La delega inutile

Su Crisis leggo un post in cui Debora fa qualche riflessione semplice semplice sulla questione Cina-Tibet: perche’ chiedere agli atleti di boicottare le Olimpiadi quando il vero boicottaggio dovrebbe venire da altrove?

Con la Cina fa affari tutto il mondo e questo spiega benissimo la reticenza da parte dei governi a fare qualsiasi cosa che rischi di modificare gli equilibri. Persino il Vaticano, che – almeno in teoria – con la Cina ha in corso affari di tipo non economico, esita a condannare la repressione e il genocidio culturale in atto ormai da decenni in Tibet. Angela Merkel, che ricevette il Dalai Lama mentre gli altri governanti europei si davano alla macchia, ora afferma che Berlino “comprende e sostiene la volontà di autonomia culturale e religiosa” dei tibetani, “ma anche l’integrità territoriale cinese”. Quindi Berlino “comprende e sostiene” l’integrita’ di un territorio rubato, conquistato a mano armata e difeso con brutalita’. “Ci teniamo a che possiate conservare il bottino”, avrebbe potuto dire.

Percio’, salvo qualche presa di posizione all’acqua di rose e di facciata, c’e’ ben poco da aspettarsi dai governi. Ma c’e’ ben poco, anzi probabilmente ancor meno, da aspettarsi anche dalle aziende che con la Cina ci fanno affari, come invece sembra suggerire Terrorpilots, ripreso da Crisis. La vedo ancora piu’ utopica, come strada.

Fin qui per quanto riguarda gli altri, quelli a cui tendiamo a delegare. Ora veniamo a noi. Siamo per lo piu’ ben disposti a indignarci e a solidarizzare con i tibetani. Da lontano e col culo al caldo. Forse siamo molto meno disposti ad ammettere che “il mio benessere di marca occidentale (taroccata a Singapore), già di per sé traballante, è fondato tra l’altro anche sulla repressione del Tibet”, come dice Leonardo, sempre linkato da Debora. La Cina e’ davvero maledettamente vicina, in questo senso. E se e’ vero che i prodotti made in China sono ormai ubiqui e che evitarli tutti sembra impossibile, e’ anche vero che proprio per questo abbiamo uno strumento di pressione in mano, microscopico se riferito al singolo, meno innocuo – se non altro come esempio e come simbolo – se moltiplicato per un discreto numero di gente stufa di sentire discorsi retorici e di vedere che le cose non cambiano. Debora chiede se l’italiano riuscirebbe a fare a meno di prodotti cinesi per due o tre mesi. “L’italiano” non lo so, io ho tutta l’intenzione di provarci.

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