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Federal Bureau of Intrigue

Ha tutta l’aria di essere un’opera fina dei servizi, questa storia dei due fratelli di origine cecena che avrebbero messo le bombe alla maratona di Boston. E magari ce le hanno messe pure, eh, però ci sono un po’ di cose strane.

C’è la faccenda dell’esercitazione antibombe. Pare accertato che prima che le vere bombe esplodessero, nella zona fosse in corso un’esercitazione con “una squadra anti-bomba al completo e cani da eplosivi”. Un testimone che ho sentito durante la diretta della BBC raccontava in effetti di aver visto i cani portati proprio nella zona in prossimità dell’arrivo, almeno due volte, di cui una poco prima che le vere bombe esplodessero.

“At the start at the event, at the Athlete’s Village, there were people on the roof looking down onto the Village at the start. There were dogs with their handlers going around sniffing for explosives, and we were told on a loud announcement that we shouldn’t be concerned and that it was just a drill. And maybe it was just a drill, but I’ve never seen anything like that — not at any marathon that I’ve ever been to. You know, that just concerned me that that’s the only race that I’ve seen in my life where they had dogs sniffing for explosions, and that’s the only place where there had been explosions.”

Questo testimone, Alastair Stevenson, è un veterano delle maratone e allenatore per l’Università di Mobile, in Alabama. Ci tiene a sottolineare di non aver mai visto un simile dispiegamento di forze in occasione di una maratona. E aggiunge: “Questa è l’unica gara che ho visto in cui ci fossero cani anti-esplosivi, ed è l’unica in cui si sono avute esplosioni”.

C’erano pure cecchini sui tetti, notati da molte persone.

Come fa notare questo articolo su mainfatti.it, non è certo la prima volta che si parla di “esercitazioni” in coincidenza di veri attentati: successe per l’11 settembre e anche per le bombe di Londra del 2005. Ma l’articolo del New York Times linkato suggerisce un’ipotesi ben peggiore: che siano gli stessi servizi segreti a progettare le azioni terroristiche, per incastrare possibili terroristi, cioè persone inclini a compiere atti simili.

Typically, the stings initially target suspects for pure speech — comments to an informer outside a mosque, angry postings on Web sites, e-mails with radicals overseas — then woo them into relationships with informers, who are often convicted felons working in exchange for leniency, or with F.B.I. agents posing as members of Al Qaeda or other groups.

E questo fa pensare a un’altra cosa:

The FBI interviewed Tamerlan Tsarnaev in 2011 after a request from a foreign government, US law enforcements officials have confirmed. But agents closed the case after finding no cause for concern.

In an interview on Russian television, the mother of the two suspects said the FBI had been in contact with her son for several years.

Fonte: BBC online.

Insomma, Tamerlan era stato almeno una volta per certo già “intervistato” dall’F.B.I., mentre la madre sostiene che questi contatti con l’F.B.I. andarono avanti addirittura per anni.

Poi c’è il comportamento dei due fratelli, che è abbastanza incomprensibile. Devono essere ben consapevoli che l’area è piena di videocamere e che almeno qualcuna di esse deve averli ripresi – il più giovane non si cura nemmeno di nascondere in qualche modo il viso: niente occhiali e cappellino girato, con la visiera dietro – però poi non fuggono dalla zona,. E  dovevano essersene accorti pure loro, dei cani e dei cecchini sui tetti e di tutto quel dispiegamento di forze; eppure procedono come se niente fosse in mezzo alla folla, con i loro zainetti, senza nascondersi troppo, specialmente il più giovane (sapeva a cosa stava partecipando?). Ma c’è un’ulteriore stranezza: Dzhokhar viene visto al college che frequentava, da alcuni compagni di corso, nei giorni immediatamente successivi e prima che le foto dei “sospetti” siano diffuse. Cercano di scappare solo dopo, quando già tutto il mondo ha visto le loro foto, facendo un sacco di casino, rubando una macchina (il cui proprietario viene trattenuto per un po’ e poi rilasciato senza torcergli un capello, così che puo’ dare subito l’allarme e fornire modello e targa del veicolo) e – sembra – sparacchiando a caso e gettando altre bombe. Come se fossero in preda al panico. Panico e rabbia, come chi si senta tradito. Come mai non sono scappati prima, quando ancora nessuno li cercava?

