Sei morto, paga

Questa notizia ha dell’incredibile, se non fosse che siamo in Italia e la faccia di bronzo va di moda e si porta su tutto.

Alle famiglie dei quattro morti nel rogo dell’oleificio umbro del 2006, e all’unico superstite, i legali della Umbria Olii chiedono ora 35 milioni di euro di danni. E questo mentre la procura di Spoleto sta procedendo contro l’amministratore delegato della societa’ per «disastro colposo con l’aggravante “della colpa con previsione dell’evento”, violazione delle norme sulla sicurezza (tra cui l’omissione dolosa dei mezzi di prevenzione) e omicidio colposo plurimo».

Secondo i legali della ditta gli operai “avrebbero dovuto sapere” che i silos contenevano un gas infiammabile e che la fiamma ossidrica non andava usata. L’avrebbero usata per “risparmiare tempo” e perche’ “erano stanchi”. E come no. Lo sapevano cosi’ bene che lo stesso titolare della ditta che stava facendo i lavori e’ morto nel rogo.

Non so voi, ma a me questa cosa disgusta. Mi disgusta cosi’ tanto che evitero’ accuratamente di comprare l’olio prodotto da loro e commercializzato sotto diverse marche. ‘Fanculo.


Aggiornamento 2 luglio 2008

Ricevo nei commenti il seguente intervento da parte dell’azienda Monini, nella persona di Maria Flora Monini:

Buona sera, sono MariaFlora Monini, leggo con molta sorpresa e disappunto questo coinvolgimento completamente errato ed estraneo della nostra Azienda nella vicenda Umbria Olii. Non c’è assolutamente nessuna attinenza tra il disastro che purtroppo è accaduto nel nostro territorio, del quale siamo tutt’ora costernati, e la produzione del nostro olio extravergine di oliva. Ci tengo a voler chiarire ed informare che la Umbria Olii raffina sansa ( residuo della lavorazione delle olive ) e in quanto tale non è coinvolta assolutamente nel ciclo produttivo dell’ olio extravergine di oliva Monini o di qualsiasi altro nostro prodotto. Quindi, nell’ esprimere ancora una volta il nostro cordoglio alle famiglie coinvolte nel disastro, vi chiediamo cortesemente di voler eliminare dalla news ogni riferimento riguardante la nostra Azienda, compreso il nostro logo – la spremuta di olive – che campeggia in cima alla news. Per qualsiasi chiarimento sono a vostra disposizione via email sul sito http://www.monini.com
Cordialmente,

MariaFlora Monini

E a seguito riporto anche la mia risposta:

Gentile Signora,
nel fare il nome della vostra azienda mi sono basata su cioe’ che dichiara la stessa Umbria Olii in questa pagina:
http://www.umbriaolii.com/portfolio.html
Al primo posto tra le aziende e’ citata proprio la Monini. Se cio’ non corrisponde al vero, vi invito a muovervi presso la Umbria Olii affinche’ tolgano dalla pagina ogni riferimento alla Monini. Quando cio’ avverra’, saro’ ben lieta di aggiornare ulteriormente il post. Nel frattempo, pubblichero’ come update la sua risposta affinche’ i lettori ne siano informati.


Aggiornamento 3 luglio

Le stanno tentando proprio tutte, sembra. Questa e’ fresca fresca:

Nuovo colpo di scena nella vicenda relativa all’esplosione verificatasi alla Umbria Olii il 25 novembre 2006 nella quale morirono quattro lavoratori di una ditta esterna. Dopo la richiesta di risarcimento chiesta dal legale rappresentante dell’azienda di Campello sul Clitunno, Giorgio Del Papa, alle famiglie delle vittime e all’unico superstite della strage, il suo avvocato difensore, Giuseppe La Spina, nelle ultime ore ha ricusato il giudice, chiedendo alla Cassazione di trasferire il processo in un altra sede. Il gip ha quindi sospeso l’udienza preliminare che l’11 luglio avrebbe dovuto vedere il pronunciamento sull’eventuale rinvio a giudizio, in attesa della decisione della Cassazione.

Ma se venerdì prossimo non ci sarà l’udienza, il 15 luglio, invece, al Tribunale di Spoleto il giudice Carmine Pinelli sarà chiamato a decidere sulla richiesta di risarcimento presentata da Del Papa.

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58 thoughts on “Sei morto, paga”

  1. Vorrei sapere anch’io le altre marche…non ci posso credere, mi sale la rabbia e la convinzione sempre più forte che in Italia non è più possibile vivere dignotosamente, dobbiamo augurarci che non ci succeda mai nulla di brutto perchè tanto a noi poveretti nessuno ci aiuta.

    italiana sempre più delusa…

  2. Ho trovato le altre marche:

    MONINI
    BERTOLLI
    MINERVA OLI
    GRUPPO SALOV (SAGRA BERIO)
    HEINZ
    CIRIO
    GRUPPO CREMONINI
    SYSCO
    WORLD FOOD
    FRESHDIRECT
    COLES

  3. avete usato un logo e fatto i nomi di alcune aziende che niente hanno a che vedere con l’attività della umbria olii. Quest’ultima , infatti, è una raffineria di olii di sansa . le altre aziende da voi citate lavorano ed imbottigliano olii extravergini di oliva che come tipologia di prodotto stà agli antipodi per qualità e valore.
    boicottare il lavoro di aziende sane e dal comportamento etico per penalizzarne una che, probabilmente, non ha messo in atto il piano di prevenzione del rischio verso i suoi operai e quelli delle ditte che operano per lei,causandone una tremenda morte, non mi sembra cosa sensata.
    Sopratutto non coglie nel segno di ottenere un effettivo boicottaggio di quella attività.

    accertarsi che il cervello sia collegato, prima di azionare la bocca.

    peppemattu.

  4. Buona sera, sono MariaFlora Monini, leggo con molta sorpresa e disappunto questo coinvolgimento completamente errato ed estraneo della nostra Azienda nella vicenda Umbria Olii. Non c’è assolutamente nessuna attinenza tra il disastro che purtroppo è accaduto nel nostro territorio, del quale siamo tutt’ora costernati, e la produzione del nostro olio extravergine di oliva. Ci tengo a voler chiarire ed informare che la Umbria Olii raffina sansa ( residuo della lavorazione delle olive ) e in quanto tale non è coinvolta assolutamente nel ciclo produttivo dell’ olio extravergine di oliva Monini o di qualsiasi altro nostro prodotto. Quindi, nell’ esprimere ancora una volta il nostro cordoglio alle famiglie coinvolte nel disastro, vi chiediamo cortesemente di voler eliminare dalla news ogni riferimento riguardante la nostra Azienda, compreso il nostro logo – la spremuta di olive – che campeggia in cima alla news. Per qualsiasi chiarimento sono a vostra disposizione via email sul sito http://www.monini.com
    Cordialmente,

    MariaFlora Monini

  5. Ma peppemattu, O_o noto che il sito di Umbria olii parla proprio esplicitamente anche di olii di oliva vergini ed extravergini. E cita fra le sua collaborazioni, che potrebbero anche esser cessate ma comunque sembrano esserci state, le aziende qui riportate. Nulla di inventato, direi

  6. Gentile Signora,
    nel fare il nome della vostra azienda mi sono basata su cioe’ che dichiara la stessa Umbria Olii in questa pagina:
    http://www.umbriaolii.com/portfolio.html
    Al primo posto tra le aziende e’ citata proprio la Monini. Se cio’ non corrisponde al vero, vi invito a muovervi presso la Umbria Olii affinche’ tolgano dalla pagina ogni riferimento alla Monini. Quando cio’ avverra’, saro’ ben lieta di aggiornare ulteriormente il post. Nel frattempo, pubblichero’ come update la sua risposta affinche’ i lettori ne siano informati.
    E ora tolgo l’immagine.

