Piccole pesti

E’ successo a tutti, prima o poi. In un supermercato, su un autobus, per strada. Di solito la scena prevede un marmocchio e la madre; a volte e’ il padre, meno spesso, a volte entrambi i genitori, ma la sostanza non cambia. La costante e’ questa: il marmocchio e’ eccessivamente rumoroso, strilla, cerca di attirare l’attenzione della madre, tocca tutto quello che puo’, corre di qua e di la’, magari fa boccacce agli sconosciuti o risponde malissimo alla madre. La madre di norma non sembra capace o desiderosa di reagire, anche quando e’ piu’ che evidente che il piccolo disturba i presenti. Sembra che questo non abbia alcuna importanza.
Ancora negli anni ’70 e ’80 scene come queste sarebbero risultate incomprensibili. La peste di turno si sarebbe presa uno scapaccione o un rimprovero minaccioso o entrambe le cose, e sarebbe finita li’. Adesso queste scene sono cosi’ comuni che quasi non ci si fa piu’ caso. O almeno, non ci fa caso chi non ricorda. Ma quando e’ cominciata? E soprattutto, perche’?

Un passo indietro e un inciso: questo post e’ frutto di alcuni scambi di idee avuti in chat. Chi pensa alle chat come a luoghi di puro divertimento o cazzeggio o tacchinaggio, e nient’altro, ne ha con ogni evidenza un’esperienza limitata.
Vediamo di recuperare i fili del discorso, e chiedo preventivamente scusa per l’andamento saltellante, che riflette quello della discussione.

Innanzitutto, non solo i genitori non fanno nulla o quasi per contenere i bambini, ma se un esterno si azzarda a rimproverarli reagiscono inviperiti, come se questo provocasse al piccolo chissa’ che traumi. A me sembra che si sentano rimproverati in prima persona, nella loro capacita’ educativa e nella loro “autorita’”, soprattutto, e che spostino la questione sul presunto danno al bambino. E questo sia che il rimprovero arrivi da un estraneo al supermercato, sia che provenga da una fonte un po’ piu’ preparata, come un insegnante.

In base ai miei ricordi, mi pare di aver visto diventare endemica questa cosa a partire dagli anni ’90; e non riesco a non pensare che il dilagare di questa forma di maleducazione (in senso stretto, nei riguardi dei figli, e in senso lato) sia andata di pari passo col crescente individualismo che ha via via permeato la nostra societa’ – e non solo la nostra – e con la simmetrica scomparsa progressiva di quella che io chiamo “etica di gruppo”.

Un tempo i bambini venivano educati prima di ogni altra cosa a non disturbare gli altri; se lo facevano, venivano immancabilmente rimproverati e anche puniti. Questa era quindi una lezione fondamentale, che dovevano imparare bene. Era una forma di educazione sociale. Ora non sembra avere quasi piu’ importanza, come piu’ in generale non sembra avere piu’ molta importanza l’altro da se’. Insomma, sembra la manifestazione piu’ lampante della scomparsa delle regole sociali di buona convivenza a dell’esagerata importanza che ha assunto l’Io. I figli, in fondo, sono proiezioni dell’Io, per la maggior parte dei genitori. Fino a non molto tempo fa per la maggior parte dei gruppi sociali il Noi era piu’ importante dell’Io e il gruppo sociale piu’ importante dell’individuo; quindi l’individuo doveva prima di ogni altra cosa imparare a comportarsi secondo le regole del proprio gruppo sociale. Anche prima i genitori proiettavano loro stessi nei figli – credo sia sempre stato cosi’, in fondo – ma i bambini erano essenzialmente la proiezione dell’Io inserito nel gruppo.
Riporto direttamente qualche brano dalla chat, che costituisce un buon esempio:

<Pape> penso a mio padre, p.es., che voleva il figlio calciatore a tutti i costi
<Pape> però rompeva le palle ai ragazzi perchè si impegnassero e dessero retta all’allenatore
<Pape> adesso no, i genitori giovani litigano con l’allenatore se tiene i figli in panchina
<Pape> prima il bambino doveva riuscire, però rispettando le regole e sforzandosi
<Pape> adesso sembra che riuscire sia un diritto di nascita

