Mocciosi

Mentre son tutti distratti dalla crisi di Governo, dalle avventure dei Mastella e da altre amenita’ simili, a Roma si celebrano le esequie della scuola e della cultura italiane.

Per capire in che abisso siamo caduti a volte bastano notizie piccole piccole, come questa. Un liceo classico romano e’ stato scelto come palcoscenico per il lancio in anteprima del film “Scusa ma ti chiamo amore”, tratto dall’omonimo romanzo di Federico Moccia [*], con tanto di conferenza stampa dopo la proiezione. Non si e’ trattato di un colpo di mano, il liceo non e’ stato abusivamente occupato, anzi: la preside difende a spada tratta la scelta:

«È un film come tutti gli altri, non è la prima volta che promuoviamo iniziative di questo genere, tese a sviluppare la cultura cinematografica tra gli studenti, una volta è venuto anche Bertinotti»

Non ho ben capito il senso di quest’ultima affermazione. E’ venuto anche Bertinotti, quindi possono venire cani e porci? Mah.

Il film – come il libro – racconta la storia “d’amore” tra una liceale diciassettenne e uno di 37 anni. Alle obiezioni sulla grande differenza di eta’, Moccia ribatte:

«Quella del film potrebbe essere una coppia reale, le diciassettenni di oggi possono essere tranquillamente considerate donne.»

C’e’ qualcosa che non mi torna. Le diciassettenni possono essere considerate donne e le trentenni (e a volte, triste per me doverlo dire, le quarantenni) si baloccano con Hello Kitty?

Alt! Arriva la generazione kidult. Lo stile degli eterni bambini, della creatività, del colore e dei vezzeggiativi. Mollettine, vestitini, micette e ciondolini: gli adultescenti. Il termine, nella sua accezione anglosassone, deriva da kid (bambino) e adult (adulto) e traccia l’identikit perfetto del trentenne che continua a sentirsi teenager.

A diciassette anni sono “adulte” e a trenta si riducono cosi’?

Se l’analisi sociologica [**] non e’ il suo forte, non sembra esserlo nemmeno la matematica:

«E poi è curioso, ma se un sessantenne si mette con una trentenne allora tutto torna. Qui la differenza d’età è la stessa, ma nessuno ci fa caso.»

Ok, in matematica non andava bene, pero’ leggeva Kierkegaard. Una volta. Ora dice cose come queste:

«Se poi la qualità dei miei libri non è quella dei testi che leggevo io da ragazzo, non credo sia molto importante.»

E non e’ importante perche’ ha “avvicinato i giovani alla lettura”. Come se “la lettura” fosse un valore in se’, e non contassero nulla i contenuti di cio’ che si legge. Kierkegaard e Topolino, pari sono.

Quelli che adesso leggono Moccia [***], una volta leggevano gli Harmony, di nascosto. Ma adesso Moccia, causa incultura dilagante, e’ stato sdoganato ed e’ divenuto un fenomeno di culto, di cui non ci si deve vergognare, anzi… e poi lo invitano anche nei licei classici, vuoi mettere?


[*] Sulla pagina di Wikipedia ci sono alcune cosette interessanti: il fatto che sia “figlio d’arte”, la nota di colore che riguarda la pubblicazione del suo primo romanzo («poi la Feltrinelli, per sfinimento, decise di pubblicarlo, ma con una tiratura di poche copie»), etc.

[**] Un’analisi un po’ piu’ seria e di ben piu vasta portata rispetto all’argomento in oggetto l’ha fatta Kelebek in questo bellissimo post. [La Jeune-Fille è semplicemente lo specchio di questa rimozione cristiana: la società patriarcale ha voluto che le donne fossero oche? La risposta non consiste nell’emancipazione delle donne, ma nell’ochizzazione dell’intera società. “La società patriarcale ha voluto che il potere femminile potesse risiedere solo nella manipolazione? Bene, puttanizziamo il mondo.”]

[***]  Non posso fare a meno di segnalare, anche se in ritardo, i commenti a questo post. Sono esilaranti. E molto tristi.

10 thoughts on “Mocciosi”

  1. Trovami un trentacinquenne che non veda una diciassettenne semplicemente come carne fresca e ti solleverò il mondo.

  2. Allora: su cosa Moccia ha ragione (perfino gli orologi rotti segnano l’ora giusta, due volte al giorno) e cioè che coppie del genere sono reali. Alcune care amiche erano in situazioni del genere da adolescenti, e sinceramente non ci trovo nulla di particolarmente sbagliato, in linea di principio.

