Dead checking

Dal gr di radiopopolare delle 15.30:

Picchiare gli iraqeni e’ diventata routine“, lo ha detto un caporale dei marines mentre testimoniava a un processo per omicidio in una corte marziale degli Stati Uniti. Nel processo si giudicava un militare che durante una perquisizione in Iraq aveva ucciso un iraqeno senza ragione. Il testimone, Saul Lopez-Romo, per giustificare l’operato del suo compagno ha affermato che gli ufficiali hanno dato l’ordine ai soldati di picchiare gli iraqeni per abbattere il loro livello di violenza e che tutti gli iraqeni ormai vengono considerati parte della resistenza. Il marine ha parlato anche di una procedura detta “dead checking“: quando un iraqeno durante un’incursione rimane a terra ferito, invece di soccorrerlo gli si spara ancora per assicurarsi che muoia.

Ci sarebbe da aggiungere che l’incremento di violenza e’ stato caldeggiato dai comandi e che il caporale Lopez-Romo faceva parte di una squadra che era stata accusata di essere troppo “morbida”. Per provare che non era cosi’, i membri della squadra divennero piu’ aggressivi e violenti, fino ad arrivare ad un omicidio (uno?) di cui si sta occupando una corte marziale:

Thomas is charged with premeditated murder in the shooting death of Hashim Ibrahim Awad, a 52-year-old disabled, retired policeman and father of 11 on April 26, 2006 in Hamdania.

He is also charged with kidnapping, conspiracy and other offenses.

La cosa curiosa e’ che parlano dell’accusato in questi termini:

Thomas “was a professional — peaceful, very approachable and funny,” Staff Sgt. Bradley Pesek testified.

Se questo e’ quello che sono in grado di fare i marines “peaceful”, gli altri che combinano?

Per finire, vale la pena di notare che non ho trovato alcun accenno a questa storia su Google News. Non va bene come storiella estiva, chissa’.

10 thoughts on “Dead checking”

  1. O_O ma non ne ha dato notizia proprio nessun altro, per quanto ho sentito e letto, essì che son cose da conquistadores, altro che export di democrazia…

  2. C’è qualcosa di veramente, profondamente malato nella maniera in cui gli americani conducono le loro guerre (e una guerra è già di per sé qualcosa di malato…).

    In questi giorni sono stato colpito da un articolo di “The Nation” basato sulle testimonianze di cinquanta veterani a proposito dei rapporti tra le forze USA ed i civili iracheni.
    Afferma che il clima che si respira tra gli occupanti oramai è definibile solo come brutale razzismo, per cui tutti, civili o meno (bambini inclusi), i locali vengono visti come nemici e le truppe sono spinte ad agire di conseguenza, confermando quello che scrivi nel tuo post.

    Hanno anche attribuito dei nomignoli ai locali, tipo “haji” o “sand niggers”, che a me ricorda i “charlies” in Vietnam: serve a disumanizzarli o, come dice un veterano nell’ intervista, “chiamandoli con nomignoli non sono più esseri umani, sono solo oggetti”.
    Il tutto con il beneplacito se non con l’ esplicita approvazione dei vertici.

    A me sembra che le truppe americane soffrano sempre più della “sindrome israeliana”: si sentono assediati in territorio ostile e pertanto sono pronti a giustificare qualsiasi atto, per quanto brutale e miope, vedendolo nell’ ottica della propria sopravvivenza, e pochi si chiedono ormai perchè e come si siano cacciati in una situazione del genere: basta vedere i piani di costruzione della nuova ambasciata bunker americana in costruzione a Baghdad per rendersene conto.

    Insomma, una cosa alla “Black hawk down” per i soldati, che se non sbaglio sono composti per oltre il dieci per cento da persone che hanno ricevuto una condanna in patria e sono andati in guerra per vedersi ridurre la pena.

