Scongiuri contro Bush

Stasera a “Esteri” (radiopopolare) ho sentito una notizia curiosa.

Dopo la visita di Bush in Guatemala – visita che ha anche contemplato un’escursione alle rovine archeologiche di Iximche’ – un gruppo di sacerdoti Maya si e’ recato sul posto ed ha officiato un rito di purificazione per cancellare dal luogo, sacro per i Maya e tuttora utilizzato per le loro cerimonie, le vibrazioni negative che Bush vi aveva senza alcun dubbio lasciato.

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“Dopo il passaggio di Bush, che vuole trasformare un luogo sacro della nostra cultura e identità in uno show folkloristico per divertirsi con i suoi accompagnatori, dovremo ristabilire la pace e l’armonia” ha commentato il capo Maya.

Che Bush sia ritenuto piu’ negativo, in quanto ad influenze “sottili”, dei sacrifici umani che in quegli stessi luoghi i Maya celebravano la dice lunga sul personaggio, piu’ che sugli attuali innocui discendenti dei sanguinari sacerdoti. Perche’ quelli erano sacrifici inseriti in una precisa visione religiosa, in un equilibrio cosmologico che contribuivano a mantenere saldo; mentre i “sacrifici” che Bush compie, promuovendo guerre per il petrolio e l’egemonia politica, sono frutto di una visione mercantilistica e contribuiscono soltanto a mantenere saldo il dominio USA nel mondo, oltre alla salute del portafoglio di un certo numero di multinazionali piu’ o meno legate alla sua famiglia e al suo clan politico.

Io non so proprio se questi riti abbiano una valenza effettiva, oltre che simbolica; se cioe’ possano davvero purificare un luogo dalle influenze “nere” di un potente stregone moderno, quale sembra che sia il presidente degli USA agli occhi dei Maya attuali, che forse lo vedono anche come un neocolonizzatore che usa altre armi, piu’ sottili e potenti, rispetto ai suoi omologhi di alcuni secoli fa.

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Mi sembra pero’ che queste forme rituali servano a sanare se non i luoghi almeno la psiche collettiva. Noi pasciuti occidentali non abbiamo forme collettive di scongiuro cosi’ strutturate e radicate nell’immaginario, ce le siamo lasciate alle spalle come un retaggio indesiderato dei secoli “bui” quando abbiamo imboccato la strada del razionalismo. Cosi’ non siamo piu’ nemmeno in grado di dare un nome alle sensazioni negative, ai dubbi, ai timori che certe persone o certi eventi ci imprimono dentro. E finche’ non si da’ un nome a qualcosa, questo qualcosa non viene alla luce, non esiste nel mondo di fuori, pur continuando ad esistere – e magari a mangiare energia – dentro la nostra mente. Forse i napoletani capiscono meglio questo punto, quando fanno tanto di corna o toccano il loro cornetto di corallo: stanno buttando fuori un brutto pensiero, gli danno una consistenza, una riconoscibilita’ condivisa, e se ne liberano.

A noi restano i riti collettivi degli stadi e delle manifestazioni di piazza. La chiesa ha rinunciato da tempo ad offrire sollievo alle zone d’ombra della psiche umana, preferendo – sembra – aggiungervi invece nuove ferite e nuovi motivi di lacerazione.
In un mondo da cui l’irrazionale e’ stato espulso, siamo paradossalmente molto piu’ in balia dei nuovi stregoni, che sanno bene come manipolare le nostre coscienze e le nostre scelte e non hanno alcuna remora morale nel farlo.

5 thoughts on “Scongiuri contro Bush”

  1. Perfettamente d’accordo Uppe,bellissimo argomento. Io non pretendo di sapere cosa siano i rituali da un punto di vista antropologico o he altro nè riuscirei mai a dimostrare “scientificamente” se funzionano o meno. Ma quando si discute di queste cose (cioè anche di magia, incantesimi ecc) si chiede sempre “modificano in qualche modo la realtà?”, assumendo che la realtà psichica non valga, che sia un caso particolare ed “ambiguo” della realtà perchè soggettivo per definizione. Ma simboli e rituali sono rappresentazioni (potenti) di stati d’animo, sentimenti, esperenze umane, soggettive e/o collettive. Si può tentare di spiegarli in temrini culturali, storici, antropologici, sociologici, così come lo si può fare con tutte le esperienze umane, l’amore, l’istinto materno, l’aggressività…ma spiegarli non li dissolve nelle loro compomenti e soprattutto non li vanifica. Così infrangere un rituale non scatena “letteralmente” le ire degli dei (probabilmente) ma mette in discussione una realtà esperenziale, emotiva, sociale o soggettiva consolidata. Mescola le carte delle priorità, dei fondamenti psicologici di una persona o di quelli sociali di un gruppo. La cosa buffa è che coloro che per studi formazione ecc meglio dovrebbero capire l'”essenza” di queste cose sembrano ignorarle garrulamente. I rituali sono espresisone di _conoscenza_, come è abbastanza evidente ad esempio studiando le manifestazioni di un comportamento “patologico” di questo tipo, il disturbo ossessivo compulsivo. I sedicenti esperti parlano di bisogno di controllo, cosa abbastanza stupida se ci pensi, e sembrano ignorare totalmente la componenete conoscitiva. Conoscere non significa solo prendere atto o interpretare un dato, ma soprattutto attribuirgli un senso, ossia un posto in uno scenario complesso. Attribuirgli una valenza, direi. E’ un approccio conoscitivo, non privo del suo fascino e di quache risultato notevole:)

