Caro Totò, avevi torto. La morte non è “una livella”. Non appiana un bel niente. Non ci restituisce alcuna giustizia.
Altrimenti, al cimitero, troveremmo queste due lapidi:
“Qui giace Agnese Borsellino, donna straordinaria e coraggiosa, che per tutta la vita cercò la verità”.
“Qui giace Giulio Andreotti che per tutta la vita nascose la verità”.
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Lapidi
8.329 buoni motivi
A contrappunto dell’integralismo purista grillino, un meraviglioso post di Jacopo Fo su Fatto Quotidiano. C’è ancora posto, in Danimarca? Cambiato idea, ho trovato questo.
C’è poco da ridere
Quella che Grillo sogna – o che Casaleggio gli fa sognare – è una dittatura carismatica androcratica*, in cui si salvano le apparenze di democrazia, verso l’esterno, mentre all’interno si controlla col pugno di ferro, senza lasciare spazio ai singoli, che devono viaggiare nel solco tracciato come tanti bravi soldatini. Soprattutto le donne.
L’ultima prova – se ne servissero altre – è la grottesca vicenda del video in cui dui consiglieri del M5S bolognese, Marco Piazza e Massimo Bugani, illustrano l’attività svolta, senza mai citare la collega Federica Salsi (quella “scomunicata” da Grillo). I due ammettono candidamente, come se fosse la cosa più normale del mondo, che il video non sarebbe stato pubblicato sul blog di Grillo, se avessero citato anche la Salsi. D’altra parte lasciarla fuori non deve essere stato difficile, per i due soggetti, se sono veri i commenti in fuori onda attribuiti a loro (“Il mestiere rimane…” “Puttana era e puttana rimane!”).
Vale la pena ricordare che la vicenda Salsi era cominciata con un attacco misogino dello stesso Grillo alla Salsi – la famosa faccenda del punto G – rea solo di essere andata a Ballarò. Hai voglia poi ad accusare di neopuritanesimo, Beppe; quello è il più classico linguaggio maschilista: violento e offensivo, irrisorio e sminuente nei confronti delle donne (a meno che anche gli uomini non abbiano il punto G…). Agli altri grillini “problematici” – maschi – almeno gli insulti di genere vengono risparmiati.
Fa paura osservare l’evoluzione del M5S in questa direzione. Le premesse erano di tutt’altra natura (anche se una tendenza all’accentramento carismatico era presente fin da principio, e non poteva essere altrimenti, vista la figura del fondatore e leader**). Fa ancor più paura vedere come moltissimi sostenitori non riescano a sganciarsene mentalmente – è il solito vecchio problema: ammettere che si è preso un grosso granchio fa male, ci fa sentire stupidi, perciò la psiche cerca di compensare, di trovare giustificazioni, di vedere il lato buono e così via. Personalmente, credo che il malato sia incurabile, a meno di non trapiantargli una testa nuova. Con Grilloleggio non vedo sbocchi.
* A proposito di androcrazia, ne approfitto per consigliare caldamente la lettura de “Il Calice e la Spada”, di Riane Eisler. Uno dei pochi libri per cui si può davvero affermare: dopo questo libro il mondo per voi non sarà più lo stesso.
** Almeno di quello di facciata. Su chi sta dietro, si veda qui.
L’ultimo baluardo
Aramcheck ha scritto un’appassionata e acuta difesa della nostra Costituzione.
«Il livello politico, culturale, storico e spesso perfino umano di coloro che l’hanno scritta era talmente superiore a quello di questa classe politica che il solo paragone fa tremare i polsi. Volete davvero che Calderoli, Gasparri e magari Dell’Utri mettano le mani su qualcosa che Calamandrei, Foa, Pertini, De Gasperi, Einaudi, Nenni, Moro, Togliatti e Nilde Iotti hanno contribuito a scrivere? Sentite anche voi che, a dispetto delle idee politiche, c’è qualcosa che non va?»
Leggetelo per intero, merita.
