Conflitti

Pape, riprendendo la questione delle polemiche seguite al concerto del 1° maggio e alle dichiarazioni di Andrea Rivera, dice:

Cioè, che è esattamente il “dialogo”? dire “si va bene avete ragione”? “sisi certo è come dite voi”? se uno ha, se uno addirittura osa esprimere, un’opinione diversa sta incitando allo scontro? ma che è? ma se uno dice pubblicamente una cosa, gli si potrà dire pubblicamente “ehi, guarda che hai detto una cazzata”? A me questa gente mi spaventa. Più di Bagnasco. Ma quand’è che ogni discussione è diventata una polemica, ogni disaccordo un attacco personale, ogni battuta un attentato terroristico?

Me lo sto chiedendo da un po’, perche’ l’ho notato anch’io. Ho notato questo aumento di conflittualita’ generale, questa propensione alla lite verbale, questa tendenza a far branco, a difendere a spada tratta i propri argomenti anche di fronte all’evidenza contraria, magari facendo a chi grida di piu’ per coprire la voce dell’interlocutore.

La ragionevolezza, la calma, non sembrano piu’ un valore, per molti. Cio’ che importa e’ solo vincere, ad ogni costo. Neanche fossimo in guerra. E forse ci siamo davvero.

Qualcuno, da qualche parte, ha deciso che un popolo spaventato e’ un popolo meglio manipolabile; e allora vai con il “terrorismo”, i conflitti interculturali e interreligiosi, i capri espiatori, i nemici pubblici, le diversita’ stigmatizzate come onte da cancellare, e via cosi’. I media si adeguano, volenterosi carnefici.

E pero’ questa e’ solo una possibile causa remota. La ragione del diffondersi capillare di questo malcostume deve stare altrove, perche’ non si puo’, in un breve volgere di anni, plasmare cosi’ la testa della gente, fino al punto che persino normali discussioni tra amici, scambi di opinione su newsgroup, chiacchiere da chat, diventano subito polemiche e degenerano; non lo si puo’ fare semplicemente decretando che il terrorismo e’ il nemico della civilta’ occidentale e aspettando che l’idea attecchisca. Ci vuole qualche altra cosa.

I media, appunto. Proprio in chat ne discutevo tempo fa ed era emersa un’ipotesi che forse non e’ cosi’ balzana come era sembrata all’inizio.

Da un po’ di tempo chi guarda la tv – cioe’ la maggioranza della popolazione – e’ esposto quasi costantemente a programmi in cui la componente di conflittualita’ e scontro non solo e’ molto presente, ma spesso e’ pure ricercata, voluta. Processi pubblici in cui ci si cita per sciocchezze che un po’ di buon senso basterebbe a risolvere, reality nei quali sconosciuti o vecchie glorie s’azzuffano e vendono l’anima per un po’ di notorieta’, talk show con politici e “opinionisti” che si azzannano, urlano, insultano, fanno le prime donne… e questo tutti i giorni, tutti i santi giorni cosi’. Si puo’ resistere a questo stillicidio senza assorbire un po’ di tendenza polemica, aggressivita’, voglia di far tacere l’avversario? Secondo me mica tanto. Perche’ se quello e’ il modello di “discussione” piu’ noto, piu’ visto, incide sicuramente sulla coscienza collettiva, diventando normalita’.

Lo so, lo so bene. Non piace a nessuno sentirsi dire che la tv ha un cosi’ grande potere (“chi, io? naaa, la guardo poco…”). Mi sono trovata piu’ volte ad affrontare questo argomento e ho trovato spesso un muro, da questo punto di vista. La tv influenza sempre e solo gli altri (eh, azzu, le eccezioni, si…), mai la persona con cui ne parlo.

Il problema e’ che e’ proprio cosi’ che si permette a qualcosa di influenzarci: negandone la forza, credendoci al sicuro e quindi non apprestando difese.

