La voce del padrone

Lo diceva gia’ Pasolini nel ’75, nel famoso articolo «Il vuoto del potere» (comunemente noto come «La scomparsa delle lucciole») che il potere era passato di mano, che era diventato “altro”, sfuggendo a chi credeva di controllarlo; e che i politici “teste di legno” ancora non avevano compreso la mutazione in atto:

Per quanto ciò possa sembrare prossimo alla criminalità la loro inconsapevolezza su questo punto è stata assoluta; non hanno sospettato minimamente che il potere, che essi detenevano e gestivano, non stava semplicemente subendo una “normale” evoluzione, ma sta cambiando radicalmente natura.

Questa nuova natura di cui parlava Pasolini era quella del mercato, del denaro, delle multinazionali, degli interessi economici come primo – e spesso unico – metro per decidere. E concludeva cosi’:

Di tale “potere reale” noi abbiamo immagini astratte e in fondo apocalittiche: non sappiamo raffigurarci quali “forme” esso assumerebbe sostituendosi direttamente ai servi che l’hanno preso per una semplice “modernizzazione” di tecniche. Ad ogni modo, quanto a me (se ciò ha qualche interesse per il lettore) sia chiaro: io, ancorché multinazionale, darei l’intera Montedison per una lucciola.

In effetti la “forma” che avrebbe assunto di li’ a non molto – l’imprenditore d’assalto ex palazzinaro e padrone di meta’ dei media italiani che entra in politica per curare direttamente i propri interessi – credo non l’avrebbe potuta immaginare nemmeno nei suoi peggiori incubi.

L’articolo mi e’ tornato in mente oggi mentre ascoltavo il gr di radiopopolare delle 12.30. In esso si diceva che il presidente Napolitano oggi ha partecipato a un convegno dell’Aspen Institute a Villa Madama. Detta cosi’ sembra una sciocchezzuola. Ma cos’e’ l’Aspen Institute? E come mai puo’ permettersi di indire un convegno nella sede di rappresentanza del Ministero degli Affari Esteri?

L’Aspen Institute è un’organizzazione internazionale non profit fondata nel 1950 e finalizzata a incoraggiare le leadership illuminate, le idee e i valori senza tempo e il dialogo sui problemi contemporanei,

dice la stringatissima voce di Wikipedia. Sul sito dell’Aspen Institute italiano (“filiale” di quello internazionale) si legge:

Aspen Institute Italia è un’associazione privata, indipendente, internazionale, apartitica e senza fini di lucro dedicata alla discussione, all’approfondimento e allo scambio di conoscenze, informazioni e valori. La sua missione è l’internazionalizzazione della leadership attraverso un metodo che privilegia l’approfondimento di temi strategici della realtà contemporanea e il confronto tra culture e posizioni diverse in condizioni di riservatezza e libertà espressiva.

La cosa diventa piu’ chiara se si va a guardare chi ne fa parte:

Il meglio dell’industria italiana, delle banche e delle assicurazioni, non c’è settore che manchi all’appello : dalle Generali alla Fincantieri, da Confindustria alla Rai a Mediaset; da Pirelli alle Poste Italiane, dalla società Autostrade all’Enel, dalla Fiat alla IBM Italia, dalla Italtel alla Banca nazionale del lavoro (…) E questo solo per rimanere nel bel paese, perché se appena facciamo capolino fuori dai nostri confini i nomi diventano pesantissimi, da Condy Rice al “filantropo” Soros, dalla Albright a Kissinger.
(…) è membro Aspen anche Romano Prodi naturalmente, e perfino il presidente della Repubblica Napolitano, vecchio comunista.

Eccolo li’, Napolitano, appunto.

Il resto dell’articolo di canisciolti merita una lettura approfondita, perche’ illustra molto bene di che genere e’ la “leadership” che Aspen si pone la missione di “internazionalizzare”.

Cosa sia davvero l’Aspen Institute lo sintetizza efficacemente Miguel Martinez in questo articolo:

Sono un’emanazione dei miliardari che li finanziano, e a loro volta permettono ai miliardari riuniti insieme di dettare la linea alle istituzioni dello stato, ai media, al mondo militare, alla culturale, alla cosiddetta “opinione pubblica”.
E di farlo con qualunque governo ci sia al potere.

Ovvero, proprio cio’ di cui parlava Pasolini nel ’75. Con la fondamentale differenza che ora non si nascondono piu’, i convegni li fanno direttamente a Villa Madama e i politici non sono piu’ inconsapevoli burattini, ma si sono fatti direttamente e consapevolmente cooptare all’interno del meccanismo.

A margine, vale la pena di sottolineare una delle affermazioni di Napolitano al convegno:

“L’Italia deve liberarsi da quella che gli americani chiamano ‘hyperpartisanship’, ovvero da un eccesso di partigianeria politica che e’ l’esatto contrario della ‘bipartisanship'”. (…) Il capo dello Stato sottolinea “la necessita’ di non lasciarsi dividere o paralizzare da contrasti ideologici. Dobbiamo liberarci da questa sorta di ‘camicia di forza’ per procedere avanti”.

Dopo che le ultime elezioni hanno fatto piazza pulita della sinistra, dopo che quello che e’ rimasto dell’opposizione si e’ sdraiato a mo’ di zerbino ai piedi del Capo, lui ancora non e’ contento e parla di un “eccesso di partigianeria politica” che evidentemente sogna di veder piallato. Nessuna asperita’, nessun contrasto. Lasciate fare a noi, signori. Lasciateci lavorare.

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