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Il dito e la luna

UPDATE: Stanno emergendo sfaccettature interessanti, che fanno un po’ dubitare dell’ipotesi “pazzo isolato”: un articolo di Fiorenza Sarzanini sul Corriere di oggi mette in luce contraddizioni e punti oscuri. Molto interessante anche “Il Fatto del Giorno” di stamani su radiopopolare, con un’intervista alla Sarzanini a proposito del suo articolo. Qui qualche altro elemento (particolarmente interessante la descrizione che ne dà il fratello: «Secondo Arcangelo, suo fratello, Preiti non ha mai avuto “in 49 anni” problemi psichici, ed è sempre stato “freddo e lucido”», e la moglie: «non è una persona violenta, non lo è mai stato. Non ha mai fatto del male né a me né al bambino, né a nessun altro, per quanto ne sappia»).

Se è vero che di recente aveva avuto problemi di dipendenza dal gioco e magari aveva accumulato debiti a causa di questo, di sicuro era diventato quantomeno manipolabile. [solo oggi, 16 maggio, ho trovato questo post, veramente interessante, di un giornalista che Rosarno la conosce bene e che mette in luce alcune contraddizioni macroscopiche]

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Ci voleva il Venturi, con un post che credo sarebbe piaciuto molto a Carlo Oliva, per cogliere il punto.

Il punto è che «a un disperato sono concesse soltanto due possibilità», cioè il suicidio e/o la strage familiare.

E’ successo invece che Luigi Preiti, anni quarantanove di Rosarno, oggi ha sparigliato le carte in tavola. Niente suicidio. Niente famiglia.  Luigi Preiti ha deciso di puntare al cuore del problema.

Così abbiamo imparato la cosa fondamentale:

Che se ti ammazzi, oppure ammazzi i tuoi cari (poi suicidandoti o meno) sei un povero disperato degno della massima comprensione, schiacciato dalla “crisi”, “senza più un futuro”, divorato da (mercato – banche – Equitalia / barrare con una X), eccetera; che se, invece, vai a sparare dichiaratamente a dei politici beccando due tizi il cui mestiere è servire lo Stato, ivi compreso proteggere una mànica di stronzi anche a costo della vita, sei un folle. Uno squilibrato. Uno da schiacciare per terra, ferito. Uno da edizioni straordinarie perché poco più in là c’erano loro coi loro governi e i loro ministri. Uno che passerà in galera, probabilmente, il resto della vita o perlomeno la maggior parte.

(…) L’ha combinata davvero bella, Luigi Preiti. Per combinarla s’è pure messo il vestito della festa, in giacca e cravatta; mica voleva presentarsi vestito poco bene a quell’appuntamento cruciale. Quello in cui la disperazione si tramuta in rabbia, in distruzione; ma non contro se stesso o contro persone vicine. Contro chi ce lo ha messo, in questa situazione. Ed è questo che, oggi, venuto finalmente allo scoperto, fa una paura terrificante a lorsignori.

(…) Perché a quelli lì vai bene solo quando colpisci te stesso oppure la tua famiglia, dei vicini di casa, persino degli sconosciuti che passano per la strada; quando invece individui dove stiano davvero le cause di tutto questo, allora non vai più bene e l’unica cosa che ti aspetta è essere schiacciato sul selciato e portato via mentre il professorone, la campionessa olimpionica e il banchiere giurano davanti al Presidente.

Aggiungerei solo una cosa, e cioè che nel caso di suicidi o stragi familiari il rischio emulazione non è poi così importante… ma ommioddio che succede se a qualche altro “disperato”, colpito dall’esempio di Preiti, viene in mente di prendersela con loro anzichè sterminare la famiglia? aita! a me! E infatti…

Alla luce della sparatoria avvenuta di fronte a Palazzo Chigi, sarà intensificato il servizio di scorte per i ministri e le più alte cariche istituzionali

che è una cosa abbastanza bizzarra, a pensarci: mica si tratta di un gruppo terrorista organizzato, di che diavolo hanno paura? era o non era un “pazzo” isolato, ormai messo fuori combattimento? e quindi che bisogno c’è di rafforzare le scorte, ora? Eh?

shot-the-moon
 

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Obbedire Combattere

Credere

Questo è davvero troppo.

