Desperate journalists

…ovvero, come ti cucino un pezzo in salsa italiota.

Confesso, li’ per li’ l’avevo preso per un pesce d’aprile. Come interpretare altrimenti un articolo che il 1° d’aprile titola «Mariti sfaticati a rischio denuncia»? L’articolo cosi’ continua:

«I mariti fannulloni nordirlandesi che non aiutano nei lavori domestici potranno essere portati in tribunale dalle mogli. Lo stabilisce il disegno di legge per la prima “carta dei diritti” dell’Irlanda del Nord, presentato alla commissaria per i diritti umani della regione, Monica McWilliams»

Dunque chi ha scritto il pezzo ha voluto far fare un salto sulla sedia a buona parte dei maschi italiani, omettendo di precisare fin dal titolo che si stava parlando di Irlanda del Nord. Ok, un giochetto innocuo, i nostri giornalisti si divertono con poco (forse per rivalersi del fatto che vengono pagati una cippa).

Pero’ pero’…
Pero’, frugando un po’ in rete ho trovato quella che sembra essere la fonte dell’articolo di Tgcom, cioe’ un pezzo del Guardian. E qui salta fuori qualche altra bella sorpresa.

Intanto la legge irlandese non prevede distinzioni di sesso, e conseguentemente l’articolo del Guardian titola in modo molto piu’ sobrio «Failure to share housework to be ‘a breach of partner’s rights». Tanto per non lasciare adito a dubbi, il pezzo inizia cosi’:

«Lazy men and women will soon be accused of breaching their partners’ constitutional rights if they refuse to share the household chores.»

“Men and women”, appunto. Che qui da noi si parli invece di “mariti sfaticati” tout court la dice lunga sull’atteggiamento medio dei maschi italiani nei confronti dei lavori domestici.

Ma non e’ finita qui. Tgcom scrive:

«Tutti i lavoratori, inclusi coloro che lavorano in casa o in un impiego informale, hanno diritto a riposarsi, svagarsi, a fare una pausa e ad un limite ragionevole delle ore di lavoro»

che traduce alla lettera una frase del Guardian, omettendone pero’ la parte finale:

«All workers, including those working in the home or in informal employment, are entitled to rest, leisure, respite and reasonable limitation of working hours, as well as appropriate provision for retirement

Dico, non vorremmo mica mettere in testa alle casalinghe italiane che da qualche parte in Europa si vuol tutelare il loro diritto di percepire un’adeguata pensione, eh?

E infine, ma non ultimo, Tgcom chiude il pezzo affermando che la legge «tutelerà il diritto degli zingari a condurre una vita nomade». Che dice il Guardian a proposito?

«Travellers will also have their lifestyle enshrined. ‘Everyone has the right to choose a nomadic or sedentary lifestyle and to change from one lifestyle to the other,’ says the bill.»

Nessun accenno agli “zingari”. Ma nell’Italietta preelettorale degli “allarmi sicurezza” il Tgcom poteva perdersi un’occasione simile?

4 thoughts on “Desperate journalists”

  1. Lo dico pure qui: e pensare che in Italia si sparla tanto della Cina che modifica le notizie per preservare l’ordine sociale. Magari pure loro guardano divertiti il popolo italiano che viene spupazzato dal governo, chissà…

  2. Beh, il giornalismo italiano e’ abbastanza da barzelletta, per chi ci guarda da fuori. E’ sempre salutare tenere a mente che siamo un paese semilibero, per quanto riguarda la liberta’ di informazione; e questo si riflette anche nei dettagli e sugli argomenti marginali, come questo. Semplicemente tradotto, non avrebbe “fatto notizia”, si vede. Il che e’ triste. Ci hanno cucinato bene, ormai siamo cotti a puntino.

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