Bush, Guantanamo e un intoppo inatteso

Che una buona notizia arrivi dagli USA e’ cosa rara e percio’ ancor piu’ gradita.

A Guantanamo, come si sa, sono detenuti alcune centinaia di prigionieri, in una situazione che fa a pugni col diritto internazionale. Il cespuglio petrolifero aveva escogitato una furbata per “sanare”, cioe’ legalizzare, questa situazione: aveva fatto approvare dal Congresso una legge per cui i detenuti civili potevano essere giudicati da commissioni militari e in piu’ le prove a loro carico potevano essere estorte anche con metodi piuttosto barbari (per chiamarli col loro nome, torture) e persino secretate agli stessi avvocati difensori.

Ora le stesse commissioni militari hanno cominciato a remare contro. Per farlo, hanno sfruttato un cavillo: la legge fatta approvare da Bush prevede che siano processabili i “nemici combattenti illegali” (cioe’ terroristi, non inquadrati in eserciti riconosciuti); ma i detenuti di Guantanamo sono gia’ stati giudicati “nemici combattenti” (paragonabili ai prigionieri di guerra). Sulla base di questa sottigliezza, i magistrati militari hanno deciso lunedi’ scorso di non processare per crimini di guerra due detenuti, uno del Canada e l’altro dello Yemen, ritenendo di non avere giurisdizione sui casi.

La portata simbolica di questa piccola ribellione e’ notevole. Gia’ molti avvocati difensori d’ufficio, militari loro stessi, avevano piu’ volte protestato per i metodi di giudiziari usati con i loro assistiti. Si puo’ solo immaginare cosa rischino in termini di carriera. E adesso ci si mettono anche i giudici militari.

Il presidente dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, Rene’ van der Linden, ha plaudito “alla coraggiosa e ferma testimonianza dei giudici e degli avvocati difensori militari, che indica che il rispetto per la norma di legge e la devozione alla Costituzione ancora esistono negli Stati Uniti”. C’e’ da sperare che sia davvero cosi’ e che, soprattutto, non si tratti di un fuoco di paglia.

Aggiornamento: 

Mentre il Pentagono annuncia che ricorrera’ in appello contro la decisione delle corti militari di archiviare i processi ai due prigionieri, Colin Powell si unisce alla schiera di coloro che ritengono che il carcere di Guantanamo andrebbe chiuso. Si badi bene, non perche’ vi si fa a pezzi quotidianamente il diritto internazionale, ma perche’  ormai costituisce “un problema enorme” per l’immagine degli USA nel mondo.

5 thoughts on “Bush, Guantanamo e un intoppo inatteso”

  1. Complimenti per questo post, è davvero completo! Sapevo dell’intenzione di chiudere Guantanamo ‘Bay’ ma non della ‘ribellione’ dei giudici militari.
    Ti consiglio un libro di Carlo Bonini (giornalista di Repubblica), edito da Einaudi, dal titolo GUANTANAMO.
    Un saluto

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