Questo è davvero troppo.
Che radiopopolare accetti di ospitare la pubblicità di questa roba qui, davvero non si può sentire. Piuttosto una morte onorevole.
Questo è davvero troppo.
Che radiopopolare accetti di ospitare la pubblicità di questa roba qui, davvero non si può sentire. Piuttosto una morte onorevole.
Oh capperi. Il pellegrino scalzo venuto da Assisi, che stava a pregare sul sagrato di San Pietro, vestito di sacco e sotto la pioggia, deve aver portato bene.
Questo nuovo papa italo-argentino mi ricorda tantissimo Giovanni Paolo I. Speriamo che questo non lo facciano fuori subito, perchè promette bene, a partire dal nome scelto. Ci vuole coraggio a volersi chiamare Francesco.
Update: ma forse anche no. Pare che durante la dittatura simpatizzasse un po’ troppo con la destra peronista e che ne abbia combinato delle belle. Bah. Vedremo.
Ari-update 14 marzo: epperò anche tra blog e siti di informazione non è che son messi molto bene. È da ieri sera-stanotte che si moltiplicano le pagine con presunte foto di Bergoglio assieme al dittatore Videla.
Una è già stata ampiamente smascherata come falsa – o meglio come ritraente un altro prelato – ma compare ancora su molte pagine web, magari con un “presunto” aggiunto in didascalia.
Un’altra sta ancora su diversi siti di “informazione” (per esempio qui e qui ma anche – che figura di cacca – in un video sul CorriereTV), ma basta guardarla per capire che quello non è Bergoglio, che all’epoca non era così vecchio e non era neppure vescovo. E poi semplicemente non gli assomiglia per niente. Ma usare gli occhi e un pochino di cervello, prima di ripetere a mo’ di eco quello che si legge altrove, no, eh? Troppa fatica, immagino.
Nella diretta streaming di oggi del Fatto Quotidiano, il direttore di Tempi critica la copertina del Fatto perchè “basta parlare di pedofilia nella Chiesa, è stato già fatto molto a riguardo” (ma nulla sulla richiesta specifica e del tutto ragionevole degli intervistati, e cioè che ai cardinali implicati in episodi di pedofilia non si permetta di partecipare al Conclave). Fa l’apologia dell’opacità, contrapposta alla trasparenza che da molte parti si chiede alla nuova Chiesa (e dice che una Chiesa trasparente creerebbe catastrofi… e perchè dovrebbe!?). A chi chiede una Chiesa pulita, dice che possiamo scordarci un *mondo* pulito, perchè noi stessi non lo siamo (ma la Chiesa non dovrebbe fare da modello? a che serve, se condivide col resto dell’umanità tutti i difetti possibili?). E chiama più volte il papa emerito “Benedetto Sedici”. Così, amichevolmente.
Poi c’erano il caporedattore di Radio Vaticana, con la sua bella faccia da prete, e il direttore dell’agenzia stampa Adista (“un’ agenzia di stampa «sul mondo cattolico e sulle realtà religiose»” come recita Wikipedia). Copertina a parte, pareva di ascoltare Radio Vaticana, altro che il Fatto. Una roba da far accapponare la pelle.
“Vogliamo il 100% del Parlamento, non il 20% o 25% o 30%: quando il movimento arriva al 100%, quando i cittadini diventeranno lo Stato, il movimento non avrà più bisogno di esistere. L’obiettivo è quello di estinguere noi stessi”. Il portavoce del Movimento parla così con Time al quale spiega di aver “incanalato tutta la rabbia in questo movimento. Dovrebbero ringraziarci uno ad uno: se noi falliamo l’Italia sarà guidata dalla violenza nelle strade”.
Io questi discorsi li avevo già sentiti, il primo esattamente uguale, il secondo che si sentiva fare in varie forme e in varie occasioni più o meno ufficiali tra gli aderenti. O forse dovrei dire tra gli adepti. Perchè di due sette sto parlando, due sette delle quali ho fatto parte in passato. Una e’ la Soka Gakkai, il buddismo – declinato senza h in Italia, chissà perchè – di Roberto Baggio e del Nam-Myoho-Renge-Kyo. L’altro è il Movimento. Non il MoVimento di Grillo, bensì il Movimento Umanista. Strana assonanza.
Da entrambe le parti si dice – o almeno si diceva – che l’obiettivo è quello di “estinguere noi stessi”, ovvero di assorbire l’intera popolazione mondiale all’interno del proprio gruppo/religione. Suona un tantino pretenzioso, vero? In realtà questa roboante dichiarazione è solo la logica conseguenza dell’altro aspetto: entrambi i gruppi coltivano l’idea di essere la sola e unica salvezza per l’umanità. Niente dubbi sul fatto di aver ragione o meno, niente incertezze riguardo alla desiderabilità di un mondo orwellianamente appiattito su una sola idea. Loro sanno. Loro ci salveranno tutti. Che noi lo si voglia o meno.
