L’epidemia nascosta

Dal solito gr di radiopopolare delle 19,30 vengo a sapere una cosa piuttosto sconcertante, che per il momento su Google News Italia appare in ben due articoli, qui e qui.

Un’inchiesta della CBS, durata 5 mesi, ha messo in luce che tra gli ex militari USA il tasso di suicidi e’ significativamente piu’ alto di quello della media della popolazione: mentre quest’ultimo e’ di circa 9 suicidi su 100.000 persone, tra i veterani sta tra 18,7 e 20,8, mentre, fatto ancora piu’ grave, tra gli ex militari di eta’ compresa tra i 20 e i 24 anni (tra cui ci sono la maggior parte dei veterani di Iraq e Afghanistan) l’incidenza dei suicidi per 100.000 abitanti e’ compresa fra 22,9 e 31,9.

La CBS ha fatto parecchia fatica a mettere insieme questi dati: da parte delle autorita’ c’e’ stata poca collaborazione, hanno dovuto fare un’esplicita richiesta al Dipartimento della Difesa sulla base del Freedom of Information Act, e hanno ottenuto solo il numero dei suicidi tra i militari in servizio (circa 2200 tra il 1995 e il 2007). Percio’, per poter avere cifre significative sui suicidi tra gli ex militari, si sono rivolti direttamente a ciascuno dei 50 stati. Di questi, 45 hanno risposto. I risultati, decisamente allarmanti, a dispetto di qualsiasi dichiarazione tranquillizzante delle autorita’, sono quelli detti sopra. In particolare, nel 2005 il numero di suicidi tra i veterani (nei soli 45 stati che hanno concesso i dati) e’ stato di 6256, circa 120 a settimana.

Come riportato da RaiNews24, inoltre, i veterani rappresentano un quarto dei senza tetto presenti negli Stati Uniti. Che ci sia un problema sociale che riguarda i veterani e’ lampante, ma sembra che le autorita’ non abbiano molta intenzione di prenderlo in considerazione.

Occorre notare una cosa: questi dati riguardano tutti gli ex militari, di tutte le eta’ e impiegati in tutte le divisioni delle forze armate. Non c’e’ uno studio specifico sull’incidenza dei suicidi tra i veterani di Iraq e Afghanistan, ma i valori riscontrati per la fascia di eta’ che va dai 20 ai 24 anni fanno pensare che possa essere ancora piu’ alta, e di parecchio. Le testimonianze dei familiari degli ex militari rientrati da quei teatri di guerra non lasciano molto spazio all’immaginazione:

“His eyes when he came back were just dead. The light wasn’t there anymore”.

6 thoughts on “L’epidemia nascosta”

  1. Io però non salterei alle conclusioni. Voglio dire che è possibile che fare il soldato e suicidarsi siano in rapporto causale, ma è anche possibile che siano entrambi effetti di un’altra causa.
    Per quel che ne so, sono volontari, no? Non mi riesce difficilissimo immaginare che una persona che si offre per andare ad uccidere gente all’estero abbia già qualche problemuccio, il quale poi magari sfocia in un suicidio.

  2. Mi pare una generalizzazione ancora piu’ azzardata, la tua. Credo che tu sappia che almeno una buona fetta dell’esercito USA e’ costituita da giovani – spesso ispanici o afroamericani, ma con l’impoverimento delle classi medie, ci sono sempre piu’ “wasp” – che non hanno molte altre possibilita’ di lavoro, o che lo fanno per poter studiare; e se non ricordo male c’e’ anche una parte di immigrati, che in questo modo puo’ accedere alla cittadinanza. I fanatici che vogliono andare a sparare e a uccidere gente sono, in realta’, una minoranza, probabilmente piccola.

  3. I fanatici che vogliono andare a sparare e a uccidere gente sono, in realta’, una minoranza, probabilmente piccola e – aggiungerei – in minima parte facente parte delle truppe regolari, perché si arruolano tutti come contractor (Black Hawk & C:).
    È che la guerra s’è fatta una cosa sporca. Non era così, nel medio evo vero (non quello dei film), quando a combattere erano i nobili. Vedi, è democrazia anche l’arma da fuoco, che livella viltà e coraggio (per la separazione fisica tra chi uccide e chi viene ucciso, per la possibilità di sparare di nascosto e, infine, per l’abilità richiesta nel pigiare un grilletto), inflaziona il numero delle vittime e svaluta il valore della singola vittima. In fondo la guerra d’oggi è il rovescio della medaglia del preteso “abbassamento della mortalità infantile”.

  4. Sul fatto che i fanatici finiscano a lavorare per i contractors, mi sa che hai ragione.
    Sulla guerra che nel medio evo non era una “cosa sporca”, mica tanto. C’erano regole diverse, questo si, ma erano sempre le masse contadine, popolari, ad andarci di mezzo, per questioni di potere e piccole rivalita’ tra nobilotti locali. Sporca uguale, con la sola differenza che i boss del tempo ci si impegnavano di persona rischiando anche la loro pelle, anziche’ stare nella stanza dei bottoni a decidere della vita degli altri.

  5. Se sia più sporco sparare a qualcuno da seicento metri o sbudellarlo con una spada spuntata, è sicuramente una questione di gusti personali.
    Che poi, nel medioevo, fossero i nobili a combattere, è magari anche vero. Ma non erano certo gli unici a morire, nelle guerre…

    Comunque, Uppe, io _non_ stavo dicendo che i soldati americani siano tutti dei maniaci assassini. Stavo dicendo che la stessa causa (che sia la fame, l’indigenza, l’immigrazione, o una strampalatezza intrinseca, o quel che vuoi) che spinge la gente ad arruolarsi e ad andare in capo al mondo con un mitra, la stessa causa, dicevo, potrebbe valere per il suicidio. Tutto qui.

  6. Avresti ragione se i dati non dicessero che tra i veterani il tasso di suicidi e’ ben piu’ alto che tra la popolazione normale, dove comunque abbondano fame, indigenza, immigrazione, strampalatezza intrinseca e quant’altro.
    Il problema delle patologie psichiche tra gli ex militari che hanno prestato servizio in zone di guerra e’ noto; negli USA ci sono diverse associazioni che se ne occupano e che denunciano – inascoltate, per lo piu’ – questa “emergenza psichiatrica”.

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