Un problema specifico

La morte della donna di 47 anni aggredita a Roma da un giovane rumeno ha scosso il paese. Il Presidente della Repubblica ha inviato personalmente un messaggio al marito della vittima. I politici rispondono all’ondata di sdegno chiedendo con decisione che il governo assuma iniziative urgenti. In particolare, Veltroni

chiede il pugno duro e reclama, prima al premier Romano Prodi e poi al ministro dell’Interno Giuliano Amato, ‘interventi straordinari’ a partire dalle espulsioni.

Afferma inoltre che “tutti questi episodi sono purtroppo riconducibili ad un’unica matrice.

“Quando il 75 per cento degli arrestati viene da un solo paese e tutti gli episodi hanno la stessa modalità, ovvero aggressione violenta, furto, stupro e omicidio, esiste un problema specifico“.

Tanta solerzia da parte delle nostre istituzioni e’ cosa rara.

Uhm…

C’entrera’ mica il fatto che il marito della vittima e’ un ammiraglio della Marina Militare?

………………………..

Qualcuno gliel’ha ricordato, a Veltroni, che dice di aver provato “un vero e autentico orrore” per questo episodio, che la gran parte delle violenze sulle donne avviene in famiglia, che spesso non viene denunciata e che quindi non rientra nelle sue percentuali? Qualche politico ha mai assunto toni cosi’ combattivi e sdegnati per l’ennesimo caso di donne massacrate da italianissimi mariti, ex mariti, amanti, ex amanti, padri, fratelli, etc.? Qualcuno in Parlamento ha mai fatto la voce grossa e chiesto il pugno di ferro contro questo problema specifico che fa molte piu’ vittime di tutte le vittime di tutti i rumeni presenti in Italia?

Aggiornamento 01/11:

Sembra che il Sole 24 Ore abbia preso un granchio, e io con lui: il marito della donna uccisa non e’ un ammiraglio, ma un capitano di vascello, da poco comandante delle Forze di dragaggio a La Spezia. Non che la sostanza cambi molto.

7 thoughts on “Un problema specifico”

  1. Sottoscrivo. la maggior parte dei problemi sociali e di integrazione in Italia viene da questa istituzione criminale e criminogena chiamata famiglia, e dai suoi valori medievali.
    Io dico che che occorre combattere una lotta senza quartiere a questo cancro della società, che mina alle basi la moralità della persona e produce violenza e sopraffazione contro i più deboli.
    Qui si genera la maggior parte degli abusi, delle violenze, e dell’orrore della pedofilia. Qualsiasi nazione seria si adoperebbe per sradicare questo abominio, in accordo con Chiesa, fedele al vangeln di Crisito che ne predica la distruzione e la sostuzione con un ordine sociale davvero giusto.
    Se alla radice di questo orrore dovesse essere scoperta la malvagia nfluenza della Romania, io credo che tale paese debba essere severamente punito per l’attacco proditorio che muove ai volaori della nostra società.
    Sto scherzando, ma solo fino ad un certo punto.

  2. eggià, qualcuno gliel’avrà detto a Veltroni del giovane palermitano che abusava di quattro nipotine? o Palermo l’hanno spostata in Romania e non ce l’hanno detto? o della coppia del cagliaritano che abusava di una tredicenne? anche Cagliari in Romania? e il missionario di Iglesias? e questo , di che nazionalità sarà mai?

  3. Ieri leggevo questa intervista a Lea Melandri.

    Penso che siamo di fronte, continuamente, ad un tentativo di rimuovere, cancellare, tenere in ombra l’aspetto più inquietante della violenza contro le donne, e cioè il fatto che sono gli uomini a violentarle, ad ucciderle. Che questi uomini appartengano ad un popolo o ad un altro, che siano pachistani, sardi o rumeni, di per sé non conta: sono uomini, tutti. Questo è il primo elemento che bisogna considerare, ed episodi come quello avvenuto a Roma si prestano a mascherare il problema: portano a dire che si tratta di un fenomeno che avviene nelle strade, provocato dalla mancanza di sicurezza, di un severo controllo dell’ordine pubblico. Legano l’insicurezza all’immigrazione, alla presenza di culture barbare nel nostro paese. (…)

    La manifestazione del 24 novembre, invece, vuole evidenziare che l’insicurezza, la violenza, nascono proprio là dove noi cerchiamo sicurezza, rifugio, cioè all’interno della famiglia. I dati, i rapporti dell’ONU, del Parlamento europeo, ci dicono che la prima causa di morte delle donne è proprio la violenza domestica. Violenza che avviene per mano di persone a loro legate da rapporti di amicizia, di fiducia, d’amore, di parentela. E noi sappiano che questo tipo di violenza è la più difficile da portare allo scoperto, anche perché all’interno della famiglia i maltrattamenti sono considerati ancora quasi normali. C’è un aspetto abitudinario, nascosto e privato della violenza che si fa fatica a stanare, che le donne stesse hanno difficoltà a portare alla luce.

  4. Oh insomma. Ho anche alzato il numero dei link che sono accettabili in un commento prima che scatti la moderazione. Non capisco proprio che gli prenda a wordpress, Pape, il tuo commento non ne aveva cosi’ tanti. °_°
    Ah, a proposito: il link che hai messo e’ sbagliato, rimanda a questo stesso post. :)

  5. uhm, mentre guidavo avevo quasi scritto un post, ma poi m’è scappato. Pensavo che, da un lato, è molto diffusa l’idea, magari inconscia, che la violenza domestica sia meno “violenza”, e che se a violentare o picchiare è il marito o il fidanzato è meglio che se è un rumeno per strada. Da un altro lato, c’è una specie di “questione d’onore”, che si riflette nella classica frase “vengono a violentare le _nostre donne_”, che poi forse a ben guardare è lo stesso lato, ed è pure lo stesso che fa da sfondo agli stupri etnici. Da un altro lato, però, c’è una specie di generale resa alla paura, di rinuncia al raziocinio ed alla mediazione, sia da parte della classe dirigente che da parte della gente comune. Cioè, io credo che a Veltroni ed a tutta la classe politica non gliene fotta nulla delle statistiche sulle violenze domestiche, perchè è più facile, per loro e per la stampa, sparare il titolo sui rumeni, e andar dietro ai bassi istinti della gente. E, lo stesso, la maggior parte della gente trova più semplice, in qualsiasi campo, dar ascolto alla pancia, indirizzare a cappero le proprie paure, senza cercare di capire se son fondate o no, se hanno paura della cosa giusta o del primo spauracchio che incontrano (o che gli fanno incontrare). Uhm, che forse ha anche a che fare con questa diffusissima e secondo me malintesa ossessione per l’espressione e la realizzazione di sè e delle proprie emozioni, che è diventato una specie di diritto al rutto libero, ma forse mi sto allargando troppo O_o.

  6. Certo che c’e’ un’inespressa questione di proprieta’, sotto. Le “nostre” donne, appunto. Il che la dice lunga.
    Veltroni & co. cavalcano l’onda dell’intolleranza razzista perche’ e’ un’onda che si cavalca facilmente. Andare a ficcare il naso in quelle che giustamente dici sono ancora percepite dai piu’ come questioni “private” sarebbe molto meno populista, raccoglierebbe molte meno adesioni istintive, di pancia, tra la gente; anzi, potrebbe anche ottenere l’effetto contrario. Son mica scemi: se la violenza sulle donne e’ ancora percepita come una questione privata, da risolvere in famiglia, non andranno a rimestare nel torbido, per quanto grave e urgente sia la cosa: mica vogliono il nostro bene, vogliono consenso, e nient’altro.

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