Che radiopopolare accetti di ospitare la pubblicità di questa roba qui, davvero non si può sentire. Piuttosto una morte onorevole.

 

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Oh merda. E’ morto Carlo Oliva.

Sul sito di radiopopolare ci sono ancora in podcast le ultime quattro sette puntate de La Caccia, la trasmissione che curava assieme a Felice Accame. Non credo che Accame se la sentirà di condurla da solo, purtroppo.. mi mancherà molto, stavamo giusto aspettando che ricominciasse. Mi mancherà l’acutezza chirurgica con cui sezionavano – entrambi – l’ “ideologico quotidiano” a nostro beneficio. Spero vivamente che a radiopopolare si decidano a rimettere a disposizione in qualche forma gli audio della Caccia che hanno in archivio. Intanto sul sito linkato all’inizio ci sono tutti i testi.

 

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I razziatori

Il coccodrillo da passeggio mostra i denti all’Inps, che ha osato dire che gli esodati sono molti di più di quelli che il Governo dichiara. La minaccia è palese e arrogante: se potessi, vi licenzierei tutti.

Ormai non cercano più nemmeno di indorare la pillola, o di far finta di preoccuparsi davvero del paese. E noi che ci lamentavamo dell’arroganza del precedente governo…

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Eccone un’altra, fresca fresca. Il ministro Ornaghi (ministro per i Beni e le Attività Culturali, eh, mica uno a caso) dice che di soldi per la cultura non ce n’è:

«Fuori dal Maxxi, il museo commissariato, la protesta dei lavoratori. Sono 4000 in Italia che da tre anni chiedono a Federcultura il rinnovo del contratto. In sala l’associazione, che unisce mille tra enti locali e soggetti privati, illustra il rapporto 2012, per dimostrare come la domanda di cultura cresca nonostante la crisi e come il settore si potrebbe rivelare strategico per l’economia dell’intero paese. Con maggiori investimenti dello Stato, però; altrimenti niente più mostre e festival, addio a un turismo d’arte che potrebbe fatturare ben oltre il 10% del PIL. Ascolta, il ministro Ornaghi, ma quando prende la parola gela ogni aspettativa: serve un cambio di passo, certo; niente denaro pubblico, tuttavia: ci sono altre priorità. Sul patrimonio che cade a pezzi – Pompei, il Colosseo, la fontana di Trevi – quasi un invito a non lamentarsi, perchè “se si potesse fare prevenzione e manutenzione continua, sarebbe legittimo lamentarsi; ma così non è.” C”è poi – ha concluso Ornaghi – anche “la non prevedibilità dei crolli”, quasi fossero terremoti.»
(Natalia Marino, Radiopopolare Roma – Gr di Popolare Network delle 15.30 del 12 giugno 2012)

A me questo piu’ che un ministro per i beni e le attività culturali pare il liquidatore dei beni culturali. L’impressione più generale è che stiano facendo di tutto per aiutare i grandi gruppi finanziari a mettere le mani sul patrimonio collettivo italiano: beni pubblici, beni culturali, patrimonio immobiliare, risorse energetiche etc. Stanno facendo razzia del paese, insomma. In assenza di un’ipotesi di questo genere non si spiegherebbe come mai, per esempio, mentre dicono che non ci sono soldi per salvaguardare il patrimonio culturale italiano, non fanno pagare l’IMU alla Chiesa e alle banche. Si vede che tra le “altre priorità” c’e’ anche quella di non chiedere soldi agli amici, o ai mandanti. E se Pompei crolla, chissenefrega.

«considerate dal fisco e dal governo italiano come “istituzioni no profit”, le fondazioni bancarie non pagheranno l’Imu sui loro 1.500 immobili e 712 terreni. La mancata Imu da parte delle 88 fondazioni ammonterà ad un valore tra i 5 e i 10 milioni.»

