Segni della fine

Poco fa, su radiopopolare, parlavano di arte contemporanea. Una tipa che a quanto pare di mestiere fa il critico d’arte – trad.: ci mangia – magnificava un tale Franko B (uno che fa performances in cui si tagliuzza e sanguina, preferibilmente su lunghe passerelle, nudo e tutto dipinto di bianco). All’interno del paragrafo “coda di paglia” (perche’ la gente comune non apprezza questo genere di “arte” e anzi lo trova brutto e si scandalizza, poveri ignoranti che non siete altro), ha detto una cosa che non potevo lasciare li’, chiusa in pochi minuti di trasmissione radio e destinata all’oblio: ha detto che il pubblico si affolla alle mostre degli impressionisti perche’ sulle scatole di cioccolatini a lungo furono riprodotte le loro opere; e percio’ associa agli impressionisti il concetto di dolcezza e fa ressa alle esposizioni.

Capito? se non vi piace l’arte contemporanea e amate gli impressionisti e’ perche’ avete mangiato troppi cioccolatini da piccoli.

25 thoughts on “Segni della fine”

  1. Nemmeno. Io dei cerotti con sulla scatola quel tizio li’ non li comprerei.

    La tipa ha anche tirato in ballo l’arte del passato, l’iconografia religiosa sanguinolenta di santi trafitti da frecce, scorticati o decapitati etc. Il senso era: “se quella la chiamiamo arte, e’ arte anche uno che si tagliuzza durante una performance”. Il che significa dimenticare un sacco di cose, pero’.

    Per esempio, che quelle immagini erano commissionate dalla chiesa al preciso scopo di incutere timore, reverenza e sottomissione al gregge dei fedeli; che il linguaggio con cui erano realizzate era interpretabile da chiunque, almeno al suo registro inferiore (cioe’ senza tenere conto delle stratificazioni di significato accessibili solo agli eruditi, che certo erano presenti, ma in modo accessorio rispetto al fine); e che la realizzazione pratica delle opere comportava maestria, esperienza, senso estetico, manualita’, inventiva, etc., il che permetteva e permette di far apprezzare quelle opere anche al di la’ del contenuto, della valenza religiosa, dei messaggi che veicolavano. Insomma, un San Sebastiano del Mantegna e’ bello da vedere anche se per me non assume alcun significato religioso. E il famosissimo Davide che regge la testa di Golia, del Caravaggio, per quanto ritragga una scena da Grand Guignol, e’ un vero capolavoro.

    En passant, i cosiddetti artisti contemporanei spesso insistono sull’uso di se’ e del proprio corpo come mezzo di espressione. Non hanno inventato nulla nemmeno in questo: Caravaggio ritrasse se stesso nei panni di Golia, il proprio capo mozzato con tanto di sangue che sgocciola. Ma con che classe, signor Franko B…

    Per finire, che qui sta diventando un trattato: la tizia alla radio se la prendeva con la gente che si scandalizza, dimenticando che quello di scandalizzare i benpensanti e’ stato ed e’ uno degli obiettivi piu’ importanti degli artisti contemporanei (per molti sembra sia l’unico); poi pero’, quando questo avviene davvero, se la prendono. Vorrebbero poter scandalizzare per prassi, pur continuando ad essere amati dal pubblico. Un po’ come quei figli “ribelli” che ne combinano di tutti i colori ai genitori, salvo poi andare a piagnucolare sul lettino dello psicanalista su quanto papa’ e mamma siano cattivi e non li capiscano. La ribellione adolescenziale eretta a sistema. Se fossi uno psic ci scriverei su un trattato davvero, ho l’impressione che ci sia materia in abbondanza.

  2. Ma la tizia viene pure pagata per dire queste fregnacce?!
    Bah… andassero a studiare un po’ di storia e critica dell’arte, ‘sti geni…

  3. “La ribellione adolescenziale eretta a sistema. ”
    probabilmente è la miglior descrizione della civiltà occidentale degli ultimi 40 anni.

  4. Grazie fal, ma credo che non sia cosi’. La civilta’ occidentale e’ ferma all’infanzia, quella in cui il mondo sembra infinito, le risorse pure, e si fanno le sassaiole con le bande avversarie.