E qui c’e’ un altro punto: i genitori giovani, cioe’ quelli che, verosimilmente, erano bambini negli anni ’80.
Chi li ha vissuti probabilmente se li ricorda bene: yuppies, paninari, “Milano da bere”, arrivismo, carrierismo, mancanza di scrupoli e via dicendo. Il clima era profondamente consumistico, molto piu’ che negli anni precedenti; tutto sembrava alla portata di tutti, o almeno questo era il messaggio che la pubblicita’ (che in quel periodo affinava le proprie armi, grazie soprattutto alle nuove televisioni commerciali) comunicava. Il decennio precedente era stato caratterizzato, al contrario, dall’esaltazione idealistica, da una forte tendenza riformatrice, dalla caduta di tabu’ e dalla spinta rivoluzionaria, onda lunga del ’68, dai comitati di occupazione universitari e dagli interminabili dibattiti politici, in cui la dimensione sociale aveva ancora una grandissima importanza.
Non so se gli anni ’80 siano arrivati come una reazione esasperata a questo surplus di idealismo, forse e’ cosi’. Quel che mi appare certo e’ che portarono una spinta di segno nettamente opposto, spinta che perdura tuttora. Con qualche sussulto in direzione contraria, e’ vero: la new age, in cui gia’ il bisogno di grandi narrazioni si era spostato dalla dimensione sociale ad una piu’ intimistica, privata (e che fini’ per essere assimilata dalla deriva consumistica, diventando moda); e il movimento no global, breve fiamma che ha alimentato speranze per poi disperdersi in mille rivoli senza forza.

Tornando ai “genitori giovani”, questa generazione e’ stata la prima a venir cresciuta in un’atmosfera di sfrenato individualismo (pero’ omologante: individualisti tutti uguali), di mercificazione pervasiva e di sostanziale assenza di un’etica sociale; non c’e’ poi tanto da stupirsi se quei bambini sono diventati questi genitori. E non meraviglia nemmeno che i loro figli siano le piccole pesti che incontriamo quotidianamente.

19 thoughts on “Piccole pesti”

  1. E’ proprio di oggi la notizia di un genitore che ha picchiato l’ insegnate reo di aver bocciato il figlio: ai miei tempi (quando qui erano tutti campi ed i treni arrivavano in orario :D ) nella stessa situazione sarei stato io quello a cui i genitori avrebbero dato la colpa!

    Da quando ho mollato l’ informatica e mi sono messo a lavorare a contatto con la gente ho avuto di fronte diverse volte esempi che mi hanno portato a riflessioni analoghe alle tue in questo post.

    Pensavo fosse una cosa spagnola o canaria, questo fatto che i bambini sono… beh, viziati, nel senso che non mi sembra gli venga fornito un insieme di regole coerenti per comportarsi all’ interno della società, per farla breve un po’ di educazione.

    Non sono un maniaco della disciplina, tutt’ altro, ma tra l’ essere un padre tipo l’ ex marine di “American beauty” o il pianista fallito di “Shine” e lasciare che un niño faccia il cazzo che gli pare sempre e comunque sono convinto che il giusto stia nel mezzo.
    Discutiamo se volete sul dove debba essere questo mezzo, ma non sul fatto che i due estremi siano ugualmente dannosi!

    Ed è vero, i genitori si incazzano se sei tu che riprendi il pargolo, anche se in quel preciso momento sta distruggendo metodicamente il locale in cui lavori!
    Non stupisce che la vedano come una critica rivolta al loro ruolo di educatori, perchè in effetti lo è: non ci si può aspettare che un ragazzino di otto anni si faccia grandi scrupoli nell’ attaccarsi a mò di altalena alle tende.
    I bambini cercano per natura di capire empiricamente dove sono i limiti entro cui gli è concesso muoversi, tirano la corda per vedere dove si spezza, ed è compito dei genitori fargli notare quando la linea viene passata, se non altro per risparmiargli innumerevoli frustrazioni future quando il resto del mondo guarderà all’ individuo non più bambino senza la stessa accondiscendenza che magari potrebbe riservargli ora quando colma la misura.