Istituzioni no profit, le banche… Questo arrogante insulto all’intelligenza degli italiani dice, da solo, tutto quello che c’è da sapere riguardo al manipolo di pirati che, grazie a uno studiatissimo arrembaggio, ha preso il controllo della nave Italia.

Anzichè incentivare in tutti i modi la ripresa dell’economia, questa ciurmaglia sembra fare di tutto per impoverire sempre più la popolazione. In realtà non vogliono che l’Italia riparta e che la gente stia bene, perchè altrimenti non riuscirebbero a portare a compimento la razzia. Il piano è semplice: si impoverisce la classe media, così intanto si comincia a tirar su soldi da li'; e poi ci vuole gente impoverita perchè ci si possa appropriare delle loro case (ipotecate perche’ non pagano l’IMU o vendute per necessità), ci vuole un paese in ginocchio per poter vendere il patrimonio artistico, l’acqua – nonostante la maggioranza assoluta della popolazione si sia espressa con estrema chiarezza in senso contrario – e via dicendo.

E no, non sto scherzando, lo penso davvero.

 

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Priorità

Stavo ascoltando Passatel, una trasmissione di annunci di radiopopolare, e ho sentito un annuncio a cui lì per lì non ho voluto credere. Poi però l’hanno ripetuto e mi sono arresa.
Il tizio dell’annuncio diceva più o meno quanto segue: «La storia si ripete: nostra figlia è tornata a casa e ci ha detto “Aspetto un bambino”. Nostra figlia lavora – anche se da precaria – ma tra nove mesi ci sarà una novità, quindi cerco un tv LCD  HD 32 pollici, uno stereo che legga anche gli mp3, una radio (…)».

Normale, no? Se tua figlia torna a casa dicendo che aspetta un figlio tu come prima cosa pensi a comprarle la tv. E mica una qualunque, no, una “LCD HD 32 pollici”.

Il dramma è che sta gente si riproduce.

 

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Palle

Oh, io ci provo, a starmene in letargo per i fatti miei, ma ogni tanto qualcosa viene a turbare il mio riposo. In questo caso si parla di una roba di cui non mi frega nulla – della tv, che non ho – ma con alcuni risvolti interessanti che valgono la pena. Vediamo se riesco ad arrivarci in fondo, che ho il cervello che viaggia a basso numero di giri e non e’ detto.

Insomma, stavo ascoltando il gr di radiopopolare e sento questa notizia: il governo del nanopremier avrebbe alzato di botto l’Iva al concorrente diretto – e praticamente unico – di Mediaset per quanto riguarda le pay tv, cioe’ Murdock, cioe’ Sky. Dal 10 al 20%, mica paglia. Il tono del servizio di radiopop e’ del tipo “eccolo-l’ha-rifatto-di-nuovo”. Mediaset non sarebbe danneggiata che marginalmente dall’aumento, perche’ la norma non tocca le carte prepagate per il calcio, che sono quelle su cui soprattutto punta il Biscione, mentre colpirebbe in pieno la tv satellitare di Murdock. L’opposizione tuona contro l’ennesima norma ad personam che fa gli interessi delle aziende del Capo. Murdock – nella persona del responsabile  per l’Italia – tuona contro le sbandierate intenzioni del governo di “aiutare le imprese” e preavverte che il 10% di IVA in piu’ verra’ scaricato sugli abbonati, as usual.

Ma le cose stanno proprio cosi’? Andando a frugare negli articoli in rete, scopro che la norma corregge una legge del ’95 che intendeva favorire la nuova tecnologia delle tv via satellite in via di lancio, e che era ancora attiva. Scopro pure che gli utenti delle smart card Mediaset non verranno toccati dal provvedimento, perche’ per loro l’IVA e’ gia’ al 20%.

Insomma, e’ stato tolto un privilegio esistente e che ormai non aveva piu’ ragione di essere, essendo la tecnologia gia’ abbondantemente lanciata e diffusa.