    Quelle notizie di fantascientifici (e costosissimi) mezzi robotici che si vorrebbero impiegare in missione io le vedo proprio in quest’ ottica: da una parte i robot sono operati dal Nevada, ben fuori dalla zona “assediata”, dall’ altra i “nemici” diventano solo pixel sullo schermo, ancora più disumanizzati perchè, diciamocelo, essere a contatto con gente, anche se si tratta “solo” di “sand niggers”, che ti spruzza sangue dalle ferite sulla divisa da combattimento non fa un bell’ effetto.

    Non so se anche in America hanno un detto che significhi “Chi semina vento raccoglierà tempesta”, ma se ce l’ hanno so per certo che se lo sono dimenticato, e che la tempesta non la raccoglieranno i robot.

    PS:
    Quest’ articolo di “The Nation” è stato ripreso da molte altre fonti di informazione indipendenti e sta suscitando, per fortuna, un certo clamore in rete: si veda per esempio qui, qui e qui.
    Come al solito, il silenzio dei media tradizionali è assordante.

  3. Ellapeppa, che commenti “densi”. :)

    Una cosa: sei finito in coda di moderazione non perche’ tu sia particolarmente antipatico, ma perche’ wordpress sospetta di qualsiasi commento in cui ci siano un certo numero di link (numero che peraltro avevo aumentato). Ma va bene cosi’, sono molto interessanti, devi solo aver pazienza che li veda e li approvi. :)

    Il primo link, quello all’articolo su “The Nation”, non funziona, mi manda a una pagina in cui mi chiedono dei soldi. °_° Sembrano il manifesto sull’orlo della crisi. Vabbe’, non c’entra una cippa.

    Affibbiare nomignoli credo sia uno dei modi tradizionali di disumanizzare il “nemico”. Niente di strano, a parte il fatto che si usano ancora certe tecniche psicologiche rudimentali. E’ molto triste.

    Hai ragione sulla “sindrome israeliana”: le ragioni e i torti sono svaporati in anni di campagne contro il “terrorismo” e quel che resta e’ un conflitto brutale e sbilanciato.

    Sui “mezzi robotici” ho avuto un curioso cortocircuito mentale con alcune riflessioni sulla percezione della realta’ virtuale da parte di chi ne fruisce, e di quanto siano “veri” o meno gli individui dall’altra parte del monitor.
    Mi pare che, quando comparirono le prime armi da fuoco, un regnante europeo le rifiutasse disgustato, perche’ non permettevano uno scontro onorevole, cioe’ non davano all’avversario le stesse possibilita’ di difesa ed offesa. E c’e’ chi dice che ci siamo evoluti…

    Continuo – magari ingenuamente – a sperare che le minacce all’Iran facciano parte di una strategia psico-politica che non siamo in grado di capire. Perche’ davvero non ci vuole, un’altra guerra. Anche se, si, lo sapevo, che la de-dollarizzazione del commercio del petrolio (e non solo) e’ una spina nel fianco per gli USA, e che sarebbe un’ottima ragione per un’altra guerra, dal loro punto di vista distorto.

    Ecco, invece penso male, magari a sproposito, di questa nuova moda dei sottomarini per ricchi. Moda? vacanza in assoluta privacy? mah. A me vien da pensare che in caso di crisi internazionale (e parlo di crisi *pesante*…), il miglior rifugio sarebbe un fondale marino da qualche parte…

  4. Anche la coda di moderazione basata sul numero di links!
    Ci si tratta bene, qui su WordPress! :)

    Il link all’ articolo in effetti pare lo abbiano tagliato causa richiesta fondi, ma amplissimi stralci si possono leggere nei links che ho postato nel PS del commento: dovrebbero bastare a rendere l’ idea del tenore.