Persino la conclusione della vicenda ha qualcosa di strano: Dzhokhar viene ritrovato per caso da un abitante di Watertown – un sobborgo di Boston – nella propria barca, sotto un telo, sul retro della propria abitazione; abitazione, che stranamente, non era stata perquisita come tutte le altre nella zona durante la massiccia caccia all’uomo:

“The property was apparently not searched earlier on Friday as police went door-to-door in Watertown.”.

A giudicare dai primi report, il ragazzo e’ coperto di sangue e in stato di incoscienza, ma prima che venga catturato la polizia butta delle “flash-bang grenades” nella barca e c’è un’altra sparatoria, che dura la bellezza di un’ora.

Officers tossed flash-bang grenades into the boat to disorient the fugitive.

Police said they exchanged gunfire with the suspect for about an hour before moving in and seizing him.

Peraltro sul corpo di Tamerlan verranno trovate molte ferite da schegge, che sono state attribuite all’esplosione alla maratona… possibile che sia stato così stupido da piazzare una bomba e poi rimanere nelle vicinanze, in attesa che scoppiasse? O forse non credeva che fosse una vera bomba? Non è per caso che al ragazzotto è stato fatto credere che avrebbe partecipato a un’esercitazione…?

 
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Pubblicato da su 20 aprile 2013 in abissi, misteri, orwelliana, terrorismo, USA

 

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L’Opera dei Pupi

Dunque, vediamo: scoprono dove si trova Bin Laden, anzichè catturarlo e spremergli tutto ciò che sa – e deve essere tanto – lo uccidono quasi a sangue freddo, poi si sbarazzano del corpo gettandolo a mare, invece di mostrarlo a tutto il mondo come prova dell’avvenuta fine dello “Sceicco del terrore”. Niente foto, niente filmati della cattura. E già qui c’è materiale in abbondanza per farsi venire più di un dubbio.

Ora la Casa Bianca rilascia alcuni video – a loro detta trovati nell’edificio in cui si rifugiava – che sono palesemente falsi. Se quello è Bin laden, io sono la regina Vittoria. Potete vederli qui.

Nel primo un presunto Osama si guarda in tv i video di quando era giovane. Basta osservarne il naso per capire che non è lui. Qui si vede meglio: al minuto 0:51 lo si vede per pochissimo di profilo. Il naso di Bin Laden è più lungo. Il secondo video ritrae un presunto Osama più giovane, con ancora la barba nera. Peccato che si tratti di un sosia. Gli occhi sono più piccoli e meno distanziati di quelli del vero Bin Laden.

Che senso ha tutto questo teatrino?

 

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L’onda lunga

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Fossi in Obama, ora andrei all’Henry Ford Museum per rendere omaggio a questo autobus. Questo e’ l’autobus su cui, il 1° dicembre 1955, Rosa Parks si rifiuto’ di alzarsi dal posto che aveva occupato e di cederlo ai passeggeri bianchi. Non credo che Rosa allora capisse davvero che cosa stava cominciando, con quel suo semplice gesto; e non credo che avrebbe potuto immaginare che l’onda lunga di quel rifiuto avrebbe portato gli USA, mezzo secolo dopo, ad avere un presidente afroamericano.

Ho sentito in diretta alla radio le urla di gioia di Chicago, alle 5 del mattino, quando la CNN ha dichiarato che Obama era diventato il 44° presidente degli Stati Uniti; e ho provato qualcosa di simile a quando seppi che Nelson Mandela era diventato presidente del Sudafrica. Un sogno, qualcosa di impossibile che era diventato realta’.

E devo render merito a McCain, perche’ persino lui, nel discorso in cui ha riconosciuto la sconfitta, si e’ congratulato con Obama non solo per la vittoria personale, ma anche perche’ (vado a memoria, il senso era questo) si tratta di una vittoria immensa per gli afroamericani e per gli Stati Uniti, un passaggio storico, il momento in cui gli Stati Uniti dimostrano davvero che chiunque, se dotato di capacita’ e buona volonta’, puo’ realizzare i propri sogni. Ne pareva persino orgoglioso…

Beh, insomma, si sara’ capito, a me questo mondo non piace tanto; ma in certi momenti un pochino  mi piace, ecco.

