Buon Natale 4

Prima di parlare del processo di progressiva divinizzazione della figura di Gesu’ (se mai ci arrivero’, dati i ritmi…), voglio perdere un po’ di tempo su un altro punto che mi ha colpito molto nella lettura di Deschner, e che peraltro e’ collegato al primo. Si tratta del carattere millenarista del Cristianesimo delle origini e di come questo elemento venne eliminato dalla dottrina nei secoli successivi.

L’attesa protocristiana della fine dei tempi, nonche’ l’idea messianica ad essa congiunta, era tutt’altro che nuova, al pari di tante altre idee presenti nel cristianesimo. Presso Egiziani, Babilonesi, Persiani, si conosceva parimenti l’aspettativa della fine, oppure l’irruzione di una novella era del mondo, la figurazione d’un prossimo salvatore sovrannaturale e di una beata eta’ terminale. (…)
Siffatte concezioni confluirono come idea messianica, la cui origine non israelita e’ da lungo tempo assodata, nell’Antico Testamento, nel quale si attendeva il salvatore dalla stirpe di Davide. Nel tardo giudaismo si manifesta con sempre maggior evidenza la fede nella prossima fine, cioe’ l’escatologia, la dottrina delle «cose ultime» (eskata), della fine del mondo e della sua palingenesi. (…)
Altrettanto avevano profetizzato gli Esseni, i quali gia’ prima di Cristo praticavano un loro «cristianesimo», in quanto conoscevano: un battesimo sacramentale, un’agape sacramentale, una dottrina della predestinazione, un «maestro della giustizia», il quale predicava poverta’ umilta’ espiazione castita’ e amore del prossimo (…). Ebbene, gli Esseni presagirono la catastrofe del mondo per la generazione ancora in vita, analogamente a quanto avrebbero fatto i Vangeli. Si erano proclamati «l’ultima generazione», dicendosi consapevoli di trovarsi «alla fine dei giorni». Non solo; gli Esseni avevano gia’ motivato – come faranno i cristiani – la procrastinazione della catastrofe col fatto che «i misteri di Dio sono insondabili» (…).
Ecco, non diversamente sentiva se’ medesimo il Gesu’ dei Sinottici: come profeta della fine dei tempi. Anche lui – influenzato, nella sostanza come nella forma, specialmente dal libro di Daniele, ma ancor piu’ dal libro di Enoch, anzi dipendendone talvolta quasi alla lettera – si aspettava l’incombente realizzazione terrena del «regno di Dio» (…). Certamente anche Gesu’ – al pari dei profeti, delle apocalissi giudaiche, degli Esseni, di Giovanni il Battista – aveva considerato la propria generazione come l’ultima, rilanciando cosi’ l’allarme apocalittico. Non v’e’ dubbio che fosse fermamente convinto che l’era contemporanea era ormai scaduta (…).
Ne scrive il teologo Friedrich Heiler: «Il fermissimo convincimento di Gesu’ dell’imminente avvento del Giudizio Universale e della fine dei tempi non viene ormai piu’ contestato da nessun ricercatore serio ed imparziale»(…)

 

La convinzione, prosegue Deschner, era condivisa da tutta la cristianita’ primitiva, che viveva nell’attesa febbrile della fine del mondo e dell’avvento del regno di Dio; e questa attesa escatologica e’ documentata attraverso tutta la letteratura protocristiana fino a oltre la meta’ del II secolo.

(…) ancora nell’anno 200, un importante documento della comunita’ cristiana di Roma ribadisce che «ci troviamo indubbiamente alla fine dei tempi».(…)

Ovviamente nulla del genere accadde e cominciarono a circolare voci disilluse («questo l’abbiamo gia’ udito al tempo dei nostri padri, ed ecco, anche noi siamo invecchiati, e non e’ successo nulla»).

(…) ecco che la nascente Chiesa cattolica comincio’ ad interpretare il mancato ritorno del Signore col versetto dei Salmi secondo cui mille anni sono per lui come un solo giorno. Ma gia’ nel IV secolo i «padri» – dopo che di generazione in generazione era stato loro promesso il ritorno di Cristo sulla terra, dopo averlo bramato fino al parossismo – si trovano ora ad invocare tutt’altro: «Possa non adempiersi mai ai nostri giorni! Spaventosa e’ infatti la discesa del Signore!»