  7. L’unica cosa da fare è BOICOTTARE con una rigidità maniacale.Questi esseri,che qualcuno(complice9chiama umani,dovrebbero essere spediti fuori dal Pianeta,affinchè si portino dietro con loro le loro schifosissime miserie,per questa gente conta solo il denaro ed è per questo che non meritano di respirare.

  8. Prima di tutto complimenti alla Monini per lo staff marketing: possibile che nessuno si sia accorto che il loro logo compare su un sito del quale si dichiarano estranei ???
    Altra considerazione: se fai un intervento così specifico, come la pulizia di cisterne d’olio, devi essere perfettamente informato sulle azioni che puoi intrapprendere e quelle che devi evitare ! E questo, ovviamente, vale per chi gestisce l’azienda (e che quindi deve dare direttive precise agli operai) . La superficialità spesso si paga cara, troppo cara !
    Ho trattato commercialmente col rag. Del Papa: non è cinico, è serio e trasparente.
    La mia impressione è che in Italia ci improvvisiamo troppo e siamo troppo bravi a fare tutto, anche quello che non sappiamo fare.
    E troppo spesso, di questo, ne pagano le conseguenze coloro che non ne hanno responsabilità, nè colpa.

  9. Bhe non mi sembra assolutamente che la Umbria Olii produca solo olio di sansa tant’è vero che sul sito vi è tale dicitura: “La Umbria Olii inoltre seleziona,certifica, garantisce per Voi i suoi prodotti, componenti essenziali della dieta mediterranea, particolarmente indicati per una sana e corretta alimentazione.” L’olio di sansa non si usa per una sana e corretta alimentazione!!! Comunque il fregiarsi di aver collaborato con aziende importanti, come ha messo nel suo sito l’Umbria Olii, non fa di queste ultime delle “complici”, ritengo che dopo questo polverone nei panni delle aziende citate sul sito prenderei le distanze anche perchè l’immagine è tutto e il web non perdona soprattutto se cominciano a crearsi le famose catene di S. Antonio che si propagano a macchia d’olio (per rimanere in tema) e vengono inviate tramite email

  10. Odio le catene di Sant’Antonio, di qualunque natura esse siano.

    “ritengo che dopo questo polverone nei panni delle aziende citate sul sito prenderei le distanze”

    Quoto.

  11. per pape:

    se in una ditta produttrice di bottiglie per confezionamento, cade un operaio dentro l’impasto della silice a 1000 gradi, ed il titolare chiede alla famiglia un rimborso per i danni materiali causati da questo infortunio, dobbiamo boicottare tutti i clienti di tale ditta , per il fatto di aver usato quella marca di bottiglie?

    se in una ditta che produce bulloni un dipendente si trancia un braccio sotto una pressa e muore dissanguato, ed il titolare chiede alla famiglia un risarcimento per la mancata produzione del loro congiunto per quella giornata, dobbiamo boicottare tutti coloro che hanno usato i bulloni di quella ditta per assemblare i loro macchinari ?

    ( vado avanti ? )

    La umbria olii ha citato delle aziende a titolo di referenza, altro conto se abbia o no messo in pratica tutte le direttive della L 626 allo scopo di non esporre nessuna persona ai rischi intrinseci che durante le lavorazioni si possono presentare. Legge che affida al titolare dell’impresa la responsabilità ultima di cio che avviene nei propri ambienti lavorativi.

    nella fattispecie: erano stati informati i 4 operai che dentro le cisterne sull’esterno delle quali stavano saldando una passatoia, vi era stato contenuto dell’olio di sansa che contiene lo 0.02% di esano, solvente altamente infiammabile e volatile ( fatti i conti quanto può essere su 5000HL !!! ) ?
    Gli era stata fatto firmare il piano di sicurezza al loro ingresso in azienda ?
    Era presente quel sabato mattina l’ R.S.P.P. della umbria olii a vigilare sulle corrette procedure delle lavorazioni?
    Se non abbiamo queste risposte asteniamoci dal promuovere azioni di boicottaggio verso aziende che la 626 la applicano e… colleghiamo il cervello prima di azionare la bocca.

    peppemattu.

  12. Peppe, ma tu leggi, oltre che scrivere e consigliare agli altri “colleghiamo il cervello prima di azionare la bocca”? (la bocca? tu scrivi con la bocca?)

    La Umbria Olii, nella persona del suo amministratore, e’ inquisita per violazione delle norme sulla sicurezza (tra cui l’omissione dolosa dei mezzi di prevenzione). E questo fin dal giorno dopo l’esplosione. Questo ti dice nulla, a proposito dell’applicazione della 626? A me dice che c’e’ perlomeno qualcosa DI GROSSO che non va. E quello che soprattutto non va e’ questa azione indegna nei confronti delle famiglie delle vittime.

    A proposito, circa i due esempi (stupidi, permetti) che fai: si, quelle due ipotetiche aziende meriterebbero di essere boicottate.

    E infine: siccome questa e’ casa mia e non mi piace chi entra sputazzando, se sei in grado di interloquire senza offendere me e gli altri commentatori va bene, ma se ripeti per la terza volta qualcosa di simile alla frase che ho citato prima, o qualcosa che io giudicassi altrettanto offensivo, saro’ costretta a metterti alla porta.

  13. Peppe, pazienta, eh. Guarda che non sono nemmeno entrata nel merito della questione, delle norme di sicurezza, e dei boicotaggi. _Tu_ hai scritto che la Umbria Olii produce oli di sansa, _io_ ho rilevato che nel loro sito parlano anche di olii di oliva, anche extravergini. Non mi sembra un concetto così complesso.

