Buon Natale 5

…che se continuo con questi ritmi, potrei arrivare a intitolarli “Buona Pasqua”. Riprendo percio’ lo sconnesso discorso cominciato – per caso – con questo post e continuato qui, qui e qui.

In particolare, nel terzo post della serie avevo accennato alla progressiva divinizzazione della figura di Gesu’, cominciando a ricordare i modelli mitici utilizzati per fare di una figura storica (o presunta tale) una divinita’-modello sul tipo di quelle che “andavano di moda” all’epoca. Per questioni di contingenza temporale avevo parlato solo delle similitudini che avevano a che fare con il concepimento e con la nascita di Gesu’, ma in realta’ questi paralleli si estendono lungo tutta la sua “carriera”. In particolare, seguendo Karlheinz Deschner [1] e – purtroppo – selezionando parecchio:

Per quanto concerne i miracoli, non c’e’ un solo prodigio nei Vangeli che non fosse stato operato in precedenza. Gia’ Buddha aveva risanato i malati, faceva si’ che i ciechi vedessero, i sordi udissero, gli sciancati camminassero impettiti. Anche lui cammino’ sulle acque del Gange, come un giorno fara’ Gesu’ sopra il lago. E come i discepoli del Nazareno operano miracoli, cosi’ hanno gia’ fatto i discepoli del Buddha. (…)
Il miracolo della nozze di Cana (…) era stato gia’ compiuto da Dioniso, come ci testimonia Euripide. Dioniso, il dio piu’ amato dal mondo antico – che lo venerava dall’Asia alla Spagna con sontuose processioni – deve cedere a Cristo, nel Vangelo di Giovanni, uno dei suoi titoli piu’ ambiti, quello di «vite», che nel Vangelo si trasforma in «la vera vite» (…).
Fama di grande taumaturgo ebbe nell’antichita’ il medico e dio guaritore Asclepio, sopra i cui altari campeggiava in lettere giganti la parola
soter (salvatore), e di cui tutto il mondo conosceva le portentose guarigioni in Epidauro (…).

A proposito di Asclepio, Deschner, citando Carl Schneider, fa notare:

«Al pari di Asclepio, Gesu’ guarisce con la mano protesa o imposta, oppure con un dito, che egli infila nella parte malata del corpo, o anche mediante altri contatti con l’infermo. Come in Asclepio, fede e guarigione interagiscono l’una con l’altra, ma non sempre: in qualche occasione viene guarito anche un miscredente. (…) Un cieco guarito da Asclepio vede, per prima cosa, solo alberi, come uno guarito da Gesu’. (…) Dopo la guarigione, i miracolati portano via la loro barella da soli. (…) Alle guarigioni fanno seguito prodigi naturali. Asclepio ha richiamato in vita sei morti; e i particolari dell’impresa sono identici a quelli dei due morti risvegliati da Gesu’ (…).»

Persino il piu’ grande dei miracoli, cioe’ la risurrezione di se’ medesimi, riusci’ perfettamente e continuamente ai figli di Dio, sia a quelli mitici sia a quelli storici. Riusciva tanto spesso, che lo scrittore teologo Origene, trattando nel III secolo della risurrezione di Cristo, osserva: «Questo miracolo non rappresenta niente di nuovo per i gentili, e pertanto non puo’ sembrargli affatto motivo di scandalo». Tra gli dèi piu’ famosi che soffrono, muoiono e risorgono dalla morte, ritroviamo Dioniso ed Eracle, ma anche il babilonese Tammuz, il siriano Adonis, l’egizio Osiride. (…)
Altri dèi morti sulla croce sono Prometeo, Licurgo, Marsia, Dioniso. Le comunita’ dionisiache, come e’ ormai assodato, hanno venerato il loro Dio gia’ prima dell’era cristiana sopra un desco d’altare con botti da vino in croce.

Citando il teologo Hermann Raschke:

«Dioniso che cavalca sull’asino (…), Dioniso sulla nave come signore del mare, Dioniso e i fichi secchi, Dioniso e la vite, Dioniso la cui carne viene mangiata e il sangue bevuto, e perfino il bacchico Orfeo sulla croce: bastino solo questi fuggevoli cenni per riconoscere che il patrimonio dei miti evangelici e’ tutto costellato di motivi dionisiaci.

Insomma, dei miti dionisiaci ci siamo persi solo la parte divertente…

(…) Bel Marduk, la piu’ celebrata divinita’ di Babilonia, conosciuto come creatore del mondo, dio della saggezza, dell’arte medica e della magia, ma altresi’ come redentore inviato dal padre, risuscitatore di morti, signore di tutti i signori e buon pastore – ebbene, Marduk fu fatto prigioniero, sottoposto a interrogatorio, condannato a morte, frustato e infine giustiziato insieme con un delinquente, mentre un altro malfattore veniva liberato… e una donna asciugo’ il sangue del dio, scaturito dalla ferita inferta con una lancia.

