimasti, dico) – o quantomeno non sarebbe disposta ad assumersi la responsabilità di questa cacciata – suppongo però che si sentirebbero molto sollevati se improvvisamente i palestinesi scegliessero spontaneamente di migrare tutti in “qualche altro posto, possibilmente lontanissimo”.
    E) l’attitudine truculenta degli Ashanti era solo un pretesto, agli occhi degli inglesi, per poter andare lì a “civilizzarli”. Il sionismo non ha nessun tipo di pretesa di “civilizzazione” dei palestinesi, al massimo pretende di occupare la loro terra :D

  7. Il sionismo non ha nessun tipo di pretesa di “civilizzazione” dei palestinesi, al massimo pretende di occupare la loro terra

    E non e’ molto peggio? °_° A distanza di tutto quel tempo, per di piu’…
    Hai detto bene, Israele “non vuole seriamente” sterminare o cacciare i palestinesi, ma solo nel senso che non vuole assumersene la responsabilita’ agli occhi dell’opinione pubblica mondiale. Se non avessero gli occhi del mondo addosso, scommetto che i palestinesi sarebbero estinti gia’ da un pezzo, almeno li’.

  8. Uppe, non sto giustificando il sionismo, che io ritengo una ideologia politica fondamentalmente ingiusta, A PRESCINDERE dal fatto che sia un’ideologia prodotta da e destinata a (perlopiù) ebrei.
    Sto però, nei limiti delle mie capacità, cercando di descriverlo correttamente.
    Sul fatto che “non voglia sterminare” da un punto di vista puramente etimologico (ex-terminare=cacciare dai confini) sarebbe falso. In linea teorica, il sionismo auspicherebbe la costituzione di uno Stato Ebraico in (tutta o parte, dipende) la Palestina e come conseguenza, eventuale e “deprecabile”, l’espulsione/scomparsa dei palestinesi. Corrisponde ad uno dei due modelli del colonialismo ottocentesco, e cioè al modello che potremmo chiamare “del Dominion” (anche se di per sé non ha necessariamente a che vedere con la forma istituzionale del Dominion, che infatti fu applicata anche a paesi che, come l’Irlanda, non avevano avuto quel modello) come opposto al modello “della Colonia” (applicato ad esempio nel paese Ashanti, parte della colonia della Costa d’Oro, oggi Ghana) che non prevedeva lo spossessamento o la cacciata dei nativi ma solo il loro assoggettamento.

  9. Oooops… ciao Roberta :) Sto un po’ trascurando il blog, si vede? :P In effetti in questo periodo non ci sono molto, prima o poi ricompariro’…
    Un abbraccio :)

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