Lemmings

Petrolio e’ un blog molto “settoriale”, ma ogni tanto Debora si lascia andare a riflessioni piu’ generali, come in questo post, che rubo quasi per intero:

 

Leggevo sul Messaggero di oggi che al centro commerciale non lontano da casa mia si sono presentate ieri per lo shopping oltre 60.000 persone. In un solo giorno. Sono più persone di quanti abitanti abbiano le città in cui molti lettori vivono.

Sono loro il popolo bue? I lemmings che ciecamente corrono incontro al disastro con il loro carico di SUV, cellulari, rate, mutui variabili e gadgets cinesi?

Circa il 60% degli italiani ha accesso quotidiano alla Rete, e ci chiediamo quindi come mai non siano informati come lo siamo noi: chi gli impedisce di farlo? Chi li costringe a navigare solo in cerca di gossip, porno, calcio e aste online? Non hanno neppure la scusa del digital divide, che affligge la vecchietta e il non abbiente. Colpa loro quindi, del popolo bue?

Non so. Non amo sentirmi superiore a qualcuno per partito preso, e mi piace cercare sempre cosa c’è dietro. Per non ritrovarsi bue forse occorre nascerci… avere una mente dubitativa, ragionare con la propria testa anche a costo di essere derisi o emarginati. Perchè ragazzi, la pressione è forte, fortissima: esperti ad ogni angolo, rassicurazioni continue, personaggi in teoria molto più sapienti di noi che sbandierano ogni momento il business as usual, le soluzioni miracolose, la mano magica del mercato, le meraviglie della globalizzazione, i prodigi della tecnologia.

Quante persone hanno la solidità interiore, la fiducia in se stessi, il pizzico di follia e l’enorme presunzione di mettere in discussione tutto ciò? E possiamo davvero pretenderlo dalla maggioranza di coloro che ci circondano?

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2 thoughts on “Lemmings”

  1. Voglio farti un esempio, in un campo che mi sta a cuore, ma che non credo sia diverso dagli altri.
    “Il 60% degli italiani ha accesso quotidiano alla rete”, dice. E con ciò? Metti di non saperne niente di evoluzionismo, e prova a digitarlo su Google. Diventerai un’esperta di creazionismo.
    Ci vuole una cultura di base, prima di potersi acculturare ulteriormente in rete. Altrimenti la rete ha l’effetto esattamente contrario, ha l’effetto di una demagogia più invadente di quanto lo sia mai stata nella storia dell’uomo.

  2. Sono d’accordo, ma anche Debora non dice qualcosa di diverso. Tu focalizzi – giustamente – lo sguardo sul background culturale necessario per non annegare nel mare della rete, lei evidenzia la pressione sociale e mediatica a non guardare oltre il proprio naso e ad essere “felici” del mondo cosi’ com’e’. Sono due aspetti dello stesso problema, che finiscono per rafforzarsi a vicenda.

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