Sindrome di Stoccolma

Il termine Sindrome di Stoccolma deriva da un fatto realmente accaduto a 4 impiegati tenuti in ostaggio in una banca di Stoccolma per sei giorni. Costoro una volta liberati persistettero in una sorta di fedeltà verso il bandito che durante la prigionia li minacciava di morte. In realtà sembra che avessero più paura della polizia che — durante l’esperienza — veniva percepita come cattiva e ostile.

Colui che crea angoscia e colui che detiene il potere di allievarla è paradossalmente sempre la stessa persona, egli ha la signoria sul comportamento e sull’emotività degli ostaggi. Per garantirsi la sopravvivenza ci si propizia la sua grazia e il risentimento nei suoi confronti viene rimosso e proiettato sui presunti aggressori che il carceriere si premura di rappresentare nel peggior modo possibile (guarda ti hanno abbandonato, non vogliono neanche pagare il riscatto!) negando al contempo l’accesso alle informazioni dall’esterno. In definitiva il comportamento degli ostaggi che a prima vista appare bizzarro, posto nel suo contesto di riferimento è comprensibile.

Un altro esempio di questo fenomeno: una bambina che ha subito una violenza comincia a credere di essere cattiva o indegna. Perché fa ciò? Non sarebbe più facile pensare che è il papà è il cattivo?

Alla luce della teoria sulla Sindrome di Stoccolma possiamo comprendere che tale convinzione disfunzionale permette alla bambina di dare un senso a quanto è avvenuto. Se comprendesse quanto è cattivo e privo di controllo il genitore dal quale dipende per l’autosostentamento sarebbe preda di una angoscia ancor più grande.

Teniamo in oltre presente che fenomeni simili alla Sindrome di Stoccolma si presentano normalmente negli stati totalitari. Pensiamo soltanto al caso della Germania Nazista: la maggioranza della popolazione tedesca aveva accettato di diventare complice col regime nazista per conformismo certamente, ma anche perché l’identificazione con il leader e con l’aggressore permetteva di sentirsi potenti piuttosto che indifesi di fronte al totalitarismo. È un meccanismo che si verifica anche ogni qualvolta la vittima si trasforma in aguzzino a sua volta. A questo proposito Bettelheim scrive: “Quanto più assoluta è la tirannia e quanto più debole è diventato l’individuo, tanto più forte sarà in lui la tendenza a ‘recuperare’ le proprie forze facendosi parte della tirannia, per godere così della sua potenza. Accettando tutto questo si può acquistare o riacquistare una certa integrazione interiore mediante il conformismo. Ma il prezzo che si deve pagare è l’identificazione senza riserve con la tirannia, in breve la rinuncia alla propria autonomia.” (Bettelheim Bruno, Il cuore vigile. Anatomia individuale e società di massa, Adelphi, Milano 1988, p. 341)

 

Tratto da: http://ipnosi.interfree.it/sollievo.htm

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