Opus Rai
Ho appena terminato la lettura di Vaticano S.p.A. di Gianluigi Nuzzi – saggio un po’ “alla Travaglio”, fitto di nomi, date, documenti, basato per buona parte sull’esplosivo archivio personale di monsignor Dardozzi – e cercando in rete qualche dettaglio in più su un episodio marginale, la tragicomica disavventura di Prandini[*], ho pescato tutt’altro. Una notizia che non merita la prima pagina, a giudicare da Google News, ma che dà decisamente da pensare.
Il nuovo Direttore delle Relazioni Istituzionali e Internazionali della Rai, fresco di nomina, e’ Marco Simeon, un trentaduenne molto vicino all’Opus Dei e inoltre
segretario generale della Fondazione beni e attività artistiche della Chiesa; l’organizzazione, nella Genova di Bagnasco, dei “Cardinal dinners”; referente della National Italian American Foundation per conto della Santa Sede; priore della Fondazione Magistrato di Misericordia, un ente religioso presieduto dall’arcivescovo che amministra lasciti milionari; curatore dei rapporti tra Mediobanca, per cui lavorava, e il Vaticano. Quale mediatore della compravendita del complesso di Viale Romania, appartentente al Vaticano e afferente alle suore dell’ Assunzione, pare abbia ottenuto una parcella di oltre un milione di euro.
Che ci fa un tizio con un simile curriculum, uno che starebbe benissimo tra le pagine di Vaticano S.p.A., in una simile posizione di responsabilità alla Rai? Chi ce l’ha voluto? Perchè?
In confronto a questa, persino la notizia – certamente gradita – del pronunciamento della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sulla questione del crocifisso nelle scuole appare meno importante, quasi una distrazione da qualcosa di ben più serio. Secondo me in Vaticano in questo momento stanno festeggiando il vero successo, passato, com’era più che prevedibile, sotto silenzio[**].
[*] cosi’ come la racconta l’autore, il due volte Ministro dei Lavori Pubblici nei governi Andreotti affido’ i suoi soldi, una somma ingente, alle casse dello Ior – tramite padre Balducci -, somma che quindici anni dopo risultò sparita nel nulla e quindi non più recuperabile.
[**] In realtà con qualche piccolo strascico polemico. Amaramente divertente la replica di Garimberti, per il quale «Le delibere del consiglio di amministrazione della Rai, assunte su proposta del direttore generale, sono legittime». E ci mancherebbe che non lo fossero. Nessuno dubita che in Rai si facciano le cose per benino e secondo le regole formali. Come se il punto fosse questo.
Liberi?
Volevo spendere un post – che di questi tempi me ne avanzano parecchi inutilizzati – per segnalare la manifestazione in programma per sabato 19 settembre a Roma, Liberi di non credere, organizzata dalla UAAR.
In un paese come il nostro,
«dove i non credenti sono i paria della società, relegati dalla legge (e dal condizionamento sociale) a cittadini di quinta categoria: l’incredulità viene buona ultima, quanto a diritti, dopo la Chiesa cattolica, le confessioni sottoscrittrici di Intesa, i culti ammessi e le confessioni non registrate. Un paese dove si può essere censurati se si tenta di scrivere che Dio non esiste. Un paese dove, in televisione, è impossibile ascoltare una critica alle gerarchie ecclesiastiche»
manifestazioni del genere sono una boccata d’ossigeno. Di sicuro se fossi dalle parti di Roma ci andrei.
Poi, ascoltando la solita radiopopolare, ho scoperto (ok, l’ho detto che ultimamente leggo poco, eh?) che il 19 a Roma di manifestazione avrebbe dovuto essercene un’altra, anche questa a tutela di una libertà. Era infatti prevista una manifestazione nazionale in difesa della libertà di stampa, e a giudicare dal numero e dalla qualità di adesioni sarebbe risultata massiccia.
E poi cosa è successo? È successo che un paio di blindati italiani sono saltati in aria a Kabul, durante un attentato, uno dei tanti. Sei morti tra i militari italiani, un tot di altri morti e un fottio di feriti tra i civili – ma questi sono meno importanti – e tutta la classe politica italiana che si sgola ad esprimere il proprio cordoglio (ma in pochissimi a dire “torniamocene a casa”, e tra questi non c’è il PD). Capita, se fai parte della forza di occupazione in un paese che non ti vuole e che fa di tutto per ricacciarti via. È una cosa che ci si può aspettare, no?
