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Archivi categoria: non-notizie

Ridi, ridi

Oggi non volevo scrivere nulla – e starmene lontana da gr, google news e blog – ma questa mi e’ capitata sotto gli occhi e non resisto.

E’ la nuova battuta di Grillo. Parlando di Obama, durante uno spettacolo ha detto che:

«mi ha fatto sentire vecchio, è nato dalla Rete, non prende soldi da petrolieri e lobby».

Bella, eh?

Come? Dite che non e’ una battuta? Eccome se lo e’! Leggete qui (grazie a Miguel per aver postato il  link).

Poteva non saperlo? ne dubito. Quindi deve essere per forza una battuta.

Beh, perche’ non ridete?

 

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L’intenditore

Vi fareste dare lezioni di agricoltura da un agente di borsa? Vi fareste suggerire il giusto modo di gustare una bistecca da un vegan? No, eh?

E poi si rammarica che “molti cattolici” non gli diano retta, quando dice certe cose.

 
 

Bulli & pupe

A rafforzare la tendenza giustificazionista che di fronte a comportamenti non proprio urbani dei bambini trova qualsiasi scusa pur di non dover ammettere che l’educazione ricevuta dai genitori sia determinante, ora arriva questa nuova “scoperta” di un gruppo di ricercatori dell’universita’ di Cambridge. Il titolo del pezzo di Adnkronos e’ esemplare: «Giovanissimi bulli per colpa di un ormone». Cosi’ i genitori dei piccoli mostri potranno mettersi il cuore in pace – se mai avessero avuto qualche dubbio sulle proprie capacita’ di educare i figli – e (continuare a) pensare che tanto non e’ colpa loro, non dipende dal loro stesso esempio, magari rinforzato dalla tv davanti a cui lasciano i pupilli, e’ solo uno squilibrio biochimico, una pillolina e via.

Sempre sul fronte frankenscienza, e’ sbucata la nuova versione del vecchio adagio di ispirazione cattolica “masturbarsi fa diventare ciechi”: i rapporti clandestini fanno venire il mal di testa. Bello, eh? Dice che a rischio sarebbero soprattutto gli uomini e che in gioco ci sarebbero una serie di fattori: alimenti afrodisiaci, farmaci che favoriscono le prestazioni, affaticamento fisico e stress psicologico dovuto alla relazione clandestina.
Ora, saro’ ingenua, dite quel che volete, ma a me vien da pensare che moltissimi matrimoni siano molto piu’ stressanti di qualunque relazione “clandestina” e che abbiano le potenzialita’ per far venire mal di testa ben piu’ feroci e duraturi. Ci scommetto qualcosa che si sarebbe potuta costruire una “notizia” con lo stesso grado di attendibilita’ (maggiore, a mio giudizio) e a partire dagli stessi dati, che pero’ affermasse che il matrimonio fa venire mal di testa. Cosa che pero’ in Italia nessuno – o almeno nessuno che voglia conservare i propri prestigiosi incarichi – si azzardera’ mai a dire.

 

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Ops…

Nel balletto di nomine e contronomine che sta modificando gli assetti delle alte cariche  della chiesa, spostando qua e la’ i prelati come fossero carrarmatini di Risiko, la Cei – Conferenza episcopale italiana – ha ora un nuovo segretario, che va a sostituire mons. Betori, appena nominato arcivescovo di Firenze. Il nuovo segretario, vescovo di Noto, teologo, viene descritto come esperto nel dialogo fra le religioni.

Si chiama Mariano Crociata.

 
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Pubblicato da su 27 settembre 2008 in cazzeggio, chiesa, non-notizie

 

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Danno e beffa

Il papa oggi ha inviato un saluto particolare «a chi non potrà concedersi il lusso della pausa estiva, ai malati, ai carcerati, agli anziani, alle persone sole o costrette a soffrire il caldo delle città».

Domani parte per le vacanze.

Tipo quelli che, prima di un lauto pasto, dedicano un pensiero a chi muore di fame. Dicono aiuti a digerire.

[qui ci vorrebbe una vignetta alla Puk...]

Aciornamento:

La vignetta di Puk e’ arrivata! Graaazie Sensei :D

 

C’è crisi, voglio l’I-Phone

Riporto cosi’ com’e’ un articoletto trovato per caso in rete.
Non so a voi, ma a me fa venir voglia di nascondermi in un angolino a piagnucolare.