    Sull’ opinione che questa involuzione sia motivata dal passaggio dal Noi all’ Io, considerando i figli come proiezioni di sé stessi invece non sono del tutto d’ accordo, anche se ammetto che senz’ altro ha un suo peso.
    IMHO questo è l’ indice che si sta passando a Noi sempre più piccoli: il Noi in questo caso è costituito dalla famiglia, ma di esempi di persone che fanno gli interessi di gruppi ristretti a scapito della maggioranza, degli Altri, è pieno il mondo e probabilmente l’ individuo non fa altro che adattarsi a questo trend: la difesa del proprio club e dei suoi membri a tutti i costi e, eventualmente, a scapito di chiunque.

    Lo stringersi dell’ uomo in difesa dietro le mura più vicine ha in genere il significato di sintomo di una crisi imminente o di tentativo di resistere ad una in corso: ognuno per sé è quello che si gridava quando il proprio esercito era in rotta, le speranze ridotte al lumicino e la sopravvivenza individuale stessa minacciata.

    Forse l’ umanità si avvicina globalmente ad una situazione analoga, e l’ educazione dei figli alle buone maniere (nel senso più ampio del termine!) è semplicemente destinata a diventare un anacronismo, sacrificato come orpello inutile alla lotta costante per tenere la testa fuori dall’ acqua.
    (Ma io spero che non sia così: mai come ora avremmo bisogno di pensare in termini più ampi)

  2. Beh, pensa un po’, io speravo che fosse una particolarita’ solo italiana.
    Allora e’ cosi’ anche nella tua isoletta? Questo e’ preoccupante: pensavo che le comunita’ piccole fossero’ un po’ piu’ al riparo da queste trasformazioni e che fosse piu’ facile mantenere almeno in parte un senso del gruppo sociale, che dovrebbe fare da antidoto rispetto a certe cose.

    Anch’io non sono maniaca della disciplina e anzi da piccola ho fatto le spese di un’educazione troppo rigida, quindi so che significa. Ma qui si sta esagerando, davvero. E’ appunto l’estremo opposto.

    Giusta la riflessione sul modo in cui i bambini imparano: e’ esattamente cosi’, saggiano i limiti attorno a loro per vedere fino a dove possono spingersi; se non ci sono adulti a frenarli, vanno avanti. Ed e’ anche vero che bambini cresciuti cosi’ rischiano molte delusioni; ma anche la societa’ in cui vivranno rischiera’, essendo loro abituati a poter fare piu’ o meno quello che vogliono. Che adulti diventeranno? A me la prospettiva fa piuttosto paura.

    Sul fatto che si passi da un Noi grande a Noi piu’ piccoli, beh, si, in effetti e’ cosi’, la famiglia e’ una tappa intermedia, ma la natura della spinta e’ quella di un’atomizzazione sempre maggiore dei rapporti sociali e la direzione e’ quella che porta all’Io. E poi magari anche alla frantumazione dell’Io, chissa’ (avevo letto una cosa molto interessante a riguardo, mi pare su monde diplomatique, ma non riesco a ripescarla, dannazione). Comunque anche la famiglia come baluardo ultimo sta scricchiolando, e gia’ da un po’.

    °°Lo stringersi dell’ uomo in difesa dietro le mura più vicine ha in genere il significato di sintomo di una crisi imminente o di tentativo di resistere ad una in corso°°

    Si, ma se vivi in un ambiente in cui e’ il gruppo sociale l’unita’ piu’ importante, i legami sociali in tempo di crisi diverranno piu’ forti, l’unita’ del gruppo verra’ percepita di piu’, non di meno. La crisi, se c’e’ (e secondo me c’e’, o e’ all’orizzonte), non e’ causa di questo stringersi all’unita’ di base o all’io, semmai ne e’, almeno in parte, conseguenza. Perche’ nessuna societa’ che sia cosi’ frantumata e che abbia dimenticato la solidarieta’ di gruppo puo’ durare a lungo; e soprattutto nessuna societa’ del genere puo’ superare una grave crisi. O, detto in altri termini, ad una grande crisi sopravviveranno soltanto quelle sacche di socialita’, quei gruppi umani che ancora sanno agire e reagire come un’unita’; e in questo caso l’educazione dei figli alle “buone maniere” (ma io direi piuttosto all’etica di gruppo) non sara’ affatto un orpello, ma la chiave per la sopravvivenza.