E allora perche’ tutta l’opposizione fa da sponda alle proteste di Murdock? Da quando in qua il tycoon della pay tv mondiale e’ una figura simpatica agli occhi della nostra “sinistra”? Perche’ Paolo Gentiloni blatera di “un blitz contro Sky”? Perche’ la Melandri vaneggia di “una tassa di 80 euro a quasi cinque milioni di famiglie” [1] e di “disprezzo nei confronti di qualsiasi logica di rispetto del mercato”, quando invece le logiche di mercato venivano violate prima, e la norma rimetterebbe le cose a posto?

Insomma, a me pare il solito teatrino dei pupi, in cui la cosiddetta opposizione fa la voce grossa perche’ vien bene, perche’ dare addosso al nanopremier e’ cio’ che ci si aspetta da loro (che ormai mica ci si aspetta qualcosa di piu’ concreto, eh…). Sono gli stessi che avevano criticato Berlusconi quando favoriva Murdock e ora lo criticano perche’ smette di favorirlo [2]. Ma chissenefrega, tanto qui, nel paese dei balocchi, la memoria e’ un lusso.


[1] Come se il calcio in tv fosse un bene primario…

[2] Sia chiaro, mica sostengo che non si sia fatto i suoi conti in tasca e che con la norma non finisca per guadagnarci, in qualche modo. Figuriamoci. Dico solo che la storiella non e’ esattamente come ce la raccontano e che sarebbe bello sapere perche’ non ce la raccontano per intero.

 

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Primavera romana

Questa sera, dopo aver ascoltato in diretta il gr delle 19.30 di radiopopolare, ho voluto scaricare l’intera edizione – con la mia misera 56kb – perche’ c’era una notizia mi aveva colpito molto e volevo riascoltarla. La notizia ha a che fare da un lato con l’imminente ballottaggio per la poltrona di sindaco della capitale e dall’altro, e soprattutto, con l’episodio dello stupro avvenuto pochi giorni fa presso una stazione periferica di Roma. Riporto alcuni brani:

[dai titoli iniziali] Via le baraccopoli, espulsioni e impronte digitali: la ricetta di Berlusconi per i rom alla vigilia del ballottaggio per Roma, questa sera, alla chiusura della campagna elettorale.

(…) Berlusconi cavalca la questione sicurezza, soprattutto in chiave romana – siamo ormai a tre giorni dal cruciale ballottaggio nella capitale – ha parlato soprattutto di nomadi: «bisogna mettere fine alle baraccopoli, aumentare i campi di accoglienza temporanei, individuare anche attraverso le impronte digitali l’identita’ di queste persone» ha detto Berlusconi in un’intervista all’emittente Romauno. Poi ha aggiunto «Se non hanno un lavoro bisogna provvedere al loro rimpatrio». (…)

[l’inviata al comizio conclusivo di Alemanno] Alemanno, ormai senza voce a furia di inveire contro la Roma insicura, ha insistito anche oggi su quel tasto elencando l’omicidio Reggiani, lo stupro della Storta (…)

[dallo studio] Avete sentito citare l’episodio della Storta, la violenza avvenuta in una stazione periferica. Ecco, di li’ in poi la campagna elettorale per Roma ha preso una piega tutta diversa, si e’ spostata tutta sulla sicurezza, appunto. Ma su quel fatto sono emerse col passare dei giorni diverse questioni ancora tutte da chiarire. Sentiamo Ilaria Romano, radiopopolare Roma:

Che si tratti di coincidenze o di elementi da valutare attentamente uno per uno, il caso della violenza alla Storta presenta alcuni aspetti quantomeni strani. Il giovane ora accusato di tentato omicidio, violenza sessuale e sequestro di persona viene fermato poco lontano dalla studentessa ferita mentre cerca di scappare. In pochissimo tempo ha gia’ un avvocato, e non uno qualunque: e’ Francesco Saverio Pettinari, gia’ legale di Cesare Previti nel processo Imi Sir – Lodo Mondadori, un passato, pare, vicino al Movimento Sociale, almeno in gioventu’. Che cosa lo avrebbe spinto ad accettare questo incarico? E’ solo una delle domande che girano intorno a questa storia, perche’ c’e’ anche un’altra persona, entrata nelle cronache per caso, che e’ un volto gia’ visto: e’ uno dei due passanti [*] che hanno dato l’allarme, mettendo fine alle violenze, ed e’ lo stesso che in una foto di qualche tempo fa e’ insieme a Gianni Alemanno mentre firma il patto per la legalita’. E poi Joan Rus, quell’uomo presentato come una persona ai margini, che vive in un tugurio, in un covo, aveva scritto qualcuno, una buca di cui erano state diffuse persino delle fotografie. In realta’ pare avesse una casa, non sua ma di una parente, un lavoro, una moglie e una, forse due figli. E anche sulla famiglia pero’ qualcosa non torna. Due giorni fa il Messaggero riportava un’intervista rilasciata dalla signora ad un quotidiano romeno. «Non lo perdonero’ mai» avrebbe detto la donna, rientrata nel suo paese da poco solo per festeggiare la pasqua ortodossa appena trascorsa. Ma da poco quanto? Qualcuno nel quartiere dice di averla sentita litigare col marito esattamente una settimana fa, 24 ore prima dell’aggressione [**].

25 aprile:

La benemerita Pape mi dice che al tg3 delle 19 hanno parlato della faccenda, sottolineando le incongruenze che stanno emergendo e che la Procura vuole chiarire. Per esempio, i due testimoni, quelli che avrebbero “salvato” la ragazza, in realta’ si sono ben guardati sia dall’intervenire (erano in due contro uno, ma hanno preferito lasciar proseguire la violenza) che dal chiamare subito il 113, e hanno invece atteso di incontrare una pattuglia per denunciare il fatto. Non si capisce bene perche’ – data la natura del reato – i verbali dell’interrogatorio di Rus sono stati secretati. Forse perche’, come sottolinea Repubblica, «Non è escluso che durante l’atto istruttorio siano state fatte domande a Musci sui suoi rapporti con Gianni Alemanno alla luce del suo sostegno al piano di sicurezza del candidato sindaco di Roma per il Pdl.»


[*] Dal Corriere: I due, che hanno chiesto espressamente ai carabinieri di poter rimanere «nell’ombra», (…) non si sentono eroi e hanno deciso, quella sera, di non intervenire personalmente ma di affidarsi all’intervento dei carabinieri.

[**] Secondo quanto riferito dai suoi difensori, Rus è sposato e con due figli, ma la sua famiglia da tempo non vive nel nostro Paese.

 

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(dis)par condicio a radiopop

Ascolto radiopopolare da un pezzo, l’ho messa nei link, le ho dedicato un post («Spacciatori di buona informazione», guarda un po’), la cito spesso. Stavolta pero’ mi ha fatto incazzare.

Stanno dedicando da un pezzo dei microfoni aperti alle prossime elezioni, per risolvere dubbi, spiegare come si vota, etc. Encomiabile. Da quando e’ iniziato il periodo di “silenzio” pre-elettorale, sono particolarmente attenti ad evitare che gli ascoltatori facciano dichiarazioni di voto. Scelta prudente, radiopopolare ha troppi nemici e fa bene a tutelarsi, anche se, come e’ stato fatto notare, ci sono emittenti che se ne fregano e mandano in onda trasmissioni in cui chi telefona dichiara le proprie scelte di voto senza remore.

Pero’ stamattina e’ successa una cosa: un ascoltatore ha fatto una domanda, poi ha aggiunto qualcosa come “ma tanto io non voto”. Non ricordo se ha detto “mi astengo” o “annullo”. I conduttori sono saltati su a dire “no no, non va bene, non si fanno dichiarazioni di voto” e hanno interrotto bruscamente la telefonata. Il tizio ha richiamato poco dopo chiedendo dove stava la logica nel permettere che la gente dicesse “io voto” e nel non permettere invece che dichiarasse che non avrebbe votato. Gli hanno chiuso di nuovo il telefono in faccia, brontolando.

Ora, mi spiace per i conduttori – bravissimi e in gamba, peraltro – ma aveva ragione lui.