  14. Questo thread mi sembra un esempio lampante della poca cultura e della alta disinformazione che circonda il mondo dell’olio d’oliva qui in Italia. lavoro anch’io nel campo, e quindi conosco i processi produttivi, quindi vi posso dire che:

    1) se leggeste (su un qualsiasi sito che parla d’olio d’oliva, ad es. il sito Monini, o il sito Carli, o siti specializzati ecc) info circa il processo produttivo dell’olio extra vergine di oliva, capireste che a volte i prodotti di “scarto” (meglio dire, di uscita) della lavorazione dell’oliva per estrarne l’olio extra vergine, possono essere poi mandati (ceduti) a facility di raffinazione (Umbria Olii ad esempio) le quali, lavorando questo materiale, possono ottenere gli olii raffinati (assolutamente NON commerciabili se non sfusi, e quindi non destinati alla tavola del consumatore di olio extra vergine) destinati ad usi diversi da quello alimentare dell’extravergine; quindi la collaborazione della facility di raffinazione Umbria Olii con le aziende produttrici di Olio Extra Vergine di Oliva (Monini, salov, bertolli e tutte le altre citate in quella pagina) è limitata a questo processo – non riguarda minimamente il loro prodotto che trovate a scaffale.

    2) il fatto che Del Papa citi tra i suoi prodotti olii vergini ed extra vergini di oliva vuole soltanto dire che allo stabilimento, presumibilmente, avranno o affiancato un piccolo ufficio dedicato all’Extravergine (perchè io l’Olio Umbria Olii non l’ho mai visto nei negozi NE’ ce l’ho nel database degli olii con EAN, cioè con codice a barre, cioè vendibili a scaffale, quindi forse vendono solo online, o in sede, boh) oppure che si appoggiano a un qualche piccolo frantoiano o imbottigliatore locale.

    3) detto tutto ciò, è innegabile che se da un punto di vista giuridico la richiesta di Umbria Olii CI POSSA STARE, a livello umano hanno fatto un tonfo tremendo. Anzi dirò di più: le aziende citate in quella pagina del loro sito farebbero bene a chiedere al titolare di Umbria Olii di togliere il loro nome dall’elenco (guardate qua che disinformazione s’è generata su Monini solo per la sfortuna di essere la prima in cima alla lista – se c’era Bertolli in prima posizione, il casino l’avrebbe avuto Bertolli).

    PS: faccia di bronzo la signora Flora? Se io fossi stato il titolare dell’azienda avrei fatto la stessa identica cosa. E pure te, Tony.

  15. La Umbria Olii s.p.a. produce olii in conto terzi e col proprio marchio (“Del Papa”, nome della famiglia fondatrice – informazione reperibile sul sito http://www.umbriaolii.com).
    Volendo boicottare l’azienda che ha compiuto un gesto immorale e fortemente privo di ogni forma di rispetto della sensibilità umana, è necessario boicottare tutti i prodotti che escono dalla loro linee di produzione, indipendentemente se sono a marchio proprio o di terzi.
    Il boicottaggio per arrivare alla Umbriaolii deve necessariamente passare per tutti i loro clienti che sono: i “consumatori diretti” ovvero coloro che acquistano l’olio a marchio Del Papa e quelle aziende che hanno rapporti con la Umbriaolii, di qualsiasi natura essi siano.
    Spiacente per la Monini, ma l’insano ed immorale gesto della Umbriaolii ha recato un danno di immagine anche alla Monini, alla Bertolli, alla Carapelli, alla Minerva oli, ecc.. ecc.. e, se continueranno a fornirsi da loro, subiranno anche un danno economico causato da tutti coloro che sosterranno questo boicottaggio… magari potrebbero chiedere a loro volta un risarcimento alla Umbriaolii per le perdite di profitto che questa situazione andrà a generare…
    così si raggiungerà lo scopo…
    Saluti…

  16. Cioè fammi capire, se io compro dal signor Gino un vetro per la vetrata del mio negozio, e il giorno dopo il signor Gino spara ad una persona… la gente dovrebbe boicottare il mio negozio per il fatto di averne comprato il vetro dal signor Gino? :)

  17. Anzi no, scusa, esempio poco calzante – rigiriamo le parti, se IO vendo un vetro al signor Gino e il giorno dopo il signor Gino spara a sto poro sfigato che già s’è beccato due pallottole nel giro di due reply del thread :D , allora dal giorno dopo la gente dovrebbe boicottare la mia vetreria?

  18. Ciao Gianni,
    non condivido la tua osservazione… qui si parla di collaborazioni durature e non di rapporti saltuari tra due parti, poco importa il tecnicismo o che tipo di business intrattengano le due aziende… chi o cosa fornisce… la Umbriaolii ha compiuto un gesto veramente incredibile… è questo il tema della discussione…
    nel tuo punto 3 hai fatto un’osservazione molto saggia e corretta…
    Personalmente ritengo che se l’intenzione è boicottare la Umbriaolii… non è sufficiente non acquistare più i prodotti a marchio Del Papa perchè il danno provocato potrebbe essere solo marginale…
    In questi casi ne fanno le spese anche quelle aziende che forniscono, vendono o chiedono delle lavorazioni alla ditta inquisita…
    La Umbriolii avrebbe dovuto considerare maggiormente la sensibilità di tutti… soprattutto avrebbe dovuto avere rispetto anche di quelle aziende che, nel loro portfolio, in qualche maniera o misura la “rappresentano”…
    Ritengo di pessimo gusto e indelicato il loro gesto… nessuno è senza peccato… non c’è più la gonga… ma non si può neanche permettere che tutto passi senza conseguenze… ciascuno di noi… deve comunque avere maggiore rispetto degli altri…

  19. per upupaut

    ritiro la frase sul collegamento bocca-cervello come tu hai dovuto togliere il logo di una azienda assolutamente estranea ai fatti di cronaca di cui stiamo parlando.

    ringrazio Gianni per aver puntualizzato cose che ai più sfuggono per il fatto di non essere “addetti ai lavori”.

    Per Pape:

    Pensare che Umbria olii produce olio extra vergine di oliva è sbagliato : essa ne lavora una parte molto piccola ( rispetto al mercato nazionale ) che compra da terzi produttori , lo filtra e lo imbottiglia per poi commercializzarlo, come fanno quasi tutti gli oleifici, con il proprio marchio.
    Essa vende ad altri quello che, invece, raffina ; e qui si pone(va) in una posizione di leader di mercato, in quanto di raffinerie, in italia, non ce ne sono pio così tante.

    L’azione che umbria olii ha intrapreso verso le famiglie delle vittime dell’incidente è assolutamente deprecabile, e lo dimostra la quantità di prese di posizione di enti ed autorità contro di questo, ma lei e lei sola ne è responsabile.

    Scusate l’intromissione in questa ” casa “, ma ho trovato la porta aperta…

    peppemattu.

  20. Che confusione….

    io la penso cosi…

    Ogni tanto ho a che fare con responsabili per la sicurezza, 626 etc etc.
    Quello che mi sembra strano è che prima di cominciare un lavoro succede questo:

    – La U.Olii si fa fare un progetto da un professionista abilitato che PROGETTA PASSERELLE, e sul progetto e sulla richiesta di offerta c’è scritto che non si possono usare fiamme libere;
    – La U.Olii chiede a più ditte che realizzano passerelle un preventivo in base al progetto esecutivo dove c’è scritto che non si possono usare fiamme libere;
    – La ditta che vince la “gara” si appresta ad iniziare i lavori e si comincia a montare la passerella, non prima di essere passata davanti a PIU’ CARTELLI DOVE CI SARA’ SCRITTO “NON SI POSSONO USARE FIAMME LIBERE”. I cartelli ci devono essere per legge, se ci sono sostanze altamente infiammabili.