  3. Pensavo, ma proprio in abbozzo, che possa essere una questione più ampia della ineducazione. Giorni fa parlavo con un’amica che lavora in un’agenzia di modelli/e e di casting, ed era sconvolta da un lato dalle ragazzine di tredici- quattordici anni che, oltre ad arrivare vestite e truccate come passeggiatrici, parlavano allegramente e serenamente di esperienze sessuali che “nemmeno io a 40 anni ho avuto”. Dall’altro lato dalle mamme che _pretendono_ il book per i propri bambini; dice che deve mandarle vie in malo modo, spiegando che i bambini si possono fotografare solo c’è richiesta per un determinato evento, ma non si possono tenere archivi, e non si possono far foto da proporre in giro. Dice che c’è un’insistenza terribile, e che tutti i genitori son convinti che il proprio mostriciattolo sia il più bello, simpatico e spigliato che si possa pensare. E quest’ultima parte mi fa pensare che oggi, a genitori cresciuti con certi modelli, tra un hit dei Duran Duran e un Tempo delle mele, studiando su Cioè e con MTV sempre sintonizzata, l’educazione appaia non solo indifferente e inutile, ma proprio dannosa. Perchè, date le attuali condizioni, soprattutto per quello che appare in tv, un ragazzino che in un locale sale sul tavolo e canta a squarciagola la sigla dei Pokemon può sembrare più “dotato” di uno che sta composto senza spaccare i coglioni a tutti.

  4. Essi’, certo che c’entrano i modelli veicolati dai media. Ne ho solo accennato alla lontana, visto che quella della tv e dei media e’ una mia mania e ogni tanto temo di annoiare. :)
    Ma certamente c’entra. Se, mentre viene a mancare un’educazione all’etica di gruppo e i genitori si astengono dal veicolare questi valori, i bambini sono sovraesposti a simili messaggi, e’ logico che questi ultimi finiscano per sostituire il “senso sociale” che dovrebbe costruirsi attraverso l’educazione. Il bisogno di socialita’ e’ una delle costanti degli esseri umani e questa e’ una forma di socialita’ distorta, che prende a modello l’esteriorita’, che privilegia l’Io che appare; le interazioni sociali finiscono per essere costituite dall’ammirazione un po’ invidiosa degli altri, ma nel momento in cui questi “altri” sono d’ostacolo, ne emerge la vera natura egocentrica. E’ una socialita’ asociale, in fondo.

  5. Puk, dimenticavo: i marmocchi che ti si attaccano alle tende del locale sono figli di turisti o di gente che vive li’ stabilmente?

  6. ma stiamo parlando di buona educazione ……
    se un genitore nn e’ capace di insegnarla dovrebbe stare fermo un giro e …. ripassare dal via !
    dovrebbero levargli i punti dalla carta d’identita’ …….. fino a farlo scomparire.
    o forse c’e’ un complotto contro la buona educazione e si cerca il grande vecchio !
    tata

  7. Purtroppo devo confermarti che non è una particolarità solo italiana, ma forse in questo senso Spagna e Italia insieme sono l’ eccezione.
    Qui qualcuno, generalizzando senz’ altro, mi ha detto che per i figli gli spagnoli sono disposti a fare letteralmente qualunque cosa, e a me ha ricordato appunto molti figli viziati d’ Italia.

    Nell’ isoletta le cose non cambiano: qui per esempio i residenti stranieri (grandi e piccoli) sono religiosi in quanto ad attenzione a non sporcare l’ ambiente, i locali sono nella media, ma i loro figli sporcano in giro peggio di degli adolescenti ad un concerto, senza nessuna vergogna ed anzi quasi con orgoglio!
    I peggiori in assoluto, comunque, sono quelli di Tenerife: figli di poveri che si sono arricchiti nell’ arco di una generazione, mi hanno spesso ricordato i veneti per l’ arroganza, lo scarso senso civico ed i valori che io considero totalmente distorti (pari, perchè loro sicuramente considerano quantomeno ingenui i miei!).