La legge sulla par condicio, se non sbaglio, ha come ratio principale quella di «garantire un’appropriata visibilità a tutti i principali partiti e/o movimenti politici». A parte l’opinabile – e paternalistica – scelta di evitare agli italiani di poter conoscere i sondaggi nei 15 giorni precedenti il voto, e’ abbastanza evidente che l’intenzione di fondo e’ quella di assicurare un’informazione per quanto possibile pluralistica, sottraendola alle manovre lobbystiche, all’uso privato di pubblici mezzi e allo strapotere dei media privati di proprieta’ di un candidato a caso. Tutto bello e buono, ok.

L’effetto paradossale della scelta iperprudente e tremebonda di radiopopolare di tacitare le dichiarazioni di non voto e’, al contrario, quello di dare spazio esclusivo – e proprio a ridosso della data elettorale – ad un unico “partito”, quello del voto, mentre il “partito del non voto” (le cui fila si ingrossano sempre piu’ e che quindi ha sempre piu’ peso all’interno della societa’) viene ridotto al silenzio, negato, fatto sparire. Permettendo agli ascoltatori di dire “io voto” e nel contempo impedendo che dichiarino il proprio non voto si favorisce in modo spudorato lo status quo, la partitocrazia as is, la “casta”, proprio quella che chi ha deciso di non votare (astenendosi o annullando o facendo registrare al seggio la propria volonta’ di non votare) vorrebbe veder sparire, o quantomeno cambiare radicalmente.

E questa sarebbe par condicio?

 

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Una modesta proposta

Ugo Chavez, presidente del Venezuela, sta per presentare al Parlamento una proposta di riforma di 33 dei 350 articoli della Costituzione del paese. Le proposte stanno in un’ottica di continuita’ con quell’idea di potere popolare e di democrazia partecipativa che Chavez persegue da tempo, tentando di concretizzarla ancora di piu’ e di renderla piu’ forte.

Tra i punti toccati:
– il diritto alla proprieta’ privata, che viene garantita e anzi affiancata da altre forme di proprieta’, come quella cooperativa e quella comunale;
– il limite di sei ore giornaliere per il lavoro salariato;
– la creazione di nuove provincie e di nuove citta’ ecologiche, e di un Distretto federale che si occupi dell’urbanistica di Caracas, nella quale il 60% della popolazione vive ancora in favelas, frutto del liberismo economico dell’epoca pre-Chavez;
– il divieto della brevettabilita’ della vita e la difesa della biodiversita’, per la prima volta in assoluto inserite in una Costituzione, assieme al vincolo dell’approvazione dell’uso delle risorse da parte delle comunita’ locali (che quindi le sottrae alle dinamiche predatorie delle multinazionali);
– un aumento del potere di espropriazione dello Stato, cosi’ come del potere di gestione delle riserve monetarie;
– la rieleggibilita’ per la carica presidenziale oltre il secondo mandato, dibattito gia’ avviato in altri paesi e da altri presidenti, come Lula in Brasile e Vázquez in Uruguay; e il prolungamento della carica da sei anni a sette.

Ora, di tutto questo cio’ che e’ passato nei media e’ una cosa sola: “Chavez sta tramando per diventare presidente a vita, come Castro!”. Come ricorda Gennaro Carotenuto:

Il tam-tam mediatico organizzato dalla NED statunitense per i media mainstream, punta tutto su un solo punto “Chávez presidente a vita”. Non solo è falso, ma è un nuovo passo della campagna di diffamazione portata avanti dal governo degli Stati Uniti -che nel 2002 fomentò un fallito colpo di stato in Venezuela- ma serve per occultare l’importanza della riforma costituzionale proposta nella Repubblica bolivariana.

A questa campagna mediatica orchestrata ormai da tempo contro Chavez prestano il fianco anche quotidiani come Liberazione. E, duole dirlo a chi come me l’ha sempre sostenuta, pure radiopopolare e’ scivolata sull’argomento: nel gr delle 19.30 si e’ sentito questo:

Un presidente piu’ forte e senza scadenza: il venezuelano Ugo Chavez ha presentato al parlamento di Caracas una serie di riforme costituzionali; la piu’ significativa e’ quella mirata a eliminare qualsiasi limite per la rielezione del presidente.