    Si dovrebbe sapere poi, e non l’ho capito, se la ditta che eseguiva i lavori era al suo primo intevento alla U.Olii o se aveva un rapporto di collaborazione continuativa con la U.Olii

    Purtroppo non si può dare un giudizio leggendo solo queste righe.

    Però.. in maniera semplice…….

    – Gli operai non usano i caschetti, perchè sono scomodi… figuriamoci dotazioni di sicurezza più “serie”;
    – Chi esegue i lavori deve ridurli all’osso, se vuole sopravvivere; ne consegue un risparmio su tutto, anche sulle elementari norme di sicurezza;
    – CHE C…O SE SONO IL PROPRIETARIO DI UN AZIENDA E VEDO UNO CHE SI ACCENDE UNA SIGARETTA A FIANCO DI UN SILOS DI 500.000 lt ( il 2% è 10.000 lt è infiammabile ) C…O vado là gli spezzo le braccia !
    – Secondo me non era il primo lavoro che veniva eseguito in questo modo. Però nessuno “vedeva” perchè andava bene cosi, si risparmiava.

    La responsabilità e sola ed unica di chi ha commissionato i lavori.

    Se ho offeso qualcuno scusatemi, non era mia intenzione. Questo è solo un mio pensiero.

    grazie.

  21. Per Andrea:

    come ho già detto nel mio post e come ha detto Peppemattu nel suo ultimo, Umbria Olii è una raffineria, non un produttore di olive. Se ha un suo prodotto chiamato olio extra vergine di oliva, sarà perchè o compra olive da altri o perchè ha un qualche oliveto in zona (viste le quantità minuscole, potrebbe anche essere).

    Il processo produttivo dell’olio EV d’oliva dei grandi produttori (e anche dei piccoli) è completamente slegato da quello di una raffineria, quindi boicottando i prodotti della grande distribuzione (monini, bertolli ecc) non arrechi alcun danno alla Umbria Olii, ma solo a monini, bertolli ecc, che non hanno nessuna colpa. Così come boicottare i prodotti di Umbria Olii (quali? come ho detto, non li trovi in commercio…) non porta nessun danno a monini, bertolli ecc.

    Giusto per farvi capire che i due mondi sono scollegati, a livello di prodotto che voi comprate (o boicottate! :D )

    Ciao buon pranzo a tutti

  22. Apprezzo molto il fatto che siano comparsi commenti “tecnici”, imparare qualcosa di nuovo non guasta.

    Capisco (in parte) le obiezioni di chi dice che le altre aziende “non c’entrano nulla”, ma boicottare direttamente la U.O. non si puo’, tocca fare cosi’. E lo scopo e’ precisamente che queste altre aziende facciano pressione sulla U.O., si dissocino pubblicamente, etc. Niente di strano, quando si tratta di boicottare un’azienda che non produce direttamente per il pubblico, si fa questo. Sono percio’ d’accordo con Andrea quando dice che un boicottaggio verso la U.O. “deve necessariamente passare per tutti i loro clienti che sono: i “consumatori diretti” ovvero coloro che acquistano l’olio a marchio Del Papa e quelle aziende che hanno rapporti con la Umbriaolii, di qualsiasi natura essi siano.”.

    Filippo, mi interesserebbe avere qualche link alle tue fonti, perche’ sembra che tu abbia informazioni molto precise su quello che e’ successo alla U.O. prima dell’incidente.
    In ogni caso, anche se per assurdo la U.O. avesse ottemperato completamente ai propri obblighi di sicurezza (e mi parrebbe molto strano, visto il livello delle accuse), resta il fatto che l’azione che hanno compiuto nei confronti dei familiari delle vittime e’ inqualificabile. Come hanno fatto notare alcuni commentatori su vari media, la manovra sembra piu’ che altro un modo per distogliere l’attenzione dal processo in corso.

  23. Non è esatto che si dica per onore di verità, che la Monini è ” moralmente ” implicabile nella condotta, del gruppo Umbria Olii.
    Il sito della Umbria Olii, riporta quanto scritto sotto:

    Proponiamo un esempio delle aziende mondiali con cui abbiamo avuto il piacere e l’onore di collaborare.

    Monini
    Carapelli
    Bertolli
    Minerva Oli
    Gruppo SALOV (Sagra – Berio)
    Heinz
    Cirio
    Gruppo Cremonini
    SYSCO
    World Finer Food
    Fresh Direct
    Coles

    Comunque è deplorabile che l’azienda chieda i danni a chi è sopravvissuto.
    Forse è perchè le Assicurazioni, come sempre non hanno la minima voglia di pagare. Le aziende non hanno la Voglia di investire nella sicurezza.
    Gli enti preposti non controllano quello che devono controllare.
    la politica funziona in modo tale che nessuno debba pagare e loro meno di tutti.
    fra dieci anni al confine italiano leggeremo: ” In Italia in questo momento, per lavori di Ristrutturazione, non è possibile entrare, scusate per il disagio procurato. ”

    Siamo destinati a fare una brutta fine…..meglio emigrare.

    Complimenti per il sito web.

    Berardino Pace

  24. Certo che le aziende citate non sono moralmente responsabili per la condotta della Umbria Olii in questa vicenda.
    Personalmente le riterrei pero’ moralmente corresponsabili se continuassero a fare affari con loro (salvo che la U.O. non ritiri la richiesta di risarcimento, con tante scuse alle famiglie, s’intende).

    (grazie per i complimenti)

  25. Basterebbe utilizzare le forme di risarcimento utilizzate negli Usa.
    Hai responsabilità per la morte di una persona? Chi decide il valore della vita di qualcuno? La risposta è NESSUNO LO PUO’ FARE. La vita di una persona è l’unica cosa che su questa terra appartiene alla persona stessa…comunque negli Usa per una vicenda di questo genere la Umbria Olii, accertate le responsabilità penali e civili..pagherebbero milioni di € direi ben più di quello che l’Azienda ha richiesto. Sarebbe un bel deterrente e un ottima forma di incentivazione, a che tutti si attivassero ad avere un comportamento civile…..poi però negli Usa c’è altro che non và….

    Il paradiso terrestre non è di questo mondo…

    Berardino Pace

  26. Negli USA avrebbero vita dura, si. Qui invece ora ricusano il giudice e chiedono il trasferimento del processo, come si legge nella news che ho appena aggiunto al post.

  27. “- Secondo me non era il primo lavoro che veniva eseguito in questo modo. Però nessuno “vedeva” perchè andava bene cosi, si risparmiava.”

