Goodbye and Hello

buckley.jpgEra il 1967, esattamente quarant’anni fa, e, con il brano “Goodbye and Hello”, dell’album omonimo, lui aveva gia’ detto tutto.

“Lui” e’ Tim Buckley, misconosciuto genio musicale in largo anticipo sui tempi e al quale un destino gia’ visto (personalita’ tormentata, dipendenza da droghe e alcool, morte per overdose) non ha assicurato la celebrita’ di un Jim Morrison o di una Janis Joplin. E si’ che di argomenti ce ne sarebbero stati, e a valanga.

Il testo di Goodbye and Hello che segue manca dei ritornelli, che mescolano bizzarramente due “discorsi” e sottolineano il messaggio. Il testo completo si trova facilmente in rete, per esempio qui.

Nel ’67 forse il tramonto degli “antique people” sembrava proprio dietro l’angolo e la nuova generazione pareva pronta a conquistare il mondo. Non e’ andata cosi’, come sappiamo fin troppo bene, ma il modo poetico e molto personale in cui Buckley descrive questo mondo morente vale la pena di essere conosciuto. E ascoltato, magari.

 

The antique people are down in the dungeons,
run by machines and afraid of the tax,
their heads in the grave and their hands on their eyes,
hauling their hearts around circular tracks,
pretending forever their masquerade towers
are not really riddled with widening cracks

And I wave goodbye to iron
and smile hello to the air

(…)

The velocity addicts explode on the highways,
ignoring the journey and moving so fast
Their nerves fall apart and they gasp but can’t breathe
They run from the cops of the skeleton past
petrified by tradition, in a nightmare they stagger
into nowhere at all and they look up aghast

And I wave goodbye to speed
and smile hello to a rose

(…)

The king and the queen in their castle of billboards
sleepwalk down the hallways, dragging behind
all their possessions and transient treasures,
as they go to worship the electronic shrine
on which is playing the late late commercial,
in that hollowest house of the opulent blind

And I wave goodbye to Mammon
and smile hello to a stream

(…)

The vaudeville generals cavort on the stage
and shatter their audience with submachine guns
and Freedom and Violence, the acrobat clowns,
do a balancing act on the graves of our sons,
while the tapdancing Emperor sings “War is peace”
and Love, the Magician, disappears in the fun

And I wave goodbye to murder
and smile hello to the rain

(…)

The bloodless husbands are jesters who listen
like sheep to the shrieks and commands of their wives
and the men who aren’t men leave the women alone
See them all faking love on a bed made of knives,
afraid to discover or trust in their bodies
and in secret divorce they will never survive

And I wave goodbye to ashes
and smile hello to a girl

(…)

The antique people are fading out slowly
like newspapers flaming in mind suicide,
godless and sexless directionless loons
Their sham sandcastles dissolve in the tide
They put on their deathmasks and compromise daily
The new children will live for the elders have died

And I wave goodbye to America
And smile hello to the world

 

[Ho tentato una traduzione, la metto nei commenti. Abbiate pieta’, non lo faccio di mestiere.]

11 thoughts on “Goodbye and Hello”

  1. La gente antica e’ chiusa nelle prigioni,
    governata dalle macchine e timorosa delle tasse,
    con le teste nella tomba e le mani sugli occhi,
    trascinandosi dietro i loro cuori in tracciati circolari,
    fingendo in eterno che le loro torri fasulle
    non siano davvero crivellate di crepe che si allargano

    E con un gesto dico addio all’acciaio
    e con un sorriso saluto l’aria

    I drogati di velocita’ esplodono sulle autostrade
    trascurando il viaggio e muovendosi cosi’ veloci
    I loro nervi vanno in pezzi e boccheggiano ma non riescono a respirare
    Fuggono dai poliziotti del passato scheletrico (o: dello scandalo passato)
    pietrificati dalla tradizione, ondeggiano dentro un incubo
    nel vuoto totale e guardano in su atterriti

    E con un gesto dico addio alla velocita’
    e con un sorriso saluto una rosa

    Il re e la regina nel loro castello di cartelli pubblicitari
    vagano sonnambuli nei corridoi, trascinandosi dietro
    tutti i loro averi e tesori transitori,
    mentre vanno a pregare all’altare elettronico
    su cui sta passando l’ultimissimo spot,
    nella casa totalmente vuota del sontuoso cieco

    E con un gesto dico addio a Mammona
    e con un sorriso saluto un ruscello

    I generali da vaudeville saltellano sul palco
    e mandano in frantumi il loro pubblico con armi automatiche
    e Liberta’ e Violenza, i clown acrobati,
    stanno in equilibrio sulle tombe dei nostri figli,
    mentre l’Imperatore ballerino di tip tap canta “La guerra e’ pace”
    e Amore, il Mago, scompare nel divertimento