Non solo: un collaboratore di radiopop, Alfredo Somoza, dice testualmente:

Ovviamente se lui portera’ fino in fondo questa richiesta, attualmente conta su una maggioranza in parlamento assoluta, perche’ l’opposizione non si era presentata alle ultime elezioni, quindi il gioco e’ facile.

In realta’ la proposta di riforma dovra’ passare attraverso tre letture in Parlamento e infine essere sottoposta all’approvazione popolare tramite referendum, sempre in quell’ottica di democrazia partecipativa di cui si diceva prima.
E ancora, Somoza dice che questa riforma, per la parte che riguarda la rieleggibilita’,

“in qualche modo e’ garantirsi che le sue riforme andranno avanti, da un’altra parte pero’ effettivamente per la democrazia venezuelana e’ un grosso guaio.”

Ma in Venezuela e’ gia’ funzionante lo strumento del referendum revocativo, che permette la revoca di qualsiasi carica elettiva (compresa quella di presidente) a meta’ mandato. Uno strumento che permette ai cittadini di togliere la fiducia a chi, eletto da loro, non si dimostra all’altezza del compito. Uno strumento che noi (e il resto dell’occidente “civilizzato”, USA compresi) semplicemente ci sognamo.
Chavez non sara’ “piu’ forte”, potra’ semplicemente ricandidarsi ed eventualmente essere rieletto, se i cittadini lo vorranno. Non solo: come ricorda Carotenuto, Chavez, grazie agli strumenti di democrazia partecipativa introdotti gia’ dal 2000 nella costituzione venezuelana, e’ e continuera’ ad essere il presidente con meno poteri di tutto il continente americano.

 

Invasione di campo

Il cardinal Bertone, segretario di stato del Vaticano, oggi e’ comparso in una sala del Senato dove si teneva la presentazione di un libro (il libro e’ Il posto dei cattolici, l’autore il sen. Bobba, teodem). E’ comparso proprio nel senso che e’ arrivato inatteso; si e’ invitato da solo, o almeno cosi’ hanno detto al gr delle 19.30 a radiopopolare, va a sapere. Aveva comunque un bel discorsetto gia’ pronto; casualmente (qualche porta piu’ in la’ si discuteva dei dico) il discorsetto verteva su questioni di morale e politica e in particolare sull’atteggiamento che dovrebbero tenere i cattolici impegnati in politica:

è giusto che questi “seguano la propria coscienza – ha detto -. Essa, però, non è un assoluto posto al di sopra della verità e dell’errore, del bene e del male; anzi, la sua intima natura postula il rispetto di quei valori che non sono negoziabili, proprio perché corrispondono a verità obiettive, universali e uguali per tutti“.

E quali saranno mai questi principi non negoziabili?

la “tutela della vita dal primo istante del concepimento fino alla morte naturale” e “la promozione della struttura naturale della famiglia fondata sul matrimonio“. Su questi temi, dunque, non ci possono essere “mediazioni al ribasso”, né si può scegliere la via del “male minore”.

Insomma, il cardinal Bertone va in Senato (sembra non invitato) ad ammonire i senatori cattolici. Ve lo immaginate Prodi che si infila in una riunione di cardinali che discettano di questioni teologiche per ricordare loro come devono comportarsi? Io no, e Prodi neppure, scommetterei.

Ma quello che piu’ personalmente mi sconcerta e’ la tranquillita’ con cui ha trasformato una questione di fede (la sacralita’ della vita fin dal concepimento, la sacralita’ del matrimonio) in un assoluto, un valore non negoziabile perche’ obiettivo, universale e uguale per tutti. E nessuno, per quanto ho potuto constatare, ha colto in queste parole l’offesa fatta non ai non credenti, ma alla logica, alla razionalita’, all’intelligenza.

Tira davvero una brutta aria. Molto brutta.

 
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Pubblicato da su 7 marzo 2007 in chiesa, dico, disgusto, governo, Italia, laicità, radiopopolare

 
 
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