Una modesta proposta

Ugo Chavez, presidente del Venezuela, sta per presentare al Parlamento una proposta di riforma di 33 dei 350 articoli della Costituzione del paese. Le proposte stanno in un’ottica di continuita’ con quell’idea di potere popolare e di democrazia partecipativa che Chavez persegue da tempo, tentando di concretizzarla ancora di piu’ e di renderla piu’ forte.

Tra i punti toccati:
– il diritto alla proprieta’ privata, che viene garantita e anzi affiancata da altre forme di proprieta’, come quella cooperativa e quella comunale;
– il limite di sei ore giornaliere per il lavoro salariato;
– la creazione di nuove provincie e di nuove citta’ ecologiche, e di un Distretto federale che si occupi dell’urbanistica di Caracas, nella quale il 60% della popolazione vive ancora in favelas, frutto del liberismo economico dell’epoca pre-Chavez;
– il divieto della brevettabilita’ della vita e la difesa della biodiversita’, per la prima volta in assoluto inserite in una Costituzione, assieme al vincolo dell’approvazione dell’uso delle risorse da parte delle comunita’ locali (che quindi le sottrae alle dinamiche predatorie delle multinazionali);
– un aumento del potere di espropriazione dello Stato, cosi’ come del potere di gestione delle riserve monetarie;
– la rieleggibilita’ per la carica presidenziale oltre il secondo mandato, dibattito gia’ avviato in altri paesi e da altri presidenti, come Lula in Brasile e Vázquez in Uruguay; e il prolungamento della carica da sei anni a sette.

Ora, di tutto questo cio’ che e’ passato nei media e’ una cosa sola: “Chavez sta tramando per diventare presidente a vita, come Castro!”. Come ricorda Gennaro Carotenuto:

Il tam-tam mediatico organizzato dalla NED statunitense per i media mainstream, punta tutto su un solo punto “Chávez presidente a vita”. Non solo è falso, ma è un nuovo passo della campagna di diffamazione portata avanti dal governo degli Stati Uniti -che nel 2002 fomentò un fallito colpo di stato in Venezuela- ma serve per occultare l’importanza della riforma costituzionale proposta nella Repubblica bolivariana.

A questa campagna mediatica orchestrata ormai da tempo contro Chavez prestano il fianco anche quotidiani come Liberazione. E, duole dirlo a chi come me l’ha sempre sostenuta, pure radiopopolare e’ scivolata sull’argomento: nel gr delle 19.30 si e’ sentito questo:

Un presidente piu’ forte e senza scadenza: il venezuelano Ugo Chavez ha presentato al parlamento di Caracas una serie di riforme costituzionali; la piu’ significativa e’ quella mirata a eliminare qualsiasi limite per la rielezione del presidente.

Non solo: un collaboratore di radiopop, Alfredo Somoza, dice testualmente:

Ovviamente se lui portera’ fino in fondo questa richiesta, attualmente conta su una maggioranza in parlamento assoluta, perche’ l’opposizione non si era presentata alle ultime elezioni, quindi il gioco e’ facile.

In realta’ la proposta di riforma dovra’ passare attraverso tre letture in Parlamento e infine essere sottoposta all’approvazione popolare tramite referendum, sempre in quell’ottica di democrazia partecipativa di cui si diceva prima.
E ancora, Somoza dice che questa riforma, per la parte che riguarda la rieleggibilita’,

“in qualche modo e’ garantirsi che le sue riforme andranno avanti, da un’altra parte pero’ effettivamente per la democrazia venezuelana e’ un grosso guaio.”

Ma in Venezuela e’ gia’ funzionante lo strumento del referendum revocativo, che permette la revoca di qualsiasi carica elettiva (compresa quella di presidente) a meta’ mandato. Uno strumento che permette ai cittadini di togliere la fiducia a chi, eletto da loro, non si dimostra all’altezza del compito. Uno strumento che noi (e il resto dell’occidente “civilizzato”, USA compresi) semplicemente ci sognamo.
Chavez non sara’ “piu’ forte”, potra’ semplicemente ricandidarsi ed eventualmente essere rieletto, se i cittadini lo vorranno. Non solo: come ricorda Carotenuto, Chavez, grazie agli strumenti di democrazia partecipativa introdotti gia’ dal 2000 nella costituzione venezuelana, e’ e continuera’ ad essere il presidente con meno poteri di tutto il continente americano.

3 thoughts on “Una modesta proposta”

  1. E ora? dopo gli ultimi eventi, siamo ancora convinti che il grande Hugo (con l’H per favore!) non voglia perpetuarsi al potere? Svegliatevi ragazzi, la democrazia è stata sepolta sotto uno scrosciante applauso!

  2. Sugli “ultimi eventi” sto ancora aspettando di leggere qualche voce fuori dal coro. Poi ne riparleremo. Per il momento, e data la sostanziale uniformita’ del panorama informativo italiano e il suo precedente atteggiamento sulla questione, molto semplicemente, non mi fido.

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