    E con un gesto dico addio all’assassinio
    e con un sorriso saluto la pioggia

    I mariti inoffensivi sono buffoni che ascoltano
    come pecore le urla e i comandi delle loro mogli
    e gli uomini che non sono uomini lasciano le loro donne da sole
    Guardali fingere amore su un letto fatto di coltelli,
    timorosi di scoprire o fiduciosi nei loro corpi
    e in un divorzio segreto non sopravviverano mai

    E con un gesto dico addio alle ceneri
    e con un sorriso saluto una ragazza

    La gente antica sta morendo lentamente,
    come giornali in fiamme in un suicidio della memoria,
    stolti senza dio, senza sesso e senza direzione
    I loro falsi castelli di sabbia si sciolgono nella marea
    Si mettono le loro maschere di morte e ogni giorno scendono a compromessi
    I nuovi bambini vivranno perche’ i vecchi sono morti

    E con un gesto dico addio all’America
    e con un sorriso saluto il mondo

  2. Mmmh… nel 1967, “l’estate dell’amore”, questo testo era qualcosa che già, in qualche modo, voltava pagina.
    E in questo stile visionario ci vedo tanti riferimenti e tante anticipazioni… se da un lato tutto il brano si può leggere come una specie di versione psichedelic-pessimista :-) di “The Times They Are A-Changin'” di Dylan, alcuni spunti sono incredibili: I mariti inoffensivi sono buffoni che ascoltano
    come pecore le urla e i comandi delle loro mogli
    richiama prepotentemente alla memoria “The Happiest Days Of Our Lives” e le psychopatic wives degli insegnanti di Roger Waters ;-)

  3. I loro falsi castelli di sabbia si sciolgono nella marea

    … Ah, dimenticavo :”and the sand-castle virtues are all swept away in the tidal destruction, the moral melee” dei Jethro Tull, 5 anni più tardi… :)

  4. Eh, io mica conoscevo i testi di quei due brani; in effetti hai ragione, ci sono molte affinita’; e chissa’ quante altre con altri artisti, ma io di queste cose non ne so, vado a braccio. :P
    Mi aveva solo colpito per l’attualita’ della descrizione, che’ per me potrebbe essere anche stata scritta ieri l’altro, se non sapessi che ha 40 anni. E questo e’ triste, perche’ significa che le cose nella sostanza non sono cambiate, in tutto questo tempo. I drogati di velocita’, l’altare elettronico, “la guerra e’ pace”… e’ tutto ancora qui; e la profezia non si e’ avverata. I “new children” sono diventati “antique people” a loro volta; chi l’avrebbe mai detto, allora.

  5. °°… Ah, dimenticavo :”and the sand-castle virtues are all swept away in the tidal destruction, the moral melee” dei Jethro Tull, 5 anni più tardi… :)°°

    Eh, anche quella e’ bella, in effetti.
    Ma ascoltandolo – non solo questo brano – ho l’impressione che in molti gli siano debitori di spunti, anche se non dichiarati. L’impressione di “qualcosa di gia’ sentito” (ma dopo, in ordine temporale) ogni tanto mi assale.

  6. La devo cercare.
    Di Tim Buckley avevo comprato molti anni fa quello che era definito il suo capolavoro, “starsailor”. Avevo cercato invano anche “Lorca”.
    Ero scappato.

  7. I primi tre album, “Tim Buckley”, “Goodbye and Hello” e “Happy Sad” meritano senz’altro, almeno per me. E si, sono molto meno sperimentali, anche se comunque gia’ un passo avanti rispetto all’epoca.
    Starsailor e’ molto particolare, molto “difficile”, senz’altro, ma contiene almeno un brano, “Song to the Siren”, che ritengo un capolavoro. E anche “Moulin Rouge” e’ divertente, un po’ fuori dei suoi schemi, mi sembra.

  8. Ma infatti la mazzata finale per me fu leggere che i due unici pezzi ascoltabili, “Song to the Siren” e “Moulin Rouge”, non piacevano a Tim Buckley, ma li ha messi apposta per rendere più digeribile il disco che altrimenti non sarebbe stato pubblicato.
    Comunque grazie del consiglio, proverò a trovare uno di quelli.

  9. Non lo sapevo, ma cio’ non toglie che siano due bei pezzi, soprattutto “Song to the Siren”.
    Se hai intenzione di cercare uno dei primi tre, ti consiglierei senz’altro “Goodbye and Hello”.

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