    Nell’attesa che il processo chiarisca i fatti, avendo esperienza di ocntrolli ambientali in una vasta zona industriali, concordo in pieno con quanto ha scritto Filippo. Gli operai non prendono sul serio le norme di sicurezza, le ditte d’appalto lavorano con contratti da fame, ed in molti casi è evidentissimo che per stare nei costi devono assumere in nero e risparmiare su qualunque cosa, e le ditte madri ci mangiano alla grande.
    Fondamentalmente poi, a me, che la Umbria Olii produca direttamente olio di oliva, o lo compri e lo imbottigli con marchio proprio o altrui, che dalle marche famose compri olio o sanse, e tutti questi tecnicismi, non mi sembra così importante per la questione. Per boicottare un imbottigliatore bisogna boicottare chi gli da le cose da imbottigliare, e più son ggrandi e potenti più possono far pressione. Anche se purtroppo non posso boicottarne personalmente nessuna, perchè compro da sempre solo olii, acqua, vino, e per quanto possibile ogni alimentare, prodotti in Sardegna.

  28. Mi trovo d’ accordissimo con Uppe e Andrea: se lo scopo del boicottaggio è quello di mandare un messaggio (continua a comportarti così, in questo caso non ritirare le richieste di risarcimento danni alle famiglie degli operai, e perderai soldi e faccia) gli unici che possono esercitare la dovuta pressione sono le ditte che a vario titolo lavorano con la Umbria Olii.

    Queste ditte, incolpevoli per l’ episodio in questione, insisteranno presso la Umbria Olii solo se ricevono a loro volta una pressione, stavolta si da parte dei consumatori finali: se si riuscisse a fargli capire che qualora si adoperassero perchè la richiesta sia ritirata con tante scuse probabilmente ci guadagnerebbero in termini di immagine, mentre se non facessero niente rischierebbero di perdere qualcosa sullo stesso fronte, probabilmente Umbria Olii farebbe una rapida marcia indietro.

    Signora Monini, questo episodio non è solo una minaccia al buon nome del vostro marchio: potrebbe essere un’ opportunità!

  29. Ricusano il giudice? Originale, come idea… anche se ha l’aria del dejavù… Certo che qualcuno ha fatto scuola, sembra… :-) La prossima mossa cosa sarà, far passare un decreto legge sulla impunibilità degli oleifici?
    Scherzi amari a parte: sono d’accordo anch’io con Puk, Uppe e Andrea: solo facendo pressione su chi – per quanto innocente nel caso specifico – ha una qualche possibilità di colpire nel portafoglio questi furbetti si può sperare di ottenere qualcosa. Perché Monini è stata tirata in ballo? Perché c’è in bella evidenza sul sito della U.O. Invece di “richiedere cortesemente” di rimuovere il loro logo dal blog – facendoci peraltro una pessima figura – meglio avrebbero fatto a ingiungere alla U.O. di rimuoverlo dal proprio sito e – ancor meglio – a dissociarsi pubblicamente ed ufficialmente dalla suddetta azienda.

  30. Vorrei fare un commento un po’ OT e complimentarmi invece con la signora Flora, che interviene nei commenti di un blog per dire la sua e difendere la propria azienda, anziché fare come quell’orrendo mobilificio di qualche settimana fa che fece chiudere un blog con minacce di avvocati.
    In Internet c’è solo da guadagnare, usando il normale dialogo tra lettori.

  31. UN PAIO DI CHIARIMENTI:

    Se umbria olii dichiara di possedere la certificazione di qualita ISO 9000 , certificata da BVQI, essa E’ garanzia necessaria e sufficiente, per chi intrattiene rapporti commerciali con lei, di comportamento conforme rispetto a QUALUNQUE aspetto nella gestione di tale attività ( gestione economica e logistica,controlli igienici,rispetto delle norme di sicurezza, comportamenti etici ecc. ).
    Una volta chiusi i cancelli di una azienda, al suo interno il titolare può fare e disfare come meglio crede, in barba a tale certificazione ( salvo assumersene direttamente ed in prima persona le responsabilità ),ma nessuno di noi, se non BVQI , è in grado di accertarlo o di contestarlo.

    Screditare o boicottare le aziende che in qualche modo hanno avuto rapporti commerciali con U.O. non serve a niente: essa si è già boicottata da sola in quanto l’attività è ferma e probabilmente non riprenderà.
    Aziende quale monini e gli altri ( ma solo di monini si parla !?!? ed il logo,poi, cosa c’entrava, non si parlava, invece , di Del Papa?) hanno sulle spalle, tra le altre cose, almeno un centinaio di famiglie che a fine mese hanno bisogno di uno stipendio per poter sbarcare il lunario; ah già, sono ampiamente tutelati da cassa integrazione e mobilità!!!

    Per completezza di informazione:

    1) Umbria olii non spreme neanche un acino ( drupa ) di oliva per ottenere l’olio che poi commercializza con etichetta “del papa ” in quanto tale operazione la può fare solo chi dispone di un frantoio.

    2) le passerelle metalliche su silos metallici non si possono fissare con l’ attak: bisogna per forza saldarle.
    a tal uopo è necessario che il contenitore sia vuoto e ben arieggiato per alcuni giorni, aprendo le portelle a passo d’uomo alla base ed i coperchi sulla sommità.

    un’ultima osservazione: il termine ” CENSURA ” usato per giustificare la cancellazione di un logo non pertinente alla notizia posta in discussione non è appropriato.
    la censura deve essere imposta da una autorità, mentre la sig.ra Monini, che in questa ” casa ” non ha autorità, ha chiesto cortesemente la rimozione del proprio logo aziendale dalla news in quanto ritenuto non contestuale agli argomenti discussi.

    un saluto.

    peppemattu.

  32. Bravo peppe.

    Chi doveva svuotare il silos ? chi fa la passerella ?
    e un silos che resta vuoto per un X di tempo… quanto NON produce ?

    Per completezza, el mie sono solo “chiacchiere” scritte, dopo aver letto ed ascoltato mi son fatto una mia “personale” idea.

    Bravi !

  33. Peppe, ma che sei, l’avvocato difensore dell’industria olearia?

    Screditare o boicottare le aziende che in qualche modo hanno avuto rapporti commerciali con U.O. non serve a niente: essa si è già boicottata da sola in quanto l’attività è ferma e probabilmente non riprenderà.

    Lo scopo del boicottaggio in questo caso non e’ quello di far chiudere l’azienda, ma di far si che ritiri l’orrenda richiesta di risarcimento.
    Come fai ad esser certo che l’attivita’ sia ferma? Dal sito non si direbbe. Se hai altre fonti, sarebbe bello poterle conoscere.

    un’ultima osservazione: il termine ” CENSURA ” usato per giustificare la cancellazione di un logo non pertinente alla notizia posta in discussione non è appropriato.
    la censura deve essere imposta da una autorità, mentre la sig.ra Monini, che in questa ” casa ” non ha autorità, ha chiesto cortesemente la rimozione del proprio logo aziendale dalla news in quanto ritenuto non contestuale agli argomenti discussi.

