Condy & Max, nemiciamici

condymax.jpgFino a pochissimo tempo fa (ma sembra passato un secolo) era in discussione il rifinanziamento stesso della missione in Afghanistan, al quale, stando ai sondaggi, era contraria la maggior parte degli italiani.
Adesso si parla addirittura di aumentare il numero di armi e uomini in dotazione al contingente italiano.
Cos’e’ successo?

E’ successo – almeno in apparenza – che la liberazione di Mastrogiacomo e’ stata usata strumentalmente dagli USA per fare pressioni sul governo italiano.

Questa la cronologia degli avvenimenti, tratta da un articolo del manifesto di oggi (Francesco Paterno’, “Roma-Washington, crisi all’italiana”, pag 4).

Lunedi’
, a liberazione appena avvenuta, D’Alema e’ a Washington, a cena con la Rice. Di quel che avviene a questa cena sappiamo – da lui – che gli americani hanno mostrato “comprensione” per l’esito della vicenda. Va ricordato che gli USA – e in particolare i loro servizi – erano al corrente delle trattative momento per momento; e non avrebbe potuto essere altrimenti.

Martedi’, mentre i media filoislamici applaudono alla liberazione dei cinque talebani, D’Alema parla all’ONU, riproponendo l’idea della conferenza di pace in Afghanistan e soprattutto ribadendo che l’Italia non avrebbe aumentato il contingente e non l’avrebbe spostato dalle aree assegnate verso le zone di guerra del sud.

Mercoledi’ i governi inglese, tedesco e olandese, semper fideles all’alleato americano, brontolano per le modalita’ del rilascio di Mastrogiacomo. Solo a questo punto un funzionario anonimo del Dipartimento di stato USA fa uscire una nota che stigmatizza il rilascio dei cinque talebani.

Giovedi’, sostiene Paterno’ nell’articolo citato, il governo tenta di prevenire un’ulteriore escalation delle critiche statunitensi studiando il modo di aumentare l’impegno in Afghanistan. Cioe’, per parlar francese, mettendosi spontaneamente a 90° prima di esserci costretti.
Nel pomeriggio il portavoce della Rice annuncia, senza ridere, che gli USA non erano stati informati sulle modalita’ del rilascio.
D’Alema risponde a “Porta a porta” – sede notoriamente istituzionale – dicendo che:
il governo italiano non ha mai trattato con i talebani (in realta’ lo ha fatto Emergency, ma in pieno accordo con il governo);
– la decisione di liberare i cinque talebani va attribuita al solo governo Karzai;
– non c’e’ alcuna rottura tra Italia e USA;
– e soprattutto l’Italia inviera’ piu’ mezzi e uomini in Afghanistan.

A questo punto arriva una nota americana molto piu’ morbida e la crisi, se vera crisi c’e’ stata, sembra rientrare.

Riassumiamo.

Il governo italiano affida le trattative ad Emergency, ottenendo cosi’ il rilascio di Mastrogiacomo (necessario per evitare un ulteriore calo dei consensi) senza impegnarsi troppo direttamente e lasciandosi una porta aperta per lavarsi le mani dalle responsabilita’.
Quando il tutto si e’ felicemente concluso, sul fronte USA qualcuno pensa di strumentalizzare l’intera faccenda per spingere un po’ di piu’ l’Italia in una direzione verso cui gli italiani non vogliono andare. Le ragioni superiori delle relazioni Italia-USA vengono poste sul piatto della bilancia, per mettere in secondo piano l’opposizione interna e fare in modo che il dibattito si sposti di una tacca piu’ su: non piu’ se rifinanziare la missione o meno, ma addirittura se aumentare il contingente italiano in Afghanistan e spostarlo in zone di guerra piu’ rischiose.

Ora, la domanda vera e’: questa strategia quando e’ stata preparata? e soprattutto, chi ne era a conoscenza?

Insomma, Condoleeza e Massimo, a quella cena di lunedi’, cosa si sono detti?

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