  5. il commento della critica è stupido ma non parlate di cosiddetti artisti contemporanei, la grande arte del passato, quella che non è più in discussione, è stata a suo tempo arte contemporanea e spesso derisa.

    Non conosco quell’artista che è stato descritto, ne ho solo sentito parlare, certo la tizia in questione non gli ha fatto un gran servizio, posto che valga qualcosa.

    ciao upuat
    maria

  6. Ciao maria :)

    Si e no. E’ abbastanza vero dall’800 in poi, da quando cominciarono a spuntare le avanguardie. Successe qualcosa di simile per gli impressionisti, per esempio, ma i rapporti erano invertiti: non era il pubblico a criticare e a snobbare le mostre, quanto piuttosto gli accademici, i critici, i “professionisti” dell’arte, quasi temessero quello che poi accadde, e cioe’ che il pubblico avrebbe preferito di gran lunga i nuovi modi espressivi a quelli consacrati dai templi dell’arte.
    Quello che ora non va, e non va per niente, e’ proprio che il sistema critici-galleristi-musei incensa qualsiasi schifezza; e’ un sistema chiuso, totalmente autoreferenziale, che crea valore monetario a partire dal vuoto spinto. Cio’ che nel passato decreto’ il successo di avanguardie e artisti all’inizio snobbati – ripeto, dalla critica e dagli accademici – fu proprio il successo di pubblico.
    E prima del XIX secolo neppure questo succedeva: gli artisti, anche gli innovatori, parlavano un linguaggio comprensibile, lo personalizzavano introducendovi varianti, ma sempre entro l’ambito di cio’ che era ed era sempre stata considerata arte. Non c’era la ricerca spasmodica del “nuovo”, non era nemmeno concepibile un’arte fatta unicamente per rompere drasticamente col passato, un’arte che avesse come suo valore principale e spesso unico proprio l’innovazione, la rottura, lo scandalo. In questa accezione (che sembra l’unica rimasta) l’arte contemporanea ha cominciato ad esistere solo col XX secolo.

  7. cara upuaut,
    sul sistema chiuso critici-galleristi-musei ed io aggiungerei mercato sono completamente d’accordo, ma si tratta di vedere più in generale cosa resisterà al vaglio del tempo ,
    molte cose saranno dimenticate, altre saranno ricononosciute e considerate espressione dei tempi che adesso viviamo.
    maria

  8. Si, il mercato e’ la controparte, la conditio sine qua non di tutto il circuito, il vero scopo delle supercazzole dei critici.
    Hai ragione a dire che occorre aspettare e vedere cosa resistera’ al vaglio del tempo, ma hai secondo me ancora piu’ ragione nel dire che molte “opere” contemporanee saranno considerate espressione dei tempi che adesso viviamo… forse e’ per questo che, per lo piu’, mi fanno schifo. :D

  9. Uhm, di questo passo diremo anche immaggine, obbiettivo, accellerazione, inerente il, lo, la. Anzi, in giro per giornali già un uso prolungato di simili modernità. Dovrò darmi una spolverata. Peccato che sia rimasto legato al Georges e sia napoletano. Che c’entra, mi dirai. Beh, a Napoli usiamo il condizionale al posto del congiuntivo, ma tutti ce lo correggono.

  10. Cosa distingue uno nudo tutto dipinto di bianco che si tagliuzza e sanguina fornito di supporto critico da che ha da uno uno nudo tutto dipinto di bianco che si tagliuzza e sanguina senza supporto critico? :?

  11. Va bè, ieri sera nella smania di scrivere veloce ho tirato fuori la dislessica che è in me. Fortuna che mi sono fatta capire. :D Scusatemi.
    Comunque, dicevamo, se la differenza è il supporto critico, allora la vera opera d’arte è il supporto critico, no?

  12. Si e no. Non dovrebbe essere cosi’ ma, per come funziona oggi il mondo dell’arte, a conti fatti cio’ che determina il successo di un artista e’ l’apparato critici-galleristi-collezionisti che gli ruota attorno e non – temo – il suo valore artistico reale. Valore che , tra parentesi, e’ molto difficile definire e circoscrivere.

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