Bisogni primari

Oggi e’ la Giornata Mondiale dell’Alimentazione. Il direttore generale della Fao, Jaques Diouf, ha detto che «stasera 854 milioni di donne, uomini e bambini andranno a dormire senza aver mangiato».
All’Unita’, futuro organo di partito del PD, l’affermazione deve essere sembrata un po’ troppo disturbante, e percio’ hanno titolato cosi’: “Anche stasera a letto senza cena. Senza cena, come se avessero fatto colazione e pranzato.

Nel corso della stessa cerimonia il presidente tedesco Kohler ha affermato che La povertà ha due principali cause: una partecipazione insufficiente alla globalizzazione e ai mercati e la mancanza di un buon governo”.
Il secondo punto ha senso: troppo spesso i governi dei paesi in via di sviluppo hanno permesso al mercato (al mercato occidentale, alle multinazionali, agli interessi economici stranieri) di fare quello che voleva nei propri paesi, finendo per deprivarli delle proprie risorse, facendo si che la manodopera diventasse sfruttabile fino all’osso, spogliando le popolazioni locali dei propri diritti fondamentali. Altro che globalizzazione insufficiente.

E che si fa per questi 854 milioni senza cena? Si gioca a scacchi: una “maratona simbolica” con lo scopo di chiedere agli Stati, alle organizzazioni internazionali a alle imprese di difendere il diritto di ogni essere umano all’alimentazione.

Gli Stati, le organizzazioni internazionali, le imprese. La gente comune no. Non vorremo mica chiedere agli elettori di cambiare il proprio stile di vita, eh?

E adesso, per tirarci un po’ su il morale – che parlare di queste cose mette un po’ di tristezza, vero? – diamo un’occhiata all’ultimo gadget tecnologico presentato in Giappone, il telefonino di nuova generazione, che e’ in grado di controllare la percentuale di grasso presente nel corpo, contare i battiti cardiaci, registrare la distanza percorsa a piedi e, primo nel suo genere, avvertire se il proprio alito non è a prova di bacio.
Come potremo farne a meno?

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6 thoughts on “Bisogni primari”

  1. L’Isola dei Nullofagi.
    Davanti alla sede romana della FAO aspetto giornalmente l’autobus. È un palazzone superblindato, tappezzato di immagini gigantesche (bimbi denutriti, bandi e proclami, spighe di grano), pieno zeppo di Mercedes. Qualche impiegato (per lo più negri, di belle fattezze e molto ben vestiti, borsa in pelle ed orologio che – a me che non me ne intendo – sembra d’oro) sale sul mio stesso autobus. Vedo uscire anche molte signore anglofone, ma prendono tutte il tassì, ogni giorno. Dev’essere un bisogno primario.
    Ciao. Ipo

  2. Mh… che impiegati e funzionari della Fao abbiano simili bisogni primari in effetti desta piu’ che qualche sospetto sullo spirito con cui lavorano.

    Non ho capito la faccenda dell’isola dei Nullofagi. A meno che tu non ti riferisca a quelli che, non avendo nulla da mangiare, mangiano, appunto, il nulla.

  3. Sì, certo, parlavo di un’isola con 854 milioni di abitanti.
    Il che è spaventoso, vista anche la nostra impotenza. Dici bene, all’elettore non resta che cambiare il proprio stile di vita, magari imponendosi qualche piccola mortificazione (o rinuncia, se preferisci), sapendo – come dicevi qualche giorno fa – che il benessere proprio comporta specularmente il malessere altrui.
    Quello che non capirò mai, di te, è come fai a dire queste cose da un punto di vista laico.

  4. Giorni fa in chat si discuteva del fatto che fosse piu’ o meno possibile sviluppare un’etica personale decente senza metterci in mezzo un dio a dettare le regole. Io credo di si. Credo che sia questione di buon senso e di logica, soprattutto, ma anche di empatia. Quando ci si trova a dover convivere con i propri simili, prima o poi si arriva (o si dovrebbe arrivare) a capire che il miglior modo di farlo e’ quello in cui nessuno ci rimette e tutti, magari, ci guadagnano qualcosa, fosse anche solo in termini di tranquillita’. L’homo homini lupus porta inevitabilmente guai, non e’ una buona base per una filosofia personale e tantomeno per un’etica collettiva. L’empatia, anche se di origine puramente istintuale – magari un remoto ricordo di quando vivevamo in branchi sugli alberi e la sopravvivenza del gruppo era piu’ importante di quella del singolo – aiuta a far sentire gioie e sofferenze altrui come fossero le nostre. Anche qui, nessun bisogno di un dio o di comandamenti; basta ascoltarsi. Metti assieme le due cose, logica ed empatia, e arrivi a pensare che il mondo e’ di tutti, che tutti hanno alcuni diritti fondamentali e inalienabili, che se io qui mangio per quattro altrove tre persone non mangeranno. Poi, ok, c’e’ di mezzo anche la mia particolare fissazione su media e pubblicita’. Che c’entra? C’entra eccome. Nel “Mumbling”, in alto a destra, ho riportato una frase di un ex pubblicitario, che si conclude cosi’: “Nel mio mestiere nessuno desidera la vostra felicità, perchè la gente felice non consuma”. Ci sono riusciti cosi’ bene che ora la nostra societa’ occidentale e’ costituita di infelici, che succhiano le risorse del mondo per colmare il vuoto che hanno dentro. Basta molto, molto meno per essere felici, davvero felici. Basta cosi’ poco che si potrebbe davvero sfamare il mondo intero, con le risorse di cui disponiamo gia’ adesso. E ne avanzerebbe.

  5. Eccellente. Come fai a non chiedere la mano di una donna così? Tuttavia, a mio inutile parere, l’homo homini lupus è un’invenzione di qualche secolo fa che sta progredendo rapidamente. Inoltre, chi ti ha detto che “quando vivevamo in branchi sugli alberi e la sopravvivenza del gruppo era piu’ importante di quella del singolo” eravamo atei? Infine, “le due cose, logica ed empatia”, le trovo profuse a piene mani solo in testi quali i Veda, il Tao-te-king, lo Zuanzì (come dicono oggi, che ha un capitolo espressamente dedicato agli antenati che vivevano sugli alberi), l’Odissea, il Vangelo, il Corano e simili. E si tratta di testi che hanno avuto un’applicazione politica. Ed oggi? Come fai a sperare nel futuro?

  6. Eccellente. Come fai a non chiedere la mano di una donna così?

    Sei gia’ sposato, ecco come fai. :P

    chi ti ha detto che “quando vivevamo in branchi sugli alberi e la sopravvivenza del gruppo era piu’ importante di quella del singolo” eravamo atei?

    Io parlavo dei nostri antenati primati, prima dello sviluppo di un qualsiasi pensiero astratto, quindi ben prima che si potesse concepire una qualsiasi forma di divinita’.

    Infine, “le due cose, logica ed empatia”, le trovo profuse a piene mani solo in testi quali i Veda, il Tao-te-king, lo Zuanzì (come dicono oggi, che ha un capitolo espressamente dedicato agli antenati che vivevano sugli alberi)

    Oh bella, questa non la sapevo.

    (cut)
    Ed oggi? Come fai a sperare nel futuro?

    Non ci spero mica tanto.

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