    E ti metti a fare anche il censore del lessico altrui?
    La signora ha “chiesto cortesemente” si; ma quando un’azienda come la Monini chiede a una nullita’ come me di far sparire “cortesemente” il suo logo, solo un cretino, o uno in malafede, potrebbe non capire il vero significato che sta sotto quella richiesta “cortese”.
    Eccome se e’ una censura. Tanto piu’ che nell’immagine non compariva nemmeno piu’ il nome dell’azienda, l’avevo tolto di proposito. C’era solo la foto della mano che spreme le olive, virata in rosso, che mi pareva un’illustrazione perfetta per il caso in questione. Peccato, l’ho dovuta togliere, ma che si tratti di una censura non ci piove, visto che di sicuro non l’ho tolta volentieri.

  34. per upupaut:

    conosco abbastanza bene tutto ciò che è successo alla u.o. ( e non solo in questi ultimi 2 anni ) e quello che succede negli altri oleifici di quella zona.
    naturalmente non voglio stare a spiegare qui nulla di approfondito in quanto sulla vicenda sono in corso delle indagini giudiziarie, e comunque sarebbero solo delle opinioni personali.

    naturalmente non sono avvocato nè devo difendere nessuno ( se non coloro che in queste aziende traggono il proprio ed unico mezzo di sostentamento economico ), visto che le parti in causa alla discussione hanno mezzi proporzionati per cavarsela da soli.

    Per il resto io e lei siamo completamente fuori sintonia, quindi probabilmente è inutile proseguire altre disquisizioni in merito.

    Lei sbaglia a definirsi una “nullità “, in quanto questo blog , recensito ( o meglio linkato ) nel portale http://www.libero.it ha avuto la possibilità di arrivare ad una platea di contatti ben maggiore di quelli che probabilmente e potenzialmente avrebbe potuto avere.
    Lei si è presa l’iniziativa di promuovere una campagna di discredito verso oleifici il cui nome non compare da nessuna parte se non quì e sul sito dell’azienda in questione, ha capito l’errore che ha fatto e le conseguenze che ne sarebbero potute conseguire, ma ne vuole uscire comunque a testa alta.

    spero si renda conto della massa di castronerie che ha scritto in risposta al mio intervento.

    la saluto cordialmente e…da che parte è la porta??

    peppemattu

  35. u-p-u-a-u-t, non upupaut. Se e’ troppo difficile, puoi chiamarmi uppe.

    Hai capito benissimo cosa intendevo dire parlando di me come di una nullita’: non mi riferivo certo al blog, ma al fatto che io non ho alle spalle gli avvocati e la potenza economica di una grande azienda.

    Io non ho PROMOSSO nessuna CAMPAGNA: ho espresso un mio proposito personale, basta leggere il post per capirlo. Vale anche per questo quanto ho detto nel commento precedente, e cioe’ che solo un cretino o uno in malafede potrebbe pensare il contrario. Se poi altri sono d’accordo, meglio, ma sono scelte personali.
    Non ho certo chiesto io a libero di linkarmi; e non mi hanno fatto un favore a farlo. Ma non rinnego affatto quello che ho scritto. Se c’e’ una liberta’ di cui i cittadini dovrebbero essere consci, e’ quella di esprimere la propria opinione attraverso le scelte di consumo. Anzi, visto il triste destino della politica in Italia, mi sembra che sia rimasta l’unica liberta’ concreta a nostra disposizione. Ci mancherebbe che rinunciassimo pure a quella…

    La porta e’ di la’. Saluti (non cordiali, non sono abituata a fingere, io).

  36. Scusate se mi permetto: sto leggendo tutti i messaggi che, più o meno, addossano agli uni o agli altri la “colpa” di quanto successo alla U.O.
    Senza voler specificatamente entrare nel merito, mi accorgo che forse è sfuggita un pò a tutti le lettura corretta della frase che la U.O. ha messo nel suo sito a riguardo delle aziende per le quali ha collaborato.
    La frase cita “Proponiamo un esempio delle aziende mondiali con cui abbiamo avuto il piacere e l’onore di collaborare…” e segue poi l’elenco delle aziende interessate.
    Leggendo bene tale frase ci si accorge del passaggio “…abbiamo avuto il piacere e l’onore di collaborare…” ABBIAMO AVUTO!!!
    Questo, a mio avviso, significa che NEL PASSATO c’è stata una collaborazione tra la U.O. e le aziende elencate, ma non necessariamente questa collaborazione era ancora in essere… mi spiego meglio: io, U.O., ho collaborato con la Bertolli (un nome a caso tra quelli elencati) fino al 2000, poi la collaborazione è cessata perchè magari la Bertolli ha deciso di raffinare il suo olio in altre raffinerie.
    Io continuo a vantarmi di aver collaborato con questa azienda, per me è una questione di prestigio e pubblicitaria, anche se ora la collaborazione non c’è più!
    E adesso che si fa? Screditare o boicottare le aziende che in qualche modo HANNO AVUTO in passato rapporti commerciali con U.O. non serve a niente…
    La richiesta di risarcimento da parte della U.O. è quantomeno inqualificabile, ma siamo in Italia… non dovrebbe scandalizzarci tutto questo!

  37. non riesco a capire molto tranne il dolore per le vite perdute.
    mi chiedo solo una cosa: si riesce a stabilire se questi operai erano stati correttamente informati sulle procedure di lavoro e se le stavano seguendo scrupolosamente? se la saldatura era prevista e se a loro era stato magari detto fate tranquilli il silos è arieggiato da mesi e contiene gas inerti? a volte si commettono gravei negligenze sul lavoro e altre volte queste vengono dall’alto. a volte in maree di casi il lavoratore è portatoa bypassare i sistemi di sicurezza perchè scomodi o restrittivi per le libertà di movimento altre volte le ditte per questioni economiche non adottano…è un gran casotto. buona domenica a tutti

  38. Fabio, pensi davvero che la gente sia cosi’ superficiale nel leggere, o che sia sfuggita a tutti tranne a te? Certo che me ne sono accorta, di quel “abbiamo avuto”, ma non cambia le cose: per fare pressione su un’azienda come la U.O., che non produce direttamente per il pubblico, occorre fare pressione sui suoi clienti, e dei suoi clienti noi sappiamo giusto quello che la U.O. scrive, e cioe’ che ha avuto come clienti quelle aziende che sono elencate nella pagina.

    La richiesta di risarcimento da parte della U.O. è quantomeno inqualificabile, ma siamo in Italia… non dovrebbe scandalizzarci tutto questo!

    Non so te, ma io non mi rassegno e continuo a scandalizzarmi. Se smettessi di farlo, non potrei piu’ guardarmi allo specchio.