    Sul discorso della vendita del petrolio in valuta non americana non concordo con te: non è una spina nel fianco, è proprio il nocciolo del problema!
    Gli USA hanno fatto e stanno facendo debiti a tutto spiano, e la sola cosa che regge ancora in piedi la loro traballante economia è proprio l’ acquisto indiscriminato della loro divisa da parte di nazioni terze per poter acquistare petrolio: se qualcuno rompe questo monopolio rischia veramente di far cascare l’ asino.
    Saddam, prima di essere definito “canaglia”, aveva anche lui annunciato l’ ipotesi di inaugurare una borsa del petrolio in Euro…

    Ho in canna da un po’ un post al riguardo e prima o poi lo posto: l’ america sta scricchiolando a tutto spiano, e a mio parere questo del cambio di valuta per l’ acquisto del petrolio sarà il tallone d’ Achille che farà cadere le prime carte del castello (a meno che, ovviamente, non conquistino militarmente ogni fonte della Terra, come parrebbero intenzionati a fare pur di mantenere alto il loro stile di vita ancora per qualche anno).
    Il fatto che stiano agendo in un certo modo, IMHO, deve essere visto in quest’ ottica…. well, anche in quest’ ottica, visto che poi sul fatto che Bush sia un barbaro non ci piove.

    Ieri mi sono visto “A crude awakening – the oil crash” sulla fine del petrolio a basso prezzo: si sosteneva che i casini in campo economico sono *veramente* vicini, molto più vicini dei dieci-venti anni preventivati dalle stime che avevo letto io, ma i primi botti credo saranno determinati proprio dal crollo del dollaro.

    Scommettiamo?
    Tipo, dieci dollari? :)

  5. Si, il manipolo di matti che gestisce wordpress ci tratta bene, in effetti. Adesso ti faccio schiattare dall’invidia, visto che anche tu usi splinder, che ogni tanto notoriamente collassa: da quando ho aperto il blog c’e’ stato UN solo episodio, durato qualche ora, in cui la piattaforma e’ andata in tilt (no, non mi pagano per fare la reclame :P).

    Beh, si, “spina nel fianco” e’ eufemistico, in effetti. Rischio di de-dollarizzazione + disponibilita’ delle residue fonti di petrolio, direi che sono i motori principali che muovono gli USA. Assieme all’economia di guerra, naturalmente. Si, sapevo che Saddam aveva fatto quella dichiarazione; e, dato il peso delle riserve petrolifere dell’Iraq, sarebbe stata una botta notevole per gli USA.
    A me paiono decisi a difendere strenuamente la propria posizione dominante e il proprio “stile di vita” anche a costo di mandare il mondo intero a gambe all’aria. Non capisco se si tratti di cecita’ pura o di qualche calcolo a lungo termine di cui non conosciamo i parametri, ma l’impressione generale e’ quella di una belva morente, che e’ piu’ pericolosa ora di quand’era in buona salute. Scrivi quel post, che serve. :)

    Sul peak oil non so bene… troppe voci che si inseguono e si accavallano, troppe previsioni ottimistiche o catastrofiste. Quel che mi pare ovvio e’ che questa fasulla tranquillita’ sia destinata – anche se non so tra quanto – ad essere brutalmente scossa. Leggi il blog “petrolio”, che ho linkato nel mio blogroll? E’ molto interessante, la Debora e’ in gamba.

  6. > da quando ho aperto il blog c’e’ stato UN solo episodio, durato qualche ora, in cui
    > la piattaforma e’ andata in tilt

    Cosa??!
    Una sola volta??
    Mi prendi in giro??? :)
    (ricordo di aver pubblicamente proposto come nuovo logo di Splinder due palline che girano…)

    > Beh, si, “spina nel fianco” e’ eufemistico, in effetti.
    > Rischio di de-dollarizzazione + disponibilita’ delle residue fonti di petrolio,
    > direi che sono i motori principali che muovono gli USA. Assieme all’economia di guerra

    I perfectly agree.
    Penso sia tutto collegabile ai soliti noti che ci guadagnano, praticamente il fil rouge dei casini dell’ umanità (sono troppo complottista?).

    > A me paiono decisi a difendere strenuamente la propria posizione dominante e
    > il proprio “stile di vita” anche a costo di mandare il mondo intero a gambe all’aria.
    > Non capisco se si tratti di cecita’ pura o di qualche calcolo a lungo termine di cui
    > non conosciamo i parametri, ma l’impressione generale e’ quella di una belva morente,
    > che e’ piu’ pericolosa ora di quand’era in buona salute.

