Un altro pianeta

messico_noel.jpgIn Messico non se la passano molto bene, di recente: dopo gli incendi che hanno sconfinato verso Tijuana, l’uragano Noel si e’ abbattuto sulla regione di Tabasco e sul Chiapas, facendo vittime, allagando un’area vastissima, provocando danni ingenti, costringendo un milione di persone a scappare o ad attendere i soccorsi sui tetti delle abitazioni semisommerse dall’acqua.

Le dimensioni del disastro e il numero di sfollati sono paragonabili a quelle degli incendi in California, Villahermosa e’ nella situazione in cui era New Orleans dopo Katrina, c’e’ il timore di epidemie e paradossalmente a molti manca l’acqua potabile, oltre a cibo ed elettricita’.

Ma e’ come se succedesse su un altro pianeta: su Google News Italia si trova qualcosa, ma poca roba, e solo a cercarla; non c’e’ nulla in home page, ma nemmeno nella pagina “Dal Mondo” se ne parla. I messicani, qua da noi, non se li fila proprio nessuno.

7 thoughts on “Un altro pianeta”

  1. mah, ogni tanto vado a vedere le prime pagine dei quotidiani esteri, e mi da l’impressione che qua da noi ci filiamo solo l’ombelico nostro. Mentre i nostri quotidiani aprono con fatti di cronaca che, per quanto gravi, son comunque fatti di cronaca, o con le ultime dichiarazioni di politici del calibro di giovanardi o calderoli, nei giornali esteri si trovano persino (!) notizie su quel che succede nel mondo. Ma quanto siamo rattrapiti…

  2. Beh, dipende. Di notizie sugli incendi in California ne abbiamo avute a iosa, per dire. C’e’ qualche parte del mondo che ci interessa, dopotutto. O che interessa ai giornalisti.

  3. Care Papupuaut,
    ci sfuggono tanti perché. La finanza che governa il mondo – chiamiamola Rothschild – ha i suoi disegni, la politica che finge di governare il mondo – chiamiamola Kissinger (consigliere diplomatico della santa Sede) – applica questi disegni.

    Attila era detto “il flagello di Dio”, il che permetteva ai nostri antenati di vedere lo sfascio che li circondava sotto una luce inedita. Se riuscissimo a pensare Rothschild & Kissinger (e/o chi per loro) come facenti parte attiva, sebbene involontaria, del progetto divino, scoppierebbe la pace, intendo quella interiore. Certo, per chi non crede ad un progetto divino, non è facile.

    Pazienza. Ciao. Ipo

  4. Ipo, non so se ho ben capito, ma se intendi che, credendo a un progetto divino, si perviene a una sorta di rassegnazione nei confronti di cio’ che non va, tante grazie, no, preferisco l’alternativa.
    Inoltre il “progetto divino” contrasta, e di parecchio, col libero arbitrio dato al genere umano. Un dio pianificatore, il cui “progetto” contempla ‘sto schifo, non puo’ essere lo stesso dio che ci ha dotati di libero arbitrio e che percio’ ci giudica se lo usiamo male. O l’uno o l’altro. Non si puo’ credere nel libero arbitrio e poi rifugiarsi nel disegno divino quando si tratta di fare i conti con il modo veramente infimo con cui ne facciamo uso. Ed e’ a questo modo – nostro, umano, libero – che non mi rassegno, ne’ potrei, proprio perche’ non ha nulla di divino.

    Rubi, avevo finito le isole. :D

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