(…) Proprio l’attesa di tale comunistico paese delle meraviglie, realizzato sulla terra, fu largamente diffusa nel Cristianesimo primitivo, addirittura dominante per lunghe generazioni tra le piccole comunita’ formate in massima parte da poveri. Anzi, fu certamente una delle cause prime, sebbene non vada sopravvalutata, del successo delle missioni. A tale credenza non aderiva pero’ solamente il popolo semplice. Il vescovo Papia, uno dei cosiddetti padri apostolici, ne fu sostenitore al pari di Gesu’, come egli stesso ci informa. Per codesta causa il santo Giustino subi’ il martirio. (…)

Ma a partire dal III secolo questo punto di vista viene avversato sempre piu’ spesso e alla fine abbandonato del tutto. Come mai?

Il vaticinato Regno millenario, la fede in un paradiso comunistico – che in precedenza aveva infervorato masse cristiane di indigenti, e che ancora all’alba del III secolo passava per ortodossa – era diventata ormai scomoda per la Chiesa, giunta ad un passo dal potere. Diventava superflua l’aspettazione di un regno di Dio sulla terra: i vescovi cattolici campavano a meraviglia, e della fine del mondo non era piu’ il caso di parlare.
Avvenne tutto l’opposto. Adesso si accentuava, con particolare solerzia, la «interminabilita’» del regno di Cristo, dichiarando ufficialmente come eresia l’opposta concezione (propugnata peraltro anche da Paolo) di un regno messianico limitato nel tempo, di un interregno.

Essendo cambiata l’antifona, si cerco’ anche di cambiare i testi: gia’ durante il terzo e quarto secolo si sopprimevano o modificavano espressioni bibliche inequivocabili e persino scritti neotestamentari, per camuffare l’attesa escatologica di Gesu’. L’opera di ripulitura non fu perfetta, tant’e’ che il filone escatologico e “comunistico” continuo’ ad esistere e a riemergere qua e la’ nel tempo come “eresie”, prontamente estirpate assieme agli eretici su roghi non proprio simbolici. Tra parentesi, questo e’ soltanto uno dei moltissimi casi in cui cio’ che era dottrina o addirittura dogma divenne in seguito eresia (e viceversa); quasi tutti i dogmi su cui si fonda la chiesa oggi avrebbero fatto impallidire di rabbia i padri della chiesa delle origini, che non li avrebbero di sicuro riconosciuti come ortodossi.

E Agostino, la cui precipua esortazione ai poveri era quella di restare poveri e di lavorare molto, Agostino, prototipo dei medievali persecutori degli eretici, il quale propugnava pure la conversione coatta dei donatisti, l’irrogazione di pene pecuniarie, la confisca delle loro chiese e la proscrizione dei loro seguaci, identifico’ per primo, e in modo perentorio, la Chiesa – in radicale capovolgimento della primigenia fede cristiana – con il Regno di Dio predicato da Gesu’. «Gia’ da ora – scrive il dottore della chiesa – la Chiesa e’ il Regno di Dio e il regno dei cieli».

Deschner conclude citando Erich Fromm:

«Il processo di propagazione del primo entusiasmo cristiano, come pure la sua repressione – che caratterizzano il secondo secolo del cristianesimo – si esaurirono rapidamente. Certo, lungo tutta la storia successiva del Cristianesimo (dai montanisti agli anabattisti) si ebbero di continuo tentativi di risvegliarlo, insieme con l’aspettazione escatologica: tentativi che emanarono da quei gruppi che – nella loro condizione economica, sociale e psichica – essendo oppressi e lottando per la liberta’, somigliavano ai primi cristiani. (…)
Il mondo reale, storico, non aveva piu’ bisogno di cambiare: esternamente, tutto poteva rimanere com’era – Stato, societa’, diritto, economia – perche’ la salvazione era diventata una cosa interiore, spirituale, astorica, individuale, garantita dalla fede in Gesu’. Alla speranza d’una liberazione reale, storica, si sostitui’ la fede nella liberazione spirituale gia’ completa. L’interesse storico e’ soppiantato dall’interesse cosmologico. Insieme con esso svanirono le prescrizioni etiche. Il primo secolo del Cristianesimo fu caratterizzato da rigorosi postulati etici, nella convinzione che la comunita’ cristiana fosse in primo luogo una confraternita di santa vita. Questo rigorismo etico, pratico, fu sostituito dai mezzi della grazia dispensata dalla Chiesa.
Strettamente legata alla rinuncia della rigorosa prassi etica delle origini fu la crescente riconciliazione dei cristiani con lo Stato. (…)
Cosi’ lo Stato si guadagno’ un buon numero di cittadini tranquilli, coscienziosi e pieni di senso del dovere, i quali, lungi dal causargli difficolta’, favorirono l’ordine e la pace nella societa’…. Pertanto la Chiesa, avendo abbandonato il suo rigido atteggiamento negativo nei confronti del “mondo”, si trasformo’ in un potere che sosteneva lo Stato e lo riformava. (…)
Questa radicale trasformazione del Cristianesimo da religione degli oppressi in religione dei potenti e delle masse da questi manipolate; da aspettazione dell’avvento imminente del giudizio e della nuova eta’, in fede in una redenzione gia’ consumata; da postulato di una vita morale, pura, a gratificazione della coscienza attraverso mezzi di grazia ecclesiastici; da ostilita’ allo Stato a cordiale patteggiamento con esso, ebbene, essa e’ tutta strettamente legata al grande cambiamento finale che stiamo per formulare: il Cristianesimo – gia’ religione d’una comunita’ di fratelli uguali, senza gerarchia ne’ burocrazia – divento’ “la Chiesa”, immagine speculare della monarchia assoluta dell’Impero romano».

