L’onda lunga

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Fossi in Obama, ora andrei all’Henry Ford Museum per rendere omaggio a questo autobus. Questo e’ l’autobus su cui, il 1° dicembre 1955, Rosa Parks si rifiuto’ di alzarsi dal posto che aveva occupato e di cederlo ai passeggeri bianchi. Non credo che Rosa allora capisse davvero che cosa stava cominciando, con quel suo semplice gesto; e non credo che avrebbe potuto immaginare che l’onda lunga di quel rifiuto avrebbe portato gli USA, mezzo secolo dopo, ad avere un presidente afroamericano.

Ho sentito in diretta alla radio le urla di gioia di Chicago, alle 5 del mattino, quando la CNN ha dichiarato che Obama era diventato il 44° presidente degli Stati Uniti; e ho provato qualcosa di simile a quando seppi che Nelson Mandela era diventato presidente del Sudafrica. Un sogno, qualcosa di impossibile che era diventato realta’.

E devo render merito a McCain, perche’ persino lui, nel discorso in cui ha riconosciuto la sconfitta, si e’ congratulato con Obama non solo per la vittoria personale, ma anche perche’ (vado a memoria, il senso era questo) si tratta di una vittoria immensa per gli afroamericani e per gli Stati Uniti, un passaggio storico, il momento in cui gli Stati Uniti dimostrano davvero che chiunque, se dotato di capacita’ e buona volonta’, puo’ realizzare i propri sogni. Ne pareva persino orgoglioso…

Beh, insomma, si sara’ capito, a me questo mondo non piace tanto; ma in certi momenti un pochino  mi piace, ecco.

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Add on, 6 novembre:

Aggiungo la segnalazione di questo post di Aramcheck, che non la pensa come me sull’importanza del fatto che Obama sia nero, ma fa alcune osservazioni interessanti. Ne rubo la conclusione:

Quindi auguri a Barak Obama, al suo cambiamento se davvero arriverà e alla sua sfida nel raccogliere una nazione che rischia di andare in pezzi, ricordandogli che se alla prima visita diplomatica in Italia troverà un esercito di politicanti di colore che gli scodinzola vicino non avrà sbagliato aereo prendendone uno per l’Etiopia: sara’ soltanto lucido da scarpe spalmato sulle  solite facce. Siamo sempre noi i simpatici italiani che nessuno prende sul serio, quelli che mentre lei cerca per ora a parole di cambiare il mondo stanno qui a discutere del coccolone di Andreotti (col cazzo che  il vecchio vi muore in diretta! C’avete sperato lo so…), le esternazioni senili di Cossiga (lunga vita a lei Presidente Emerito! se campa altri dieci ci dirà anche chi ha ammazzato Kennedy!) e del sempre verde Licio Gelli che dopo la militanza fascista, il collaborazionismo coi nazisti  e le logge massoniche eversive si ritrova a novantanni a condurre un programma televisivo. E poi dicono che è l’America il paese dove puo’ succedere di tutto…

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6 thoughts on “L’onda lunga”

  1. “Non credo che Rosa allora capisse davvero che cosa stava cominciando, con quel suo semplice gesto”

    Non ne sarei così sicuro. Da quel che ricordo di una sua intervista, si trattava di un’azione deliberata e concordata.
    Invece penso che non si sarebbe aspettata la vittoria di un presidente “quasi” afroamericano cinquant’anni dopo.

  2. Grazie a Dio, è finita un’era, oggi inizia la speranza di un mondo più giusto.
    oggi si avvera un sogno, due piccole africanoamericane correranno per i corridoi della casa bianca
    che Dio lo illumini e lo protegga

  3. Mi sono espressa male. Rosa era certamente consapevole di cio’ che stava facendo (era sposata a un attivista per del NAACP – il National Association for the Advancement of Colored People – e in seguito si iscrisse lei stessa), ma di sicuro non si aspettava che proprio il suo gesto sarebbe stato la scintilla per l’inizio del vero cambiamento (ce n’erano stati altri prima e avevano avuto solo conseguenze locali [1]), cosi’ come non si aspettava di diventare un simbolo mondiale della lotta contro il razzismo.

    Sul fatto che Obama sia “quasi” afroamericano, ho omesso apposta i distinguo. Ti riporto quanto ho ascoltato ieri sera su radiopopolare: una signora italoamericana intervistata per telefono ha detto che per l’americano medio Obama non e’ “mezzo bianco e mezzo nero”, ma nero e basta; e che per molti vale ancora la vecchia regola per cui si e’ neri se si ha “one drop” di sangue nero. Gli altri dettagli sulla sua biografia sono – sempre per l’americano medio – altrettanto irrilevanti.

    [1] “Her action was not the first of its kind: Irene Morgan, in 1946, and Sarah Louise Keys, in 1955, had won rulings before the Supreme Court and the Interstate Commerce Commission respectively in the area of interstate bus travel.” Fonte: Wikipedia.

  4. Bello questo aneddoto. Quoto tutto il resto.

    Anch’io ho seguito la diretta, e ho provato una sensazione strana a spiegarsi. Speriamo che Obama non deluda le tante aspettative.

  5. Forse ce ne sono troppe, di aspettative su di lui. Ne deludera’ una parte comunque, per forza. In ogni caso la portata simbolica della sua elezione sta a monte, si potrebbe dire che e’ un’aspettativa gia’ realizzata.

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