    Poi da qui a dire che una diciassettenne sia “adulta” ce ne corre. Non penso di essere “adulto” nemmeno io del resto. :P

  3. A proposito di università, invece, oggi ho letto su Repubblica un articolo sul fatto che professori e studenti stanno denunciando baronie, nepotismo e concorsi truccati a raffica (vedi: link): pare che abbiano oramai scoperchiato la pentola e che ci sia qualche speranza che qualcosa cambi, malgrado il dinosauro, come al solito, lotti per la sua sopravvivenza.

    La frase più interessante secondo me è questa: “Molti docenti arrabbiati,ora, cercano di organizzarsi in un network. Fanno il tifo per i magistrati e trovano alleati anche oltre gli atenei”.

    Se la capissimo che basta consociarsi, come le class actions insegnano, secondo me cadrebbero molte teste in questo ed in altri campi: l’ unione fa la forza non è una frase vuota, ma un’ esperienza di cui fare tesoro.

    PS:
    Feanor, sei *quel* Feanor?
    Quello che c’era al raduno dei fans dei MCR a Bologna?

    PS2:
    Io ho avuto una compagna molto più giovane di me (il rapporto delle età era quello) e non la vedevo “semplicemente come carne fresca”.
    Avanti, appoggia qui quella leva! :)

  4. @ Fal

    Certo che capita. E non si tratta, almeno per me, di giusto o sbagliato. Si tratta di chiamare le cose con il proprio nome e di non nascondersi dietro un dito. Il dito in questione e’ appunto il fatto di dire – e dal contesto sembra di capire che venga detto a mo’ di giustificazione – che una diciassettenne sia “adulta”. E’ proprio tutto li’ il punto. Decenni fa, quando i ragazzini cominciavano a lavorare presto e ad affrontare il mondo degli adulti prima ancora di finire di crescere, a quell’eta’ si era “adulti” davvero, la vita lo imponeva e la gente doveva crescere in fretta. Ora, e da un bel pezzo, gli adolescenti vivono vite protette, prive o quasi di responsabilita’, fino a ben oltre i diciassette anni. Salvo casi particolari, in cui eventi seri obbligano a crescere in fretta, non si puo’ proprio dire che a quell’eta’ le persone siano “adulte”. Non sono davvero adulte neanche a trent’anni, spesso. E quindi rapporti del genere di quello descritto da Moccia non possono che essere sbilanciati. Magari formativi, utili per crescere, etc. (ma molto dipende dalla maturita’ e dal senso di responsabilita’ della parte “adulta” della coppia), ma sicuramente sbilanciati, quindi niente affatto tutti rose e fiori come questo tipo di rappresentazioni edulcorate vorrebbe far credere. Spingere le ragazzine tra le braccia di trentenni-quasi quarantenni (e un libro di quel genere finisce per fare proprio questo, data la sua diffusione tra quella fascia di eta’ e vista l’acritica ed entusiastica accettazione con cui i libri di Moccia vengono accolti) non mi sembra molto saggio.

    @ Puk

    Il link che hai postato fornisce molto su cui meditare. Credo che lo riutilizzero’ tra breve. :)

    Io ho avuto una compagna molto più giovane di me (il rapporto delle età era quello) e non la vedevo “semplicemente come carne fresca”.

    Ovvio che puo’ capitare. Ma saresti disposto a scommettere che e’ cosi’ nella maggior parte dei casi?

  5. Puk: no, non sono quello, sono l’altro, mi spiace.

    Concordo con Upuaut: la maggior parte dei trentacinque-quarantenni considera una diciassettenne in questi termini: trovare una ragazza di quella età che abbia la stessa maturità di un quarantenne è cosa davvero ardua, perciò le eventualità sono due:

    1) la diciassettenne è veramente matura

    2) il quarantenne è immaturo/arrapato in cerca di una facile preda.

    tenendo conto della psicologia maschile ritengo di gran lunga più probabile la seconda ipotesi.
    La cosa che mi fa più schifo è che ci si appoggi a/si promuova/si giustifichi uno stile di vita *esclusivamente* per vendere un “romanzo”.

    PS. Rimane sottinteso che la leva in questione sei tu…

  6. Sul manifesto di oggi, a pagina 14, c’e’ un articoletto sul film, che dice e non dice, restio a prendere una posizione chiara, ma il cui titolo (sospetto, non di mano dell’autore del pezzo) e’ invece chiarissimo: Il maschio latino soddisfa la sua fantasia primordiale. Amen.

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