  2. Bel post e acute osservazioni…cercare di inquadrare un cattivo pensiero, seppur attraverso un rito che trascende dalla logica, è il primo passo per liberarsene…verissimo :-)
    Peccato che per liberare davvero il Mondo da Bush e dall’imperialismo selvaggio ed assassino che egli incarna non basterebbe convertirci tutti all’adorazione di un sacro ornitorinco impagliato… XD

  3. Grazie a entrambi. :)

    Esatto, azzu: la realta’ psichica e’ “reale” tanto quella fisica, non fosse altro che perche’ ci condiziona e condiziona le nostre azioni *anche* sul piano fisico. Liquidarla come manifestazione patologica o folkloristica lascia intatto il problema. E il problema e’ che a questo sommerso collettivo – che e’ poi anche individuale – non vengono piu’ date risposte soddisfacenti; e quindi si canalizza verso soluzioni spicciole (new age da “supermercati coi reparti sacri che vendono gli incensi di Dior” come diceva Battiato), ritualita’ che hanno perso tutto il loro valore apotropaico (‘mazza che paroloni che uso) e che si prestano bene ad essere strumentalizzate. Hitler sfrutto’ consapevolmente (lo si ricava da alcuni suoi dialoghi riportati da testimoni) questo bisogno di annullamento in una dimensione collettiva e superiore; e sembra che la lezione di Hitler sia stata ben appresa anche da parte di chi lo combatte’. Basterebbe questo per capire che non si tratta solo di folklore, ma di qualcosa che puo’ condizionare i destini dell’umanita’ in modo molto concreto.

    RaF, e’ vero, c’e’ ben poco da fare, arrivati a questo punto; come si sente dire spesso, sono finite le grandi narrazioni e non so proprio che cosa potrebbe sostituirle, quale potrebbe essere il talismano adatto a proteggerci da questi nuovi stregoni.

  4. ..mah, uppe, forse la “resistenza individuale”:) Mi riallaccio al post sul blofg di Salta, dove dicevo (un po’ provocatoriamente ma non troppo) che la mentalità da gf io la vedo strisciante in molti (me compresa) , e che poi assuma la forma orribile di una Samantah di turno che sculetta nel Confessionale o del cinismo disincantato di “noi colti”..beh io la matrice comune la vedo (mi sembra di vederla). E’ un conformarsi passivo e sciatto a qualcosa, che sia il mito dell’apparire in tv o quello del disincanto, che differenza c’è? E’ addicare, comunque. Alla curiosità, alla ricerca. Nel senso di Proust, non di Zichicchi…Ultimamente sono ossessionata dalla volgarità delle persone, che per me altro non è che questa ignavia, questa accidia spirituale. E naturalmente ne sono ossessionata perchè temo di scoprirla in me, che altrimenti a me degli altri me ne frega pure, diciamolo:)

  5. La resistenza individuale e’ tutto cio’ che resta, sembra. Anche perche’ certe istanze vengono espulse a forza dalla politica e si esprimono solo in contesti collettivi marginali (marginali almeno riguardo alla gestione del potere). Quello che mi preoccupa e’ che manchino appunto momenti collettivi di espressione. L’atomizzazione della nostra societa’, la riduzione all’individuo e quindi l’individualismo spinto all’estremo non sono elementi naturali del panorama umano; soltanto nell’ultimo secolo si sono manifestati in tutta la loro potenza disgregante, a quale prezzo in termini di equilibrio psichico ancora non lo sappiamo con esattezza.

    Quanto al GF, ci sto pensando… ho cominciato persino a fare schemini, per chiarirmi le idee. :D E piu’ ci penso piu’ differenze trovo. Magari posto qualcosa dal salta.

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