8 thoughts on “Conflitti”

  1. Io un’ipotesi l’avrei anche se è così, un po’ confusa e pressapochista. La mia impressione è che si tratti di “ritualizzazioni”. Non possiamo più permetterci sentimenti forti (e comportamenti forti), quando sul blog ho parlato di onore mi hanno quasi preso in giro, non possiamo permetterci l’odio, l’indignazione, la compassione. Magari in un certo senso ha ragione Danilo con la sua fissa dei meccanismi di branco, solo che essendo divenuto il branco immenso (o non esistendo più, che è la stessa cosa) i meccanismi sono diventati perversi. Ce li agiamo solo dentro la nostra testa, in fin dei conti non facciamo che dire “tsk, lei non sa chi sono io”, solo che lo facciamo in maniera ipocrita, travestita da politically correct. Sentimenti quali la lealtà, l’amicizia, la solidarietà sono diventati antiquati, sorpassati: la realtà è così complessa che non puoi mica spiegarla con queste 4 banalità, no? Inoltre siamo soli. Abbiamo eliminato alcune cose dalla nostra vita (nomina il “sacrificio” e vedrai le persone inorridire) e vabbè, fin qui è facile. Ma bisogna anche sostituirle, e questo è un po’ meno facile. Siamo alla ricerca di “gratificazioni”, di considerazione, di rispetto, di ciò che aumenti la nostra autostima: queste sono le espressioni di moda, no? Sono un nostro diritto, accidenti! Così recitiamo questa panotimima nel supermercato sotto casa o in un forum, facciamo la ruota, gonfiamo il petto, ringhiamo. Torniamo a casa (apparentemente) soddisfatti: tsk, esisto e sono terribile, mi rispettano tutti.
    Il suicidio sembrerebbe un’opzione accettabile, in alcuni momenti:)

  2. Mi scuso in anticipo, perchè rischierò un triplo salto carpiato e non so se risulterà comprensibile :) Secondo me si è perso un po’ il senso della realtà, e quindi della responsabilità. Il mondo fuori è diventato una cosa tipo la tv, che quando ti stanchi premi off e spegni, e domani riaccendi la ritrovi uguale, immersa in un mare di chiacchere e sempre uguale. E’ diventato tutto chiacchera, parole senza nessun legame coi fatti, che non impegnano a nulla, e servono solo a rafforzare l’immagine di sè stessi che ci si costruisce. A questo punto, chiunque ti dica che sbagli, anche se ti porta prove, diventa un nemico, tanto a te non frega nulla dei fatti, ti interessa solo mantenere in piedi il tuo castello di belle idee, possibilmente indipendenti dalle cose.
    Mi è capitato anni fa di avere un collega in difficoltà per contrasti col capo, e in un’azienda di circa 60 persone, di cui il 90% dava ragione al collega, ci siamo esposti in 4. C’era un uomo con tre figli a carico che rischiava il lavoro e forse peggio, e i colleghi ci chiedevano ma chi ve lo fa fare, rischiate pure voi, ho capito che è tuo amico ma così ti metti nei guai. E si accaloravano pure, sebbene a loro nessuno chiedesse nulla. Sembrava che la cosa non solo più logica, ma anche più giusta, da fare fosse esprimere solidarietà, ma solo nascosti nei corridoi, che non sentisse nessuno. Si è persa un po’ l’idea che quello che facciamo o non facciamo ha delle conseguenze reali, pratiche, sul mondo, siamo tutti pronti a dire eh ma te l’ho detto che ti voglio bene, mica dovrò anche uscire sotto la pioggia per aiutarti! e poi siamo costretti a urlarlo, sempre più forte, per non sentire le altre voci.
    Tra l’altro, per anni mi sono occupata di abusivismo edilizio, in una città ad elevatissimo tasso di abusivismo, ed è stato per certi versi un osservatorio privilegiato, anche perchè mi costringe ancora a passare mattinate intere in tribunale. La gente denuncia i vicini per qualunque stupidaggine, anche cose in cui sarebbe facilissimo trovare un compromesso, e li denuncia anche chi ha fatto cose ben peggiori. C’è chi denuncia il vicino per 4 mattoni fuori posto e dopo finisce sotto processo per mezza casa abusiva. E il tutto senza parlarsi tra loro, vanno direttamente dalla polizia. E tutti son pronti a “giustificarsi” giurando che per loro era necessario, che il loro non reca disturbo, che a loro sarebbe bastato dirlo… ecco, sì, torniamo alle eccezioni :)