Quasi diecimila firme in pochissimi giorni, raccolte on line da un gruppo di consumatori che si è organizzato intorno a un solo obiettivo, quello di un ribasso delle tariffe di Tim e Vodafone per l’I-Phone.
“Con questa petizione – scrivono i promotori – vogliamo dichiarare la nostra indignazione contro la politica tariffaria che Tim e Vodafone hanno deciso di applicare nella vendita dell’iPhone 3G. Abbiamo atteso oltre 1 anno e mezzo per avere l’iPhone in Italia, esattamente dal gennaio del 2007, quando Apple lo lanciò per poi venderlo a giugno solo per gli Usa.

Dopo tanta attesa, apprendiamo che le tariffe di Tim e Vodafone sono molto sconfortanti, soprattutto alla luce della crisi economica che riduce il potere d’acquisto delle famiglie. Riteniamo che le attuali tariffe porteranno danni all’immagine che Apple ha costruito per il telefono, danneggiando la fidelizzazione dei clienti e la diffusione della piattaforma sul territorio.

Siamo delusi e sconcertati perchè molti di noi dovranno rinunciare all’acquisto dell’I-Phone 3G e riteniamo che questa politica affossi la diffusione del telefono in Italia, portando i cittadini italiani ad essere ancora una volta l’ultima ruota del carro mentre negli altri Paesi europei e mondiali (ben 22 dall’11 luglio) potranno beneficiarne di tutti gli aspetti del telefono”.

 

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Il cappello di Sua Maestà

Tutti a pensare subito a Elisabetta II, eh? In effetti siamo abituati al fatto che i cappelli della regina d’Inghilterra facciano notizia. Che diamine, e’ pur sempre una regina, no? Una vera, sangue blu, antenati celebri, la reggia, i gioielli della corona e tutte quelle robe li’. Un po’ di attenzione mondana su quello che si mette in testa e’ normale, da parte del popolo; il quale popolo, da che mondo e’ mondo, ha sempre guardato alle case reali con un misto di invidia, stupore e nostalgia per i tempi in cui le favole erano vere.

Ecco, c’e’ qualcuno che gentilmente mi spiega che genere di favola dovrebbe far venire in mente questo [*]?


[*] Ho sempre sospettato che Gianni Rodari fosse un po’ magico. Non molto tempo fa ho aggiunto a un ordine di libri una sua favola che non avevo mai letto, giusto perche’ costava pochissimo. E’ del ’58 e si intitola Gelsomino nel paese dei bugiardi”. Nella favola c’e’ un ex pirata che con la sua ciurma occupa un paese, si fa re e per far dimenticare il proprio passato mette in piedi un sistema in cui la menzogna e’ verita’, sistema a cui tutti si adeguano e che finiscono per interiorizzare. Il re ha problemi piliferi, e’ completamente calvo e per nasconderlo usa fluenti parrucche. La favola finisce bene, come tutte le favole. Mi piacerebbe poter credere che Rodari sia stato profetico anche in questo.

P.s.: l’immagine l’ho fotografata direttamente dalla mia copia ed e’ di Alberto Ruggieri, che e’ proprio bravo.

 

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Sotto il vestito niente?

Immagino l’avrete sentita tutti, e’ una di quelle notizie pruriginose che piacciono tanto ai nostri giornalisti, come ben dimostra lo spazio che gli e’ stato dedicato anche da grandi testate, tra cui il Corriere, il Tempo, Tgcom, il Messaggero, la Stampa e via dicendo [*].
Sintetizzando dalle varie fonti: ad Ascot, l’ippodromo poco fuori Londra, famoso per lo sfoggio mondano, quest’anno tra le regole del dress code del Royal Ascot c’e’ anche quello che vieta alle signore di presentarsi senza mutande. I media ci informano che gli steward del “Royal Enclosure” si occuperanno di far rispettare il divieto (e qui i commenti in giro per la rete si sprecano: come faranno? metteranno cartelli con scritto «Le signore sono pregate di alzare la gonna» all’ingresso? si apposteranno sotto le tribune per sbirciare sotto i vestiti delle dame?)

E’ un paio di giorni che questa notizia mi gira in testa. Non so perche’, ci trovavo qualcosa di incongruo. Possibile, pensavo, che nella patria della regina che faceva ricoprire le gambe dei tavoli si sia giunti a questo? Possibile che proprio in un paese che tiene alla privacy sopra ogni cosa un’istituzione come Ascot si sia permessa di andare a ficcare il naso addirittura sotto il vestito delle signore della buona societa’ londinese? Mah.