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Add on, 6 novembre:

Aggiungo la segnalazione di questo post di Aramcheck, che non la pensa come me sull’importanza del fatto che Obama sia nero, ma fa alcune osservazioni interessanti. Ne rubo la conclusione:

Quindi auguri a Barak Obama, al suo cambiamento se davvero arriverà e alla sua sfida nel raccogliere una nazione che rischia di andare in pezzi, ricordandogli che se alla prima visita diplomatica in Italia troverà un esercito di politicanti di colore che gli scodinzola vicino non avrà sbagliato aereo prendendone uno per l’Etiopia: sara’ soltanto lucido da scarpe spalmato sulle  solite facce. Siamo sempre noi i simpatici italiani che nessuno prende sul serio, quelli che mentre lei cerca per ora a parole di cambiare il mondo stanno qui a discutere del coccolone di Andreotti (col cazzo che  il vecchio vi muore in diretta! C’avete sperato lo so…), le esternazioni senili di Cossiga (lunga vita a lei Presidente Emerito! se campa altri dieci ci dirà anche chi ha ammazzato Kennedy!) e del sempre verde Licio Gelli che dopo la militanza fascista, il collaborazionismo coi nazisti  e le logge massoniche eversive si ritrova a novantanni a condurre un programma televisivo. E poi dicono che è l’America il paese dove puo’ succedere di tutto…

 
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Pubblicato da su 5 novembre 2008 in buone nuove, razzismo, USA

 

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Ipocrisia

Spulciando in Google ho pescato due notiziole minori, di quelle a cui di solito si dedica poco tempo, persi come siamo a correre dietro alle borse che oscillano e alle ultime esternazioni del premier, come da copione smentite il giorno dopo.

La prima e’ che Soru si e’ definitivamente convertito al dio del Libero Mercato e, da giovane imprenditore di Tiscali che sosteneva la necessaria liberta’ di Internet, e’ passato a chiedere regolamentazioni e controlli:

«Tutti, anch’io, sostenevamo che Internet dovesse restare libera, senza regole visto che era un bene comune. Oggi non ci credo più. Anche quello che sta accadendo sui mercati finanziari dimostra che il mercato è un bene comune, il migliore, ma ha bisogno di regole per difenderci dagli eccessi».

Il mercato e’ il miglior bene comune…

Per fortuna il neo-presidente dell’Assemblea generale dell’Onu Miguel D’Escoto, prete sandinista, arriva a tirarmi un po’ su il morale:

«Nessun Paese al mondo ha violato più risoluzioni Onu degli Usa, il cui complesso di superiorità e ipocrisia nell’usare metri diversi sono sconfinati».

«il peggiore crimine impunito perpretrato oggi nel mondo è la guerra in Iraq, priva di qualsiasi giustificazione legittima e in violazione dello statuto Onu»

Una boccata d’ossigeno ogni tanto ci vuole. E arriva da un prete, pensa te.

 
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Pubblicato da su 23 ottobre 2008 in conflitti, disgusto, guerre, Iraq, Italia, orwelliana, politici, USA, virtuale

 

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Cieli d’Italia

Mi piace quando le notizie mi si incrociano sotto gli occhi e finiscono per dotarsi reciprocamente di senso.

Stavo frugando in Google News per trovare qualche riferimento a una cosa, quando mi e’ caduto l’occhio su un trafiletto che comincia con Boato nel napoletano, paura vulcano. La notizia in se’ e’ semplice: un aereo sconosciuto e senza piano di volo e’ stato beccato stamattina a svolazzare nei cieli italiani, due F-16 dell’aeronautica militare sono stati mandati a intercettarlo e hanno infranto il muro del suono sopra Napoli, provocando il boato che ha spaventato molti.  Poi hanno raggiunto l’intruso che nel frattempo era stato identificato – un Ilyushin civile bielorusso – e l’hanno scortato fuori dello spazio aereo nazionale. Fine.

Poi pero’ leggo i dettagli.

Gli enti civili del traffico aereo hanno dunque subito allertato la catena militare e, alle 7.18, è stato dato l’ordine di ‘scramble’, cioè di decollo immediato su allarme.

Dal 37esimo Stormo dell’Aeronautica di Trapani – dopo sei minuti, alle 7.24 – si sono alzati in volo due caccia F-16.

(…) Il velivolo è stato raggiunto sulla direttrice Foggia-Napoli alle 7.45.

