La catena della memoria

Ohi ohi, mi hanno incatenato un’altra volta.

Ringrazio Lisa di Paniscus per la fiducia, ma questa volta non e’ mica facile. Si tratta di segnalare un libro per la “biblioteca della memoria”, un’ideale biblioteca sulla Shoah. E per di piu’, oggi e’ il 27 gennaio. Una bella responsabilita’, insomma, tenuto anche conto del fatto che le mie letture sull’argomento non sono tantissime.

Ma va bene, ci provo. Pero’ a modo mio.

Una biblioteca, per essere davvero completa, dovrebbe abbracciare le sfumature, i contrasti, i conflitti, le zone d’ombra. Proprio questa riflessione mi ha indotto a scegliere non uno, ma due libri, che tuttavia rispondono allo stesso principio e sono, in un certo senso, simmetrici. Il principio in questione e’ l’antitesi della dicotomia classica bene/male: sono due storie, due vite, in cui circostanze e scelte hanno operato in direzione di un cambio di paradigma; due storie in cui i buoni e i cattivi, gli amici e i nemici, non stanno dove ci si aspetterebbe di trovarli.

celestediporto.jpgLa prima storia e’ quella di Celeste Di Porto, collaborazionista ebrea responsabile della cattura di molti ebrei del Ghetto di Roma (tra cui ventisei che morirono alle Fosse Ardeatine), in cui lei stessa viveva.
Stella di piazza Giudìa e’ il romanzo attraverso cui Giuseppe Pederiali ne narra le vicende. Il racconto procede attraverso le voci e i punti di vista dei personaggi che ruotarono attorno alla vita di Celeste detta Stella (ma anche Pantera nera a causa delle sue attivita’ di spionaggio a favore di tedeschi e fascisti). Alla sua storia fa da sfondo il Ghetto, con i suoi luoghi, le sue atmosfere, la vita chiusa e povera degli ebrei, le umiliazioni, le difficolta’, le paure, negli anni che vanno dal ’37 alla Liberazione e oltre.

giorgio_perlasca.jpgIl secondo libro parla di un fascista che salvo’ la vita a piu’ di cinquemila ebrei.
Giorgio Perlasca, commerciante di carni per conto di una ditta italiana, si trovo’ a Budapest negli anni dei rastrellamenti e delle carneficine di massa degli ebrei. Pur essendo stato un fascista convinto (ando’ anche in Spagna a combattere per i franchisti), l’assistere alla tragedia degli ebrei di Budapest lo indusse ad agire, mettendo a rischio la sua stessa vita e fingendosi diplomatico spagnolo per poterne salvare quanti piu’ possibile. Dopo la guerra se ne torno’ in Italia e non racconto’ a nessuno quello che aveva fatto, tranne ai suoi familiari, che non gli credettero. La sua vicenda sarebbe sparita nel nulla se non fosse stato per alcune donne ebree che gli dovevano la vita, che negli anni ’80 ne ritrovarono le tracce. Gli fu tributato il raro onore di “Giusto tra le Nazioni” e nel 1989 ando’ a Gerusalemme, per piantare un albero nel Parco dei Giusti, proprio accanto a quello di Simon Wiesenthal.
La sua storia e’ stata magistralmente narrata da Enrico Deaglio ne La banalita’ del bene.

Ecco, questi sono i miei due cents.

Per quanto riguarda il passaggio della catena, non ho altri cinque nomi di blogger a cui accollare una simile responsabilita’, ma tre si.

Il primo e’ alekhine. Personalmente non conosco nessuno che abbia letto cosi’ tanti libri sulla Shoah, la Germania nazista, la seconda guerra mondiale, quanti ne ha letti lui, quindi la segnalazione e’ dovuta.

Il secondo e’ Miguel. Se ho ben capito, ha opinioni molto personali sull’argomento e credo che possa cavar fuori dal cilindro qualcosa di inatteso e magari spiazzante.

Il terzo e’ rubimasco, di cui sono curiosa di conoscere la scelta.

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