    Stefano, non sono riuscita a sapere molto di piu’, e chi sa sembra non aver voglia di parlare (vedi ultima risposta di peppemattu). Ho l’impressione che tocchera’ aspettare il processo. In ogni caso per me e’ molto indicativo il fatto che nel rogo sia morto anche il titolare della ditta di manutenzione che stava facendo i lavori: credo che molto difficilmente, se avesse saputo a che rischio andavano incontro lui e i suoi operai, avrebbe fatto una cosa cosi’ stupida come usare una fiamma ossidrica in un ambiente cosi’ pericoloso. Inoltre in un’intervista all’amministratore delegato (La Nazione, 28 giugno 2008), questi dice: “Nessuno ha mai detto che Maurizio Manili era una persona di cui mi fidavo, che aveva realizzato praticamente tutti gli impianti dello stabilimento che conosceva alla perfezione.” Mi verrebbe quindi da pensare che Manili, proprio perche’ conosceva bene l’impianto, fosse convinto che non c’erano rischi. E quindi doveva averglielo detto qualcuno. Ma comunque sono tutte ipotesi, vedremo.
    A margine, vale anche la pena di notare che nella stessa intervista, del 28 luglio, Del Papa, alla domanda “L’11 luglio il giudice si pronuncerà sul suo eventuale rinvio a giudizio, ci sarà in aula?”, aveva risposto: “Certo che ci sarò, non mi sono mai nascosto perché non ho niente da nascondere.” E invece poco dopo il legale dell’azienda ha ricusato il giudice chiedendo il trasferimento del processo, con l’effetto immediato di sospendere l’udienza dell’11 luglio…

  39. diciamo quindi che anche qui la rabbia e l’impotenza da muro di gomma la fanno da padroni….

  40. Sembra che in generale sia diventato lo stato d’animo standard per molti, quello di avere l’impressione di aver davanti un muro di gomma. Chissa’ come mai…

  41. Mi dispiace che i miei interventi su questo blog abbiano innescato una serie di incomprensioni con uppe , quando , fondamentalmente, abbiamo la stessa opinione riguardo ai fatti che hanno innescato la discussione.
    Lavoro in questo campo da 20 anni, ho visto nascere raffinerie olearie da zero, ne ho collaborato alla realizzazione, ho acquisito i criteri delle lavorazioni al loro interno, ho conosciuto i rischi che si corrono.Ho avuto libero accesso ai laboratori analisi, so come si fa e come funziona un frantoio, sia esso di quelli antichi pietra, sia quello a ciclo continuo, ho lavorato negli stabilimenti dove si imbottiglia e conosco molte procedure che regolano tale attività.
    Per alcuni anni sono stato RSPP in un oleificio.
    il giorno che UO è esplosa transitavo proprio lì davanti.
    lavoro tutt’ora in questo settore ed ho una grande passione per la materia prima di questa attività, che è poi un grosso vanto ed una grossa risorsa per l’economia della mia regione.
    Tuttavia conosco molto bene anche il degrado in cui è sprofondato il mondo del lavoro in questi ultimi anni, e ti posso assicurare che se il fatturato della ditta ” tizio” cala di un punto percentuale rispetto all’anno prima,i primi a pagarne le conseguenze sono i dipendenti che, con una bella ” ristrutturazione aziendale ” vengono gentilmente messi alla porta, o meglio in ” mobilità ” , termine più edulcorato per dire la tessa cosa.
    Negli interventi che ho fatto fino ad ora ho detto tutto quello che c’è da dire su questa questione, ho citato la 626 ( attualmente modificata in ” testo unico ” ), ho citato la necessità di controfirmare una ” valutazione del rischio ” per aziende che danno in appalto lavori al loro interno, ho fatto degli esempi (da te valutati come stupidi ), ho spiegato il valore che ha la ISO 9000 nei rapporti tra aziende.
    Ho apostrofato l’inutilità di promuovere una azione di boicottaggio contro chi gestisce la propria attività nel rispetto di tali regole.
    Neanche il blog di Grillo riesce a modificare le convinzioni e le idee dei più, nei confronti di problemi sociali ed etici.
    di più non sò dirti, se di non fidarti delle belle immagini che incorniciano il sito di UO : se ci passi davanti e vedi le tonnellate di lamiere contorte che rendono fotograficamente il senso di morte che aleggia in quell’area, ti renderai conto che ogni boicottaggio, in questo momento, è del tutto inutile.

    peppemattu.

  42. Ah, peppe peppe… ma non eri andato via?

    Vabbe’, stavolta almeno hai scoperto un po’ di carte e si comincia a capire perche’ tu sia cosi’ informato. Ma vedo che continui a rimanere in write-mode-only, ovvero scrivi e non leggi. E ti piace cosi’ tanto rivoltar frittate che non riesci a smettere.

    Te lo ripeto per l’ultima volta, poi mi incazzo: io non ho PROMOSSO nessuna campagna di boicottaggio, ho espresso un proposito PERSONALE. Non e’ forse mio diritto? Hai qualcosa da dire in proposito?
    Il link su liberoblog non ho chiesto io di metterlo e manco l’avrei voluto; e se non ci fosse stato quel link, questo post sarebbe passato inosservato, tranne che per i lettori abituali, che sono molti meno di quelli che sono passati di qui negli ultimi giorni. Non sarebbe diventato un affare di stato (ma dico, e’ arrivata anche la Monini… ma un po’ di senso della misura no? cazzo, questo e’ un blogghetto! le sorti dell’industria olearia sono cosi’ traballanti?) e tu non saresti approdato qui a difendere la categoria. Quindi sai quanto me ne puo’ fregare che nemmeno Grillo riesca a modificare le idee della gente… (pessimo esempio, peraltro: Grillo mica vuole modificarle, le idee, lui cavalca l’onda, non te ne sei ancora accorto?)

    L’attivita’ alla U.O. e’ ferma? Bene, ma finche’ l’attivita’ dei suoi legali continuera’ a non esserlo – ovvero finche’ quella vergognosa richiesta di risarcimento alle famiglie restera’ in piedi – si meritano quantomeno di essere oggetto di ostracismo, sia da parte della gente comune che da parte dei loro ex partner commerciali.
    Io mica sogno di vedere la U.O. rasa al suolo con tanto di sale sparso sulle rovine; anzi, a me andrebbe benissimo che ricominciassero l’attivita’, cosi’ tutti felici e contenti, loro e i loro dipendenti. Ma che ritirassero quella cazzo di richiesta di risarcimento, questo si. Solo questo.

  43. Ragazzi, ragazzi !!!
    Ma è possibile che voi due non la smettiate di fare la guerra? Mi sembrate due incaponiti che si battono per una stessa causa, con parole diverse e poi battibeccano come due piccioncini…. dovreste conoscervi: magari scoprireste che, parlandone a quattr’occhi (e due cervelli con due bocche…) siete molto più in sintonia di quanto pensiate…

    Avanti, avanti… fate pace !
    Se fossimo tutti più disponibili verso gli altri, non ci sarebbero storiacce come la U.O., la Thyssenkrupp e varie altre…

    Salutoni
    Risennil

  44. LOL! Ma il Risennil che e’, un nuovo tipo di calmante? :P

    Ok, ok, scusa per la battutaccia. In realta’ hai ragione, questa scaramuccia non porta da nessuna parte. Ma sembra che siamo entrambi piuttosto cocciuti… :D

  45. :D
    No, non è un calmante… anzi: favorisce il buonumore !!!
    E comunque, se devo andare a fare un’analisi, devo ammettere che con tutte le “notiziole” che i giornalisti, con tanta lena, ci propinano a tutte le ore senza disdegnare enfatiche immagini, di buonumore non ce n’è mai abbastanza…. anche alla più solare delle persone può capitare di sentirsi cedere il terreno sotto i piedi.
    Per carità…. senza le notizie non sapremmo nulla…. quello che mi da’ un po’ fastidio sono le speculazioni sulle miserie degli altri.
    Ad esempio: quando c’è stato il rogo della Thyssenkrupp non hanno lesinato nello sbandierare anche i minimi dettagli delle povere vittime e intervistavano i parenti anche facendo delle domande, oltre che ovvie, anche stupide…
    Ma è giornalismo quello?
    O terrorismo psico-visivo?
    Mah….. ogni tanto la sensazione che tra una disgrazia e l’altra me la mettano in quel posto ce l’ho…. tu che ne dici?

