Uccellacci

Per il neopresidente della Camera Gianfranco Fini uccidere un ragazzo e’ meno grave che bruciare una bandiera. Nei fatti di Torino ci vede una pericolosa deriva ideologica, nella banda di naziskin che hanno massacrato di botte Nicola, invece, soltanto “dei pazzi criminali”.

Il neosindaco della capitale, da parte sua, si fa paladino della morale bigotta, dichiarando che il Gay Pride – in programma per il 7 giugno – non gli piace mica tanto, no, perche’ si tratta di «esibizionismo sessuale», e annuncia che cerchera’ «una formula che non offenda nessuno». Le offese agli omosessuali non sono comprese nel calcolo.

“La gente gia’ non si ricorda piu’ questo Leone. Chi ha sparato ha fallito il suo scopo, che era quello di farci sentire deboli. La citta’ e’ tranquilla, e quella e’ tornata la zona piu’ tranquilla della citta’ tranquilla. Amen.”
“Quello avra’ fallito il suo scopo, ma il ragazzo l’ha centrato. E il ragazzo non e’ tranquillo, e’ morto.”
“E’ uno solo. Ma se perdiamo il controllo, la gente si sparera’ da finestra a finestra.”
“Lei sa che sotto i nostri occhi si vendono e comprano armi come il pane. Diciamo alla gente di avere paura. Poi di non averla. Saltano in aria e diciamo: saprete. Poi, ci dispiace, non potete sapere. Hanno sempre piu’ paura. Che cazzo di pace e’ questa? Le retate? Le auto corazzate? Queste merdate di processi? I Corpi Speciali per chi occupa le case? Il signor Cornacchia e l’insufficienza di prove? Le trecento telefonate per lasciare stare Sandri?”
Il commissario sospira con particolare impegno. “Lei proprio non ci aiuta. Eppure ho qua davanti il suo prestigioso giornale. Otto pagine di vacanze, vignette, test, galateo. La cucina, la tetta al vento della moglie del presentatore, guardi qua, presa col teleobbiettivo, roba da alto spionaggio. Poi un po’ di canzonette, programmi televisivi e gente importante: successo, successo, successo. Ecco, non succede piu’ niente, e’ tutto successo. Le piace la battuta? Cosa crede, sappiamo scherzare anche noi. Guardi qui che inchiesta scottante: la hit-parade del look degli onorevoli: quale politico porta meglio gli occhiali? Questo ci aiuta. La gente pensa che tutto va avanti bene. Questo fa si’ che spari solo chi di dovere. Questa e’ pace.”
“Si, questa e’ pace,” dice Camaleonte, “ma guai sprecare una riga su una guerra, se abbiamo un’azienda che ci lavora. Cosa crede che interessi di piu’ al mio giornale, una mia inchiesta o prendere una tetta a un chilometro, o la verita’ su un menisco?”
“I giornali hanno dei padroni. Lo stato ha dei governanti. La polizia ha dei capi. Se non vi piacciono, cambiateli. Noi siamo qui apposta per impedirvelo. Amen.”
“Questa e’ una verita’, la sua verita’. Ma con quello che vede qui dentro, e quel ragazzo morto in mezzo al prato, non crede ci sia un’altra meta’ della verita’?”
“Lei cerca una verita’ intera che non esiste!” grida il commissario spazientito. “Qui bisogna scegliere: lei vuole stare o no con il paese che va avanti?”
“‘Avanti’ dove, porcodio”, dice Camaleonte. Poi tace, atterrito. E’ tornato di colpo dieci anni indietro! Alla sterile contrapposizione, all’invettiva non costruttiva, alla molotov verbale.
Il commissario lo guarda minaccioso. Riflesso raddoppiato dal vetro della scrivania, sembra il re di spade. Quale sara’ la sentenza? Squilla il telefono. Il commissario risponde e si illumina di sorrisi. Dice sette volte “carissimo”. Ciondola il capino.
“Benissimo! Grazie della notizia! Buon lavoro anche a te!”
Guarda Carlo con improvvisa bonomia. “Era il suo direttore,” annuncia. “Ciccio Cornacchia e’ sindaco! E’ meglio che lei torni subito al giornale. Fanno due pagine speciali per l’elezione. Questa mi sembra una notizia importante, no? Mica vignette…”
Carlo si alza in silenzio.
“Su,” dice il commissario accompagnandolo fuori, “domani nessuno parlera’ piu’ di Leone. Si fidi. Lei e’ giovane, ma io ne ho viste di tutti i colori, per solutori abili e piu’ che abili. Domani tutti a parlare di Cornacchia, magari per dire che e’ mafioso, ma non parleranno d’altro. Cornacchia e’ il suo futuro. Mi saluti il direttore.”

Stefano Benni, Comici spaventati guerrieri, 1986

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