Ce l’ha fatta

La Procura di Catanzaro ha tolto a De Magistris l’inchiesta “Why not”, in cui, da ieri, e’ finito anche il ministro Mastella, iscritto nel registro degli indagati (per finanziamento illecito al partito, truffa e abuso d’ufficio). La motivazione per il provvedimento ha del surreale:

Dopo che venerdì si era avuta notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati di Clemente Mastella, sabato mattina, il procuratore generale di Catanzaro, Dolcino Favi, ha avocato l’inchiesta al pm Luigi De Magistris. Il motivo sarebbe proprio l’incompatibilità del pm a indagare sul ministro che ne ha chiesto il trasferimento.

Quindi: siccome Mastella tempo fa aveva richiesto il trasferimento di De Magistris, allora De Magistris non puo’ piu’ indagare su di lui. C’e’ qualcosa di strano, no?

La richiesta in corso di trasferire De Magistris da Catanzaro avrebbe dovuto, secondo la Procura, far desistere il pm dall’iscrivere il ministro Mastella, ovvero colui che ha chiesto di mandarlo via dalla Calabria, nel registro degli indagati.

Si si, c’e’ scritto proprio cosi’: secondo la Procura di Catanzaro il semplice fatto che Mastella avesse chiesto il trasferimento di De Magistris doveva far desistere il pm dal continuare ad indagare su di lui. Val la pena di ricordare che, quando Mastella aveva chiesto il suo trasferimento, gia’ sapeva che De Magistris stava esaminando anche la sua posizione, assieme a quella di altri politici coinvolti. A De Magistris non e’ stata lasciata alcuna possibilita’ di indagare su Mastella, in alcun modo. Si e’ trovato nella condizione di dover scegliere tra rinunciare ad indagare il ministro o vedersi togliere l’inchiesta. Peraltro, gli ispettori del ministero della Giustizia che fino ad oggi hanno esaminato la posizione di De Magistris a seguito della richiesta di trasferimento da parte del ministro non avevano trovato nulla che lo giustificasse. Ci ha pensato la Procura di Catanzaro, a toglierlo di mezzo.

Per inquadrare meglio la questione a beneficio dei distratti, riporto un brano di un servizio del gr di radiopopolare del 6 ottobre, che riassume gli eventi e le figure coinvolte:

Le inchieste che sta conducendo De Magistris hanno un minimo comune denominatore, i cosiddetti poteri forti che manovrano e controllano affari in Calabria e in Basilicata. Dei filoni calabresi quello piu’ scottante e’ denominato Why Not. Per abuso d’ufficio da luglio e’ indagato il premier Prodi. La Why Not sarebbe la capofila di una serie di societa’ che incassano illegalmente finanziamenti milionari europei, nazionali e regionali. Per alcuni indagati si ipotizza anche l’appartenenza a una loggia massonica segreta, la San Marino. Tra i 19 coinvolti l’ex responsabile per il sud Italia della Compagnia delle Opere, Tonino Saladino, intercettato diverse volte al telefono con il ministro Mastella che pero’ non e’ indagato [allora non lo era, ora si]; il generale Poletti, Capo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza; il vicepresidente della regione Calabria, il diessino Adamo; un collaboratore del coordinatore regionale di Forza Italia, il senatore Pittelli. E propro Pittelli e’ indagato in un’altra inchiesta del pm De Magistris, “Poseidone”, su presunti illeciti nel settore depurazione in Calabria. Indagato anche il segretario nazionale dell’Udc Cesa. Da marzo pero’ De Magistris, per volere del procuratore Lombardi, non indaga piu’ su Poseidone. E veniamo al filone lucano: secondo il pm ci sarebbe un intreccio di politici, magistrati, rappresentanti delle forze di polizia e imprenditori che avrebbe gestito affari in particolare nel campo della sanita’ e del turismo: indagati i vertici della magistratura in Basilicata, indagati anche il sottosegretario allo sviluppo economico, il diessino Bubbico, ex presidente della Basilicata, e il senatore di AN Bucci, co-sindaco di Matera.

Altri interessanti dettagli sulla posizione di Mastella in questo articolo del Corriere.

Aggiornamento 21/10:

Grazie a Pape scopro come l’ineffabile ministro ha rivoltato la frittata:

Mi ha iscritto scientemente perché sapeva che iscrivendomi gli veniva tolta l’inchiesta e diventava un eroe nazionale. Probabilmente voleva dare l’idea che è molto più facile esaltarsi nel dire ‘mi hanno tolto la cosa’”

In piu’, come se non si fosse gia’ capito in che lingua parla e dove l’ha imparata, minaccia la stabilita’ del governo, come Sansone con i Filistei. Se cado io, cadete tutti.

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