  3. Ho l’impressione che abbiate ragione entrambe.

    Azzu mi ha fatto pensare agli anni ’80 e alla “Milano da bere”. Dopo gli anni ’70 (periodo di grandi teorizzazioni, molte parole, riflessioni, magari anche a vanvera, ma comunque “dense”), e forse anche per reazione ad essi, siamo scivolati in un’atmosfera di consumismo sfrenato, arrivismo, attenzione all’esteriorita’, alle mode, alle “cose”, allo status e ai simboli che lo dichiarano; il tutto incentivato e reso familiare dalle nuove tv del nano malefico. Forse e’ cominciato tutto da li’. Certo e’ che concetti come lealta’, amicizia, solidarieta’, sacrificio, ormai sono fuori moda, non sono piu’ quelli che determinano l’autostima di un individuo, che gli fanno dire “sono una persona per bene”. Quello per cui il cittadino medio “fa la ruota” non e’ piu’ cio’ che ha dentro ma cio’ che ha fuori, che puo’ mostrare e con cui puo’ suscitare invidia: denaro, potere, status, appunto. E queste, si, sono modalita’ di “branco”, perche’ questo particolare “branco diffuso” ha ormai interiorizzato quei valori e non altri. Percio’, o cosi’ o fuori; o cosi’, o sei un paria, o se va bene solo uno un po’ “strano”.

    E in questo deve aver inciso, in effetti, anche la perdita del senso della realta’; la realta’ dei rapporti interpersonali, prima di tutto. Ormai li viviamo solo come ripetizione di quelli, degradati e svuotati, che vediamo in tv.
    E’ l’individualismo portato all’esasperazione, che non rende piu’ forti ma piu’ fragili; perche’ siamo senza dubbio “animali sociali”, non possiamo farne a meno; e se la socialita’ “sana” viene a mancare, finiamo per sostituirla con surrogati pallidi e inutili, quando non dannosi.
    Ma c’e’ dell’altro: questo bisogno di conferme dall’esterno, di affermazione, di riconoscimento, che induce a combattere ogni opposizione di idee come se si trattasse di un attacco personale, come se ogni volta fosse in pericolo il proprio io, e’ anche la spia di una grande insicurezza, cioe’ denuncia il contrario di cio’ che vorrebbe affermare: che piu’ ci si difende con le unghie e coi denti, meno si e’ davvero sicuri di se’. E non me ne meraviglio; come puo’ essere sicura di se’ una societa’ – e ciascuno degli individui che la compongono – che basa se stessa su valori cosi’ effimeri e superficiali?

  4. La tv sicuramente influenza i comportamenti della gente, così come dicono (io non ero nato) che abbia insegnato a parlare italiano a gran parte della popolazione.
    Il punto è che ogni cambiamento sociale in atto può essere facilmente spiegato come influenza della tv (litigi, ombrellate, maestre pedofile e/o bambini mitomani, e così via).
    E siccome la tv fa effettivamente schifo, è facile associare una schifezza di cronaca a una corrispondente schifezza in tv.
    Però siamo sicuri di cosa sia causa e cosa sia effetto ? Oggi ad esempio il sito di repubblica parla di un sedicente lettore di sinistra che prima sfodera il suo curriculum, poi parla di un po’ di fatti di ordinaria convivenza urbana, infine chiede che la politica di sinistra dica le stesse cose della destra sull’immigrazione. In questo caso i media inculcano l’intolleranza nell’opinione pubblica o l’intolleranza è nata spontaneamente e loro la cavalcano ?