    Un simpatico saluto
    Risennil

  46. Tra una disgrazia e l’altra e anche durante le disgrazie. Si, condivido la stessa sensazione. E’ giornalismo-spettacolo, che poi di giornalismo ormai e’ rimasto ben poco, tra strafalcioni grammaticali, pressapochismi e sensazionalismo truce, mentre domina senz’altro la spettacolarizzazione a uso e consumo delle masse attonite e acritiche.

    Insomma, sei la pillola della felicita’. :D

  47. invio due link di un giornale on-line locale.
    due diversi punti di vista su un’ unica questione:

    http://www.spoletonline.com/?page=articolo&id=121310

    http://www.spoletonline.com/?page=articolo&id=121320

    La notizia in se stessa è già sfumata; da domani chi ha problemi se li risolva da solo.
    Gia siamo pronti per commentare quella della ragazza morta e sfigurata mentre era in vacanza in spagna – sempre che domani non ce ne sia un’altra ancora più aberrante… –

    Grazie a Risennil per aver tentato di riportare i nostri commenti su binari percorribili.

    ( a proposito…eri o sei in dolce attesa? se si, mi spiego il tuo entusiasmo… )

    un saluto,

    peppemattu.

  48. Un grazie a Peppemattu per avermi dato l’illusione di essere stata utile in qualcosa.
    Per quanto riguarda il mio entusiasmo è innato, non ha nulla a che vedere con una gravidanza in corso (semmai, avendo un figlio di quasi sette anni, inizio a tendere alla depressione perchè mi sto rendendo conto in che situazione potrà trovarsi una volta adulto….).
    Ho letto ciò che c’era nell’ultimo link che hai inviato.
    Avrei una cosa da dire in proposito… Spesso si tende a colpevolizzare le aziende perchè non spendono montagne di soldi per “mettersi a posto” per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro, anche se in moltissimi casi (soprattutto le piccole e medie aziende) non vengono aiutate a sopravvivere. Dall’altra parte della barricata, però, a mio avviso c’è (da qualche anno a questa parte) una cosa che ho notato a livello generazionale e generale: una mancanza sempre più accentuata di attenzione rispetto a quello che si sta facendo. Voglio dire che la disattenzione mia riguardo ad una camicia che sto stirando, significherà al massimo una bruciatura su una mano, ma se sono disattenta quando sto saldando una passerella su di un silo che so contenere gas infiammabile….. beh, ovviamente i rischi sono enormi. Per me e per quelli che mi stanno intorno.
    Con questo non voglio dire che siano colpevoli quegli operai, ma non voglio neppure rendere colpevole al 100% l’azienda. Deprecabile è invece il fatto che chieda alle vittime un risarcimento in quanto mi pare abbiano già pagato con ciò che di più prezioso avevano: la loro vita.

    Un saluto a tutti.
    Risennil

  49. Peppe furbacchione, altro che “mi spiego il tuo entusiasmo”, hai googlato. :P

    Le pesanti dichiarazioni di tutte Istituzioni sono esplicite condanne contro l’ AZIENDA e il LAVORO CHE IN ESSA SI SVOLGE ANCORA.

    Che in essa si svolge ancora? Allora non e’ tutto fermo.
    Vabbe’, buon per loro. Come ho gia’ detto, io spero che la U.O. riprenda l’attivita’ e torni tutto normale. A patto che venga ritirata la richiesta di risarcimento ai familiari delle vittime e all’unico superstite.

  50. per Risennil:

    innanzitutto mi scuso per l’invadenza con cui ti ho posto una domanda personale, ma evidentemente in giro per il web qualche altra signora si firma con il tuo stesso nickname ( che mi pareva fosse abbastanza esclusivo ).

    hai introdotto un argomento molto interessante; quello della preparazione tecnica di alcuni addetti a gestire problemi tecnici, e quella dell’esperienza e delle abilità pratiche di chi svolge mestieri che presuppongono il possesso di tali facoltà.

    Purtroppo, secondo il mio punto di vista, le aziende non sono più in grado di formare professionalmente un elettricista, un saldatore o un tornitore.

    una volta il mestiere veniva insegnato dagli anziani alle giovani leve, che avevano buona disponibilità di tempo per imparare e mettere in pratica tali insegnamenti sotto il loro occhio vigile.
    le assunzioni venivano fatte previa l’esecuzione di un ” capolavoro “, una sorta di esame pratico di ammissione con cui il caporeparto testava l’effettiva inclinazione e capacità del neo-operaio a fare quel mestiere.
    Oggi si comincia a lavorare perchè conosci un direttore di banca, un consigliere comunale, un commercialista importante.
    Poco importa se hai il diploma dell’istituto d’arte e dovrai fare il fabbro.

    Anche questo è un aspetto del degrado in cui è sprofondato il mondo del lavoro; operai a prestito dalle agenzie interinali, ricorso sistematico dell’opera di ditte esterne di manutenzione che nulla sanno di quello che quel posto di lavoro è.

    per tornare al nostro argomento, cito una frase del tuo ultimo intervento:

    “…ma se sono disattenta quando sto saldando una passerella su di un silo che so contenere gas infiammabile….. beh, ovviamente i rischi sono enormi. ”

    Mi rendo conto di essere ripetitivo ed ossessionante, ma torno a ripetere che il proprietario dell’attività appaltante ha l’obbligo di conoscere e di informare chiunque metta piede (a qualsiasi titolo, fosse solo una passeggiata ) nella sua proprietà, di ogni rischio a cui esso è soggetto.

    E’ un documento che obbligatoriamente deve esistere in ogni luogo di lavoro e si chiama ” valutazione del rischio ”

    http://www.far.unito.it/sicurezza/glossario/pagina%20glossario%204%20dx.htm

    Esso deve essere controfirmato per conoscenza dalla ditta appaltatrice al momento dell’ingresso in azienda.

    ( per essere chiari, la presenza di esano in un silo dove normalmente si sà essere contenuto solo olio vegetale è un fattore di rischio che solo il proprietario di detto silo è in grado di valutare, perchè fa parte delle conoscenze specifiche dei SUOI cicli di lavorazione).

    E’ legge, e forse non sempre viene rispettata.

    un saluto,

    peppemattu.

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