Beati loro

Anche fuori dal “Bel” Paese la chiesa tenta di allungare le sue zampacce nelle questioni politiche degli stati sovrani.

In Spagna il governo di Zapatero sta discutendo di una «Legge sulla Memoria Storica» che condanna il franchismo e intende ridare dignità alle vittime attraverso la dichiarazione di nullità dei processi franchisti e l’esumazione dei cadaveri dei repubblicani sotterrati anonimamente in fosse comuni.
Nel processo di recupero della memoria storica finiscono inevitabilmente i rapporti tra il regime franchista e la chiesa, che allora sosteneva a spada tratta (e’ il caso di dirlo) il dittatore fascista.

Allora… e adesso che fa, la chiesa? Realizza la beatificazione di massa piu’ corposa della sua storia: 498 “martiri” franchisti, membri del clero e laici che, stando alle dichiarazioni di un cardinale, morirono gridando “Viva Cristo re!”.

Ci furono, in effetti, molte vittime tra i cattolici. Come mai?

Certamente la violenza anticlericale fu parte integrante della ferocia di quella guerra: circa 6800 tra preti, frati, monaci e suore furono uccisi. Da dove scaturì quella rabbia?
Veramente tutto può spiegarsi con i «crimini del comunismo»?

(…)
Si avvertì insomma il peso di una cultura popolare anticlericale profondamente radicata, dovuta alla particolare posizione temporale costantemente mantenuta dalla Chiesa cattolica spagnola, sempre identificatasi con il potere e con l’oppressione, sempre legata agli interessi dei proprietari terrieri e degli strati più ferocemente reazionari. Su queste complicità la «beatificazione di massa» può stendere il velo della santificazione ma non quello dell’oblio.

Ma la beatificazione non ha niente a che fare con la politica, eh: e’ solo una questione religiosa, ci mancherebbe.

Dice Ratzy:

“E’ la testimonianza eroica e silenziosa – ha rimarcato Benedetto XVI – di tanti cristiani che vivono il Vangelo senza compromessi, compiendo il loro dovere e dedicandosi generosamente al servizio dei poveri” e mostrando la “pacifica battaglia dell’amore che ogni cristiano, come Paolo, deve instancabilmente combattere: la corsa per diffondere il Vangelo che ci impegna fino alla morte”.

“Pacifica battaglia dell’amore”? Ancora dall’articolo della Stampa:

Nella Spagna della guerra civile questa tecnica di combattimento divenne un progetto politico: «Dobbiamo uccidere, uccidere e uccidere…», diceva Gonzalo de Aguilera, l’addetto stampa di Franco, «il nostro programma consiste nello sterminio di un terzo della popolazione maschile spagnola. Così il paese sarà ripulito e ci difenderemo dal proletariato». La Chiesa spagnola appoggiò senza riserve questo tipo di guerra, interpretata come una nuova Cruzada contro gli infedeli.

E mentre molti media – compreso il Tg1, mi dicono – riferiscono della beatificazione di massa senza accennare al fatto che si tratta di franchisti, a Roma una manifestazione contro la beatificazione si e’ risolta in una rissa:

Secondo quanto riferito da aderenti ai collettivi, i cattolici avrebbero ”aggredito anche fisicamente i giovani e inneggiato a Franco”.

Sempre in nome della pacifica battaglia dell’amore, suppongo.

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