13 thoughts on “Buon Natale 4”

  1. Abbastanza condivisibile, nel complesso :)
    P.S. Sì, la “divinizzazione” di Gesù fu un processo lungo, relativamente tardivo ed irto di controversie che tuttora pesano sulle relazioni con le Chiese orientali.

  2. Mi pare che fosse negli atti degli apostoli, o forse in uno dei vangeli canonici, dove Gesù dichiara “non passerà questa generazione che io tornerò tra voi” ed anche nell’ apocalisse di Giovanni il termine è segnato con “non passerà questa generazione”. devo ritrovare le citazioni esatte, ma questo avrebbe dovuto far sorgere forti dubbi sulla veridicità dei vangeli & co. Invece ci si passa tranquillamente sopra ancora oggi.
    La cosa strana è che questa è una delle eredità più forti che il cristianesimo ha lasciato ai culti connessi, come i testimoni di geova (che ogni tanto indicono la data di una fine del mondo) e anche i primi mormoni (per bocca del loro profeta Joseph Smith).

    saluti

    Rubimasco

  3. Rubimasco, credo che tu abbia ragione. Aggiungerei gli avventisti del settimo giorno ed in generale molti gruppi nati nel solco del letteralismo biblico protestante.

  4. @rubi

    In un brano che avevo tagliato c’erano alcune note con passi dei vangeli riguardanti affermazioni simili:
    Marco 9,1; 1,15;
    Matteo 4,17; 10,7; 10,23; 16,28
    Matteo 10,23
    Luca 11,51
    Marco 13,30
    In particolare questi ultimi due dovrebbero riferirsi a un discorso del genere; l’ultimo da Marco dice: «In verita’ io vi dico che questa generazione non passera’ prima che tutte queste cose siano avvenute».

    Mi sembra strano che tu dica che questi elementi dovrebbero far dubitare della veridicita’ dei vangeli; semmai sono probabilmente proprio questi elementi tra i pochissimi genuini, scampati alle riscritture, censure, aggiunte, etc. E non mi pare nemmeno strano che sia rimasta questa eredita’; cioe’, si, mi pare strano che ancora oggi qualcuno possa pensare in questo modo, escatologico e millenarista, ma a pensarci bene e’ questa la piu’ autentica eredita’ del cristianesimo, quello vero, quello delle origini. Era in questi termini che Gesu’ pensava, quindi mi sembra naturale che chi vuole recuperare il suo pensiero originario finisca per arrivare li’.

    Quella della fine imminente e delle profezie connesse e’ una questione molto interessante. C’e’ un sacco di gente che attende il 2012 con apprensione, per dire. Mi piacerebbe capirne di piu’, soprattutto dal punto di vista psicologico, sia personale che collettivo; e mi piacerebbe capire a quale genere di bisogni profondi risponde la visione apocalittica (perche’ se continua a rispuntar fuori da millenni a questa parte, deve rispondere a qualche bisogno specifico).

  5. Nah, io la butto sul semplicistico. Esistono momenti storici di importanti mutamenti, crisi, inquietudini. Momenti in cui è allettante sperare nel deus ex machina, e al tempo stesso pare che l’ordine naturale delle cose e della società, le tradizioni ed i valori di una volta, stai per crollare. E, per dire, gli ultimi due secoli sono stati tutti così. Infatti è dai tempi di baudelaire che si dice che il mondo occidentale è in declino. :)

  6. Mah, a giudicare dalla longevita’ e dalla persistenza delle credenze apocalittiche, queste sono praticamente sempre esistite, con qualche punta di delirio collettivo come quella attorno all’anno 1000. Se Deschner ha ragione, l’idea si diffuse in culture molto diverse tra loro, in decadenza o in piena fioritura, lungo molte migliaia di anni. Non so, io ci vedo qualcosa di piu’ profondo, ma magari sbaglio. Cerchero’ informazioni.