Insomma, l’Aeronautica e’ stata velocissima ed efficiente.
E allora mi torna in mente quel famoso 11 settembre e la confusione totale dell’aviazione USA, che con tutta probabilita’ fu la causa diretta – per omissione di intervento -  di una buona parte del disastro. Leggere gli incredibili dettagli per credere.
Con i numeri della performance di oggi debbo pensare che l’aviazione italiana avrebbe dato  punti a quella del paese piu’ potente del mondo. Sicuramente avrebbero fatto meglio.

Ma a questo punto ci si mette Puk, che col suo ultimo post mi fa sapere che…

«“I militari italiani sono addestrati sotto il livello di guardia”. A lanciare questo allarme sul grave stato in cui si trova la professionalità dei militari dell’Esercito, della Marina, dell’Aeronautica e dell’Arma dei carabinieri non sono le rappresentanze sindacali delle Forze Armate, i Cocer. Ma lo stesso governo Berlusconi (…)

[Il ministro della Difesa La Russa dice che] l’addestramento è “sotto il livello di guardia”, ma sopra quello di efficienza.»

In Italia e’ destino che le cose finiscano sempre per assumere un colorito da operetta. Poteva scegliere un giorno piu’ sbagliato, per una simile sparata?

 

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Vayanse al carajo!

Dell’America Latina qui da noi si parla poco, nonostante quell’area del mondo sia fondamentale per gli equilibri globali e costituisca un grattacapo serio per Washington. Sui recenti attriti con la Bolivia di Morales (che deve fronteggiare un’opposizione interna finanziata e spalleggiata dagli USA, la quale, dopo che il recente referendum revocatorio ha dato un esito favorevolissimo al presidente, e’ passata direttamente a tecniche terroristiche) e con i paesi che l’appoggiano ha scritto un bell’articolo Gennaro Carotenuto.

Di mio aggiungo solo una curiosita’ pescata per caso dall’inesauribile Google News:

In realta’ il titolo di Repubblica recita: Tensione tra America e Venezuela – Chavez caccia l’ambasciatore Usa.

Difficile poter credere che si tratti di un errore automatico del sistema che pesca le notizie dalla rete…

Ne approfitto per segnalare un altro articolo di Gennaro su Latinoamerica che ha sempre a che fare con le tensioni tra America Latina e USA, su una questione apparentemente marginale (ma che marginale non e’ affatto per gli USA): Argentina e Brasile si sono accordati per smettere di usare il dollaro come moneta per i loro scambi bilaterali. Un brutto colpo per il predominio del dollaro sui mercati mondiali.

Aggiornamento, 14 settembre:

Gennaro ha pubblicato un nuovo articolo, questa volta sulla strage di Pando. Il paragone con Portella della Ginestra ci sta tutto. Uno stralcio:

Sembra di raccontare Portella della Ginestra. Paramilitari e sicari, un vero squadrone della morte, hanno aperto il fuoco con le loro armi automatiche su di una manifestazione pacifica di contadini disarmati. Oramai non sono più né otto né quindici, ma si parla di almeno trenta morti ammazzati. E il mandante è il prefetto, il governatore Leopoldo Fernández, sinistro e non pentito collaboratore di due dittatori, torturatore e violatore di diritti umani. Il massacro, pensato a sangue freddo è funzionale al disegno. Vuole provocare la reazione dello Stato e del popolo per far passare da vittime i carnefici, con la complicità dei media, e vuole instaurare il terrore nella regione. Potrebbe essere il punto di non ritorno.

Venitemi a prendere adesso, provoca il mandante della strage, sapendo che lo stato di diritto è un simulacro in un dipartimento dove, dopo la strage, la proclamazione dello stato d’assedio si è rivelata inapplicabile. Come a Portella della Ginestra, mafiosi, latifondisti e l’impero alle loro spalle stanno già costruendo l’impunità.

(…) Sono loro, l’opposizione, ad aver bisogno della violenza, ad aver bisogno di incendiare il paese in un mare d’odio. Sono loro ad avere la forza ma non la ragione.

 
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Pubblicato da su 13 settembre 2008 in abissi, America latina, conflitti, google, informazione, terrorismo, titoli, USA

 

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Fuochi di San Lorenzo

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo favilla…

In questo periodo non ho voglia di fare un accidente.