    La prospettiva di nuove generazioni cresciute senza educazione né limiti fa paura anche a me.
    L’ immagine che mi viene in mente proiettando un’ infanzia così nel futuro è quella del classico arrogante con i deboli e zerbino coi potenti (sai quei tipi che ti verrebbe da augurargli di andare a fare il militare per qualche anno anche, o forse soprattutto, se sei un antimilitarista straconvinto?), perchè se non c’è almeno un sottile strato di “civiltà” a trattenerci, a noi umani, è facile che si torni nella metaforica giungla del cane mangia cane e del più forte che piglia tutto come unica forma di autorità riconosciuta e aspirazione.

    I agree senz’ altro sulla tendenza verso l’ individualismo, ad ogni modo, e mi preoccupa il fatto che le “sacche di socialità”, come le chiami, siano in diminuzione: un tempo la gente si riconosceva come appartenente ad un partito, ad un sindacato, ora sono rimaste la religione ed il nazionalismo.

    I agree in toto anche con il commento di Pape: senz’ altro i media hanno fatto la loro porca parte nel determinare la situazione, e d’ altro canto si sa da anni che la tv fa schifo e che non veicola certo grandi valori, anzi!
    Credo che prima o poi il prezzo si paghi, e probabilmente, semplicemente, abbiamo iniziato a pagarlo.

    Prendendo spunto, vorrei aggiungere che trovo incredibile poi la trasformazione di certi atteggiamenti che i genitori hanno sempre avuto, o meglio, come si siano incanalati a volte per sentieri diversi dal passato: quand’ ero piccino piccino anche mia madre diceva che ero il bambino più bello del mondo, ma non cercava di convincerne il resto del mondo (leave alone l’ idea di lanciarmi nel mondo dello spettacolo)!

    Quando sono cresciuto, mi ha ricondotto ad un più realistico “non sei né particolarmente bello né particolarmente brutto” (e si tenga presente che ogni scarrafone è bbello a mamma suia! :D ), risparmiandomi così un sacco di illusioni infrante, cosa per cui non finirò mai di ringraziarla.
    Tsk tsk… ed io che volevo diventare una rockstar!

    L’ unica cosa che mi consola di tutto questo discorso è che mia nonna diceva le stesse cose che stiamo dicendo noi, anche se esprimendole diversamente, e condivideva le nostre stesse preoccupazioni riguardo alle nuove generazioni: non sarà che stiamo semplicemente invecchiando? :)

  8. Ad ognuno le sue fissazioni: ad Uppe quelle sui meda ed a me quelle sull’infantilismo di ritorno:) Avere un figlio ti costringe, indipendentemente dalla tua età anagrafica, a diventare “adulto”. Ora è vero, questo termine ha significati diversi in culture diverse, ma alcune costanti a me sembra che si possano ravvisare. E’ il vecchio “i figli costano sacrifici”, che è verissimo. E non solo (che è il meno) in termini di notti in bianco o di serate sacrificate, che chissenefrega. Proprio in termini psicologici. Quel bambino dentro di noi, che tanto amiamo, che tanto vezzeggiamo…diventa, al massimo, il primogenito. E lo si sa, i primogeniti sono gelosi. I bambini sono egocentrici per definizione, no? compreso il bambino che abbiamo dentro. Ecco, la mia impressione è (con le dovute eccezioni ovvio) che il mondo sia popolato tutta da bambini ed adolescenti. Non c’è più nessuno che voglia fare il genitore: se parlano di rispetto, stanno parlando di rispetto nei _loro_ confronti, che quello sì che i figli devono averlo, e si traduce in “lasciami farmi i caziz miei”. Non è che sia un granchè di esempio, eh? I bambini sfasciano locali e suermercati, i loro genitori sfaciano metaforicamente, ma con lo stesso insoddisfatto broncio.

  9. @tata
    Se pensi che per guidare ci vuole la patente, mentre per votare e fare figli no (e queste ultime sono cose ben piu’ importanti e difficili), capisci anche come bene o male sulle strade ce la caviamo, con un po’ di ciocchi qua e la’, mentre sul resto…

    @Puk
    Che tristezza, speravo che proprio l’isolamento relativo avesse contribuito a mantenere vivo un certo senso della comunita’, una certa etica sociale. Ma in effetti la tv arriva anche li’, e cosi’ mode, consumismo, etc. suppongo.