(…) nel vangelo di Giovanni (…) la madre e il discepolo prediletto stanno sotto la croce. Similmente, nella morte di Eracle, furono presenti sua madre e l’allievo prediletto. Come Eracle, assunto in cielo, invoca «non piangere, o madre… tra poco entrero’ in cielo», cosi’ il risorto Cristo giovanneo dira’: «Donna, perche’ piangi? …Io salgo al padre mio». Come Eracle muore esclamando «E’ compiuto!», altrettanto dira’ il Cristo giovanneo. Inoltre, ad Eracle tocco’ pure l’appellativo di Logos, prima che fosse applicato a Cristo, secondo Giovanni. (…) Da ultimo, come il colpevole della morte di Eracle si impicca per il pentimento e l’angoscia, cosi’ finisce per impiccarsi Giuda (…).

Parte integrante della leggenda dell’inviato da Dio, tipica dell’antichita’, era, pero’, che l’immortale, dopo la sua dipartita, tornasse a manifestarsi entro un certo tempo. Perche’ si esigevano delle prove. E infatti il risorto Apollonio di Tiana – un contemporaneo di Gesu’ e degli apostoli – comparve a due dei suoi discepoli (…).

E siccome «le discese agli inferi costituivano un tema troppo popolare, perche’ nel Cristianesimo vi si potesse rinunciare», anche Gesu’ viene fatto scendere all’inferno dopo la morte, creando un po’ di contraddizioni tra le scritture (nel vangelo di Luca Gesu’ dice al ladrone «in verita’ ti dico che oggi tu sarai con me in paradiso»).
Ma anche le ascensioni al cielo erano universalmente note, ai pagani (Cibele, Eracle, Attis, Mitra, etc.) come agli Ebrei (Enoch, Mose’, Elia), e Gesu’ non poteva essere da meno; da cui altre contraddizioni e aggiunte considerate spurie, come quella del vangelo di Marco. Persino certi dettagli (le impronte dei piedi lasciate da Eracle e Dioniso nelle loro ascensioni) vengono recepiti e creduti a lungo veri (Girolamo, padre della Chiesa, nel V secolo assicurava che le impronte erano ancora visibili).

Insomma, concludendo con Deschner,

(…) sebbene vi siano molte altre analogie, stravaganze e bizzarrie, quelle ora elencate sono senz’altro sufficienti ad evidenziare come tutto sia accaduto naturalmente, umanamente – finanche troppo umanamente – nella costruzione dell’immagine del Cristo. L’inquadratura, i contenuti, le forme, intitolazioni ed epiteti, miracoli, divieti e comandamenti: nulla di tutto cio’ era nuovo.

**********************

Mi rendo conto di essermi fatta prendere di nuovo dalla mia inclinazione aneddotica e di averla tirata decisamente troppo in lungo. Percio’ rimando a data da destinarsi una parte che invece avrei voluto inserire in questo post, e cioe’ quella riguardante la sublimazione progressiva della figura di Gesu’, dalla sua morte alla stesura dei primi Vangeli (fino ad arrivare al vangelo di Giovanni, che esaspera il processo), nonche’ nello sviluppo teorico e dogmatico interno alla Chiesa dei primi secoli.

 


[1] “La Chiesa che mente – I retroscena storici delle falsificazioni ecclesiastiche”

Pape mi segnala che al Libraccio il libro e’ esaurito. Si puo’ provare direttamente presso la casa editrice, Massari, che pubblica anche altri testi di Deschner.
Aggiornamento 20/01:
Dalla casa editrice mi confermano che i libri sono tutti disponibili.

11 thoughts on “Buon Natale 5”

  1. Non so, sarà, che queste cose non mi giungono nuove, ma non capisco dove vuoi mirare. Mi sembra normalissimo che i testi dell’epoca sulla figura di cristo usassero, appunto, i codici e gli archetipi mitici di quell’epoca

  2. Fal, a te non giungono nuove, ma tu hai un’educazione e un livello culturale non comuni.
    Non voglio mirare a nulla, solo a condividere conoscenze. Poi ognuno si fa l’idea che preferisce, come e’ giusto che sia.

  3. Che poi non capisco…
    Questo post non e’ che la naturale continuazione degli altri, non ho fatto altro che aggiungere ulteriori elementi. E mi sembrava – in base a quello che hai detto tu, persino nella segnalazione dell’Isola come “thinking blogger” – che l’impostazione e i contenuti di questi post non ti dispiacessero. Hai detto che ti facevano pensare molto. Ora stai dicendo, implicitamente, che non ti fanno pensare affatto. Boh.

  4. Non ci siamo capiti. Questi post NON mi dispiacciono affatto e i contenuti sono interessanti. In generale quello che scrivi tu mi fa pensare, e anche altri post della serie.

  5. L’intento polemico lo riservo tutto e soltanto alla chiesa, in queste questioni. Con chiesa intendo naturalmente il clero e soprattutto gli alti papaveri del clero, sia quelli presenti che quelli passati. Su questo saro’ sempre polemica, a meno di cataclismi interni che dubito di poter vedere. Ed e’ possibilissimo che un po’ di questa vena polemica traspaia anche in questi post.
    Ma il discorso sarebbe molto lungo, coinvolgendo anche il mio modo di concepire le questioni di fede, argomento molto ingarbugliato e che non mi va di trattare qui.
    Comunque, per riassumere: no, nello scrivere questi post non ho alcun intento *principalmente* polemico, semmai vorrei contribuire nel mio piccolo a diffondere certe informazioni.

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