  5. La domanda e’ piu’ che legittima.

    Quello che mi fa pensare ad un’azione dall’esterno e’ la velocita’ del cambiamento.
    Sono i mutamenti nell’immaginario collettivo che cambiano la societa’ e il modo di pensare e agire dei singoli che la compongono. Un tempo questi cambiamenti avvenivano in modo molto piu’ lento, perche’ la comunicazione era appunto piu’ lenta, meno capillare, piu’ mediata dal passaparola e dalle reinterpretazioni. Il fatto stesso che adesso siano cosi’ rapidi significa che qualcosa e’ cambiato. Questo anche perche’ la coscienza collettiva tende piuttosto a fare resistenza ai cambiamenti, a fare attrito; quindi di fronte al precipitare delle cose e’ legittimo pensare che sia in atto una forza molto grande, pervasiva, che agisce in modo omogeneo su tutti, o almeno su molti. E per questo ruolo non trovo un altro candidato migliore dei media e in particolare della tv: onnipresente, uguale per tutti, pervasiva, ipnotica (fruizione passiva), convincente, dotata di una sua autorita’ (“l’ha detto la tv”), rapida a sostituirsi alle relazioni sociali in tempi di isolamento e individualismo, e si potrebbe continuare.

    Mai, nella storia umana, il modo di pensare e agire collettivo e individuale di una societa’ e’ cambiato cosi’ rapidamente e pervasivamente; sembra invece che nel corso della storia abbia agito una spinta contraria ai cambiamenti (che poi, a pensarci bene, e’ anche naturale: una societa’ in costante e rapido mutamento non ha sufficiente coesione per reggersi) e che i cambiamenti, quando sono avvenuti, siano stati preparati a lungo e assimilati lentamente, anche per generazioni. La stessa natura umana, la stessa nostra struttura psichica, tende piuttosto all’equilibrio e alla conservazione che non al cambiamento. Quindi c’e’ qualcos’altro, che agisce da fuori.

    Un esempio che mi ha abbastanza allarmato: questa indagine sul rapporto tra gli italiani e la religione, che mostra come in soli quattro anni le cose siano cambiate notevolmente, e in peggio. Una rapidita’ che non si spiega se non grazie a potenti influssi esterni.

  6. Credo che la tv abbia anche un non trascurabile effetto di “sdoganamento”. E’ sparita la riprovazione sociale, e molti freni inibitori, per affermazioni e comportamenti che erano generalmente considerati scorretti, e quindi venivano evitati, o almeno ci si vergognava. Adesso basta che un qualunque cialtrone faccia qualcosa in tv che diventa lecito, magari persino da imitare, e l’unico valore rimasto sembra questa mitica realizzazione di sè, l’esser se stessi, senza mediazioni e senza aspirazioni ulteriori. Mi capita spesso, in modo che a me sembra preoccupante, di sentire persone che affermano soddisfatte “eh oh, io la penso così, sarà sbagliato, ma la penso così!”. Ma che vuol dire “magari sbaglio ma la penso così”? fare uno sforzo e pensare meglio, no, eh, si tradirebbe il se stesso… a me sembra che la tv abbia responabilità soprattutto nell’aver diffuso e dato dignità a modi di pensare del genere, che poi danno luogo al terribile stravaccamento etico che porta a tutto il resto.

  7. Sono del tutto d’accordo. E’ un altro aspetto di quello che dicevo: essere costantemente esposti a manifestazioni di incivilta’ fa diventare incivili, a meno di non avere robusti anticorpi interni. Ma se manca un’etica condivisa, questi anticorpi possono essere solo individuali; e se anche per l’individuo ormai l’etica e’ un lusso, per tornare al post di azzu, siamo nella merda.

  8. i conflitti sono instillati ad arte da chimantiene il potere

    destra contro sinistra (ma poi tutti i leader si ritrovano assieme nel gruppo bildergberg a decidere coem spartirsi la torta e avvelenare il genere umano)

    interisti contro milanisti

    stupide dispute in televisione

    l’importante è tenere la gente occupata con questioni futili, senza senso, o false

    così non penserà mai a chi ci domina e ci sfrutta con il signoraggio bancario per esempio

    così non pensa che la fame nel mondo è organizzata ad arte da una cricca di potenti

    consiglio a tutti di affrancarsi dai deliri televisivi e di informarsi sul gruppo Bilderberg, i suoi progetti di un Nuovo Ordine Mondiale, sul Signoraggio bancario su chi davvero ci governa, su come ci governa, su come ci avvelena

    ciao

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