Giogo

L’ingerenza della chiesa nella politica degli stati sovrani non e’ una nostra esclusiva; anzi, altrove e’ persino piu’ pesante.

Nel distretto di Citta’ del Messico e’ stata appena approvata una norma che depenalizza l’aborto entro le prime 12 settimane. L’arcidiocesi cittadina ha risposto scomunicando il sindaco e i deputati che hanno votato la legge.

In America Latina l’aborto era finora legale solo a Cuba, in Guyana e a Porto Rico. Nessuno degli altri grandi stati latinoamericani ha una legislazione di questo tipo. Posti allegri, insomma.

In Italia, intanto, un’inchiesta di Repubblica rivela che sempre piu’ spesso le donne che lavorano sono soggette a ricatti da parte dei datori di lavoro (le dimissioni in bianco fatte firmare all’atto dell’assunzione, con minaccia di usarle in caso di gravidanza, sono molto comuni) e per conseguenza l’aborto e’ pratica significativamente piu’ diffusa tra le lavoratrici che hanno una situazione contrattuale meno garantita.

L’espropriazione del corpo femminile si attua quindi su due fronti, da una parte la chiesa, dall’altra il libero mercato; in entrambi i casi il messaggio implicito per le donne e’ che sono solo contenitori dei figli degli uomini, senza alcun diritto di decidere: per la chiesa dovrebbero essere disposte a far figli anche se non li vogliono o non possono permettersi di averli, per il mercato invece devono rinunciarvi anche quando li desiderano. Una doppia pressione, con le donne prese nel mezzo.

E ancora aggiogate. Ancora.

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