La cura

Magritte, “Il terapeuta”[Avvertenza: questo post e’ presuntuoso, moralista e soprattutto tremendamente noioso; se ne sconsiglia vivamente la lettura a chi e’ immerso in un’atmosfera svaccata da vacanze]

La “lezione” del primo modello consumistico, quello che Pasolini stigmatizzava come “nuovo fascismo” (perche’ omologante oltre ogni fascismo storico) e’ stata assimilata e superata. Negli anni ’60 – e ancora nei ’70 – il modello era ottimistico, la famiglia-tipo proposta dalla tv era una famiglia felice, rivolta ad un futuro visto come senza dubbio migliore. La freccia del progresso non poteva che andare avanti.

L’omologazione che Pasolini cominciava a notare si e’ attuata appieno, l’appiattimento culturale e’ totale. La novita’ (in realta’ gia’ anticipata proprio negli anni ’70 con la strategia della tensione) e’ che, accanto al messaggio perennemente e stupidamente positivo veicolato dai media e dalla societa’ dei consumi, si e’ stabilizzato un altro tipo di messaggio di segno opposto: il “terrore di Stato” ha lasciato il posto a un “terrore globale”, il “nemico” non e’ piu’ interno ma onnipresente, transnazionale, impalpabile in quanto a definizione, un volto senza caratteri che puo’ assomigliare a chiunque. Il doppio messaggio (l’ottimismo implicito nella societa’ dei consumi e il pessimismo pervasivo del “terrore” senza volto) e’ in effetti un doppio legame psicologico: i singoli sono strattonati su due fronti e non possono – a meno di profonde riflessioni personali, per le quali necessiterebbe uno spessore storico-culturale che ormai manca ai piu’, proprio grazie all’appiattimento su modelli infimi – fare a meno di subirne il peso invalidante, in quanto immobilizzante dal punto di vista dell’azione sociale. Tutto cio’ e’ perfettamente orwelliano.

Forse una popolazione piu’ sbilanciata verso l’ottimismo e’ anche meno manipolabile: quando c’e’ qualcosa da sognare, c’e’ anche qualcosa per cui battersi, qualche miglioramento da pretendere. Se invece il peso dell’altro elemento si fa piu’ forte, il risultato puo’ essere proprio quello di paralizzare l’azione. E forse e’ proprio questo l’obiettivo: immobilizzare la coscienza della gente, o quel che ne rimane dopo la “cura” consumistica. Lo spettro senza volto viene agitato come uno spauracchio per bloccare le residue velleita’ di miglioramento, di cambiamento in positivo. In un mondo dominato dall’idea di un nemico invisibile [*] non si puo’ chiedere piu’ liberta’, non si puo’ pretendere la smilitarizzazione degli apparati statali, non ci si puo’ rilassare, non si puo’ essere davvero felici. E solo le persone felici (o almeno le persone che sono ancora in grado di sognare una felicita’ futura) sono potenzialmente rivoluzionarie. Solo chi e’ in grado di coltivare ancora un’utopia puo’ pensare di poterla realizzare, prima o poi.

[*] Cade a fagiolo questo post di Kelebek (“La raffinata arte della prevenzione”), in cui Miguel fa notare come ora il Ministero degli Interni si occupi del reato di “sentimenti antioccidentali”.

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