Sotto il tappeto

Te guarda a volte come si scoprono le cose.

Ricevo l’ultima Giapmail e comincio a leggere. Wu Ming 1 conclude il primo articolo, in cui invita a “liberarsi della mentalita’ del ghetto”, suggerendo di consultare ogni tanto qualche giornale online di qualche pezzo di mondo a cui di solito non si pensa. Ne linka tre, di cui uno della Guinea. Seguo il filo, incuriosita e un po’ distratta, e nella home page mi cade l’occhio su un titolo: «Corruption – Pourquoi le phénomène persiste-t-il ?». Toh – penso, ricordando la recente denuncia della Corte dei Conti sulla situazione italiana – tutto il mondo e’ paese.

Leggiucchio, col mio francese zoppicante, finche’ non mi imbatto in una frase in cui si cita una cosa che si chiama Transparency International, un’organizzazione internazionale non governativa che monitora la corruzione in tutto il mondo. Non mi ricordo di averla mai sentita nominare, ma vabbe’, l’eta’ avanza. Wikipedia dice che «It is widely known for producing its annual Corruptions Perceptions Index [CPI], a comparative listing of corruption worldwide». “Widely known”… non mi pare di aver visto grandi titoli online. E si che di corruzione se ne e’ parlato parecchio, di recente, e poi mi par di capire che il rapporto per il 2007 sia uscito da non molto. Controlliamo.

Cercando “Transparency International” su Google News si trovano esattamente dieci risultati. Di questi, nove non parlano dell’Italia. L’unico articolo che cita il rapporto per il 2007 in relazione all’Italia e’ di Repubblica e nel frattempo e’ sparito, ma lo si ritrova qui.

Appero’: «Rapporto trasparenza 2007: l’Italia un po’ meno corrotta».

“Un po’ meno corrotta”? Ma allora com’e’ che solo una settimana piu’ tardi il procuratore generale della Corte dei Conti lancia quel desolato monito sulla corruzione nella PA in Italia? E perche’ di quel rapporto apparentemente cosi’ favorevole non ha parlato quasi nessuno?

A questo punto la curiosita’ e’ diventata sospetto. Vado sul sito di Transparency International e comincio a frugare tra la documentazione.
Ecco qui la tabella per il 2007, quella da cui l’articolo di Repubblica ha tratto i dati [1]. L’Italia si situa al 22° posto per la macroregione, il 41° su scala mondiale. Il che significa che siamo dietro paesi come Repubblica Ceca, Estonia, Slovenia, ma nella classifica mondiale ci battono anche paesi come il Botswana (38esimo), il Qatar (32esimo), Singapore (4°!), Hong Kong (14esimo), Macao e Taiwan (34esimi), il Cile (22esimo), l’Uruguay (25esimo) [2].

Insomma, andando ad esaminare meglio la posizione italiana all’interno del quadro globale, gli entusiasmi si spengono gia’ discretamente. Ah gia’, ma “va un po’ meglio” dell’anno scorso. Sara’ vero? Andiamo a vedere.

Ecco qui il pdf per il 2006. In effetti il CPI nel 2006 era 4.9, mentre nel 2007 e’ 5.2; e nell’arco di un anno l’Italia e’ passata dal 45° al 41° posto a livello mondiale. Pero’ pero’… All’interno della macroregione e’ rimasta al 22° posto, quindi ha guadagnato qualche posizione solo nei confronti di paesi presumibilmente meno avvantaggiati. E inoltre c’e’ da tenere conto del margine di sicurezza dell’affidabilita’ dei dati (Confidence Intervals o Confidence Range, seconda colonna da destra), che viene influenzato dal numero delle fonti (e nel 2007 le fonti erano 6, contro le 7 del 2006: prima colonna a destra) [3]. Insomma, un risultato veramente misero, che finisce in nulla se si considera il margine di errore.

Forse alla Corte dei Conti hanno letto meglio il rapporto, valutandone piu’ attentamente il significato. E forse qualcuno ha voluto spegnere sul nascere gli infondati – per quanto tiepidi – entusiasmi che la superficiale lettura in un primo momento data dall’articolo di Repubblica sembrava voler suscitare. Ma, cosi’ come i media hanno per lo piu’ ignorato lo scomodo documento, anche alla Corte dei Conti si sono ben guardati dal citarlo, limitandosi ad affermazioni generiche, severe certo, ma che non consentivano di percepire la situazione in tutta la sua prospettiva internazionale.

Perche’ non e’ vero che siamo messi male. Siamo messi peggio.


[1] Per leggere correttamente la tabella occorre ricordare che la scala del CPI riporta valori piu’ alti per i paesi meno corrotti [The CPI should be interpreted as a ranking of countries with scores ranging from 0 (highly corrupt) to 10 (highly clean)].

[2] Per scaricare i pdf di tutte le macroregioni, si veda qui.

[3] Qui due pdf sulla metodologia utilizzata nella ricerca.

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