    Religione e nazionalismo sono pure loro in calo, comunque non riescono a sostituire la socialita’ “locale” e possono ben poco contro la perdita del senso del Noi.

    Si, la nonna diceva la stessa cosa, tutte le generazioni dicono qualcosa di simile, forse. In effetti e’ gia’ piu’ di un secolo che il mondo sta mutando in modo tale che nell’arco di una o due generazioni si vedono cambiamenti. Ma noi stiamo parlando di cambiamenti ben piu’ accelerati e molto piu’ radicali, non ti sembra? Qui si tratta di capovolgimenti quasi totali, niente di paragonabile a quello che e’ successo nei decenni precedenti, per velocita’ di trasformazione. Inoltre, tutti i cambiamenti dell’ultimo secolo non avevano comunque distrutto l’etica di gruppo, cosa che e’ avvenuta solo di recente.
    No, non lo trovo consolante…

  10. Azzu, si, e’ vero. In un certo senso e’ un atteggiamento sostanzialmente infantile, cioe’ egoista, perche’ i bambini, finche’ non vengono “socializzati”, sono egoisti; epperforza, partono dal conoscere l’Io per poi arrivare a conoscere l’Altro da se’.
    Ma a me qui verrebbe un altro collegamento, a quei discorsi che facevamo sulla fine dei valori e su certe parole che sono diventate quasi tabu’. Perche’ come dici tu “i figli costano sacrifici”, ma bisogna averlo, il senso del sacrificio di se’ per un Altro, fosse anche un figlio. Spirito di sacrificio, ma anche lealta’, onesta’, sincerita’, etc. sono tutte qualita’ “relazionali”, che non toccano veramente il vertice del loro significato se non in relazione con un Altro da se’. Comprensibile che, in un mondo che si va via via sempre piu’ infantilizzando (o che diventa sempre piu’ individualista, che alla fine e’ la stessa cosa), non siano piu’ di moda.

  11. Come mi piacerebbe fare questo discorso! ma ho paura che nell’ansia di dire farei un gran minestrone tra sociologia, filosofia, psicologia..e con ingredienti di cui, tra l’altro, so poco o nulla:) Noi consideriamo infantili le culture che hanno ancora il pensiero magico, che pensano che se danzano un po’ dai vedrai, dio se non altro perchè è stufo di ‘sto casino farà piovere. Io penso che abbiamo spostato il pensiero magico in altri ambiti, meno difficilmente confutabili dalla scienza (che palle ‘sta scienza che ti rovina sempre i giochi!). Il pensiero magico è “io sono immutabile, io sono immortale, io sono al di fuori del tempo”. A seconda del QI, della cultura personale e della sensibilità personale si concretizza in comportamenti diversi. C’è chi spende patrimoni in creme antietà o chirurgia estetica, c’è chi va dall’analista per ritrovare la sua infanzia c’è chi crede nella reincarnazione e nel karma. C’è chi pensa che basta essere giovani dentro. Tutti questi comportamenti si assomigliano. Sono un tentativo di dominare il tempo e non dissimile dal danzare per controllare l’ira degli dei. Non sono comportamenti stupidi, intendiamoci. L’angoscia non è mai stupida, comunque si manifesti. Ma se non si accetta che il tempo passa e che se interiormente possiamo andare avanti ed indietro come vogliamo ma esteriormente no, allora gli altri non esistono. Uhm, provo a spiegarmi:) Io sono una che nel suo tempo soggettivo va avanti ed indietro, per dire. Ma c’è un tempo condiviso con gli altri (intendo questo per tempo esteriore, nn le rughe:)) nel quale non posso farlo, perchè parole come valori, lealtà, educazione hanno senso solo su una linea temporale condivisa. Il rischio è che andando avanti ed indietro nel proprio ci dimentichi di esistere anche nell’altro.