  7. Dovrei vedere su un testo di Donini, che fa un’analisi quasi fastidiosa per quant’è marxista ortodossa (ogni fenomeno religioso dipende da una situazione sociale di conflitto tra le classi; naturalmente c’è del vero, ma la faccenda mi sembra assai più articolata). Lui interpreta, se ricordo bene, il messianismo apocalittico come una “risposta alienata” delle classi subalterne allo sfruttamento schiavistico o feudale, trasferendone la liberazione ad un intervento soprannaturale. Anche se non mi sembra un’idea campata in aria, credo anche che non tutti i fenomeni di questo tipo possano essere analizzati in modo così semplice.

  8. “Mi sembra strano che tu dica che questi elementi dovrebbero far dubitare della veridicita’ dei vangeli”

    io intendevo veridicità in senso religioso e cioè: se non è accaduto vuol dire che cristo non aveva ragione e quindi probabilmente sbaglia anche sul resto.

    Io ho l’ impressione che la gente possa credere “nella fine del mondo” per due ragioni: perchè non è soddisfatta delle cose come accadono, oppure perchè cerca di influenzare chi gli sta attorno attraverso la paura. E queste sono due cose che non cambieranno mai, perchè l’ umanità è sempre la stessa.

    La gente non sarà mai soddisfatta di com’è, penserà sempre ai “bei tempi andati” oppure al “luminoso futuro” semplicemente perchè si sente inadeguata al momento storico che vive. La famosa frase su “i giovani d’ oggi che sono tutti imbecilli” credo che ci accompagni dall’ inizio della terra, come anche quella su “i vecchi che sono tutti rimbambiti”. Da una parte è paura di non essere adeguati al cambiamento, dall’ altra speranza che qualche cosa cambi per essere più adeguati.
    La dimostrazione lampante di cosa può fare la paura è tutto il casino che è successo negli USA per il millennium bug: esercitazioni militari, gente che comprava fucili come fossero nocelline, gente che metteva da parte l’ acqua, il cibo , i soldi e si barricava in casa. E tutto questo per nulla. io al lavoro ho ancora un computer che segna il 2000 come 1900 ed ancora non è esploso o ha dato problemi. Altra dimostrazione è l’ assalto ai supermercati che avviene tutte le volte che scoppia una guerra abbastanza vicino a noi.

    D’ altra parte io sto aspettando con fiducia il 2012 per sputare in faccia ad alcune persone straconvinte che le cose cambieranno in modo radicale solo perchè lo dicevano i maya.

    saluti

    Rubimasco

  9. @fal
    Beh, in fondo Deschner allude a una spiegazione simile, anche se non la esplicita, quando parla del fatto che quel genere di messaggio faceva presa sulle classi piu’ sfruttate. Ma anche a me sembra troppo semplice, o solo una parte della verita’.

    @rubi
    L’insoddisfazione e’ certamente una componente, sul cercare di influenzare gli altri attraverso la paura non saprei; se questa gente ci crede davvero, spaventa in primo luogo se stessa, spaventare gli altri mi sembra secondario. Pero’ pero’, uhm…
    Credere nell’imminente fine del mondo conosciuto mi sembra celare – oltre all’ovvia distanza dal mondo cosi’ com’e’ – anche un’aggressivita’ profonda, il desiderio di veder saltare tutto per aria, insomma. E anche, almeno per quelli che profetizzano l’imminente apocalisse convinti di stare dalla parte del giusto, un bisogno di rivalsa: voi tutti perirete, *io* mi salvero’.
    Brutta roba, da qualunque parte la si guardi.

  10. “spaventare gli altri mi sembra secondario”

    vero quello che dici sull’ aggressività nascosta, ma quanto a controllare con la paura….”Mille e non più mille” è stato usato dalla chiesa per controllare le masse fino, appunto, all’ anno mille. Non è detto che chi lo enuncia ci creda veramente:-)
    Stessa cosa, probabilmente, è valsa per il millennium bug: quale migliore occasione di provare le tecniche di controllo sociale in situazioni limite?

    saluti

    Rubimasco

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