Mentre aspetto le stelle cadenti, il cui picco e’ previsto non per stanotte ma per la notte tra l’11 e il 12, verso l’alba (grazie, Fea!), giocherello con i fumetti e cerco di capirci qualcosa in quello che sta succedendo in Ossezia del Sud.

Per il momento ho capito che praticamente tutti i nostri media dipingono la Russia come il cattivone che ha attaccato senza motivo la pacifica Georgia, mentre sembra che sia stato il governo georgiano ad attaccare all’improvviso, appena dopo aver concordato una tregua, utilizzando anche armi pesanti sui civili [*] [**] e bombardando l’unica via di fuga per i profughi che cercavano di lasciare la capitale dell’Ossezia.

Quel che non si capisce bene e’ il perche’ di tutto questo. Considerando che la Georgia e’ stata armata e ha ricevuto aiuti in forma di addestratori militari dagli USA, una delle ipotesi che circolano e’ che questi ultimi utilizzino la Georgia per tenere sulla corda la Russia, per punzecchiarla, per metterla in cattiva luce, etc. L’altra ipotesi, molto complottistica ma interessante, prevede un doppio gioco degli USA, che da un lato spingono la Georgia a buttarsi nell’avventura bellica, magari promettendo appoggi di varia natura, e dall’altra concordano uno scambio con l’amico-nemico Putin, che ora puo’ sistemare le cose con il riottoso vicino e che dovra’ in seguito a sua volta chiudere un occhio su… cosa? un’invasione dell’Iran?

Vedremo. Per il momento la guerra alle porte dell’Europa costituisce per i piu’ solo un disturbo fastidioso, una zanzara mediatica da scacciare per poter tornare a guardare in pace il teatrino delle Olimpiadi, facendo finta che dietro le quinte sia tutto normale, altrimenti ci si rovina lo spettacolo.


[*] The Georgian Army crossed the border of South Ossetia on the early hours of August 8, 2008 after overnight bombardment of Tskhinvali by heavy artillery (howitzers), 122 mm multiple-launch rocket systems “Grad”, and large-caliber mortars. [fonte]

[**] Aggiungo in ritardo il link a questo post di Uriel, che parla dell’uso dei missili Grad e del doppiopesismo dell’Occidente.

 
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Pubblicato da su 10 agosto 2008 in disinformazione, guerre, orwelliana, sociale, Uncategorized, USA

 

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L’impeachment scomparso

Di recente sono pigra e frugo poco per la rete. Per fortuna c’e’ Puk, che stavolta ne ha scovata una davvero bella. L’ha scovata ieri, a dire il vero, ma ho voluto aspettare per vedere se da queste parti si sarebbe mosso qualcosa. E invece…

Andate su Google News e digitate Kucinich. Trovato qualcosa in data di ieri o di oggi?

Ora provate a cercare impeachment e Bush. Nulla di interessante? No, eh?

Ebbene, la notiziola cosi’ poco importante da non meritare nemmeno uno straccio di trafiletto (per dare invece spazio a cose molto piu’ interessanti, tipo questa o questa o quest’altra) e’ che e’ stato chiesto l’impeachment per George Bush. Non e’ una novita’, e’ gia’ la terza volta che succede, ma stavolta

«a giudicare dai commenti e dalle scarse trascrizioni che per ora si possono leggere in rete pare che le motivazioni date siano state veramente dettagliate ed esaustive, supportate da un esteso lavoro di ricerca»

Il senatore Kucinich ha esposto per piu’ di quattro ore le ragioni alla base della sua richiesta di impeachment per George Bush. Nel post di Puk ne trovate il riassunto per punti.

Non che ci sia qualche probabilita’ che la richiesta di impeachment vada a buon fine, dato che viene osteggiata dagli stessi democratici (ovvero il partito al quale Kucinich appartiene), cosi’ come fu osteggiata e fatta affondare la richiesta di impeachment che Kucinich presento’ nell’aprile 2007 contro Dick Cheney. Questo tuttavia non rende meno importante la notizia. Ma nell’Italia che si prepara a ricevere Bush stendendosi per bene a zerbino e trasformando Roma in una trincea, di certe cose sconvenienti e’ meglio non parlare…

 

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Ratatouille

2 BU estens., accozzaglia, ammasso disordinato di cose eterogenee | fig., confusione, disordine

Per una volta c’e’ una buona notizia: Bilal Hussein, il fotoreporter iracheno della AP, premio Pulitzer 2005, da due anni nelle carceri americane in Iraq, e’ stato liberato.