Avendo del tempo da perdere, ho cominciato frugando nel sito ufficiale di Ascot: in effetti c’e’ una pagina dedicata al dress code, con tanto di divieti, istruzioni e ammonimenti, ma nessuna traccia di mutande. Tra le altre cose, ho appreso qui che il “Royal Enclosure” non e’ altro che la tribuna reale, e che per gli ospiti della famiglia reale vige – come ci si aspetterebbe – un codice di abbigliamento piu’ severo, ma niente di cosi’ terribile. Per tutti gli altri le regole sono piu’ rilassate e sembrano piu’ che altro dettate dal buon senso, dato il luogo e l’occasione (insomma, non e’ mica la spiaggia di Rimini…). E in effetti, a giudicare dai risultati, gli steward non devono essere poi stati molto severi…

Ormai quasi convinta che si trattasse di un’invenzione di qualche giornalista nostrano, ho dato un’occhiata alla stampa internazionale. Opperbacco. Sembra che la notizia sia stata riportata anche da altri media nel mondo… chi ci capisce piu’ niente? Continuo a girellare per la rete e finalmente pesco un paio di articoli del Times, che dicono:

The buzz subject on the opening day was knickers. To be more exact, the wearing of them, or not. Ascot had issued a jokey A-Z style guide for the Royal Enclosure which some media outlets chose – mistakenly or mischievously, who can say? – to take seriously. The one benefit for Ascot of the consequent caper in print and on the radio has been that nobody has had time to complain about the new grandstand that has exercised so many in the past two years.

We can only hope that the rest of the week passes with rather less hysteria over Ascot’s tongue-in-cheek style advice on such matters as the wearing of knickers. It was a joke that received more column inches and airtime than the racecourse had ever imagined. Not that they were worried – for the first time in two years, it diverted everyone from complaining about the grandstand.

Insomma, si tratta, in origine, di uno scherzoso “codice” che il sito di Ascot ha messo online, e che un po’ di giornalisti, mistakenly or mischievously, ha preso sul serio. E si’ che sarebbe bastato leggerlo, per capire che non facevano sul serio (per esempio, alla voce Glamorous si dice: «Perceptions of glamour change but the core principal remains the same being glamorous is about creating an illusion that you lead an enviable life»). E in effetti gli articoli internazionali sembrano prenderla un po’ sul serio e un po’ no. Di sicuro nessuno fa cenno a squadre di sorveglianti incaricate di appurare se sotto gli abiti d’alta moda ci siano i benedetti knickers (o se lo fa, lo fa in modo scherzoso), come invece si legge negli articoli dei nostri media.

Morale, il Corriere, la Stampa, il Messaggero, Tgcom e tutti gli altri sono caduti a pie’ pari nella trappola, non solo abboccando all’amo come tante trote affamate, ma anche aggiungendoci un po’ di fantasia italica. Tanto chi se ne accorge, qui?


[*] Sarei curiosa di sapere anche quanto spazio questa “notizia” si sia presa in tv…

 

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Luci della ribalta

Cosa non si fa per stare sotto i riflettori…

No, non sto pensando a qualche attricetta hollywoodiana, ma al signor Joseph Alois Ratzinger, in arte Benedetto XVI. E’ stato escluso dall’elenco di Time che riporta i nomi dei cento piu’ influenti personaggi contemporanei e in Vaticano se la sono legata al dito. Il Tg1 lo mette nei titoli di apertura (una notiziona, eh), gli alti porporati si producono in commenti stizziti: «Decisione sconcertante», «Una lista che qualsiasi direttore di giornale avrebbe bocciato», con «nomi assolutamente inverosimili», «Mi fa molto piacere che il Papa non ci sia perchè sono stati utilizzati criteri assolutamente estranei a valutazioni sull’autorità religiosa e morale» (trad.: era acerba), e via rosicando.

Che i 100 scelti da Time abbiano o meno ragioni piu’ fondate di stare in quella lista rispetto a quelle che avrebbe avuto Ratzinger non lo so, e a dire il vero non mi interessa nemmeno. Quello che mi fa specie e’ quanto se la sono presi in Vaticano, come se un servizio giornalistico di un settimanale pure importante come il Time avesse davvero peso e potesse cambiare qualcosa. Di sicuro hanno imparato bene la lezione per cui l’esposizione mediatica e’ importante, e intendono metterla in pratica, come qualunque buona azienda. E forse se ne sono accorti anche oltretevere, di quanto questo papa sia poco amato rispetto ai precedenti. In ogni caso, questa reazione scomposta – e decisamente poco “spirituale” – assomiglia pericolosamente a quello che un popolare modo di dire definisce “coda di paglia”.

 
 

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Le cose importanti

«Mi ha colpito la mancanza di stile del sindaco Moratti»

Vai, Uolter, continua cosi’.

 
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Pubblicato da su 21 aprile 2008 in abissi, Italia, non-notizie, politici

 

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