Il discorso sull’ “io-ti-salverò” – a cui, gratta gratta, si riduce anche il delirio grillico – non è solo una boutade da ex comico o la sparata di uno spin doctor megalomane. È il più puro, il più tipico discorso messianico. Io ti salverò, non hai che da affidarti a me. Io ti salverò, conosco la Verità. Ogni messianismo che si rispetti ha naturalmente il suo guru, la sua figura carismatica circonfusa da un alone più o meno sfumato di infallibilità. Per la Soka Gakkai è Daisaku Ikeda, il suo presidente. Per gli Umanisti è – era, è morto da poco – Silo, ovvero Mario Luis Rodríguez Cobos, il fondatore. E il M5S ha Grillo, più l’eminenza grigia Casaleggio dietro le spalle. L’impressione di una somiglianza tra questo e quelli – e tra le dinamiche interne del M5S e quelle di Soka e Umanisti – è forte, anzi fortissima, anzi allarmante.
Qualche differenza c’è, comunque; per esempio, non mi risulta che Ikeda o Silo abbiano mai proibito ai propri seguaci di “andare in televisione”, sotto pena di scomunica.
Un partito politico ai cui parlamentari viene messo il bavaglio da parte dello stesso leader (a tutti tranne due), cosi’ che ci sia una sola voce, la sua, e una sola testa pensante e decidente, la sua loro; un partito politico il cui leader auspica l’eliminazione di tutti gli altri partiti; un partito politico che rifiuta qualsiasi dialogo e qualsiasi mediazione e usa metodi chiaramente ricattatori (se si fa come pare a noi vi votiamo, altrimenti ciccia); un partito che pur non avendo la maggioranza assoluta pretende di agire come se l’avesse, in barba alla volonta’ dell’elettorato; una roba simile nel parlamento italiano non si era ancora vista. O forse si.
Un sentito ringraziamento a Max Gazzè per il titolo del post e per la soave ferocia di questo brano. È esattamente quello che ci vuole.
(…) E se dicessimo: il gesto di Pistorius, come quello di migliaia di maschi che uccidono la loro compagna, a botte, col veleno, con il gas, con l’arma da fuoco, ecc., è un atto di guerra. Guerra contro chi? Contro il genere.
(…) Gender-bender, genere che si piega, assume una piega. Considerando un vecchio termine che era usato anche in italiano: invertito, e che in inglese suonava con bent, piegato. Era la parola dominante che si usava da ragazzini per indicare un omosessuale, e aveva certo una connotazione spregiativa, benché educata, che il movimento queer ha ripiegato, a sua volta, trasformandola da definizione in azione, gesto di liberazione. Questa liberazione del genere ha prodotto due reazioni totalmente diverse tra la maggioranza degli uomini e la maggioranza delle donne. Tra gli uomini è cresciuta l’inquietudine omofoba, il senso della minaccia di un genere ottusamente legato alle ideologie eroiche della guerra. Tra le donne un senso di accoglienza per non essere più sole nella quotidiana battaglia per il riconoscimento.
Se partiamo da quest’orizzonte forse riusciamo a capire che Pistorius ha compiuto uno dei tanti gesti di guerra tipicamente maschile, che ciò non ha niente a che fare con il bisogno di razionalità che invece, e qui sarò maledettamente cinico, concerne le protesi che da sempre l’umanità maschile eterosessuale ha usato per vincere. Che tanto hanno di razionale, tanto di controllante nei confronti di un mondo da soggiogare a rischio della nostra stessa distruzione di massa.
Il resto qui.
…e questo è soltanto l’ultimo dei motivi:
«Le autorità competenti di entrambi i Paesi hanno infine escluso la possibilità di catturare M13 e di rinchiuderlo in un recinto. Dal punto di vista dell’etica animale, infatti, quella di relegare un orso selvatico in uno spazio così ristretto sarebbe una decisione discutibile, in quanto comporterebbe una detenzione non conforme alle esigenze della specie. Per questo motivo, se un orso risulta problematico, la Strategia Orso Svizzera ne prevede l’abbattimento.»
Per non far del male all’orso rinchiudendolo, lo si ammazza.
C’è chi scappa con la cassa, chi con le liste. Sceneggiate che al confronto Petrolini è nessuno.
«Sono un uomo della lega del “Chi se ne stropiccia”,
Sono un uom che fo di tutto, sono un farabutto…»