Una notizia un po’ meno buona e’ che il 6% degli italiani (e il 4% degli studenti universitari) ritiene che l’epilessia sia frutto di possessione demoniaca. D’altra parte una bella fetta di italiani ha appena rivotato per Berlusconi, quindi di che mi meraviglio?

Del fatto che Putin sia andato a trovare il suddetto futuro premier nella sua villa in Sardegna (dopo aver passato due giorni in Libia a discutere di cooperazione nel campo dell’energia) ce ne potremmo anche fregare, non fosse che adesso, causa recente risultato elettorale, torna in campo l’ipotesi dell’acquisizione di Alitalia da parte di Aeroflot. La Francia no e la Russia si? Mah.

Infine, inseguendo un articolo sui cibi piu’ spreconi in termini di energia, ho scoperto questo simpatico motore di ricerca, sponsorizzato da Coldiretti, con cui e’ possibile trovare le aziende agricole che vendono direttamente i prodotti: vini, formaggi, olio, frutta e verdura, c’e’ un po’ di tutto. Utile.

 

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Benazir

buttho.jpegCe l’hanno fatta, alla fine. Mica potevano lasciarla arrivare alle elezioni dell’8 gennaio viva. Ci avevano gia’ provato senza successo, spazzando via piu’ di 130 persone, a Karachi, il 18 ottobre. Questa volta, assieme a lei, ne sono morte una trentina. La vita umana vale poco, da quelle parti.

Con estrema tempestivita’, e’ arrivata la rivendicazione: un portavoce di Al Qaeda ha telefonato all’AKI (Adnkronos International) e ha dichiarato che l’attentato e’ stato ordinato dal numero due di Al Qaeda, Al Zawahiri. Avrebbe anche detto: «Abbiamo eliminato il più importante asset nelle mani degli americani». Nel miglior stile orwelliano. A chi avesse qualche dubbio su chi sia il vero alleato di ferro degli USA in quella zona del globo di estrema importanza strategica, consiglio di rileggere le dichiarazioni sfuggite a Bush non molto tempo fa.

Aggiornamento 29/12:

Si delinea una traccia. Leggo uno splendido esempio di riscrittura orwelliana dei fatti, secondo la quale gli USA puntavano su una sua vittoria [della Bhutto] per sostituire lentamente lo scomodo Pervez Musharraf e anche che una vittoria dell´attuale presidente potrebbe compromettere Washington. Così gli Stati Uniti si dicono favorevoli ad accettare un breve rinvio delle elezioni. Ovvero: siccome Musharraf gli sta stretto, se lo terrebbero volentieri un altro po’. Lineare.
Insomma: l’assassinio di Benazir Bhutto ha tolto di mezzo il principale concorrente di Musharraf e, dato il prevedibilissimo caos scoppiato dopo l’attentato, ha creato le condizioni per poter procrastinare ulteriormente le elezioni e mantenere lo stato di emergenza.

Poi c’e’ la faccenda di Al Qaeda: dopo la tempestiva rivendicazione telefonica all’AKI, oggi arriva la secca smentita da parte del luogotenente di Al Qaeda in Pakistan.

Infine, lo strano dibattito sul modo in cui Benazir sarebbe stata uccisa: il governo nega che sia stata colpita da un’arma da fuoco, mentre molti testimoni (tra cui la sua portavoce, che ne ha lavato il corpo prima della sepoltura) dicono il contrario. Curioso. Mi ricorda Dallas. Che ci fosse qualche altro attentatore, oltre al kamikaze?

Aggiornamento 10 febbraio 2008:

Scopro solo ora, grazie a Pape, che c’e’ un’inquietante (e credibile) ipotesi sull’assassinio della Bhutto; ipotesi in cui, guarda caso, ci sono di mezzo gli USA e la CIA, nonche’ un’imprudente intervista ad Al Jazeera in cui Benazir afferma tranquillamente che Bin Laden e’ stato ucciso. La BBC della stessa intervista censuro’ la parte che riguardava Bin Laden.

 
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Pubblicato da su 27 dicembre 2007 in abissi, Al Qaeda, Bush, conflitti, donne, orwelliana, terrorismo, USA

 

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