    Neanche io capisco se si tratti di calcolo o di semplice miopia: mi ricordo di un articolo in cui l’ autore diceva di sperare che i vertici USA fossero delle iene, perchè l’ alternativa sarebbe che siano solo un manipolo di stupidi che non hanno idea delle conseguenze dei casini che stanno facendo.
    Anyway, se dai per scontato che i potenti non siano meno informati di noi riguardo al probabile collasso imminente, è difficile pensare che non abbiano fatto i loro piani, anche solo considerandolo una delle possibilità.
    Nel loro stile, però, immagino che i loro piani riguardino un’ elite di poche persone e non la moltitudine sacrificabile…

    Secondo me, come nazione, l’ ultima opzione che rimarrà agli americani alla fine mi sa che sarà proprio quella di collassare “gracefully” o attaccarsi con le unghie e con i denti a qualche mese o anno di bella vita in più, anche a costo di sparacchiare atomiche e soldati a destra e manca.
    Scommetto sulla seconda possibilità, come te: sull’ opportunità che conducano l’ umanità per un nuovo cammino radicalmente differente mi sento decisamente pessimista.

    >Scrivi quel post, che serve. :)

    Non mi piace come è uscito, ma l’ ho scritto e postato oggi.

    > Sul peak oil non so bene… troppe voci che si inseguono e si accavallano,
    > troppe previsioni ottimistiche o catastrofiste. Quel che mi pare ovvio e’
    > che questa fasulla tranquillita’ sia destinata – anche se non so tra quanto –
    > ad essere brutalmente scossa.

    Il picco è stato previsto decine d’ anni fa (una cinquantina, mi pare) e finora la curva coincide, anche se qualcosa di del tutto inaspettato come una scoperta scientifica inimmaginabile potrebbe cambiare l’ equazione.
    D’ altro canto potrebbe anche nascere un nuovo Gesù Cristo ecologista e redimere il mondo, ma quante probabilità ci sono?

    Ti consiglio di approfondire la questione peak oil.
    In fondo, siamo in prima fila per la fine di una civilizzazione: è una cosa che non capita tutti i giorni, e nel frattempo leggere il programma dello show è interessante!

    Comunque non credo che arriveremo ad esaurire tutto il petrolio: l’ economia se ne andrà in vacca appena inizierà a salire seriamente il prezzo, ma personalmente credo che arriverà prima il crash del dollaro.
    Molto prima.

    > Leggi il blog “petrolio”, che ho linkato nel mio blogroll? E’ molto interessante,
    > la Debora e’ in gamba.

    Ne avevo sentito parlare: hai ragione, è in gamba, e grazie per avermi puntato in questa direzione :)

  7. >Mi prendi in giro??? :)

    No, giuro: almeno quando ero online io, e’ successo una sola volta, lo staff e’ stato tempestato di messaggi nel forum e uno di loro – nonostante la’ fosse notte fonda – ha rimediato in poco tempo, rispondendo anche sul forum.

    >(sono troppo complottista?)

    Temo di no. °_°

    >Anyway, se dai per scontato che i potenti non siano meno informati di noi riguardo al probabile collasso imminente, è difficile pensare che non abbiano fatto i loro piani, anche solo considerandolo una delle possibilità.

    Esattamente. I loro piani devono averli fatti, e potrei scommetterci qualche dollaro che in quei piani noi non siamo compresi… se non come % di umanita’ da sacrificare affinche’ la rimanenza possa godersela ancora un po’, ecco.

    >Non mi piace come è uscito, ma l’ ho scritto e postato oggi.

    Baaaah. E’ venuto bene, invece. :)

    >Comunque non credo che arriveremo ad esaurire tutto il petrolio: l’ economia se ne andrà in vacca appena inizierà a salire seriamente il prezzo, ma personalmente credo che arriverà prima il crash del dollaro.
    Molto prima.

    Se le due cose sono cosi’ strettamente legate, in effetti non e’ improbabile.
    E si, la faccenda del picco la seguo. E mi fa paura, piuttosto e anzicheno’.

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