Il prezzo della carne

Ho appena sentito a radiopopolare una notizia che mi ha fatto ripensare ad uno dei due libri che ho citato ieri, Stella di piazza Giudìa.
Nel libro si racconta di come un ebreo maschio valesse 5000 lire per chi ne assicurava la cattura, mentre 3000 lire venivano pagate per donne e bambini.

In Kenya, oggi, un kikuyu vale 5000 scellini, 3000 per una casa bruciata. Per riscuotere il premio, bisogna portare una parte del corpo della vittima.

Ora, per il capitolo “seghe mentali”, mi sono messa a pensare cosa fosse peggio. Il destino e’ lo stesso, morte. La cifra e’ piu’ o meno la stessa (50 euro in Kenya immagino siano una bella somma, come dovevano essere 5000 lire nei primi anni’ 40). Sempre di persecuzione su base etnica si tratta, e lo scopo e’ il medesimo: sterminarli tutti, o quanti piu’ possibile. I mezzi sono molto diversi: gli ebrei (quelli che non morivano prima) finivano nelle camere a gas, punto terminale di una perfetta macchina organizzativa; i kikuyu vengono massacrati sul posto, di solito a colpi di machete.

Apparentemente questo secondo metodo di sterminio e’ piu’ brutale. Ma ci sono almeno un paio di differenze sostanziali.

La prima e’ che nel caso dei kikuyu la morte arriva subito. Non ci sono le umiliazioni della cattura, gli stenti del trasporto di giorni su carri merci affollatissimi, la disumanizzazione dell’essere ridotti a numero. Manca il tempo di vedersi sottratta la propria dignita’ umana.

La seconda differenza sta nel fatto che chi si assume la responsabilita’ della morte altrui deve anche metterla in atto; non basta denunciare, bisogna portare la prova che si e’ ucciso. E non e’ mica la stessa cosa. Quanti tra quelli che denunciavano gli ebrei avrebbero personalmente premuto il grilletto o buttato il famigerato Zyklon B nelle camere a gas?

E’ un po’ come con la carne. Chi mangia carne [*] nella maggior parte dei casi non avrebbe il coraggio di uccidere l’animale, lo fa fare a qualcun altro. Si chiama divisione del lavoro.


[*] Si, ce l’ho anche con me.

3 thoughts on “Il prezzo della carne”

  1. Io non ho mai esitato a tirare il collo ad un pollo o a romperlo ad un coniglio. Sarà che l’ ho sempre visto fare. Questione d’ abitudine e, può sembrare macabro, vale anche se la vittima è umana, a mio avviso.
    Miei conoscenti dal Kenya mi dicono che la situazione è veramente seria, ma come accade di solito in questi casi, le altre etnie (bianchi compresi) sono abbastanza tranquille (a meno che non si schierino). La differenza è anche che questo è un conflitto interno con radici ataviche. Chi uccide oggi è stato ucciso anni fa nello stesso modo barbaro. Un pò come succedeva nei balcani.

    saluti

    Rubimasco

  2. Tu ti guadagni il tuo pollo, rubi. :)
    Si, si puo’ fare l’abitudine a tutto, anche a vivere in un lager o a sopprimere vite umane. Quali effetti questo abbia sulla psiche non lo so, ma lo sospetto.

    Il conflitto tra kikuyu e kalenjin e’ tribale e “interno”, si. Quanto all’atavico, lo era – e lo e’, laddove sussiste – anche l’odio verso gli ebrei; anzi, per quel che ne so non esiste alcun altro razzismo su base etnico-religiosa che si sia dimostrato cosi’ longevo.

  3. La destra.

    Avrei voluto nascondere le mie povere mani,

    seppellirle profonde tra i banani,

    qualcosa mi spinse a fuggire,

    cullando i polsi legati come un bimbo,

    tra le braccia nude, urlanti e silenziose.

    L’orrore delle ascelle accanto ai mozziconi

    mi traversava il petto e lì, strideva,

    oh! chiudermi le orecchie e urlare!

    Invece tutto si fece silenzio.

    Scivolavano le brache sotto i piedi

    e poi fui nudo.

    Le spine nei calcagni mi fecero fermare,

    attesi una morte che tardava,

    infine giunse il mio cane,

    strisciando, a coda bassa,

    lo sguardo del peccato mi evitava,

    ai piedi mi depose la destra,

    attese una carezza e mi vegliò,

    volli versare lacrime e non vennero,

    lui pianse per me, mi vennero a cercare.

    Forse ebbero pena, forse li disturbavo,

    prima sgozzarono me, poi il cane.

    Milano 16-4-2005

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