  12. @puk nn so se i peggiori in assoluto stiano qui a tenerife ( io vengo dalla sicilia dove i bambini sono molto “rumorosi” – per usare un eufemismo …. ), ma nn credo che sia un problema di arroganza, e’ solo ignoranza, nel senso che ignorano le regole della buona educazione.
    nn potrebbe essere altrimenti, parliamo di guanchos cui sono piovuti addosso soldi inaspettati senza nessuno sforzo ma che sono rimasti cabrones !
    diciamo le stesse cose dei nostri nonni ? cambiano i tempi ma evidentemente verso il peggio.
    tata

  13. Tra l’altro, è vero che la nonna diceva la stessa cosa, però lo diceva anche la mamma, e non comprava i trucchi e i perizoma alle figlie decenni. Voglio dire, prima comunque i genitori cercavano di dare un modello diverso, magari anche di imporlo in modo eccessivo, ma almeno ti dicevano in qualche modo questo è giusto e questo no. Poi magari i figli facevano diversamente, ma almeno c’era una scelta, diversi modelli di riferimento e si sceglieva o si mediava, e con una certa consapevolezza. Adesso c’è più nessuno che propone modelli diversi, anzi, le “vecchie generazioni” ammirano con soddisfazione i propri pargoli malriusciti, e semmai cercano di imitarli.

  14. @upuaut nno solo nn ci vuole un patentino per fare figli, ma ti danno pure soldi se ne metti al mondo uno …… al di la’ delle spiegazioni sociologiche credo che il grande problema sia l’incolmabile senso di colpa che afflige molti genitori.

    piu’ che una societa’ asociale mi sembra che si vada verso la prevaricazione, l’insofferenza, si vede come un ostacolo tutto cio’ che si frappone al desiderio della propria realizzazione, mentre sarebbe piu’ semplice insegnare ai propri figli a riflettere su quello che li circonda, la prima reazione dovrebbe essere ascoltare, poi capire e solo alla fine agire.
    invece impera il comportamento dello “schiacciasassi”, il tutto e subito a qualunque prezzo, senza domandarsi quanto sia alto questo prezzo !
    tata

  15. Giusto. Bel post, mi piace e sopratutto è VERO.

    saluti

    Rubimasco

    P.S.:lo so, non passo spesso di qui, ma prometto di rimediare:-)

  16. @azzu
    °°Noi consideriamo infantili le culture che hanno ancora il pensiero magico°°
    Si e no. E’ vero che il pensiero magico (animismo, sciamanesimo…) e’ parte integrante di queste culture; ma non e’ il pensiero magico in se’ ad essere “infantile”, perche’ e’ vero, lo abbiamo anche noi, di altri tipi.
    Quello che a me balza agli occhi e’ che le culture “primitive” hanno interiorizzato il concetto di tempo ciclico, anziche’ quello di tempo lineare “biblico” (Genesi –> venuta di Cristo –> Apocalisse –> fine dei tempi, amen). Questa mania di fermare il tempo, quest’idea di essere immutabili e immortali, e’ *questo* il vero infantilismo. Le culture basate sul tempo ciclico conoscono l’alternanza di vita e morte, crescita e diminuzione, e l’accettano per quello che e’. In questo sono molto piu’ “adulte” di noi.

  17. @tata
    Ma tu vivi a Tenerife? Caz… anch’io voglio un’isola. :°
    Quanto allo “schiacciasassi”, “tutto e subito”, beh, e’ uno dei messaggi cardine della comunicazione pubblicitaria. L’abbiamo assimilato bene, si vede.

    @Pape
    Io tutta questa ammirazione delle “vecchie generazioni” mica la vedo… la vedo solo nei genitori relativamente piu’ giovani, quelle per le quali questo andamento delle cose e’ “naturale”.

    Grazie, rubi :)

  18. Massì, mi riferivo appunto ai genitori tra i 35 e i 40, quelli che vedo in quantità tra i miei circa coetanei ed alle partite del bimbo piccolo :). Le nonne 80 enni rimproveravano i giovani, le mamme cinquantenni educavano i figli, le mamme trentacinquenni si arrampicano sugli spalti e strillano insulti agli arbitri… ed è uno spettacolo terribile e ridicolo assieme.

  19. si vivo in una di quelle isole che sulle carte nautiche antiche erano denominate “isole della felicita’ ” :-)
    tata

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