E che fa la FNSI, a due giorni dalla manifestazione, quando tutto è stato organizzato e si profila un successone? La annulla. Perchè? Il comunicato della FNSI è un capolavoro di giornalismo peloso, pare scritto da Vespa:
Decisione presa, informa la Fnsi, “con profondo rispetto verso i caduti, nell’espressione di un’autentica, permanente volontà di pace quale condizione indispensabile di una informazione libera e plurale capace di rappresentare degnamente i valori della convivenza civile”. “In un momento tragico come questo – si legge in una nota dei promotori della manifestazione- ci stringiamo attoniti accanto ai nostri morti in Afghanistan. Sono morti dell’Italia che paga oggi un pesante tributo nella frontiera della sicurezza internazionale e della lotta al terrorismo. Il nostro rispettoso pensiero va subito ai soldati caduti, alle loro famiglie, alle forze armate che, in un Paese martoriato, rappresentano la nostra comunità in ossequio a risoluzioni dell’Onu, in una complicata ricerca di una via di uscita dell’Afghanistan dal terrore verso la democrazia. I giornalisti, che hanno pagato alti prezzi di sangue per il diritto- dovere di informare compiutamente i cittadini su dolorose vicende belliche e del terrorismo in ogni parte del mondo, rinnovando la solidarietà e il cordoglio nei confronti di tutti i caduti e delle loro famiglie, riconfermano l’impegno permanente per un’ informazione che dia sempre voce alle ansie, alle speranze, alle idee di tutti.”
Ora, io mi chiedo, che diavolo c’entra una manifestazione per la libertà di stampa con un attentato a Kabul? In che modo il suo svolgimento contrasterebbe con la dichiarata volontà di sostenere “un’autentica, permanente volontà di pace quale condizione indispensabile di una informazione libera e plurale”? Non sarebbe logica, piuttosto, la reazione contraria? Andare tutti in piazza a sostenere la libertà di stampa anche contro chi vorrebbe metterle il bavaglio con la violenza? E quei “giornalisti, che hanno pagato alti prezzi di sangue per il diritto- dovere di informare compiutamente i cittadini su dolorose vicende belliche e del terrorismo in ogni parte del mondo”, non dovrebbero forse essere contenti di andare a manifestare in piazza anche per quanto appena avvenuto, se davvero credono in quello che dichiarano? Dove sta la logica, nell’imbavagliarsi da soli quando si dovrebbe protestare contro i bavagli imposti?
L’impressione è che sia stata colta al volo l’occasione per annullare una manifestazione che avrebbe dato dispiaceri a molti, in alto loco. Questo significa che tra gli stessi giornalisti italiani la volontà di difendere la propria libertà – e, assieme, la libertà dei cittadini di essere informati davvero – è ormai ridotta al lumicino.
La cosa più divertente – più triste, in realtà – è che invece il campionato di calcio non si ferma affatto. Un minuto di silenzio prima delle partite, il lutto al braccio e buonanotte. Non avrebbero potuto pensare a qualcosa del genere anche per la manifestazione di Roma? No, eh? Meglio annullarla. Forse perchè a un pò di gente avrebbe rovinato la digestione il fatto di manifestare per la libertà di stampa – e di parola e di pensiero, che alla fine è sempre la stessa zuppa, che si tratti di informazione o di credo religioso – con alle spalle sei morti di una guerra non dichiarata e in cui il ruolo dell’Italia e’ chiarissimo, ma non si può dire, non lo si può chiamare con il proprio nome, va chiamata “missione di pace” e guai a chi devia dalla linea.
Ora spero solo che alla UAAR non si facciano intimidire e non decidano una mossa analoga. Che almeno un lumicino di speranza rimanga, in questo cristianissimo paese dimenticato da Dio.








