Distanze

«Vent’anni fa smisi di ascoltare quelli che mi parlavano di calcio; poco dopo non diedi piu’ retta neppure a quelli che mi parlavano di macchine e di motori; anni dopo presi le distanze anche da chi mi parlava di televisione, programmi televisivi e personaggi televisivi e pure da quelli che mi parlavano di film americani, mode americane, Stati Uniti…; cominciai ad ignorare anche chi mi parlava di progresso inevitabile, di crescita economica, di sviluppo, di profitto… poi cominciai ad evitare quelli che mi parlavano di vino, di “cultura del cibo”, di enogastronomia; oggi non voglio piu’ stare a sentire quelli che mi parlano di soldati in missione umanitaria, di forza armate di pace, di lotta al terrorismo… che sono poi gli stessi che parlano sempre di economia, leggi di mercato, crescita economica, di civilta’ superiore degli Stati Uniti, di calcio, di televisione, ecc. ecc.
In pratica, per farla breve, oggi sono felicemente incamminato lungo la strada dell’asocialita’ e dell’eremitismo, perche’ di fatto non riesco piu’ a parlare con (quasi) nessuno e praticamente tutto quello che costituisce oggetto di interesse e di conversazione per la maggioranza delle persone mi e’ indifferente o, piu’ spesso, alieno.
Eppure, nonostante sia consapevole di cio’, non mi sento in colpa.
Perche’ no?
Sebbene conosca le trappole dell’ego e la forza fuorviante dell’innata presunzione insita in ogni essere umano di essere lui nel giusto e tutti gli altri nel torto, e’ che in realta’, anche se ci provo, non riesco a convincermi del tutto di essere, almeno in questo, e solo in questo caso, io quello che sbaglia…
E’ che davvero il mondo di chi ama le macchine, il calcio, gli Stati Uniti, la cultura del cibo e della televisione, il profitto, lo sviluppo economico, le guerre umanitarie ecc. ecc. e’ un mondo abominevole e repellente. L’inferno, almeno per me.
Ora, considerato che e’ proprio il mondo nel quale viviamo, riuscite a immaginare quanto faticoso sia per me alzarmi dal letto tutte le mattine?»

 

Franco Del Moro, nel “Vaso di Pandora” (sua rubrica fissa) di Ellin Selae n°81, rivista bimestrale edita dalla casa editrice omonima.

5 thoughts on “Distanze”

  1. Intanto grazie per la segnalazione: non conoscevo questa rivista, ho dato un’occhiata e la trovo proprio interessante.
    Poi. Appena letto questo articolo ho pensato Ah! concordo su tutto, quotoquoto! Poi ho fatto mente locale sugli argomenti di cui parlo con le persone con cui mi piace parlare: di tutto. Quindi forse non è tanto il di cosa si parla ma il come se ne parla, e qui la faccenda diventa complicata. Detesto le persone che vogliono essere originali a tutti i costi, tanto per cominciare. Se riguardo a qualunque cosa trovo un’opinione che rispecchia la mia, ma che è esposta in maniera migliore di quanto farei io, e suffragata in maniera migliore di quanto farei io, sono ben lieta di farla mia. Ogni tanto telefono a Daniele e gli dico: cosa devo pensare di Argomentoacasodiattualità? perchè non ciò voglia di leggermi 200 articoli, ad esempio. Quindi non saprei dire di preciso cosa rende qualitativamente diversa una conversazione da un’altra. Sarei tentata di dire la sciatteria…quel sentirsi obbligati (ed in diritto!) di avere un’opinione su tutto, comprese le cose di cui nn frega un cazzo. Ecco, forse è questo. Il motivo per cui parla, per cui ci si interessa a qualcosa..la passione. Io rimango incantata anche se uno mi parla delle meraviglie delle viti ad espansione, se ci sento della passione. E’ un po’ come con la musica. Io non ho un grande orecchio musicale e sono pochissimi generi che mi piacciono: cio nonostante potrei stare ore a guardare qualcuno che suona perchè si trasfigura.
    Potrebbe essere questo?

  2. Anch’ io mi ritrovo parecchio in questo pezzo che hai postato: per certi versi mi ricorda un po’ Canzone delle osterie di fuori porta di Guccini.

    La risposta alla domanda retorica finale, pero’, per me potrebbe essere: scusa, ma perchè non ti trasferisci in un’ isoletta semideserta in mezzo all’ oceano! :)

    Dimmi se son da lapidare se mi nascondo sempre più…

  3. @azzu
    Si, la rivista e’ interessante e stramba; a volte ci sono pezzi che non mi piacciono molto, ma nella media la apprezzo. Ha conservato un che di “artigianale” che, per me che odio le riviste patinate, e’ una boccata d’ossigeno.

    Conoscendo da un po’ Franco Del Moro, grazie alla rivista e a qualche libro che ha scritto, credo che si riferisca a coloro che parlano *solo* di questo genere di argomenti o di argomenti in un certo senso simili, tipo quelli che puoi trovare sui settimanali di gossip. Tu detesti – giustamente – quelli che cercano argomenti originali per far colpo, io mi tengo lontana (anche) da chi parla solo di quello di cui parlano tutti, per sentirsi del branco. In fondo sono due facce della stessa medaglia.
    Cio che rende qualitativamente diversa una conversazione da un’altra? Mi viene in mente una tua frase, che avevo anche rubato, tempo fa: “la stupidita’ e’ avere il pilota automatico, sostanzialmente. Non avere “immaginazione”, detto con altre parole. E’, di fronte a qualunque argomento, dire “la so la so!” e sciorinare l’imparaticcio di ovvieta’”.
    Quanto alla passione… si, ma dipende; forse anche a me affascinerebbe qualcuno che parlasse con passione di viti ad espansione, ma non altrettanto chi si infervora sul calcio o sugli ultimi avvenimenti del reality di turno. Conta pure l’argomento, insomma.

    @Puk
    °°La risposta alla domanda retorica finale, pero’, per me potrebbe essere: scusa, ma perchè non ti trasferisci in un’ isoletta semideserta in mezzo all’ oceano! :)°°

    Piantala di tentarmi, che gia’ la tua stessa esistenza costituisce un esempio deleterio. :D

    Bella la canzone, anche se ha una nota triste (rassegnata, meglio) che non condivido.

  4. Deleterio?? :D

    Riguardo alla nota triste e rassegnata di Guccini… penso si tratti solo e semplicemente di un qualcosa dettato dall’ età che avanza.

  5. Deleterio, si. Perche’ finche’ un sogno rimane nel regno del lontanamente possibile, va bene; ma quando arriva uno che dice “ehi! guarda che si puo’ fare, io l’ho fatto!” allora il pensiero diventa dominante e da’ un po’ fastidio. :D

    Non ci credo mica, alla faccenda dell’eta’ che avanza e che si dovrebbe portare via i sogni, sai? Non credo nemmeno alla favola che la gente debba diventare “grande”, se e’ per questo…

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