Istinti scaduti

[Stavo cercando un brano ripreso da un libro, che avevo trascritto su un quaderno e che volevo postare qui. Non l’ho trovato. Pero’ ho trovato questo delirio, che non ricordavo nemmeno piu’ di aver scritto. Lo posto as is, quasi.]

uova3.jpgQuando ero piccola, per capire se un cibo era ancora buono o no lo si annusava o assaggiava. A volte si facevano altre cose strane (scuotere un uovo e sentirne il rumore, o immergerlo in acqua, far bollire il latte per vedere se sarebbe raggrumato, e via dicendo).
La conoscenza necessaria era in parte istintiva e in parte appresa e sicuramente era, almeno un po’, un lascito di quando per sopravvivere dovevamo saper riconoscere un cibo commestibile da uno potenzialmente velenoso. Un patrimonio prezioso, insomma.

Ora ci sono le date di scadenza.

“Guarda quando scadono le uova”, “questo latte e’ scaduto, lo butto”.
Nonostante non ci sia nata, in un mondo cosi’, da quando le date di scadenza sono comparse le ho assimilate talmente bene che solo oggi – chissa’ perche’ proprio oggi, ci avevo gia’ pensato con un angolo della mente, non ci avevo mai riflettuto davvero – mi sono messa a pensarci su e l’ho trovato strano. Quello che abbiamo sotto il naso e’ cio’ che vediamo meno, davvero.

Forse e’ qualcosa che serve al mondo occidentale, in cui le persone sono sempre piu’ estranee ai propri istinti. Senza dubbio e’ qualcosa che le allontana ancora di piu’ da essi.
Generazioni cresciute insegnando loro a fare attenzione ai numeretti sulle confezioni di alimentari – e non al loro olfatto, vista, gusto – sono generazioni che si fidano meno, sempre meno, dei loro istinti.

L’altro giorno ho trovato un paio di uova in frigo, scadute da due settimane. Le ho scosse, poi le ho rotte in un bicchiere, le ho annusate. Erano buone. Le ho mangiate e sono ancora qui. Non mi hanno fatto nulla, le ho digerite perfettamente. Quanti al posto mio le avrebbero invece buttate via, dopo aver dato un’occhiata alla fatidica data stampigliata in inchiostro rosso direttamente sul guscio?

Ho una curiosita’: vorrei sapere se l’idea delle date di scadenza e’ nata prima di tutto da una genuina preoccupazione per la salute pubblica, o se e’ venuta fuori da un altro genere di riflessioni (per esempio, che un produttore di alimenti e’ responsabile di fronte alla legge del fatto che il suo prodotto non faccia male ai consumatori, quindi e’ meglio tutelarsi in qualche modo, perche’ si sa, la gente fa causa, poi ci sono le assicurazioni, il danno di immagine…).
Oppure se in origine c’e’ quello che temo di piu’, cioe’ la volonta di vendere maggiori quantita’ di prodotti, diminuendo la “vita media” degli stessi, facendo si che la gente se ne liberi piu’ in fretta. Non sarebbe nemmeno strano, considerato che l’inclinazione di larga parte dei produttori di aggeggi qualunque, soprattutto tecnologici, e’ quella di renderne la vita un po’ piu’ breve, inserendovi componenti deteriorabili, in modo che se ne comprino di piu’. Obsolescenza programmata, la chiamano.

Se cio’ puo’ essere riprovevole per un aspirapolvere o un ferro da stiro, e’ addirittura quasi criminale se gli oggetti sono cibi. Perche’ oltre al danno economico c’e’ il danno, molto piu’ grave e persino pericoloso, alla fiducia che le persone nutrono per i propri istinti, che in situazioni di pericolo puo’ costituire la differenza tra sopravvivere oppure no.
Ogni “stampella”, tecnologica o meno, con cui sostituiamo una nostra facolta’ finisce per far atrofizzare , in modo piu’ o meno marcato, la facolta’ corrispondente. Le calcolatrici fanno atrofizzare la capacita’ di far di conto, i correttori automatici riducono la capacita’ di scrivere in modo corretto, i mezzi di trasporto rendono piu’ deboli, la tv priva della fantasia (e di molte altre cose), cosi’ come i giocattoli troppo strutturati. E via cosi’.

Stiamo diventando un popolo di inetti, stiamo svendendo tutte le vere ricchezze di cui l’evoluzione ci aveva dotati.

29 gennaio 2008:

Toh! Scopro ora per caso che questo post, che ha dato origine alla saga delle uova scadute approdata sulla pagina Googlate, e’ scomparso da Google. Facendo una ricerca su una qualsiasi specifica stringa di testo non lo si trova. Ricompare, ma indirettamente, grazie agli aggregatori di tag di WordPress. Mah…

9 thoughts on “Istinti scaduti”

  1. Un post illuminato, concordo su tutto. Se ci si riflette con attenzione la faccenda delle ‘date di scadenza’ è illuminante circa l’alterato stato mentale in cui versa l’uomo contemporaneo. Qui nel mondo civile, ovviamente…

  2. Sai, è molto relativo… suppongo che la data di scadenza significhi qualcosa del tipo “fino al tale giorno ve lo garantisco, dopo ‘zzi vostri”.
    Ricordo che quand’ero obiettore ci rimpinzavamo di ottime ciambelle burrose-zuccherate, che ci forniva la Caritas, scadute da un paio di mesi buoni… X-D
    Ora che mi ci fai pensare, stamani ho comprato della roba che scadrà il 16 marzo; io aspetto, poi se vado al pronto soccorso vengo lì e te le suono!

    …E comunque scrivere un post per giustificarti che hai mangiato du’ ova scadute è roba da chiodi! Pari Homer Simpson e il panino viola fosforescente di una delle puntate vecchie :P

  3. Grazie, Luca. :)

    Salta, si, teoricamente si, si tratta di una garanzia del produttore (“fino a quella data e’ buono, poi non venire a prendertela con me”), ma se noti moltissima gente ormai si basa sulle date di scadenza – e non sui propri sensi – per decidere se buttare un cibo o mangiarlo. Il che, oltre che stupido economicamente, e’ antievolutivo: se dovessimo basarci di nuovo solo su olfatto, vista e gusto per stabilire se qualcosa si puo’ mangiare o no, non so in quanti se la caverebbero. Anche perche’, nel frattempo, i nostri sensi si attutiscono anche per altre ragioni: smog, odori artificiali onnipresenti, scarsa dimestichezza con la natura e via dicendo. Per dire, i milanesi sostengono che l’acqua di Milano, quella del rubinetto, e’ buona; in realta’ ha un saporaccio, ma probabilmente ai loro sensi incatramati sembra buona davvero, ci si sono assuefatti.

    E comunque questa roba l’ho scritta molto tempo fa, ben prima di sapere che sarebbe finita in un blog. :P

  4. la data di scadenza dovrebbe prevenire i rischi per la salute. è la dicitura da consumarsi preferibilmente entro, che si impone alla nostra sensibilità organolettica.

  5. ho scritto un post che riguarda il concetto di patriarcato-religione…ti prometto poi con calma di scrivere un altro post sul cambio di paradigma come mi avevi chiesto

  6. Un post che m’ha fatto subitanea simpatia sin da quando l’ho trovato, non molto tempo fa. L’ho parzialmente richiamato da me, in un discorso diverso ma curiosamente assai simile :)

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