Carta straccia

Miguel ha pubblicato una cosa interessante.
Si tratta di un post su un fatto di cui non si e’ parlato – o almeno io non ne avevo sentito nulla – e a riassumerlo e’ semplice semplice e quasi ovvio: un giornalista che lavorava alla Mondadori da 21 anni e’ stato licenziato dal boss, Berlusconi, per aver criticato pesantemente il boss, cioe’ sempre Berlusconi, nonche’ i suoi prodotti editoriali. E questo mica su una grande testata, no, su un giornale aziendale che Gian Carlo Scotuzzi produceva nel tempo libero. E per averlo fatto piu’ di un anno fa (gli articoli che gli sono costati il posto risalgono ad allora).
La vicenda personale di questo giornalista e’ senza dubbio una brutta storia, ma cio’ che a me ha colpito di piu’ e’ l’analisi assolutamente impietosa che Scotuzzi, da insider, fa dell’editoria-spazzatura, delle ragioni dell’esistenza di simili prodotti editoriali, dei meccanismi che ne regolano la  produzione, del pubblico a cui si rivolgono e via dicendo. Da leggere.

Dunque la Mondadori non vende informazione e formazione ai lettori dei propri periodici, ma vende i lettori dei propri periodici agli inserzionisti pubblicitari. E i lettori più ambiti dalla pubblicità sono quelli più sensibili alle sue sirene consumistiche; quelli più deculturati, più acritici, più creduloni, più ingenui, più psicologicamente fragili, più influenzabili, più irretibili da slogan pubblicitari, che sono insensate esortazioni ad acquistare questo e quello.
Selezionare un lettorato di idioti implica sfornare giornali altrettali. Confezionati da scribacchini che, se proprio e tutti idioti non sono, con gli idioti devono essere in sintonia, per coglierne aspirazioni e capirne la psicologia elementare, infantile, ai limiti del patologico e oltre.

Sulla psicologia dei consumatori di informazione “bassa”, ma anche sul perche’ la tv tenda a un livellamento verso il basso e alla “prevalenza del cretino”, un’ottima puntata di “Castelli in aria”, un programma di rai3, in cui si scopre anche come mai «i politici sono peggiori di tutti noi».

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