La mala pianta

Estirpa la mala pianta, ma tutta intera
perché non produca seme e non faccia frutto
quel frutto che fa venire la peste nera
quel seme che da soltanto la morte e il lutto.

(Fausto Amodei, Piazza Loreto, 1974)

Al solito gr di radiopopolare delle 19.30 ho sentito una notizia che per il momento e’ comparsa solo qui. Un attentato di matrice mafiosa ha distrutto alcuni autobus appartenenti alla ditta di Giuseppe Scichilone, membro di Confindustria Sicilia. Non c’entrano richieste di pizzo andate a vuoto: con tutta probabilita’ di tratta di una minaccia-vendetta contro quei membri di Confindustria che decisero collettivamente pochi mesi fa di espellere dall’associazione qualunque imprenditore che accettasse di pagare il pizzo o che in qualsiasi modo collaborasse con la mafia. Un gesto molto coraggioso, dato il clima siciliano. Un gesto sul momento lodato da tutti, politici e non. Ma ora questo silenzio mediatico spaventa. Lasciarli soli adesso (che se spariscono dai media sono soli) puo’ essere molto pericoloso.

Tanto piu’ che la mafia in questo periodo deve sentirsi sotto pressione (e le belve accerchiate attaccano), con la faccenda di Calcestruzzi S.p.a. Una faccenda che a quanto pare non e’ affatto nuova, se gia’ nel ’92 Borsellino poteva dire: «Alla Calcestruzzi spa è interessato Totò Riina». Questa della Calcestruzzi sembra una faccenda davvero intricata, un pozzo nero in cui si rischia di trovarci dentro di tutto. Perche’ non c’e’ solo Calcestruzzi dentro, ma anche Italcementi, a cui Calcestruzzi appartiene:

«Carabinieri e Guardia di Finanza, in concomitanza con il sequestro dei beni della cosca della ‘ndrangheta calabrese Mazzagatti, scrivevano che «di fronte alla ndrangheta l’Italcementi avrebbe messo da parte ogni regola, sopportando maggiori costi, assumendo rischi e finendo con l’agevolare l’espansione economica della cosca della ‘ndrangheta dei Mazzagatti nel campo della commercializzazione del cemento».

Quindi non solo mafia sicula ma anche ‘ndrangheta calabrese. Italcementi, naturalmente, ribadisce la sua «linea di rifiuto di qualsivoglia contiguità con fenomeni di criminalità».

E tanto per continuare a parlare di appalti, tangenti e opere pubbliche:

“La corruzione è il male che affligge ancora la Pubblica Amministrazione”. Con questa pesante denuncia la Corte dei Conti ha deciso di inaugurare l’anno giudiziario 2008. L’allarme arriva in maniera diretta dal procuratore generale Furio Pasqualucci che rileva la solida permanenza preoccupante di “profili di patologia connessi all’attività contrattuale, sia con riferimento alla realizzazione di opere pubbliche, sia in tema di forniture di beni e servizi nonché nella materia sanitaria“.

(…) il pagamento delle cosidette “tangenti” il piú delle volte sarebbe diretta conseguenza di “artifici ed irregolarità nella dolosa alterazione di procedure contrattuali” o di “trattamenti preferenziali negli appalti d’opera”. Piú che allarme questo è apparso un grido senza veli e senza censure contro la pubblica amministrazione: “collusione con ditte fornitrici, illecita aggiudicazione, irregolare esecuzione di appalti di opere, forniture e servizi“. E a “questi comportamenti illeciti consegue il pagamento di prezzi di gran lunga superiori a quelli di mercato o addirittura il pagamento di corrispettivi per prestazioni mai rese”.

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