L’eremita di Lampedusa

Su un libro di Andrea Camilleri (“Le pecore e il pastore”, Sellerio, 2007), ho trovato un aneddoto: parlando della Lampedusa del passato, Camilleri dice:

(…) c’era infatti un eremo che indifferentemente ospitava cristiani e musulmani in pacifica convivenza. Nacque cosi’ il detto “eremita di Lampedusa” (…)

Altrove, trovo questo:

La leggendaria ed equivoca figura dell’eremita di Lampedusa, che nel solitario San­tuario esercitava il doppio culto cristiano-musulmano (della Croce e della Mezza Luna) risalirebbe ad un epoca successiva al crollo dell’Impero d’Oriente (1452), epoca in cui le flotte turche intrapre­sero indisturbate i loro traffici nel Mediterraneo. Allora, e non prima, si era determinata quell’anomala situazione di reciproca tolleranza, quell’uso di dividere un medesimo luogo sacro tra due culti, una vera e propria inusitata tolleranza non sol­tanto per i riti sacri, ma anche per lo scambio di merci che avveni­va nel Santuario, divenuto anche centro di raccolta di vettovaglie e mezzi con le donazioni lasciate ai piedi della Madonna, venerata anche con sommo rispetto dai Maomettani.

Qualcosa che nei nostri tempi sarebbe impensabile, nel XV secolo duro’ abbastanza da passare in un detto popolare. Ma i civili siamo noi.

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3 thoughts on “L’eremita di Lampedusa”

  1. Mah, credo fosse un fatto accessorio. E’ la condivisione di un luogo di culto che mi meraviglia. Se non ci fosse stata una tolleranza reciproca profonda, non sarebbe mai avvenuta; e il mercato l’avrebbero fatto altrove.

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