Manituana

L’ho finito, era ora. Me la sono presa comoda, ma ne e’ valsa la pena, e’ durato di piu’. Per me, che di norma i libri li divoro, e’ una cosa strana, ma Manituana e’ denso, induce riflessioni meditabonde, sogni ad occhi aperti su altri mondi possibili che non furono, perche’ la storia ando’ diversamente.

Si tratta di un romanzo storico, la cui preparazione ha impegnato il collettivo Wu Ming per anni. Non voglio addentrarmi nei contenuti, perche’ vale la pena di leggerlo (l’ho apprezzato anche piu’ di “Q”, che appartiene alla fase in cui i Wu Ming si firmavano ancora Luther Blissett). E non si puo’ leggere questo libro senza riportarne la forte impressione che le cose, di la’ dell’Atlantico, avrebbero potuto andare molto meglio, soprattutto per le Nazioni Indiane, se l’esperimento di civile convivenza tra nativi ed europei che era nato spontaneamente attorno al territorio delle Sei Nazioni (la Confederazione irochese) non fosse stato brutalmente interrotto dalla guerra d’indipendenza che porto’ alla creazione degli Stati Uniti.
A proposito: vale la pena di ricordare che i futuri americani non rubarono soltanto le terre ai nativi: persino l’idea di confederazione di stati venne ricalcata sul modello delle Sei Nazioni. Dopo averle massacrate e disperse, s’intende.

Sono molte le immagini che restano impresse nella mente dopo aver letto queste pagine: una tra tutte, la danza delle spade scozzese, al ritmo delle cornamuse e dei tamburi indiani:

Stese sull’erba ingiallita dal sole, due spade formavano una croce. Peter conosceva la sfida, consisteva nel battere i piedi accanto alle lame, ora in un quadrante, ora nell’altro, senza mai pestarle. Non un semplice gioco, con il consueto corollario di scommesse: ballare sulle spade era uno dei tanti modi per ottenere auspici. I Mohawk ne erano entusiasti. Suo padre giurava che la Danza di Guerra delle Highlands, e non gli estenuanti concili, avevano persuaso le Sei Nazioni a combattere i Francesi.
“Non c’e’ da stupirsi, – diceva. – Gli Scozzesi sono i piu’ indiani tra i popoli d’Europa”.

Un’ultima cosa: i Wu Ming sono da sempre strenui e coerenti sostenitori del copyleft; tutti i loro lavori sono liberamente scaricabili dal loro sito, compreso quest’ultimo. Proprio per questa ragione io il libro l’ho comprato e consiglio di fare altrettanto. Anche i pazzi, i poeti e i sognatori ogni tanto devono mangiare.

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5 thoughts on “Manituana”

  1. Non sapevo che i Wu Ming e Luther Blissett (che ho scoperto grazie ad una segnalazione del piccolo Zaccheo) coincidessero. Che belle teste!
    Altra cosa sorprendente è stata leggere del nesso tra scozzesi e pellerossa. Ero convinto che fosse un’idea mia (e balzana), fondata sull’omofonia tra Scythia e Scozia,* come su quella tra tcenn yen (il “vero uomo” del taoismo) e cheyenne.
    Quante cose mirabili…
    Ciao. Ipo

    P.S. Sui leggendari sciti (e sulla loro celebre spada ricurva, che sopravvive nell’inglese d’oggi con scythe, ovvero “falce”), se ti va, ti rimando ad un vecchio post, un po’ lungo e che tratta anche d’altro, qui.

  2. E’ un po’ piu’ complicata di cosi’: in realta’ Luther Blissett e’ un nome collettivo che e’ stato adottato anche da molti altri, come puoi leggere qui . I nostri si sono poi dati il nome Wu Ming; come si legge sul loro sito , “Wu – Ming” è un’espressione cinese, significa “senza nome” oppure “cinque nomi”, dipende da come si pronuncia la prima sillaba.
    Ho letto il post: bello, ma nelle simbologie mi perdo un po’. :)

  3. Ma sei un pozzo [di san Patrizio] di scienza! Io sapevo a malapena dello scherzo del ’97 a don Gelmini. Vedi che ho fatto bene a linkarti?
    Ciao. Ipo

  4. E’ stato un libro che ho comprato perché credevo che gli autori fossero tornati ai fasti di “Q”, e che mi sono pentito di aver comprato e letto. Per un terzo è assolutamente inutile (tutta la parte ambientata di Londra, dove il linguaggio scade nella pessima copia di quello di “arancia meccanica”), per i due terzi è dilungato eccessivamente, saltando da un avvenimento all’altro senza che se ne comprenda realmente l’evouzione.
    E la parte scozzese dichiara in pieno quanto poco gli autori sappiano o capiscano di cultura scozzese, sia di vestiario che di danza – ed io sono un ballerino di danza scozzese.

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